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Ingrid Betancourt
Ingrid Betancourt con il Generale Mario Montoya
Alvaro Uribe è a Cartagena per accogliere il candidato repubblicano alle presidenziali americane John McCain. Sa quello che sta per accadere, ma non appare preoccupato più di tanto. A McCain lo confida durante il colloquio: “Stiamo per liberare Ingrid Betancourt”.
Può andare bene. Può andare male. Come tante altre volte negli ultimi mesi, il presidente colombiano scommette e vince, dimostrando che in quel fisico minuto ha una tempra d’acciaio.
La mattina di mercoledì 2 luglio Betancourt, 47 anni, già candidata alla presidenza della Colombia, è tornata libera con uno spettacolare blitz durato solo 22 minuti. Era stata sequestata sei anni e cinque mesi fa dai narco-terroristi delle Farc. Con lei hanno lasciato il carcere duro e violento altri tre ostaggi americani e 11 soldati colombiani.
All’indomani dell’operazione chiamata in codice Scacco Matto si può dire quello che Giovanni Falcone aveva previsto per Cosa Nostra: “Come tutte le cose nella vita c’è un inizio e una fine”. Oggi è cominciata la fine del più vecchio movimento guerrigliero marxista dell’America latina, sconfitto dall’inflessibilità del presidente Uribe e dal combinato disposto dell’intelligence americana e delle forze armate colombiane. Altro che pagliacciate alla Hugo Chavez, propostosi nel Natale scorso come mediatore (in realtà si è scoperto successivamente che per anni è stato un complice dei guerriglieri).
Infiltrazioni ad alto livello nella dirigenza delle Farc. Spionaggio elettronico con strumenti sofisticati acquistati in Israele. Tecniche anti-guerriglia degne dei migliori eserciti. Tutto questo ha permesso il ritorno a casa di Betancourt e la sconfitta epocale dei terroristi marxisti diventati narcotrafficanti, che nei mesi scorsi hanno subito la morte di tre dei loro capi e la defezione di 800 militanti.
E allora vediamolo assieme questo film d’azione e di intrighi. Prima scena: novembre dell’anno scorso. L’intelligence militare colombiana riesce a confiscare il video girato dai sequestratori con la prova che Betancourt, cittadina franco-colombiana, è ancora in vita. A quel punto c’è il via libera alle trattative, ma a una condizione: gli interlocutori devono essere quelli che hanno in custodia gli ostaggi, non i leader delle Farc.
E’ a questo punto che i satelliti-spia americani e le intercettazioni elettroniche riescono a circoscrivere l’area nel sud della Colombia dove sono tenuti nascosti i prigionieri. L’ora X di operazione Scacco Matto scatta tre settimane fa quando Betancourt e i suoi compagni di sventura sono rintracciati con assoluta certezza in un villaggio della foresta. I generali escogitano una trappola micidiale riuscendo a beffare il commando delle Farc. Con una sofistica tecnologia israeliana i tecnici dell’intelligence militare si inseriscono nelle frequenze radio usate dalla segreteria generale delle Farc. Uno di loro si spaccia per Alfonso Cano, il nuovo comandante dell’organizzazione dei narcos dopo la morte nel marzo scorso del leggendario Manuel Marulanda. “Compagni Cesar e Gafar (i due aguzzini che hanno in mano i sequestrati, ndr), riunite i prigionieri in un unico gruppo e portateli nella località che vi indicherò”. Il falso Cano spiega ancora che alcuni elicotteri di un’organizzazione umanitaria non governativa avrebbero preso a bordo gli ostaggi per trasferirli in un posto più sicuro. L’ordine è eseguito all’istante.Cesar guida i 14 ostaggi, in precedenza divisi in tre gruppi, vicino al fiume Apaporis, fra il dipartimento di Guaviare e Vaupes, nell’estrema area sud-orientale della Colombia. Qui è previsto l’appuntamento con gli elicotteri di fabbricazione russa e ridipinti in bianco e rosso. A bordo non ci sono però gli operatori umanitari della fantomatica Ong, ma gli agenti sotto copertura dell’intelligence militare, addestrati nelle due settimane precedenti. Indossano magliette con l’immagine sofferta di Che Guevara. Rimane la parte più difficile: convincere i due sequestratori a salire a bordo. E’ sempre la voce camuffata di Cano a superare l’ultimo ostacolo.
Appena gli elicotteri decollano, gli agenti si identificano e mettono le manette ai due terroristi liberando contemporaneamente tutti gli altri ex ostaggi. Il viaggio di ritorno prevede una sosta nell’accampamento militare di San José del Guaviare. Da qui un aereo militare porta tutti all’aeroporto di Bogotà, dove nel frattempo è sbarcato il presidente Uribe reduce dall’incontro con John McCain. “Complimenti, è stata un’operazione impeccabile” commenta Betancourt prima di cominciare la conferenza stampa più bella della sua vita.
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LA GALLERY - VIDEO: Le prime immagini, il ringraziamento
- pbuo
- Giovedì 3 Luglio 2008
La senatrice colombiana, Ingrid Betancourt, è stata liberata oggi da un blitz dell’esercito, dopo sei anni in mano alle Forze armate rivoluzionarie (Farc). Con lei anche altri 14 ostaggi: tre americani e undici soldati colombiani. Secondo le prime informazioni le sue condizioni di salute sono buone, anche se il lungo peridodo di prigionia nella jungla l’ha molto debilitata. La notizia è stata riferita dal ministro della Difesa, Juan Manuel Santos.
Le numerose campagne condotte in tutto il mondo per la sua liberazione, hanno trasformato la Betancourt nel simbolo di tutte le persone prese in ostaggio nella lunga crisi colombiana. Nel video e nella lettera inviate dalla guerriglia nel novembre 2007 come prove della sua sopravvivenza, la senatrice appariva come una donna senza speranza, praticamente allo stremo, solo l’ombra della leader politica combattiva e di carattere, che aveva retto con coraggio i primi anni di prigionia.
Nata il giorno di Natale del 1961, ha studiato a Parigi, dove il papà, Gabriel Betancourt, era ambasciatore presso l’Unesco.
Che avrebbe fatto strada lo predisse il poeta cileno Pablo Neruda, che un giorno, dopo aver letto una sua poesia, sentenziò: “Questa bambina andrà lontano”. Sposata in prime nozze con Fabrice Delloye, diplomatico e padre dei suoi due figli, Melanie e Lorenzo, ha divorziato per tornare a unirsi in matrimonio con un manager colombiano di origine francese, Juan Carlos Lecompte.
A 33 anni è entrata alla Camera, e quattro anni dopo ha varcato le porte del Senato con il partito Verde Oxigeno, con cui, senza alcun apparato, ha ottenuto nel 1998 158.184 preferenze, il maggior numero mai raggiunto da un candidato colombiano. La sua carriera politica è stata rapida, grazie all’impegno pacifista e alle battaglie parlamentari contro la corruzione, fino alla pubblicazione nel 1996 del libro Sì sabia (Sì, lo sapeva) sul finanziamento della campagna del presidente Ernesto Samper da parte del Cartello di Calì della cocaina.
Il suo sequestro, e quello della vice-candidata presidenziale e amica, Clara Rojas, era avvenuto durante un rischioso viaggio fra le città di Florencia e San Vicente del Caguan, capoluogo della “zona di distensione” nel sud della Colombia, controllata all’epoca dalle Farc, appena cinque giorni dopo la rottura del negoziato di pace con l’allora presidente Andres Pastrana.
Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, si è proposto più volte come mediatore con le Farc per la liberazione degli ostaggi, incontrando sempre l’opposizione del presidente Alvaro Uribe. La sua mediazione il 10 gennaio scorso ha portato alla liberazione di Clara Rojas e di un altro ostaggio, Consuelo Gonzales De Perdomo. Il 28 febbraio scorso le Farc hanno lasciato andare un’altra ex parlamentare rapita, Gloria Polanco, 49 anni, sequestrata nel 2001 insieme a due dei suoi tre figli, poi liberati nel 2004. Le Farc nel 2005 avevano ucciso suo marito in un’imboscata.
Ingrid Betancourt era stata dichiarata nel dicembre 2003 cittadina onoraria di Roma dall’allora sindaco Walter Veltroni, ed è stata anche candidata al premio Nobel per la pace.
LA GALLERY - VIDEO: Le prime immagini, il ringraziamento

“Dipende da Lei. Lei, che dirige le Farc, ha un appuntamento con la Storia. Non lo manchi. Liberi Ingrid Betancourt e quegli ostaggi più indeboliti”. Il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, ha lanciato oggi un drammatico appello al capo dei guerriglieri colombiani, Manuel Marulanda (alias Tirofijo), affinché rilasci l’ex attivista politica sequestrata dalle Farc il 23 febbraio 2002. “Ingrid è in grave pericolo di vita. Non ha più forze per resistere a una vita in cattività che potrebbe presto trasformarsi in tragedia”, ha continuato il presidente francese. “C’è un’emergenza. Mia madre sta molto male”, è l’appello diffuso sempre oggi da Lorenzo Delloye, 20 anni, uno dei figli della politica colombiana in un video diffuso dai media francesi in cui il giovane invita tutta la Francia a partecipare alla “marcia silenziosa” organizzata domenica prossima in diverse città del Paese, tra cui Parigi, Nizza, Avignone, Marsiglia, Tolosa, Bordeaux, Montpellier e Strasburgo.
L’appello di Sarkozy
Sempre in un comunicato diffuso oggi sul sito web di Abp Noticias, il comandante delle Farc Ivan Marquez ha detto che la morte di Reyes compromette gli sforzi fatti per raggiungere un accordo che permetta la liberazione degli ostaggi, in prigionia da sei anni nel mezzo della giungla.
L’appello del figlio: Liberatela
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Il servizio de Le Iene sulle Farc
Il servizio de Le Iene sulle Farc II

Una manifestazione per chiedere la liberazione di Ingrid Betancourt a Medellin in Colombia
Un miliardo di euro all’anno. È l’attuale fatturato dell’industria del sequestro in Sud America, uno dei business più importanti di tutto il continente. Così radicato che il 50% dei sequestri del pianeta sono concentrati qui.
Dalla Colombia al Venezuela, dall’Argentina al Paraguay, non c’è Paese latinoamericano che ne sia immune. Perfino il Brasile dove democrazia e crescita sembrano procedere a braccetto è in prima fila tra i Paesi più toccati dal problema. Il che significa che le radici di questa piaga sono più lontane e solo in parte legate alla politica.
Certo, il caso di Bogotá con le Farc (le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e i loro ostaggi, gli ultimi dei quali liberati lo scorso 27 febbraio, è eclatante. I guerriglieri si finanziano oltre che con il narcotraffico proprio con i sequestri. Al di là di quelli civetta, come i 40 parlamentari per liberare i quali le Farc propongono uno scambio di prigionieri, ve ne sono al momento 770, anonimi, ideali per finanziare senza tanti problemi le casse della guerriglia.
Sempre in Colombia oltre alla Farc la gente comune se la deve vedere con l’Eln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, il secondo movimento di guerriglieri del paese che, quasi come uno slogan, amano ripetere alle loro vittime “tu finanzi la nostra guerra”. Al momento 440 persone risultano essere nelle loro mani. E non finisce sempre bene se si pensa che tra Farc e Eln dal 1996 al 2007 sono morte 1285 persone mentre erano sequestrate.
Ma oltre alle motivazioni di tipo politico il rapimento è diventato il modo più facile e meno rischioso di fare soldi anche per la micro e la macrocriminalità. Le cifre ufficiali parlano di 7.500 sequestri ogni anno in tutta l’America Latina ma i numeri in realtà salgono vertiginosamente se si pensa che la maggior parte dei rapimenti, per paura degli stessi sequestrati, non viene neanche denunciata. In Messico nel 2007 sono stati denunciati 438 sequestri di lunga durata come riferito dal Consiglio Cittadino per la sicurezza e la giustizia penale, per un fatturato di 600 milioni di dollari. In Venezuela, soprattutto a Caracas, il coprifuoco cala tutte le notti sulla città. E non stupisce che le stime parlino di un rapimento in media al giorno.
Perfino D’Alema, nel suo recente viaggio, ha sottolineato l’importanza di una sinergia tra Italia e Venezuela visto che la comunità italiana è stata particolarmente toccata negli ultimi anni dall’emergenza rapimenti. Quanto al Brasile, a San Paolo, l’ultima moda sono i sequestri lampo, 500 al mese, questa la media. Si viene rapiti al semaforo solo per andare a ritirare danaro al bancomat con le carte di credito. Oppure si può essere vittime di “golpe” telefonici. Un finto sequestro di un familiare simulato al telefono, con tanto di riscatto da pagare subito in banca. Sono in molti a caderci ed è successo perfino ad un giornalista della Bbc. Ma il colmo è in Argentina. Dove i sequestratori sono spesso poliziotti corrotti che chiedono il pizzo. E che non ci pensano un attimo a rapire in caso di diniego.

“Ognuno deve capire e, in modo particolare le Farc, che tutto il mondo condannerà le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia se Ingrid Betancourt non sarà liberata. Questa donna è malata, molto malata e noi lo sapevamo da mesi. Adesso la sua morte potrebbe essere questione di settimane”. Queste parole, dure come un macigno, sono state pronunciate ieri dal primo ministro francese Francois Fillon e dimostrano come Parigi, dopo anni di trattative, abbia davvero rotto gli indugi sulla questione. E, forse, perso anche la pazienza.
Questa sorta di ultimatum implicito, “poche settimane, meglio se pochi giorni per liberare Ingrid”, è strettamente legato a un altro episodio che, in molti, avevano letto come l’ennesima dimostrazione di “buona volontà” da parte del gruppo guerrigliero colombiano d’ispirazione marxista leninista. E cioè l’annunciata liberazione, la seconda in poco più di un mese, di quattro parlamentari - Gloria Polanco de Lozada, Luis Eladio Pérez, Orlando Beltrán e Luis Eduardo Gechem - da parte delle Farc avvenuta mercoledì 27 febbraio e celebrata, grazie alla mediazione del presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías.
Al di là del messaggio implicito di “buona volontà” che le Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia stanno cercando in tutti i modi di far passare l’ultimo “rescate” ha brutalmente riportato alla ribalta il dramma che da sei anni e sei giorni vive la famiglia di Ingrid Betancourt. E, soprattutto, ha ribadito l’urgenza di un suo rilascio immediato. Le prime dichiarazioni di Luis Eladio Pérez e di Gloria Polanco, due dei parlamentari liberati, hanno confermato quanto già si poteva desumere dal video che le Farc avevano girato come “prova in vita” della donna: “Bisogna fare qualcosa perché la Betancourt ha problemi fisici ed è molto maltrattata dalla guerriglia. Sta malissimo, è fisicamente e moralmente esausta, dobbiamo fare una campagna imponente per liberarla il prima possibile. Le Farc si sono accanite contro Ingrid e le condizioni in cui è costretta a sopravvivere sono subumane. Soffre di epatite cronica di tipo B. L’ultima volta che l’ho vista era lo scorso 4 febbraio”.
Oltre alle reazioni francesi, ieri è intervenuto anche Chávez che sulla mediazione con le Farc per liberare Ingrid si sta giocando la faccia con Parigi. E lo ha fatto lanciando un appello diretto al comandante in capo dei guerriglieri colombiani, Manuel Marulanda: “Mentre continuiamo le trattative sulla liberazione di Ingrid”, ha detto il presidente venezuelano, “ordina che sia trasferita in un luogo più vicino a te. È urgente perché la sua condizione è molto delicata”. La speranza è che Tirofijo gli dia ascolto. Del resto è proprio Chávez l’unico presidente che le Farc hanno dimostrato più volte di rispettare ed ascoltare.
La Betancourt è malata: il video-SERVIZIO

Meno quattro. Con il rilascio degli ex parlamentari Gloria Polanco, Luis Eladio Perez, Orlando Beltran e Jorge Eduardo Gechem, sotto sequestro da sei anni, il numero degli ostaggi in mano alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) è sceso a quaranta. Ma non è solo una questione di numeri. Man mano che gli ostaggi vengono consegnati (nel gennaio scorso avvenne un’altra liberazione, quella di Clara Rojas e Consuelo Gonzalez de Perdomo ndr) le Farc dimostrano sempre più quello che secondo gli esperti internazionali è qualcosa più di un’ipotesi: sono in crisi.
Guarda caso, infatti, quest’ultimo rilascio, è arrivato dopo che l’Fbi ha assestato meno di una settimana fa un duro colpo ai marxisti-leninisti del loro leader Marulanda, alias Tirofijo, grazie alle intercettazioni telefoniche. 39 arresti in 7 paesi, compresi gli Stati Uniti: tra di loro anche un ex carceriere di Ingrid Betancourt, la quale secondo la testimonianza dei quattro ex parlamentari appena liberati, verserebbe in gravi condizioni di salute. In concomitanza con la liberazione degli ostaggi la polizia colombiana ha arrestato a Saboyá, nel dipartimento di Boyacá nell’area centro-orientale del paese, Helí Mejia Mendoza, meglio conosciuto come “Martin Sombra”, guerrigliero storico, dalla fine degli anni ’60. Un durissimo colpo per le Farc reso possibile grazie alle indicazioni di un informatore che adesso riceverà 1, 7 miliardi di pesos, l’equivalente di poco più di 600 mila euro.
Ma a spiegare la crisi dei guerriglieri colombiani a livello internazionale non è solo la strategia di repressione culminata nella sequela di arresti. Da quando, infatti, sono state inserite nella lista delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea, le Farc hanno perso automaticamente interesse e fascino anche tra le frange più radicali della sinistra del Vecchio Continente. Dai governi alle Ong è stato un graduale fuggi fuggi. Secondo i dati dell’intelligence colombiana, in Europa attualmente i rappresentanti ufficiali delle Farc sarebbero circa una trentina, distribuiti tra Svizzera, Belgio, Spagna, Germania, Svezia e Danimarca con l’obiettivo, tra gli altri, di rinvigorire un proselitismo ormai infiacchito. Da qui la scelta, completamente nuova rispetto agli anni ‘80 e ‘90, di scegliere nuove strategie di comunicazione. Dalla rete delle organizzazioni di rifugiati ad Internet. Il portale delle Farc è così diventato una delle quindici pagine web più visitate della Colombia. Ma non basta evidentemente a sostenere un movimento che perde sempre più colpi.
La Betancourt è malata: il video-SERVIZIO

Di Stella Pende
Non è la voce di Yolanda Pulecio quella che arriva al telefono dalla stanza 354 dell’Hotel Minia di Caracas. È l’eco di uno strazio. “Quella lettera mi ha spezzato la vita” ha detto “mi è stata rubata dal governo colombiano che l’ha data ai giornali perché i guerriglieri delle Farc sembrassero i mostri che sono”. Ingoia il dolore. “A me, a una madre che la aspettava da 3 anni, hanno mandato una fotocopia. Dissacrando l’intimità di quelle parole e sputando sulla maternità e sulla tenerezza di una figlia sola”.
Cosa farà dunque? “Aprirò un’inchiesta su questa storia. Voglio sapere come quella missiva è arrivata davvero. Voglio sapere chi mi ha rubato il cuore di Ingrid”. Oso, a proposito dell’immagine tristissima e bellissima di Ingrid: un Cristo al femminile davanti alla sua croce… “Quella foto è lo specchio di una figlia a cui il vampiro delle Farc ha succhiato per 5 anni la giovinezza e il coraggio, l’ardire di vivere e la voglia di amare. Non è Ingrid, è già la sua ombra”.
Yolanda racconta dell’infrangibilità di Betancourt. “Covava un fuoco dentro capace di incendiare se stessa, ma soprattutto gli altri. Oggi sento che sta per consegnarsi al suo destino. Che manca poco”. Si interrompe, non ce la fa. “È come stare davanti a una stanza di vetro dove l’acqua monta alla gola di tua figlia. Poi sale, sale… E tu che gli hai dato la vita sei lì condannata a impedirne la morte”. Poi, d’improvviso, la voce ritorna: “Ma io non mi arrendo”. È lei, è Yolanda Pulecio, “la Reina”, come la chiama la gente di Bogotà.
Splendente Miss Bogotà a 20 anni, irruente vicesindaco della città a 30, poi assessore, ambasciatore. Ma soprattutto madre e madrina dell’Albergue infantil, casa che raccoglie i bambini di strada colombiani. “Loro mi hanno insegnato a essere madre totale. A non abbandonare mai. Soprattutto i casi perduti”. Questa donna, che dimostra come si può essere bellissime a 60 anni, era una dama riverita dell’alta Bogotà. Dopo il rapimento è diventata una vera spina nella carne del presidente Alvaro Uribe. E oggi combatte da sola la sua lotta. Così, dopo quella lettera, Yolanda è volata a Caracas con 40 di febbre. Sta chiusa in quella stanza da giorni. “Non mi vesto e non dormo. Voglio essere pronta per quando il presidente Hugo Chávez mi riceverà. Deve farlo e deve vedermi. Lui solo può convincere le Farc a riaprire le trattative”.
Vuole dire che Chávez può fare questo passando sopra la decisione di Uribe, che gli ha impedito di continuare le trattative per l’accordo umanitario? Yolanda risponde come può. “Solo un rivoluzionario come Chávez può entrare nella testa e nell’onore di Manuel Marulanda Vélez, leader delle Farc”.
Quali erano i patti della trattativa interrotta? “Sono quattro i prigionieri che le Farc vogliono liberi. Quattro contro 50 politici, diplomatici, uomini che marciscono nella giungla da 10 anni. Bisogna farlo presto. L’Europa e l’Italia, che tanto ci sono state vicine, non ci cancellino dalla memoria. Altrimenti Ingrid se ne andrà”.
Un telefono squilla. È il collegamento di ogni giorno con La voce del sequestro, un programma radio che raccoglie i messaggi dei familiari e che l’amato prigioniero può ascoltare da una radiolina nel buio della giungla. “Mamita, ascoltarti è stata la mia forza: così mi ha scritto Ingrid in quella lettera. Oggi sto per parlarle. Lasciatemi il tempo di dar forza alla mia voce. Lasciatemi il tempo di dirle che deve continuare a sperare. Che tra pochi giorni la vedrò scendere da un elicottero della Croce rossa. E correrà verso di me, libera e viva”.
Sarà direttamente il presidente della Colombia Alvaro Uribe a prendere in mano il dialogo con le Farc, le Forze armate rivoluzionarie colombiane. Fatto uscire di scena alla fine di novembre il presidente venezuelano Hugo Chavez e subito dopo il discorso del collega francese Nicolas Sarkozy, Uribe ha ufficialmente dichiarato di voler gestire in prima persona la difficile situazione.
In ballo ci sono da un lato 45 ostaggi nelle mani dei ribelli, tra cui la franco-colombiana Ingrid Bétancourt, dall’altro 500 guerriglieri nelle carceri colombiane. Le Farc chiedono la loro liberazione in cambio di quella degli ostaggi. Uribe, all’indomani di un’altra dichiarazione forte, quella secondo la quale le Farc sarebbero simili ad Hitler, si prepara così al dialogo. “E’ stata la Chiesa cattolica”, spiega, “a proporci questa zona di mediazione. Il nostro governo è pronto ad accettarla”. Unica condizione: le parti non dovranno presentarsi armate. Uribe ha, inoltre, annunciato la creazione di un fondo speciale di 100 milioni di dollari destinato a pagare i ribelli che libereranno gli ostaggi.
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