
(Credits: Pio Herat)
Due cerimonie, una nella base alleata di Camp Arena e l’altra in quella delle truppe afghane Camp Zafar, hanno ufficializzato il passaggio delle responsabilità della sicurezza a Herat tra il contingente italiano e le forze afghane. Una transizione che nel mese di luglio riguarderà sette tra distretti e province afghani; aree per lo più tra le meno turbolente del Paese asiatico ma anche la città di Laskar Gah, capoluogo della provincia di Helmand (roccaforte storica dei talebani insieme a Kandahar) dove ci si attende che le forze di Kabul debbano affrontare il test più importante.
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Uno dei giornalisti di Radio Bayan West, a Herat, nell'Ovest dell'Afghanistan (Foto: Ufficio pubblica informazione Regional command west - Vincenzo Di Canio)
Una radiolina a manovella può essere la via d’uscita dall’isolamento. Per capire l’importanza che la radio ha in Afghanistan, come mezzo di comunicazione e scolarizzazione, basta tornare indietro di un paio di generazioni italiane, a prima della televisione. La radio è il mezzo più ascoltato nel Paese asiatico, in molti villaggi e zone rurali, dove mancano l’elettricità e le strade, è anche l’unico. Tv e giornali non possono arrivare, nella stessa città di Herat i quotidiani vengono consegnati il giorno successivo all’uscita. Meno di un afgano su due sa leggere e scrivere e nonostante i progressi fatti dopo la fine del regime talebano solo la metà dei bambini va a scuola (le bambine sono appena il 30% degli alunni nelle aule). Anche per questo le forze Isaf e la Cooperazione italiana hanno distribuito migliaia di radioline che si ricaricano a manovella nei villaggi più lontani dai centri urbani. Continua

(Credits: Gianandrea Gaiani)
Mancano due settimane all’inizio del processo di transizione che vedrà sette aree dell’Afghanistan assicurate al controllo esclusivo delle forze di Kabul. Un test importante per misurare la capacità di polizia ed esercito afghano di affrontare gli insorti anche senza l’intervento diretto degli alleati ma fondamentale anche per valutare la fattibilità del progressivo disimpegno dei soldati della Nato.
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Militari statunitensi e paracadutisti italiani della "Folgore", coadiuvati da unità delle Forze speciali nel Turkmenistan, la zona di sicurezza nella delicata area di Bala Mourgab, Afghanistan, in una foto del 20 maggio 2011. (Credits: Ansa)
Centro di Herat, solo quattro giorni fa. Il Provincial reconstruction team (Prt), di competenza dei militari italiani ma che impiega anche personale civile, ha sede in un vecchio quartiere della città. Attraverso il cancello colpito questa mattina dai kamikaze talebani scortata dai soldati di Camp Arena, la vera a propria base militare a pochi chilometri da Herat. Le misure di sicurezza in difesa del palazzo sono strettissime. Per avvicinarci dobbiamo segnalare il nostro arrivo via radio, davanti all’ingresso ci sono le barriere fatte con blocchi di cemento. Penso subito che se qualcuno volesse sfondarle in auto, non ci riuscirebbe. Prima di entrare poi un soldato controlla l’eventuale presenza di ordigni dentro e sotto ogni auto. Queste precauzioni mi fanno sentire tranquilla. E la mia sensazione è confermata all’interno: il Prt non è un luogo dove avere paura. Tutti lavorano serenamente, l’atmosfera è rassicurante. Ci sono un bar, una mensa, gli uffici e un piccolo mercato in cortile. La stessa città di Herat era considerata, fino a oggi, relativamente sicura. Continua

(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
Attaccata la base militare italiana ad Herat. In azione quattro kamikaze che si sono fatti saltare in aria. Un portavoce dei talebani ha rivendicato l’attentato, cui è seguito uno scontro a fuoco. Ancora non è certo il numero di vittime. Si parla di quindici feriti italiani, dei quali uno sarebbe gravissimo.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Il contingente militare italiano nell’ovest afghano potrebbe essere il primo tra quelli alleati a ridurre la propria consistenza con la transizione dei compiti di sicurezza alle forze afghane. Il piano che il comandante alleato a Kabul, il generale David Petraeus, presenterà il 19 novembre al vertice Nato di Lisbona è stato anticipato dal Times e prevede che la sicurezza nella provincia di Herat (presidiata dalle truppe italiane) venga assicurata da forze afghane già dalla primavera 2011.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Gianandrea Gaiani)
dal nostro inviato a Herat (Afghanistan)
Lo stanno facendo da anni in Iraq e quest’anno hanno iniziato a farlo anche in Afghanistan. L’Arma dei carabinieri svolge un ruolo fondamentale e riconosciuto a livello internazionale nell’addestramento delle forze di polizia di tipo militare (gendarmeria) e contribuisce in modo significativo al tentativo della Nato di costituire forze di sicurezza afghane credibili curando la formazione dell’Afghan National Civil Order Police (Ancop).
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Epa)
Tutti soddisfatti alla Conferenza internazionale di Kabul sul futuro dell’Afghanistan dove l’atteso piano di transizione delle responsabilità della sicurezza del Paese dalle truppe alleate a quelle afghane entro il 2014 è stato approvato dalla comunità internazionale.
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