Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 30 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Scene di guerriglia a Gerusalemme Est (Credits: La Presse)
Tutto è cominciato con il funerale di un ragazzo palestinese ucciso da una guardia giurata israeliana a Silwan, il quartiere arabo della città dove vive una piccola roccaforte di coloni. Secondo le fonti israeliane il giovane avrebbe tentato di organizzare un attentato. Fatto sta che al suo funerale hanno partecipato mille persone, e le cose sono subito sfociate in scontri. Conitnua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Miriam Libicki, un autoritratto in divisa (per concessione dell'autrice)
Qualcuno immagina l’esercito israeliano come un’armata di soldati palestrati e super-efficienti. Altri (peggio ancora) vedono in Tzahal un gruppo di freddi militari assetati di sangue. Insomma, nel bene e nel male, gli stereotipi abbondano. Ma chi vuole sapere veramente cosa voglia dire fare il servizio di leva in Israele, può farsene un’idea leggendo… un fumetto. Continua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Spianata delle Moschee (AP Photo/Tara Todras-Whitehill)
Bene, ci risiamo. L’aria si taglia con il coltello sulla Spianata delle Moschee, uno dei luoghi più sacri di Gerusalemme. E anche uno dei più pericolosi: qualcuno ricorderà che, nove anni fa, è cominciata proprio da lì l’Intifada Al-Aqsa, che fece migliaia di vittime tra israeliani e palestinesi. Anche per questo, c’è chi ha paura di una terza Intifada. Oggi c’è stata una nuova sassaiola a Gerusalemme Est. Continua
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È uno dei volti più noti dell’Intifada greca che negli ultimi giorni ha preso di mira tutti i simboli del potere e della ricchezza del Paese: dalle sedi di polizia agli esercizi commerciali. 27 anni, barba engelsiana, eloquio di chi non ha il minimo dubbio sui veri responsabili della sollevazione, Dimitris Tzanakopoulos è convinto che quanto accaduto in Grecia, dopo l’uccisione del quindicenne Alexis Grigoropoulos, potrebbe verificarsi ovunque: in Italia, in Francia, “in tutte le società a capitalismo maturo” dove “la privatizzazione dei servizi e la recessione economica rendono esplosiva la situazione”. Non c’è insomma, secondo questo ragazzo che ricopre la carica di segretario giovanile di Syriza, la coalizione di estrema sinistra (5% nelle elezioni del 2007) che oggi guida la rivolta, una specificità nazionale nella j’acquerie greca da molti paragonata ala sollevazione delle banlieue parigine. “L’esecuzione di Alexis - spiega - è stata il detonatore di una rabbia più profonda di cui il governo di Karamanlis porta le responsabilità: hanno persino venduto ai cinesi i porti di Salonicco e del Piraeus, si sono svenduti l’elettricità nazionale, stanno privatizzando l’educazione”. Ora, dice, stanno semplicemente pagando il conto.
Tutto questo però ha poco a che vedere con le violenze che prendono di mira anche i negozi e le automobili di quella gente comune che vi dovrebbero sostenere
Noi siamo contrari alla violenza. Ma in questo movimento ci sono tre componenti. Ci siamo noi della sinistra radicale che da subito siamo scesi in strada per protestare con blocchi stradali ma in modo pacifico contro i soprusi della polizia e abbiamo al nostro fianco migliaia e migliaia di giovani. Ma ci sono anche gli anarchici e i giovani sottoproletari delle periferie. Si danno a ogni genere di violenze, ma a loro diciamo chiaramente: tutto questo non serve, non diamo al governo di Karamanlis un pretesto per usare la mano dura
Alcuni paventano i rischi di un putch militare per riportare l’ordine come nel 1974. Lo vede questo rischio?
Se il governo scegliesse la strada della repressione farebbe un errore madornale. Ma non credo che ci sia davvero il pericolo di un golpe. La Grecia è cambiata negli ultimi vent’anni.
C’è anche chi paragona la sollevazione greca alla rivolta delle banlieue di Parigi del 2005
La rivolta francese, è vero, è partita come qui per un episodio di ingiustificata violenza poliziesca. Ma le similitudini finiscono qui. Il nostro movimento è composto da decine di migliaia di persone normali che chiedono solo una politica diversa, più attenta ai bisogni dei lavoratori e dei giovani. Insomma, per la prima volta dalla fine del regime dei colonnelli, la protesta vede marciare uniti i lavoratori impoveriti dalla crisi, gli studenti e i professori che protestano contro la privatizzazione strisciante delle università, la gente che è rimasta senza lavoro. Qui sta la differenza con la rivolta delle banlieue che vedeva coinvolti solo gli immigrati emarginati delle periferie, ma senza alcuna prospettiva politica
Che rapporto avete con le altre sinistre in Grecia? I socialisti del Pasok (38% nelle elezioni del 2007 ndr) hanno lanciato un appello alla calma. I comunisti (8%) puntano l’indice contro i devastatori. Non è che siete ormai isolati?
I socialisti sono dei conservatori, l’altra faccia di Nuova Democrazia di Karamanlis. Una forza centrista che ha reciso tutte le radici con la nostra storia. Possono criticare quanto vogliono le politiche della destra. Ma dal 1994 al 2004 erano loro al governo. E in quegli anni ci sono stati otto giovani uccisi dalla polizia. Anche in quel caso nessun agente è stato punito. Le chiedo: qual è la differenza con la destra? Quanto ai comunisti, semplicemente, non capiscono niente. Prendono le distanze dalle violenze ma in realtà sono lontanissimi dalle nuove generazioni. Sono isolati dalla società.
È in grado di promettere che finiranno le violenze?
Non dipende da noi. Non controlliamo le bande anarchiche e i giovani sottoproletari delle periferie. Qualcosa però possiamo promettere: che non finisce qui, la mobilitazione continua
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