
Barack Obama, Hillary Clinton e Joe Biden (Credits: LaPresse/Pablo Martinez Monsivais)

Barack Obama ha un timing per l’Afghanistan: il 2012. La Data Promessa. Il suo impegno (personale) per il disimpegno (americano) da Kabul. L’annuncio dell’inizio del ritiro delle truppe statunitensi viene dato in un discorso alla nazione, mercoledì sera. Continua

(Credits: Ap Foto/Musadeq Sadeq)

Venerdì di sangue a Mazar-i- Sharif, nel nord dell’Afghanistan. Assaltata una sede delle Nazioni Unite. Undici le vittime: otto dipendenti dell’Onu, tra cui cinque guardie nepalesi, e tre manifestanti.
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(AP Photo/Altaf Qadri)
DIARIO DAL WEB - Fa discutere la scelta di David Cameron di deportare i bambini afghani non accompagnati che richiedono asilo nel Regno Unito. Anche perché oggi in Gran Bretagna risiedono circa 4.200 minori il cui status rientra in questa categoria, la maggior parte dei quali ha origini afghane. Il governo inglese ne pianifica l’espulsione ad un ritmo di dodici al mese. Continua

(AP Photo/Amir Shah)
Un attentatore suicida ha attaccato a Kabul un convoglio Nato, al suo passaggio a poca distanza dal Parlamento.
“Il convoglio Isaf stava passando quando il suicida l’ha attaccato”, ha detto un ufficiale di polizia.
Il bilancio è di almeno 20 morti tra civili afghani e soldati stranieri. FOTO

Gino Strada a Kabul (AP photo)
DIARIO DAL WEB - Il 18 aprile i tre operatori di Emergency Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani sono stati liberati perché riconosciuti innocenti. Contemporaneamente, il National Directorate of Security (Nds) -servizi di sicurezza afghani- ha annunciato il rilascio anche per cinque dei sei operatori afghani della Ong fermati sempre l’11 aprile presso l’ospedale di Lashkar-gah.
A nove giorni dall’annuncio della liberazione imminente, gli operatori afghani sono invece ancora rinchiusi in una struttura dell’Nds a Kabul. Continua


di Giovanni Porzio
Due edifici contigui ai lati della carreggiata che sfiora le colline a nord-est di Kabul. Costruiti con un finanziamento della cooperazione italiana, i centri di detenzione minorile e femminile sono il fiore all’occhiello del sistema carcerario afghano: campi di pallavolo, asilo, corsi di computer. Niente a che vedere con le celle di altre carceri dove i reclusi bivaccano senza alcuna speranza di riveder le stelle. Dai racconti dei prigionieri emerge una realtà agghiacciante, specchio di una società arcaica che a 9 anni dal crollo del regime del mullah Omar non sembra avere fatto alcun progresso nella sfera dei diritti civili. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

i volti dei tre operatori arrestati alla manifestazione di Emergency. Credits:LaPresse
Tornano con un aereo speciale messo a disposizione dalla Farnesina. Tornano dopo sette giorni da incubo durante i quali non sapevano quale sarebbe stata la loro sorte. Continua

Soldati italiani a Kabul (Foto: Lapresse)
Anche Allah creò il mondo in sette giorni e sembrava tutto perfetto. In mano però gli era rimasto un pezzettino di terra. Lo buttò sul pianeta e nacque l’Afghanistan. Questa antica credenza, ripetuta in ogni colloquio dai vecchi afghani, non la dimenticherà mai. L’agente segreto italiano spedito a Kabul dopo l’11 settembre 2001 sapeva di essere sbarcato in un paese astruso, popolato da tante etnie diverse, da tribù gelosissime dei loro codici d’onore, da clan perennemente in guerra, da signori della droga che dominano l’economia reale. Continua
- pbuo
- Venerdì 19 Marzo 2010
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