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Rudy Giuliani: super favorito, grande sconfitto

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  • Tags: Barack Obama, Casa-Bianca, john-mc-cain, presidenziali-usa-2008, primarie-Usa-2008, Rudolph-Giuliani, Stati Uniti
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Rudolph Giualiani

Aveva puntato tutto sulla Florida e la Florida gli ha voltato le spalle. Rudy Giuliani, il sindaco della tolleranza zero di New York, l’eroe dell’11 settembre, lo sceriffo globale che prometteva una guerra senza quartiere al terrorismo islamico, si è trovato con un pugno di mosche in mano. Vittima di se stesso, e anche dei suoi consiglieri, pochi per la verità, che gli avevano suggerito di lasciar perdere l’Iowa, il New Hampshire, il Nevada, tutti gli Stati che per primi si erano recati alle urne. Ora, per lui, c’è solo il dimenticatoio. E un addio un po’ malinconico e certamente consolatorio: “Abbiamo voluto realizzare una campagna elettorale basata sulle idee in un’era in cui prevalgono solo gli attacchi personali”.

Pronto nella riposta e tonico negli auguri è apparso subito McCain, il frontrunner del campo repubblicano, che a Giuliani, dopo la vittoria in Florida, ha subito voluto dedicare il più furbo degli epitaffi: “Voglio fare una speciale menzione al mio amico Rudy Giuliani che ha dato cuore e anima in queste primarie e si è comportato da vero eroe americano”. In ballo, e il senatore dell’Arizona lo sa, c’è il pacchetto di voti che l’ex procuratore di New York, chiamato ai tempi della guerra alle bande mafiose il Giovanni Falcone di Manhattan, gli può portare in dote.
Giuliani è nato nel 1944 a Brooklyn da genitori figli di immigrati toscani e dopo essere stato per diversi anni un procuratore distrettuale di New York dal pugno di ferro, è diventato sindaco della Grande Mela nel 1994, incarico lasciato il 31 dicembre 2001, poche settimane dopo l’attacco contro le Torri Gemelle. A causa di un cancro alla prostata (poi guarito) Rudy aveva abbandonato il duello per il Senato Usa contro Hillary Clinton nel 2000. A metà dicembre Giuliani è stato ricoverato per quasi un giorno, a causa di una forte emicrania. Ora l’ex candidato alla Casa Bianca sostiene non solo di essere guarito ma di godere di ottima salute.

STATI E DELEGATI CONQUISTATI
Al suo attivo solo un delegato, assegnato in Nevada. Consegna comunque a McCain la sua ancora preziosa dote dell’11% a livello nazionale.
Il video con il discorso del ritiro (da Youtube):

LA SCHEDA
Professione: avvocato, procuratore distrettuale del Southern District dal 1983 al 1989
Data di nascita: 28 maggio 1944, Brooklyn (New York), origini italiane (Montecatini)
Famiglia: sposato in terze nozze con Judith Nathan (2003). Da Donna Hannover, sposata nel 1984 (nel 2002 il divorzio) ha avuto due figli: Andrew (1986) e Caroline (1989)
Religione: cattolico
Casa: New York

IL PROGRAMMA
IRAQ E TERRORISMO: Gli Usa sono in guerra perché sono stati attaccati dai terroristi. L’Iraq è soltanto uno dei fronti della guerra al terrore, e fallire avrebbe conseguenze disastrose. Sbagliato fissare date per il ritiro delle truppe.
IRAN: Nel suo programma, l’Iran non viene citato espressamente, ma non si esclude l’uso della forza.
PREVIDENZA: Il sistema in vigore negli Usa è il migliore del mondo perché garantisce cure di alta qualità. Occorre ampliare il numero di persone coperte dalle assicurazioni, attraverso un programma di sgravi fiscali ad hoc.
TASSE: Rudy è per la cosidetta disciplina fiscale, cioé il controllo delle spese e i tagli nei programmi più costosi (anche attraverso l’estensione del veto presidenziale). L’ex sindaco intende ridurre di circa il 20 per cento il numero dei funzionari pubblici oltre a rendere permanenti i tagli fiscali decisi da George W. Bush.
ARMI: Sì al secondo emendamento sul diritto alla difesa, ma stretta applicazione della legge attuale, senza sconti di pena per i crimini commessi con le armi.
IMMIGRAZIONE: Arginare l’immigrazione clandestina spetta al governo federale, non ai poteri locali. Non si può punire il piccolo imprenditore che assume clandestini: se sono milioni, è colpa di Washington che non prende le misure necessarie. Sì a un ‘muro’ lungo la frontiera con il Messico, sì ad una carta di identità per gli immigrati legali.
ABORTO: Giuliani, un cattolico, non vuole rendere fuorilegge l’interruzione volontaria di gravidanza, ma è favorevole ad alcuni limiti, come il permesso dei genitori per i minorenni
GAY: Il matrimonio può essere soltanto tra un uomo e una donna. No a quelli gay e lesbici, sì alle unioni civili.

LEGGI ANCHE: Gli altri articoli - Guarda la GALLERY-
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  • redazione
  • Lunedì 4 Febbraio 2008

Obama e le sue girls: così si vincono le primarie su Internet

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  • Tags: Barack Obama, Hillary Clinton, john-mc-cain, Michigan, presidenziali-usa-2008, Ron-Paul
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[i](Credits: Ansa)[/i]

All’indomani dei primi test in Iowa e New Hampshire, una nuova variabile elettorale ha fatto irruzione nella sfida tra Obama, il seduttore, e Hillary, la gladiatrice: la “Generazione Facebook“. In una campagna caratterizzata da un massiccio presenzialismo 2.0 (oltre alla tv e alla stampa, gli spin-doctor dei rispettivi candidati hanno letteralmente invaso ogni angolo del web: social network, video-sharing, microblogging), per ora il popolo della rete sembra tifare compatto per Obama.

Certo, il senatore dell’Illinois intercetta meglio il voto giovanile con la sua enfasi sul cambiamento. E poi, fin da subito la sua strategia online si è dimostrata più fresca e pervasiva rispetto a quella di Hillary. Che ora, da buona gladiatrice, si vede costretta ad inseguire. Come? Copiando l’avversario, ovviamente. Promettendo, ad esempio, “la creazione di una squadra di blogger all’interno di ogni agenzia governativa” per “informare costantemente tutti i cittadini americani che pagano le tasse su come vengono investiti i fondi” (Obama aveva già parlato di un Ministro per le Tecnologie in una visita a Google). O lanciando all’ultimo momento un nuovo tool su Facebook (”Ask Hillary”) con tanto di video-risposte postate su YouTube.

Ask Hillary

Se ci fosse una correlazione diretta tra la popolarità online e le intenzioni di voto (e, lo diciamo subito, non c’è; anzi, la scottatura Howard Dean si fa ancora sentire…), Obama sarebbe già irraggiungibile per qualsiasi candidato democratico. Anche per la combattiva Hillary. Il sito TechPresident da un po’ di tempo traccia i trend online. E non c’è dubbio: il senatore nero vince su tutti i fronti. È quello che ha più sostenitori su Facebook (240mila contro i 70mila della Clinton) e Myspace (220mila contro 160mila). I suoi video su YouTube hanno ricevuto quasi 10 milioni di visite, contro i 4 milioni di Hillary. Il sito www.barackobama.com catalizza circa il 48% del traffico elettorale di questi giorni, secondo le rilevazioni dell’istituto Hitwise. E il senatore spopola anche per il merchandising venduto online. Sul fronte repubblicano è invece Ron Paul a catalizzare le preferenze degli internauti: il suo sito è tra i più visitati, e su YouTube riesce a superare anche Obama.

Con la battaglia per la visibilità che si sposta dalla tv alla rete, il marketing elettorale virale diventa un must. E così è tornata anche la Obama Girl con un nuovo video stile-Rambo che sta spopolando su YouTube. Chissà ora come risponderanno Hillary e Rudy Girl…

Obama girl


Cambiano anche le strategie messe in moto dalla reciproche “macchine del fango“. Sono già tanti i siti di “Fact” creati per screditare l’avversario (qui e qui due esempi). Ma non sempre si opera in maniera trasparente. I blogger d’oltreoceano già hanno segnalato casi sospetti di astroturfing. Dietro alla famoso filmato che accosta Hillary al Grande Fratello, sembra esserci la mano dello staff di Obama. Alla vigilia delle primarie, sul popolare blog democratico Blue Hampshire un supporter dell’ex first lady è stato beccato nel tentativo di registrarsi con diversi nomi utenti per mettere in buona luce Hillary.

LEGGI ANCHE: Mitt Romney conquista il Michigan, partita sempre più aperta tra i Repubblicani - Gli altri articoli sulle primarie - Guarda la GALLERY- Myspace

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  • nicolabruno
  • Martedì 15 Gennaio 2008

Primarie Usa, le strategie dei candidati

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  • Tags: Barack Obama, bill clinton, Casa-Bianca, Hillary Clinton, john-mc-cain, primarie-usa, Stati Uniti
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Barack Obama si rivolge ai supporter nella Nashua South High School  durante le primarie dello Stato
Barack Obama

Vince Hillary, spinta dalle donne. Vince John McCain, ringiovanito dall’entusiasmo popolare per il suo “parlar chiaro”. Perdono Barack Obama, Mitt Romney, i media e i sondaggisti. E l’America, dopo due tappe che dovevano essere decisive - Iowa e New Hampshire - si ritrova al punto di partenza, con una gara dominata dall’incertezza e con tre democratici e quattro repubblicani ancora tutti in corsa per il premio finale: la Casa Bianca.

Le elezioni più importanti e seguite al mondo stanno rispettando i pronostici solo su un punto: in assenza di chiari favoriti e, per la prima volta dal 1928, senza un presidente o un vice in carica tra i candidati, nella campagna presidenziale americana del 2008 può accadere di tutto. E così, dopo la vittoria in Iowa dei volti nuovi Obama e Mike Huckabee (meno di 100 anni in due), in New Hampshire è stata la volta delle resurrezioni politiche. McCain, 71 anni, dato per finito solo lo scorso autunno, sulle prime pagine dei giornali americani è ora diventato ‘il Lazzaro della politica’. E la sessantenne signora Clinton può fregiarsi del titolo di ‘Comeback Kid’, la ragazza che torna in scena, un tempo prerogativa del marito Bill per i suoi mirabolanti recuperi elettorali.
L’economia si è rivelato il tema che sta più a cuore in questo momento agli americani, e gli elettori hanno reagito scegliendo mani esperte, invece di volti nuovi.

Una nuova Hillary ha lasciato il New Hampshire ringraziando gli elettori non solo per averle dato la vittoria per 39-36% su Obama, ma anche per averle fatto trovare una voce diversa, più umana e appassionata. “In questi ultimi giorni - ha confessato - ho sentito che potevo finalmente comunicare con la gente, che potevamo essere legati da un sentimento personale e profondo”.

Il dibattito in Tv domenica scorsa, quando Obama e John Edwards si erano alleati per attaccarla, secondo Hillary è stato il punto di svolta. Ha capito cosa fare, è andata a parlare con la gente, con il cuore in mano, ha versato anche le prime lacrime e ha compiuto un miracolo politico. In due giorni ha ribaltato sondaggi che la davano perdente di 10 punti (e anche più, per i suoi stessi strateghi), ha conquistato il voto femminile (47-34%) e ha dato una dura lezione al giovane senatore nero.

Dall’altra parte della barricata, McCain ha ripetuto la magia del 2000, quando in New Hampshire mise ko l’allora governatore del Texas George W.Bush con una campagna basata sullo slogan del “parlar chiaro”. Anche stavolta, ha detto al proprio popolo in festa dopo la vittoria sulle note di ‘Rocky’, “sono venuto qui per dirvi la verita’, vi ho detto come stanno le cose nel nostro paese, e mi avete ascoltato”. Mitt Romney, l’ex governatore mormone del Massachusetts che aveva puntato tutto su due vittorie in Iowa e New Hampshire, è stato battuto 37-32% e ha dovuto accontentarsi - nelle sue parole - “della seconda medaglia d’argento”. Per il manager che salvo’ le Olimpiadi invernali di Salt Lake City dalla catastrofe economica, non e’ abbastanza: Romney sa bene che piu’ degli altri aveva bisogno di cominciare la serie delle primarie con un medagliere d’oro.

Paradossalmente, adesso per Hillary e McCain si pone la necessità di ispirarsi nelle tappe future alla strategia che Karl Rove disegnò nel 2000 per un nemico di entrambi, George W.
Bush. Rove riportò in corsa Bush, dopo la sconfitta con McCain, spingendolo ad appropriarsi delle parole dell’avversario (all’epoca lo slogan era ‘riforme’, oggi e’ ‘cambiamento’) e ad attaccarlo senza pieta’. E’ quello che la Clinton fara’ d’ora in poi con Obama e che McCain deve fare dentro l’affollato recinto di aspiranti presidenti repubblicani: Romney e Huckabee hanno entrambi buone chance negli stati dei prossimi voti, mentre prima o poi potrebbe arrivare il momento anche dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, solo quarto in New Hampshire alle spalle dell’ex governatore dell’Arkansas, con un misero 9%.

Gli avversari dei due vincitori non staranno ovviamente a guardare e Obama ha dato un assaggio del clima nuovo che si respira. Dopo essere stato per mesi il candidato del ‘volare alto’, ha voluto ricordare di essersi formato a Chicago, “dove siamo abituati alla politica dura e spregiudicata”. Come dire: se Hillary e Bill vogliono giocare pesante, noi della citta’ di Al Capone non saremo da meno.
Adesso la corsa alla nomination diventa anche una corsa ai soldi. Con gli stati popolosi in arrivo, la politica delle strette di mano del New Hampshire non funziona più, occorrono milioni di dollari di investimenti in spot televisivi. È per questo che i candidati, lasciate le nevi del New England, sono ripartiti subito a caccia di finanziamenti elettorali, per investire pesantemente nelle Tv del Nevada (dove i democratici votano il 19 gennaio) e della South Carolina, ma soprattutto per prepararsi alla sfida del Supermartedì 5 febbraio, quando votano una ventina di stati. ( marco.bardazzi at ansa.it)

LA CORSA: I DELEGATI ASSEGNATI
Le prime consultazioni elettorali in Iowa e New Hampshire hanno permesso di designare i primi delegati alle convention da cui usciranno i candidati ufficiali dei partiti democratico e repubblicano alle presidenziali Usa.
La strada dopo Iowa e New Hampshire e’ appena all’inizio: per i democratici il numero magico da raggiungere è 2.025 su 4.049; per i repubblicani 1.191 su 2.380. I delegati sono di due tipi: quelli “impegnati” che si ottengono nelle elezioni stato per stato e i super-delegati, designati alle convention statali che possono sostenere un candidato di loro scelta.
A questo punto tra i democratici Barack Obama ha ottenuto 25 delegati, Hillary Clinton 24, John Edwards 18. In campo repubblicano Mitt Romney ha 24 delegati, Mike Huckabee 18, John McCain 10, Fred Thompson 6, Ron Paul due e Duncan Hunter uno.

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  • redazione
  • Venerdì 11 Gennaio 2008

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