
(Credits: Ansa/Alì Haider)

A distanza di quasi nove anni dalla strage di Nassiriya, in Iraq sono state arrestate sette persone, accusate di aver partecipato all’organizzazione dell’attentato contro la base italiana, il 12 novembre del 2003.
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Truppe italiane e afghane (Credits: Pio/RcWest)
La tendenza è stata registrata per tutta la durata del 2011 ma ora il dato è ufficiale. Per la prima volta in dieci anni di guerra afghana le perdite alleate hanno registrato un forte calo, pari al 20 per cento. Nell’anno che si è appena appena concluso i caduti sono stati 566 contro i 711 del 2010 e i 521 del 2009 secondo i dati riportati dal sito icasualties che riporta anche i soldati uccisi per cause diverse dal combattimento e dalle azioni nemiche ma che in alcuni casi non tiene conto di caduti non strettamente militari quali gli agenti dei servizi segreti.
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(Credits: Ap Photo)

35 morti in fila per terra al confine con l’Iraq e le scuse per un errore tecnico. Secondo l’operazione militare autorizzata dal premier Erdogan, avrebbero dovuto essere colpiti uomini appartenenti al Pkk, il partito indipendentista curdo, nella lista nera del terrorismo per la Turchia, gli Usa e l’Ue. Ma, invece, erano tutti semplici civili. E adesso il Pkk chiama alla lotta armata contro Ankara.
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(Credits: Epa/Mohammed Jalil)

L’Iraq senza le truppe Usa continua ad essere una polveriera. Non è un caso che, proprio con la partenza degli ultimi 4.000 soldati americani, sia stato spiccato un mandato di arresto contro il vice presidente Tareq al Hashemi, accusato di essere a capo di uno “squadrone della morte” coinvolto in attività terroristiche. E poi le dodici esplosioni di Baghdad e i morti nella città sciita di Najaf. Hashemi è sunnita e il premier iracheno, Nouri al Maliki, è sciita. La rabbia e la tensione nascono (ancora e sempre) da qui.
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(Credits: AP Photo/Hadi Mizban)

Una serie di esplosioni ha investito Baghdad. Pesante il bilancio delle vittime che sarebbe di oltre 50 morti e circa 170 i feriti. Anche se i numeri sono ancora provvisori. All’alba dell‘uscita di scena delle truppe americane, l’Iraq si sveglia ancora più instabile e fragile. E la tensione tra sciiti e sunniti non aiuta a riportare la situazione alla calma.
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(Credits: Epa/Mohammed Jalil)

In Iraq le autorità hanno spiccato un mandato di arresto nei confronti del vice presidente sunnita Tareq al Hashemi. Su di lui il sospetto di essere collegato a una serie di attentati terroristici contro alti esponenti politici. Washington esprime “preoccupazione” per la vicenda.
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(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
Il 2011 verrà ricordato come l’anno della Primavera araba. Dalla Tunisia al Marocco e all’Egitto, e poi lo Yemen, il Bahrein, la Libia e la Siria, i Paesi dell’area mediorientale sono stati attraversati dal vento delle rivolte. In alcuni casi la rivoluzione ha prodotto la caduta dei raìs e libere elezioni, in altri casi i popoli riempiono ancora le Piazze per chiedere il rispetto dei diritti umani e civili. Ma questo è anche l’anno del rinnovato terrore nucleare, con l’incidente alla centrale atomica di Fukushima in Giappone, e della paura per l’Europa e per la sua moneta unica, che sta rischiando di sgretolarsi sotto i colpi della crisi economica.
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La storia è di quelle che lasciano aperti molti dubbi, specie guardando la strana coincidenza tra il ritiro degli ultimi soldati americani dall’Iraq e il ritrovamento fortunoso di documenti che fornirebbero nuovi elementi all’inchiesta su una strage di civili iracheni compiuta nel novembre 2005 da marines statunitensi. Michael Schmidt, giornalista del New York Times, dice infatti di essersui imbattuto in materiale segreti contenenti le deposizioni dei marines testimoni e protagonisti dell’uccisione di 24 iracheni compiuta sei anni or sono nel villaggio di Haditha, nell’incandescente provincia di al-Anbar.
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