
(Credits: AP Photo/Carl de Souza)
La sindrome da “splendido isolamento” tanto cara agli inglesi, oltre a dividere commentatori politici e opinione pubblica, ha scatenato anche l’appetito dei bookmaker d’Oltremanica, da sempre abituati a scommettere sulle sorti del governo di Sua maestà. Continua

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad (Credits: AP Photo/ISNA,Saman Aghvam)
La manovra italiana perde appeal e alle turbolente elezioni russe non sembra interessarsi nessuno, mentre suscita sempre più preoccupazione la delicata questione iraniana: ancora una volta il termomentro dei principali bookmaker stranieri sembra essere in sintonia con quello delle cancellerie internazionali che hanno accentuato la loro pressione su Teheran. Continua

(Credits: Ap Photo/Jon Super)
Quarta notte di scontri nelle maggiori città britanniche, mentre a Londra, con l’arrivo di 16 mila poliziotti, la situazione sembra essere sotto controllo. Morto un ragazzo di 26 anni, ferito lunedì scorso durante uno scontro con le forze di sicurezza.
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Le Malvinas sono argentine (Credits: alex-s by Flickr)
Eureka sembrano aver pensato gli ingegneri della Desire Petroleum che da mesi trivellano i fondali vicini alle isole Falkland/Malvinas. Ma il rischio è che a conti fatti si finisca con l’avere davvero poco da festeggiare. L’Argentina, infatti, è tornata sul piede di guerra. Continua

Migranti Afgani a Calais, Francia, tentano di raggiungere l'Inghilterra clandestinamente. (Credits: Giampaolo Musumeci)
La Spagna chiude, l’Inghilterra apre. Nel 2009 la Spagna ha registrato il più basso tasso di crescita dell’immigrazione dal 1992, mentre lo stesso anno, il numero di stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza britannica ha raggiunto livelli record.
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- giamp
- Martedì 2 Marzo 2010
- Tags: Argentina, Buenos-Aires, Cristina-Kirchner, desaparecidos, dittatura, Falkland, giunta-militare, HSM York, inghilterra, latinoamericana, Leopoldo Gualtieri, Londra, Malvinas, petrolio, Royal army
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Uno dei tanti cartelli che in Argentina rivendicano le isole (Credits: alex-s by Flickr)
Che fare quando su un premier piovono con un’intensità sempre maggiore accuse di corruzione mentre l’economia arranca?
Deve essere stata questa la domanda che frullava in testa alla presidente argentina Cristina Kirchner quando martedì scorso si è svegliata come ogni giorno nella sua residenza di Olivos. Un rapido briefing con il marito Néstor, ex presidente recentemente accusato, tra le altre cose, di speculazione avendo comprato 2 milioni di dollari prima dell’ultima, l’ennesima, svalutazione del peso, e la risposta Cristina poche ore dopo già l’aveva in mano. Continua

Con un giorno di anticipo l’Inghilterra si reca oggi alle urne per eleggere 72 europarlamentari e rinnovare 34 consigli consigli amministrativi e provinciali.
Per il premier Gordon Brown è l’ultima spiaggia per cercare di invertire la rotta prima delle elezioni del maggio 2010. I sondaggi della vigilia, per il New Labour, sono impietosi: 18%, al quarto posto dopo i Tories di Cameron, gli Euroscettici dell’UKIP e i liberaldemocratici. Ma a preoccupare Brown è anche la fronda nel suo partito: dopo le dimissioni di Jacqui Smith, ministra dell’Interno, ieri ha lasciato il governo anche Hazel Blears, la responsabile per le Comunità locali. Il motivo? Lo scontento per la crisi economica e lo scandalo delle note spese gonfiate dei deputati del suo partito che hanno fatto crescere, tra gli ex elettori di sinistra, la tentazione dell’astensionismo.
Secondo i bene informati la fronda nel New Labour ha un motivo: i topi abbandonano la nave per evitare il naufragio, indebolire il capitano e scegliere un nuovo leader per risalire la china in vista delle elezioni generali (ammesso che non sia troppo tardi). Spuntando anche al premier l’ultima arma che gli è rimasta: il rimpasto di governo post-elezioni.
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Da Londra
Oggi iniziano ufficialmente i lavori del G20 a Londra, e l’attesa è alta. I grandi del Pianeta si riuniranno nella zona dei Docklands e fuori dalla porta resteranno cittadini, manifestanti e polizia in speranzosa, o rabbiosa, attesa.
Ieri, oltre ai rappresentanti politici di tutte le nazioni partecipanti, sono arrivati i manifestanti. E come tutti hanno potuto vedere dalle immagini trasmesse da BBC, CNN e SKY, non sono mancati i tafferugli, conclusi in serata con una ventina di arresti, qualche graffio e delle vetrine della Royal Bank of Scotland rotte. Si parla anche di un morto collassato, ma nessuno commenta l’episodio, perchè secondo i testimoni, si sarebbe accasciato per cause naturali. E poteva andare peggio visto lo spiegamento di forze dell’ordine e le terribili descrizioni che le TV planetarie hanno mandato in onda. Come oggi, anche ieri mattina le strade della City erano stranamente spopolate. Solo a mezzogiorno hanno fatto il loro ingresso i manifestanti: appuntamento alle 12,30 per 24 ore di Climate Camp alla City. La polizia li stava aspettando.
Alla fine dell’orario di ufficio molti passano un po’ per caso, un po’ per curiosità attraverso i luoghi della protesta. Alcuni negozi e bar sono chiusi, ma non tutti. In un negozio di vestiti da uomo con fuori le insegne di grandi saldi, il commesso racconta che “la situazione è calma, forse da qualche parte son volate le bottiglie, ma potessi andrei pure io lì, ora che mi hanno tagliato orario e stipendio”. La situazione a Londra è difficile e non c’è nessuno che non senta il peso della crisi, ma le reazioni sono diverse. “Che cosa vuoi che facciano questi mocciosi zozzi seduti sulla strada?” mi chiede un tizio in camicia inamidata, camminando spedito verso la più vicina stazione della metropolitana aperta. “Danno solo fastidio”. La pensa diversamente un altro passante, anche lui forse impiegato nella City: “Hanno tutto il diritto di manifestare!” E perché lui non va? L’uomo sorride e si affretta, tenendo più stretta la sua ventiquattrore.
Non c’è grande differenza tra bankers, passanti e manifestanti: in questi giorni tutti vestono uguale. “Abbiamo ricevuto una mail che ci invita a vestire casual questa settimana” - spiega un broker di Merill Lynch, o meglio di Bank of America - “per evitare di essere un bersaglio facile”. C’è davvero tensione e un po’ di paura nella zona tra Bank e Liverpool. E qualcuno è anche rimasto a casa per evitare di essere coinvolto nei possibili scontri. “Non da noi - continua il broker - da noi si lavora forte perché ancora non si sa chi va e chi resta!” Le due banche infatti sono state fuse e i dipendenti non conoscono ancora che la loro sorte.
La gente è arrabbiata, stanca, stressata e incanala spesso la sua rabbia sulla figura del banker (alcuni dei quali hanno avuto la brillante idea di gettare banconote da 10 sterline sui manifestanti per prendersi gioco di loro). Un altro banker non risponde a nessuna domanda, ma cerca di spiegare le ragioni della crisi: “I bankers non hanno colpa, la colpa è ai vertici e ha origini profonde. Sul fatto che tutti siano coinvolti non ci sono dubbi: ho 29 anni, il mio ultimo stipendio era 80 mila sterline l’anno e mi trovo a cercare lavoro da settembre. Ma a che serve stare per strada e rischiare di prenderle dalla polizia? A nulla. Tutto tempo sprecato”.
Al Climate Camp a Bishopgate i ragazzi chiacchierano, fumano, cantano. Arrivano da Liverpool, Bristol, Brighton, Manchester, Leed, ma anche da Barcellona, Parigi e Amsterdam. Perché sono qui? “Perché bisogna fare qualcosa! - dice una ragazzina con un fiore fra i capelli - questo pianeta sta morendo e noi con lui”. “Perché tutti siamo colpiti dalla crisi - continua un ragazzo di origini spagnole arrivato qui con la sua scuola di danza - e siamo qui per chiedere a chi può di fare qualcosa.” “Non facciamo niente di male - commenta una signora inglese vestita in modo eccentrico - siamo qua perché siamo pieni di problemi: niente soldi, niente lavoro, un pianeta inquinato e Stati che continuano a investire in armamenti e guerre”.
Tutt’intorno i poliziotti vigilano attenti. Inutile provare a chiedere informazioni su cosa succede: nessuno dice nulla, il massimo che si può ottenere sono indicazioni stradali. Al calare del sole il numero dei cops aumenta: stanno per liberare le strade “perché i manifestanti sono stati seduti abbastanza”.
La manifestazione, nonostante siano volate alcune lattine, si propone di essere una manifestazione pacifica. Anche quando i cops in tenuta anti sommossa si schierano e iniziano a spingere, i manifestanti si limitano ad alzare le mani sopra la testa e la musica al massimo volume. Dalla folla salgono verso il cielo dei palloncini rossi a forma di cuore. I cops continuano a spingere e a spingere: vogliono liberare le strade prima che faccia buio per evitare che orde di ubriachi vadano a spasso per il vero cuore della città.
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