- Tags: Afghanistan, Bakwa, caduti, elicotteri, folgore, Guerre di pace italiane, Ied, Marchini, paracdutisti, talebani, Tuccillo
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Genieri italiani "a caccia" di ordigni talebani (Credits: Pio-Herat)
La morte del primo caporalmaggiore Roberto Marchini dell’8° Reggimento Genio Guastatori Folgore ucciso da un ordigno talebano a tre chilometri a ovest della base di Camp Lavaredo a Bakwa ripropone il tema della crescente escalation della minaccia talebana nei distretti orientali di Farah. Un’area della quale questo blog si è occupato in più occasioni da quando, nel settembre scorso, gli alpini assunsero il controllo delle tre basi e avamposti situate nei distretti di Bakwa e Gulistan.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Il Maresciallo Mauro Gigli nel fermo-immagine di un video (Credits: YouTube/Ansa)
Sono attese nelle prossime ore in Italia le salme di Maresciallo Mauro Gigli, nato il 3 aprile 1969 a Sassari ed effettivo al 32° Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense), e del Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis, nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) e appartenente al 21° Reggimento Genio di stanza a Caserta.
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Contingente italiano)
Le truppe italiane in Afghanistan sono state impegnate in 40 scontri a fuoco e attentati negli ultimi 50 giorni, da quando, il 20 aprile scorso, gli alpini della Brigata Taurinense hanno assunto il comando della Regione Ovest. Il numero di Tic (troops in contact) è stato reso noto dal quartier generale di Herat, dopo l’ennesima polemica scoppiata intono alla partecipazione italiana alla battaglia protrattasi per 12 ore nel villaggio di Dari Bom, pochi chilometri a sud di Bala Murghab, l’8 giugno.
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- Tags: 517, Afgahnistan, attentato, folgore, Ied, italiani, kabul, onu, soldati, telebani, urne, voto
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da Shewan (Afghanistan), Fausto Biloslavo
Il fumo nero e lugubre si alza in un istante per una quindicina di metri. “Attenzione Ied alla testa del convoglio”, lanciano subito l’allarme (ascolta l’AUDIO) per radio i paracadutisti della Folgore in uno dei blindati più vicini all’esplosione. La tensione è alle stelle. La trappola esplosiva, chiamata in gergo Ied, era nascosta sulla strada.
I parà che spuntano della botola dei mezzi puntano le mitragliatrici pesanti verso le casupole di Shewan, roccaforte dei talebani. La striscia d’asfalto che stiamo percorrendo è la famigerata 517, soprannominata l’autostrada per l’inferno. Il convoglio composto da soldati italiani, americani e poliziotti afghani scorta due camion con il materiale elettorale per le presidenziali del 20 agosto. I talebani di Shewan da giorni annunciano con gli altoparlanti delle moschee che i veri fedeli dell’Islam non devono andare alle urne. Chi sgarra rischia di venir sgozzato o quantomeno di vedersi tagliare il dito, che sarà segnato con l’inchiostro indelebile per evitare che lo stesso elettore voti più volte.
La colonna è partita alle 13.30 da Farah (Afghanistan sud occidentale) per portare urne, schede e altro materiale elettorale nel distretto a rischio di Bala Baluk.
Novanta chilometri di paura, con i talebani che attendono i convogli come avvoltoi. Prima ancora di arrivare nell’area “calda” di Shewan giungevano segnalazioni di insorti in avvicinamento verso il convoglio (ascolta l’AUDIO). Li hanno visti i piloti degli elicotteri d’attacco Mangusta giunti in appoggio dal cielo. Ad un certo punto la strada si infila fra quattro casupole in fango e paglia, dove i civili afghani sembrano scomparsi da un momento all’altro.
I talebani avevano già colpito e dato alle fiamme due cisterne afghane e un camion che trasportava un’ambulanza. Le carcasse fumanti che superiamo sono la prima avvisaglia che ci stanno aspettando. Nel blindato Lince del tenente Alessandro Capone, 30 anni, romano, comandante del primo plotone Nembo, i parà sono pronti al peggio. La trappola esplosiva ha colpito un Coguar americano, all’inizio della colonna con l’obiettivo di immobilizzarlo e bloccare tutto il convoglio. Invece il mezzo anti mina resiste e prosegue senza registrare feriti a bordo.
Sui tetti delle casupole stanno cercando riparo alcuni soldati dell’esercito afghano. “L’Ana (le forze armate di Kabul, nda) ha visto qualcosa” urla il parà che spunta dalla botola del Lince. Tutti hanno il dito sul grilletto e ci si aspetta un’imboscata in piena regola dopo lo scoppio dell’Ied. Invece la coppia di elicotteri Mangusta, che svolazzano bassi su Shewan, consigliano i talebani di tenere giù la testa. L’attacco è fallito. Il materiale elettorale un’ora dopo arriva destinazione (ascolta l’AUDIO) , ma la battaglia per le elezioni in Afghanistan continua.
Visualizza Attentato talebano ai parà del 13/08/2009 in una mappa di dimensioni maggiori
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