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Ingrid Betancourt

Colombia: ucciso il sequestratore di Ingrid Betancourt

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  • Tags: Colombia, Farc, Ingrid Betancourt, latinoamericana
  • 7 commenti
Ingrid Betancourt (Credits: Fabiogis50 by Flickr)

Ingrid Betancourt (Credits: Fabiogis50 by Flickr)

Paolo ManzoÈ stato ucciso in un conflitto a fuoco avvenuto in piena selva nella provincia di Caquetá, nel sud della Colombia, uno dei sequestratori di Ingrid Betancourt, l’ex senatrice di nazionalità franco-colombiana rapita dalle Farc, le forze armate rivoluzionarie della Colombia, nel febbraio del 2002. L’uomo, conosciuto con il nome di battaglia di Diomedez, era ricercato da tempo. Continua

  • paolo.manzo
  • Martedì 12 Aprile 2011

Ingrid Betancourt, 6 milioni di euro (e di polemiche) su chi l’ha liberata

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  • Tags: Colombia, denuncia, esercito, Farc, Ingrid Betancourt, latinoamericana, Radio Caracol
  • 136 commenti
Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
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Ingrid Betancourt (Credits: fabiogis50 by Flickr)

Ingrid Betancourt (Credits: fabiogis50 by Flickr)

Da icona della sinistra europea, soprattutto quella radical-chic e “verde”, a persona confusa e sicuramente criticata da tutti o quasi nel suo Paese. In modo bipartisan. Ingrid Betancourt, l’ex candidata alle elezioni presidenziali in Colombia, sequestrata e tenuta in ostaggio per sei anni dai ribelli delle Farc, torna a far parlare di sé. E lo fa in modo polemico. Continua

  • paolo.manzo
  • Lunedì 12 Luglio 2010

Affaire Betancourt: ultimo fango a Parigi

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  • Tags: Colombia, Farc, Ingrid Betancourt, panorama in edicola
  • 6 commenti
Ingrid Betancourt e il marito Juan Carlos Lecompte

Ingrid Betancourt e il marito Juan Carlos Lecompte

Di Silvia Grilli

Al tavolo del ristorante dell’hotel Lutetia, in boulevard Raspail a Parigi, un uomo piccolo con qualche linea di febbre si stringe stretto il soprabito.

«Ma non ha portato il fotografo? Lo sa che il quotidiano Libération mi ha dedicato il ritratto del giorno? Ha scritto che sono una specie di playboy e mi ha paragonato a George Clooney». L’uomo minuto, 51 anni, colombiano, è Juan Carlos Lecompte, il secondo futuro ex marito dell’ex ostaggio, ex candidato presidente della Colombia Ingrid Betancourt, 48 anni. Continua

  • redazione
  • Venerdì 12 Febbraio 2010

Ingrid Betancourt chiede il divorzio: “Separati di fatto per 6 anni”

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  • Tags: divorzio, Farc, Ingrid Betancourt, Lecompte
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figli3

Sei anni prigioniera nella foresta colombiana. Sei anni che, per Ingrid Betancourt, sono stati anche un lungo periodo di “separazione di fatto” dal marito Juan Carlos Lecompte. Così sostengono i suoi avvocati, motivando la richiesta di divorzio che la donna ha presentato.
Secondo quanto pubblica la rivista Semana, di Bogotà, la domanda civile di divorzio può essere presentata solo se è in atto da almeno due anni la separazione. Che tra l’ex ostaggio delle Farc e il marito le cose non andassero più come prima, dopo la sua liberazione, lo aveva reso pubblico Lecompte stesso. Il pubblicitario prestato alla politica (si candidò con scarso successo nel 2006) si era lamentato dell’attitudine fredda della moglie. “Non riconosce gli sforzi che ho fatto per la sua liberazione” aveva detto in un’intervista. Lecompte e Ingrid Betancourt si erano sposati nel 1997, cinque anni dopo lei era stata rapita dai guerriglieri delle Farc. Una prigionia dura e lunga sei anni, durante i quali il marito e i figli si erano mobilitati a livello internazionale con appelli e manifestazioni. Il 2 luglio 2008 finalmente Ingrid fu liberata con uno stratagemma dai militari colombiani. Da allora la donna è apparsa in pubblico quasi sempre da sola. Adesso la richiesta di divorzio e quella constatazione sulla “separazione di fatto” che a Lecompte proprio non va giù, infatti i suoi legali l’hanno rifiutata in quanto “non si trattò di una separazione volontaria”. Insomma, qualcosa nella lunga prigionia ha definitivamente allontanato Ingrid dal suo uomo. Ma nella prevedibile guerra legale che seguirà, Lecompte avrebbe una carta da giocarsi: le rivelazioni degli ostaggi americani liberati con la franco-colombiana, che hanno descritto una sua presunta relazione con uno degli altri prigionieri nel libro “Out of captivity” in cui la Betancourt viene descritta come “un’arpia arrivista”.

  • emanuele rossi
  • Lunedì 16 Marzo 2009

Il Papa ha incontrato Ingrid Betancourt

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  • Tags: Benedetto XVI, federico-lombardi, Ingrid Betancourt, papa, yolanda-pulecio
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Betancourt incontra Benedetto XVI
Ingrid Betancourt incontra Benedetto XVI

Un incontro di 25 minuti con il Papa. Ingrid Betancourt, hanno riferito fonti della Sala Stampa vaticana, è uscita profondamente “commossa” dall’udienza di oggi nella residenza estiva pontificia di Castel Gandolfo. Alle 12,30 è stata accolta dal Pontefice e ha detto di aver raccontato a Benedetto XVI “la sua esperienza spirituale durante la prigionia”. L’ex ostaggio delle Farc, liberata il 2 luglio scorso dopo sei anni di prigionia nella giungla colombiana, aveva espresso tra i suoi primi desideri quello di incontrare il Pontefice, il quale aveva fatto sapere che l’avrebbe ricevuta appena possibile.
All’incontro, strettamente privato, non sono stati ammessi giornalisti, solo un gruppo ristretto di fotografi e cameramen per alcune immagini ricordo. Betancourt, dopo l’incontro, ha salutato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, nel cortile del palazzo ed è salita in macchina per tornare a Roma, dove terrà una conferenza stampa nel palazzo della Provincia.
Ad accompagnare Ingrid Betancourt in Italia c’è la madre, Yolanda Pulecio, che era già stata ricevuta dal Benedetto XVI lo scorso gennaio mentre la figlia era ancora prigioniera, la sorella Astrid e i due figli di lei.

  • redazione
  • Lunedì 1 Settembre 2008

Liberazione Betancourt: Colombia e Svizzera ai ferri corti

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  • Tags: Alvaro-Uribe, Colombia, Croce-Rossa, Farc, Ingrid Betancourt, Svizzera
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All'aeroporto

Continua a fare discutere, soprattutto in Colombia e in Svizzera, la liberazione di Ingrid Betancourt e di altri 14 ostaggi dello scorso 2 luglio avvenuta nell’ambito dell’operazione “Scacco Matto”. Proprio ieri, infatti, il presidente Álvaro Uribe Vélez dalla capitale Bogotà ha ammesso che “sì, uno dei liberatori che hanno portato a compimento l’operazione portava su un giubbotto l’insegna della Croce Rossa”. Accusato da più parti perché in base alla Convenzione di Ginevra l’uso indebito del simbolo della CRI rappresenta un crimine di guerra, Uribe ha chiesto pubblicamente scusa all’organizzazione umanitaria con sede in Svizzera spiegando che l’errore si deve unicamente “al nervosismo” di uno dei liberatori, intimorito dal vedere “tanti guerriglieri armati”. Le polemiche sono scoppiate dopo che la tv statunitense CNN aveva mandato in onda un video della liberazione della Betancourt in cui uno dei falsi operatori umanitari – in realtà un membro dell’esercito colombiano – portava al braccio una fascia contenente il simbolo della Croce Rossa. Difficile comunque che il governo di Bogotá sia sanzionato. “Stiamo trattando direttamente con il governo di Bogotá con cui abbiamo una relazione molto buona”, spiega Carlos Ríos della Croce Rossa colombiana, “inoltre hanno già ammesso che si tratta di un errore”.

L'abbraccio con la madre

Tensione con Ginevra. C’è tuttavia un altro motivo di tensione tra Bogotá e Ginevra che ha fatto molto rumore nelle ultime ore. La procura generale colombiana ha infatti comunicato alla stampa che aprirà un’inchiesta contro Jean Pierre Gontard, un mediatore svizzero accusato di avere consegnato 500mila dollari ai guerriglieri delle Farc. Secondo il procuratore Mario Iguaran, infatti, esisterebbero “elementi che ci permettono di considerare che il mediatore svizzero potrebbe essere l’autore di un reato o aver partecipato a un’associazione a delinquere”. La decisione della procura colombiana è stata presa in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal ministro della Difesa di Bogotá Juan Manuel Santos che qualche giorno fa aveva accusato Gontard di avere consegnato 500mila dollari a un membro delle Farc in Costa Rica. Inoltre il nome di Gontard figurerebbe più volte sul computer di Raul Reyes, il numero due delle Farc, ucciso dall’esercito colombiano il primo marzo scorso in territorio ecuadoregno. Per ora dalla Svizzera il ministero degli Esteri ha chiesto ufficialmente di “cessare gli attacchi contro Gontard”, ma da Bogotá hanno ribattuto che non si tratta di una questione politica bensì di semplici “indagini”.

Con la madre

  • paolo.manzo
  • Venerdì 18 Luglio 2008

Chávez incontra “fratello Uribe” e torna a Canossa

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  • Tags: Alvaro-Uribe, Colombia, Farc, fratello, guerra, Hugo-Chavez, Ingrid Betancourt, Venezuela
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Chavez abbraccia Uribe

Oggi il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías riceve il suo omologo colombiano Álvaro Uribe Vélez nella città di Coro (Venezuela nord-occidentale) e lo fa, sono parole sue, “come si riceve un fratello”. Un bel giro di valzer rispetto a quattro mesi fa quando l’ex tenente dei paracadutisti di Caracas aveva deciso di chiudere le frontiere con Bogotá e mobilitare decine di carri armati al confine, dichiarandosi pronto a fare la guerra al governo colombiano colpevole di aver ucciso in un’operazione militare al confine ecuadoriano il numero 2 delle Farc, Raúl Reyes, commemorato da Chávez come “un vero rivoluzionario”.
La vita è strana. Soprattutto in America Latina dove ai giri di valzer e alle contraddizioni di Hugo sono oramai un po’ tutti abituati. Ma perché stupirsi? Non è lui del resto che dall’aprile 2002 non perde occasione per attaccare a parole l’impero Usa, colpevole a suo dire di aver tentato di rovesciarlo con un golpe durato 48 ore, cui però ha continuato a vendere in questi anni la maggior parte del petrolio venezualeano prodotto dalla Citgo, la società petrolifera di proprietà della compagnia statale venezuelana PDVSA (sede centrale a Huston, Texas) , da qualche anno completamente controllata dal líder máximo di Caracas?

Oggi Uribe sarà ricevuto come “un fratello” da Hugo che, sino a qualche mese fa, assai prima della liberazione di Ingrid Betancourt, era il politico ad avere più credito presso i guerriglieri delle Farc e nei cui campi era facile vedere drappi inneggianti alla rivoluzione bolivariana. Lo stesso Chávez lo scorso anno si era prima proposto a Uribe come mediatore tra la guerriglia e il governo di Bogotá, ricevendo per tutta risposta da Uribe un deciso diniego. Offeso per non poter più fare “a piacere” il padrone in casa d’altri, quattro giorni dopo Hugo interrompe le relazioni con la Colombia e il 27 novembre richiama con urgenza il suo ambasciatore dalla Bogotá del “fratello” Uribe. Dopo aver fatto liberare qualche ostaggio senza che nessuna radio svizzera denunciasse alcun pagamento, a gennaio Chávez lancia un appello affinché le FARC siano tolte da Unione Europea e Usa dalla lista dei gruppi terroristi e vengano riconosciute internazionalmente come gruppo insorgente perché “io confino con loro, non con la Colombia”.

Poi le minacce di guerra a Bogotá di inizio marzo, le denunce di Uribe secondo il quale Chávez “finanzierebbe il genocidio”, la morte (o uccisione) del leader fondatore delle FARC, Manuel Marulanda alias Tirofijo e, lo scorso 2 luglio, la liberazione della Betancourt per mano dell’esercito colombiano, aiutato tecnologicamente da Washington e da un paio di militari israeliani in pensione. Un colpo durissimo per Hugo passato nel giro di poche ore da possibile salvatore di Ingrid a vero sconfitto dell’operazione colombiana. La vita è strana e a volte il passato è meglio dimenticarselo. Soprattutto per Hugo che oggi incontrerà Álvaro per l’undicesima volta da quando è a Miraflores. Anche perché la crisi economica e la recente scarsità di alcuni prodotti base come il latte e la carne in Venezuela impongono a Chávez l’intensificazione dei rapporti commerciali con Uribe, ieri “servo dell’Impero” e oggi “fratello”. Ma, soprattutto, suo principale fornitore di alimenti.

  • paolo.manzo
  • Venerdì 11 Luglio 2008

Ingrid Betancourt arriva a Parigi: “Devo la vita alla Francia”

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  • Tags: Farc, fidel castro, Ingrid Betancourt, nicolas sarkozy, ritorno-in-Francia
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bettancourt

L’abbraccio di Ingrid Betancourt con Carla Bruni e Nicolas Sarkozy

La Francia riabbraccia Ingrid Betancourt. Il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e Carla Bruni erano presenti personalmente ad attenderla, quando è scesa dalla scaletta dell’aereo nell’aeroporto della base militare di Villacoubiay, alle 16,05 di oggi pomeriggio. La senatrice franco-colombiana era in compagnia dei figli Melanie e Lorenzo e del ministro degli Esteri francese Kouchner. In giacca nera e gilet viola chiaro, ha ascoltato il discorso di benvenuto di Sarkozy, davanti alle telecamere: ”La sua liberazione è un messaggio di speranza. Benvenuta in Francia, Ingrid! Sia orgogliosa della sua famiglia”. Visibilmente commossa, la Betancourt ha respirato a fondo, poi ha risposto al presidente dandogli la mano: “La Francia è la mia famiglia. Le devo la vita. Vi porto i ringraziamenti di tutti i colombiani. Ringrazio il presidente Sarkozy e tutti i francesi per essersi impegnati per la mia liberazione. Sogno questo momento da sette anni”. Poi ha concluso tra le lacrime: “Ho pianto molto in questi anni, ma adesso sono lacrime di gioia”, prima di lanciarsi ad abbracciare i suoi cari. In serata all’Eliseo si terrà un ricevimento in suo onore e sul palazzo dell’Assemblée Nationale sono stati montati due striscioni col suo ritratto. Domani sarà sottoposta a esami medici approfonditi nell’ospedale militare di Val-de-Grace a Parigi, per verificare le sue condizioni di salute dopo i sei anni di prigionia, anche se dalle immagini degli ultimi due giorni appare raggiante e in buono stato. La politica ex ostaggio delle Farc ha detto di stare “vivendo i momenti più emozionanti della sua vita” e ha potuto riabbracciare i suoi figli e il marito, che non vedeva da sei anni. La sua storia ha avuto enorme eco sui media di tutto il mondo. E pare destinata a fare ancora di più “terra bruciata” intorno ai suoi rapitori, i guerriglieri comunisti della selva colombiana:
“Nessun fine rivoluzionario può giustificare il rapimento, nè di civili, nè di militari”. Parola di Lìder Maximo, riportata in un articolo dal sito web Cubadebate. Se persino Fidel Castro, il “guru” di tutti i rivoluzionari dell’America Latina, bacchetta le Farc, per i guerriglieri colombiani il rapimento di Ingrid Betancourt potrebbe davvero essere stato l’errore più grande. Specialmente adesso che, libera e cosciente, la franco-colombiana inizia a raccontare al mondo intero i dettagli dei suoi sei anni di prigionia. Ingrid si svegliava ogni mattina alle 4 per ascoltare dalla radio le parole di incoraggiamento dei suoi familiari. Ha detto di aver pensato più volte al suicidio: “La morte è un compagno fedele degli ostaggi, la tentazione ci accompagnava spesso”. Quando tentava la fuga veniva legata a un albero con un guinzaglio, costretta a camminare a piedi nudi nella foresta, umiliata e vessata dai suoi carcerieri. Obbligata a lavarsi vestita per sfuggire agli sguardi dei rapitori. “Sono stata trattata come un cane” ha detto ieri a France 2, “non c’era altro che crudeltà e cattiveria”.
Hugo Chavez, l’unico appoggio politico che rimaneva ai guerriglieri (i rapporti tra il governo venezuelano e le Farc sarebbero provati da file del computer del numero 2 dell’organizzazione terroristica, Raùl Reyes, ucciso dai colombiani in un attacco il 1 marzo), sta rapidamente facendo marcia indietro: oggi ha dichiarato che molto presto riceverà il presidente colombiano Uribe “come un fratello” per riappacificarsi dopo la crisi diplomatica. Quello stesso Uribe che fino a due settimane fa chiamava spregiativamente “Uribush” .
Intanto si moltiplicano le indiscrezioni sul fortunato blitz dell’esercito colombiano: secondo la radio militare israeliana ci sarebbe stata l’assistenza di consiglieri ed ex agenti di Tel Aviv e del generale in riserva Israel Ziv. Un’altra fonte riservata, citata dalla radio della Svizzera romanda, sostiene invece che la liberazione sia stata “comprata” con 20 milioni di dollari dati alla moglie del carceriere di Ingrid.
Ma l’arrivo in Francia dell’ex candidata alle presidenziali colombiane ha anche scatenato polemiche: Ségolene Royal, l’ex antagonista elettorale di Sarkozy, non ha mancato di far notare che “Il presidente non c’entra niente con la liberazione della Betancourt, quindi ogni strumentalizzazione politica sarebbe fuori luogo”. Le ha risposto il primo ministro Fillon, in difesa del suo capo: “la Royal ha dimostrato una mancanza di dignità totale”. La prossima settimana Ingrid Betancourt, fervente cattolica, sarà ricevuta dal Papa a Roma.

Ingrid Betancourt incontra i figli - video

  • emanuele rossi
  • Venerdì 4 Luglio 2008
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