
Il generale Paolo Serra assume il comando dei caschi blu in Libano (Credits: Stato Maggiore Difesa)
Con una cerimonia che si è tenuta sabato mattina nel quartier generale dei caschi blu di Naqoura, il generale italiano Paolo Serra ha assunto il comando della missione Unifil nel sud del Libano. Si tratta del secondo turno di comando italiano dopo l’incarico affidato tra il 2007 e il 2010 al generale Claudio Graziano, attuale capo di stato maggiore dell’esercito. “Cambia il comandante ma il mandato resta lo stesso così come definito dal Consiglio di sicurezza nell’ambito della risoluzione 1701 dell’Onu’” ha dichiarato il generale Serra durante la cerimonia di passaggio delle consegne con lo spagnolo Alberto Asarta Cuevas. E’ evidente che il comando italiano coincide con uno dei momenti di maggiore tensione per il Libano esposto non solo nell’eterno confronto tra Hezbollah e Israele ma oggi anche retrovia della guerra civile siriana.
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(Credits: Epa/Bernd Thissen)
La storia della Cyber War, la guerra informatica, è lunga e piena di piccole o grandi battaglie. Si intreccia con le storie avventurose delle spie che furono, che al giorno d’oggi si smaterializzano e lasciano il posto al freddo schermo di un computer.
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Un razzo Katyusha (Credits: AP Photo/Ben Curtis)
Nonostante la presenza delle truppe delle Nazioni Unite, che stanno lì proprio per scoraggiare atti violenti, il confine tra Libano e Israele continua a essere teatro di azioni di guerra: questa mattina dal Libano sono stati lanciati quattro razzi contro il nord di Israele: non ci sono stati morti, ma due edifici nella Galilea occidentale sono stati distrutti e un benzinaio ha preso fuoco, provocando un incendio che ha richiesto ore per essere estinto. Israele ha risposto con dei colpi di artiglieria contro il luogo da dove i razzi sono stati lanciati, nei pressi del villaggio di Aita Shaab, a circa due chilometri dal confine. Continua

di Sergio Romano
Per gli Stati Uniti il negoziato con i terroristi è sempre inutilmente pericoloso. Dimostra al nemico che la sua strategia è redditizia. Salva una vita, ma mette a repentaglio quelle di altri potenziali ostaggi. Denuncia l’esistenza di una debolezza che qualcuno, inevitabilmente, cercherà di sfruttare. In Europa la linea adottata dai governi è più duttile. I negoziati hanno luogo, ma sono generalmente smentiti e il prezzo pagato è quasi sempre in denaro. Continua
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(Credits: Ap Foto/Altaf Qadri)

Mentre la coalizione prosegue i raid aerei in Libia e raggiunge gli obiettivi fissati sotto il comando della Nato, a terra si combatte una guerra corpo a corpo. I ribelli avanzano e poi sono costretti a retrocedere di fronte alla potenza di fuoco della “fanteria” del Colonnello. E Robert Gates fa sapere che non crede ai cessate-il-fuoco del raìs.
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(Credits: Epa/Mohamed Messara)

Notte di bombardamenti a Tripoli. Nel mirino della coalizione, secondo fonti Nato, ci sarebbe stata una struttura militare nella zona orientale della capitale libica. Gli alleati mantengono quanto deciso a Londra: i raid continueranno finché il raìs non sarà un ricordo lontano. Prosegue la controffensiva delle truppe di Gheddafi.
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(Credits: AP Photo/Amr Nabil)

Hosni Mubarak si è dimesso. Da Sharm el Sheik, dove si è rifugiato con la famiglia, l’ormai ex presidente egiziano ha annunciato di fare un passo indietro e di lasciare tutto il potere nelle mani dell’esercito. Un golpe militare con guanti di velluto.
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(Credits: Ansa)
In un bacino del Mediterraneo reso sempre più incandescente dalle rivolte popolari nordafricane e dalla crisi libanese si inserirà presto un nuovo elemento di tensione: la flotta iraniana. Con un tempismo sospetto, mentre a Beirut il nuovo premier scelto da Hezbollah, Najib Miqati, riceveva l’incarico di formare il governo, a Teheran il vice comandante della Marina, ammiraglio Gholam-Reza Khadem Bigham, annunciava l’intenzione di inviare per la prima volta navi da guerra nel Mediterraneo.
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