
Il movimento M-Camp
Il movimento degli indignados è tornato. Ancora una volta. Le manifestazioni più imponenti in Spagna dove il movimento M-15, anticipando l’anniversario del 15 maggio del 2011, quando ha iniziato ad alzare la voce, ha riempito 80 città spagnole: 30 mila persone a Madrid, 22 mila a Barcellona, 7 mila a Valencia. La manifestazione più attesa è stata però quella di piazza di Puerta del Sol a Madrid. Le proteste sono ovviamente contro la crisi, i piani di austerity, la disoccupazione. Continua

(AP Photo/Hassan Ammar)
La fatwa corre sul web. Nell’epoca dei social network anche gli imam sauditi si sono adeguati e hanno colto la possibilità di lanciare le loro condanne a morte e le maledizioni nei confronti del Grande Satana con la massima resa e il minimo sforzo: su Facebook e Twitter.
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(Credits: IDF, Facebook)
La Knesset, il Parlamento unicamerale di Gerusalemme, ha appena votato il proprio scioglimento per andare a elezioni anticipate (si vota il 4 Settembre) ma in queste ore le preoccupazioni del governo israeliano riguardano soprattutto l’esercito. Durante il processo a un parlamentare arabo-israeliano accusato di avere preso parte a una manifestazione violenta filo-palestinese è emerso che a lanciare sassi contro i soldati di Tsahal sono stati degli stessi militari israeliani sotto copertura. Continua

Il premier israeliano Netanyahu (Credits: AP Photo/Jack Guez)
La notizia ormai è ufficiale: il primo ministro Benjamin Netanyahu vuole indire elezioni anticipate. Uno dei suoi parlamentari, Zeev Elkin, ha già presentato la richiesta ufficiale per lo scioglimento della Knesset, il parlamento unicamerale di Gerusalemme: la data più probabile del voto è il 4 Settembre. Questo, in breve, significa che Israele andrà alle urne entro la fine di questo anno e che, molto probabilmente, ci sarà un terzo mandato di Netanyahu. Inoltre, secondo alcuni osservatori, le elezioni anticipate allontanano le possibilità di un attacco contro l’Iran. Continua

El-Arish, Egitto (Credits: LaPresse)
Qualcuno lo ha definito come un suicidio virtuale dell’economia egiziana. A un mese dalle elezioni presidenziali - che, giunta militare permettendo, dovrebbero cominciare dal primo turno del 23-24 maggio - l’Egitto ha tagliato il rifornimento di gas naturale a Israele. Un ulteriore passo che conferma la crescente tensione diplomatica tra Il Cairo e Gerusalemme dopo la caduta del regime di Hosni Mubarak: “è un precedente molto pericoloso”, ha detto il ministro delle Finanze israeliano, Yuval Steinitz, mentre il nuovo leader dell’opposizione Shaul Mofaz ha chiesto l’intervento degli Stati Uniti. Continua

(Credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
Giovedì 19 aprile le sirene hanno suonato per due minuti in Israele, per commemorare i 6 milioni di vittime dei nazisti, perite durante la Seconda Guerra mondiale. Per 120 secondi tutto si è fermato nello Stato ebraico, anche la lunga corsa delle automobile sulle autostrade.
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(Credits: AP Photo/Karl DeBlaker)
di Antonella Colonna Vilasi
L’arresto e la condanna all’ergastolo, il 4 marzo 1987, di Jonathan Jay Pollard, ex analista della Marina americana (impiegato presso l’ ONI, Office of Naval Intelligence) arrestato dall’FBI in flagrante davanti all’ambasciata di Israele mentre stava consegnando documenti riservatissimi, ha contrassegnato una seria crisi nei rapporti israelo-statunitensi, oltre a essere il segnale di un profondo malessere all’interno della comunità di spionaggio israeliano.
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(Credits: Dpa/LaPresse)
“Due torti non fanno una ragione”, recita un vecchio proverbio. Una logica banale che però risulta calzante davanti al caso Günter Grass esploso in questi giorni, quando il noto intellettuale tedesco è stato dichiarato “persona non gradita” dal ministro degli Interni israeliano Eli Yishai, dopo avere pubblicato una poesia che accusava Israele di essere il principale ostacolo alla pace nel mondo e di prepararsi ad “annientare il popolo iraniano”. Continua
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