
In rosso le aree controllate ancora dai lealisti (Credits: Nato)

In Libia sembrava tutto finito, o quasi, ma la decisione della Nato di prolungare l’operazione Unified Protector di 90 giorni sembra confermare tutte le difficoltà incontrate dagli alleati e soprattutto dai ribelli libici impegnati contro gli ultimi capisaldi delle truppe di Gheddafi che resistono tenacemente a Hun, Waddan, Bani Walid, Fuka e Sirte. Evidentemente, la missione alleata viene prolungata perché le raffazzonate brigate degli insorti non sono in grado di sconfiggere i lealisti neppure ora che le forze di Gheddafi hanno perso l’85 per cento delle loro capacità (lo dice la Nato) e sono barricate nelle loro ultime roccaforti.
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Di fronte al caos dilagante a Tripoli e nelle città liberate dai ribelli, alle segnalazioni di massacri di prigionieri (che non sarebbero tutti opera dei militari di Gheddafi) e al blocco di servizi essenziali quali acqua ed elettricità le nazioni Unite puntano a inviare nel Paese africano una missione di polizia tesa ad aiutare il Consiglio Nazionale di Transizione a ristabilire l’ordine. Missione non facile in un Paese dove tutti, anche chi non le sa usare, possiedono almeno un’arma ma la proposta è stata lanciata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, convinto che sia necessario accelerare i tempi per “‘riportare ordine e stabilità’”. Continua

La fregata Bersagliere (Credits: Marina Militare)
“E’ totalmente da escludere che l’obiettivo fosse la nave italiana”. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha cercato di sedare gli allarmismi dopo la diffusione della notizia che un missile lanciato dalla Libia è caduto in mare a circa 2 chilometri dalla nave italiana Bersagliere, in navigazione a dieci miglia dalle coste libiche all’altezza di Zlitan dove sono in atto duri scontri tra lealisti e insorti.
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(Credits: Ansa/Ufficio Stampa Marina Militare Italiana)
Centoventi giorni, trascorsi tutti in mare se si esclude una breve sosta in porto. La portaerei italiana Giuseppe Garibaldi rientra oggi a Taranto dopo aver guidato per quattro mesi la flotta della Nato impegnata contro la Libia di Gheddafi. Un impegno caratterizzato dal controllo delle navi dirette nei porti libici ma anche dai continui raid effettuati dai 4/6 jet Harrier imbarcati che hanno bombardato per giorni e giorni le postazioni e i mezzi governativi.
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(Credits: Ansa/Giuseppe Ungari)
Come previsto e ampiamente preannunciato dai ministri Ignazio La Russa e Franco Frattini, il governo italiano ha risposto negativamente alla richiesta della Nato di rendere disponibili i nostri aerei da guerra di Aeronautica e Marina per attaccare le forze terrestri di Gheddafi. Uno sforzo ritenuto indispensabile per imprimere una svolta al conflitto tenuto conto che l’attuale stallo contribuisce a prolungare la crisi e offre a Muammar Gheddafi l’opportunità di mostrarsi in grado di sconfiggere l’Alleanza Atlantica.
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(Credits: Ansa)
Da alcuni giorni, l’Italia sembra essersi dimenticata dell’equipaggio della petroliera Savina Caylyn, in mano a cinque pirati somali dall’8 febbraio scorso. Lunedì la nave ha raggiunto la costa somala nei pressi di Harardere, a nord di Mogadiscio, dove si trova una delle più importanti tortughe delle bande di criminali che detengono al momento 36 mercantili e quasi 800 marinai.
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(Credits: AP Photo/Altaf Qadri)

Le truppe italiane sono schierate nei distretti afghani di Bakwa e Gulistan (provincia di Farah) dal primo settembre scorso e, in appena quattro mesi, in quell’area sono morti 6 militari (l’ultimo è il caporalmaggiore Matteo Miotto, ucciso il 31 dicembre), cioè tutti i caduti italiani registrati in questo breve periodo.
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Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha attribuito ai militari las responsabilità di averlo tenuto all’oscuro dei dettagli riguardanti la morte, il 31 dicembre, del caporalmaggiore Matteo Miotto, colpito sa un cecchino talebano nella base Snow nel distretto afghano del Gulistan.
”Anch’io sono stato informato tardivamente sulla parte relativa allo scontro a fuoco. Questa parte della notizia non è stata ritenuta, nelle prime ore, a tal punto importante da essere comunicata a me e alla stampa. E per questo mi sono arrabbiato con i militari che non me l’hanno detto”. Continua
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