
28 gennaio 2012, contro il World Economic Forum a Davos (Ansa/EPA/Laurent Gillieron)
A vederle così, sempre mezze nude, con il seno al vento, si farebbe fatica a credere che il motivo delle loro chiassose manifestazioni è battersi contro il turismo sessuale, soprattutto, e contro il sessismo e le discriminazioni sociali.
“Le donne non sono mercanzia”, urlano a Kiev ma anche in lungo e largo per l’Europa le attiviste ucraine di Femen, e intanto mettono in mostra la loro “merce”. LE FOTO

(Credits: Epa/Sergey Dolzhenko)
I giudici di Kiev hanno preso una decisione: Yulia Tymoshenko, l’ex premier e leader della Rivoluzione Arancione, ha abusato del suo potere quando guidava il Paese, siglando accordi per il gas con la Russia che si sono rivelati pesantemente iniqui per l’Ucraina. Non è chiaro, però, se la Tymoshenko sia realmente colpevole. Continua
La tensione tra Russia e Stati Uniti? E’ destinata a crescere. Le accuse di Vladimir Putin di un coinvolgimento americano nell’attacco georgiano contro l’Ossezia del Sud ? Un messaggio del Cremlino a John Maccain: non ti sognare di seguire la strada del tuo predecessore contro di noi, nel caso in cui fossi eletto alla Casa Bianca. Il prossimo obiettivo (politico, non militare) di Mosca ? L’Ucraina, ovviamente. Robert McMahon, giornalista, è il vicedirettore della rivista web del Council of Foreign Affairs, una delle più importanti istituzioni mondiali nel campo dell’analisi della politica internazionale. Da Washington, ora Mcmahon, dopo anni sul campo nell’Europa Orientale, monitora tutte le mosse di Mosca. E non è sorpreso della piega presa dagli avvenimenti.
“Siamo in una fase veramente calda - dice Robert McMahon. L’intervista alla Cnn, durante la quale Vladimir Putin ha accusato l’amministrazione Bush di aver spinto la Georgia contro l’enclave osseta per facilitare la campagna elettorale del candidato repubblicano è una pietra miliare del nuovo corso dei rapporti con la Russia. Con quelle parole siamo tornati indietro di almeno 15 anni. Se poi, le sommiamo ai movimenti delle navi militari di entrambe le potenze nel Mar Nero, be’… il panorama è veramente fosco. Ma c’è la possibilità di tornare ad usare toni amichevoli, anche se io scommetterei sull’aumento della tensione nelle prossime settimane”.
Una parvenza di dialogo comunque rimane. Una comunicazione aspra, in ogni caso. Che è fatta di messaggi distensivi accanto a chiusure nette. Il giornalista del C.F.A. racconta un paio di esempi. Ieri, nel vertice del Gruppo di Shangai - che include oltre la Russia, anche la Cina e e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, dopo aver incassato l’appoggio dei paesi membri alla sua azione militare in Ossezia, la Russia si è dimostrata disponibile con l’Occidente e ha deciso di non impedire il passaggio sul suo territorio del materiale militare destinato alle truppe Nato in Afghanistan. Una mano tesa a Washington. Ritirata poche ore più tardi quando il ministro degli esteri russo Andrei Nesterenko ha minacciato conseguenze irreversibili nelle relazioni con l’Alleanza Atlantica dopo che il Consiglio della Nato ha condannato il riconoscimento moscovita di Abkhazia e Ossezia del sud. Un altro schiaffo dell’Orso Russo.
Che non si accontenterà di annettersi di fatto le due repubbliche ribelli georgiane. “Nell’agenda di Mosca, ora, al primo posto c’è l’Ucraina. Secondo molti osservatori - e io concordo con loro - se la Georgia è importante per Mosca, Kiev è fondamentale dal punto di vista strategico. Lì, nella penisola della Crimea ci sono le basi militari navali russe. L’Ucraina è la porta verso l’Europa occidentale, da lì passano i gasdotti e gli oleodotti diretti verso il Vecchio Continente. Lì, inoltre, abitano una ventina di milioni di persone originarie della Russia, come ha ricordato qualche giorno fa il Presidente Dmitri Medvedev. Anche Kiev ha chiesto di entrare nella Nato. La Georgia è stato un durissimo segnale di avvertimento nei confronti della dirigenza ucraina. Mosca vuole condizionare la politica di Kiev.”
Dopo questa escalation, la Casa Bianca vorrebbe isolare il più possibile Mosca. Ma, i partner europei sono restii a usare metodi duri con un paese - la Russia - ha il coltello dalla parte del manico, se si pensa alla questione energetica. Oggi, Parigi ha fatto sapere che nel vertice straordinario dei capi di stato e di governo della Ue che si tiene lunedì a Bruxelles non verranno adottate provvedimenti contro Mosca. ‘L’ora delle sanzioni non è arrivata”, hanno affermato le fonti dell’Eliseo. E ‘questa la dimostrazione di una divisione tra Usa e Europa sulla politica da adottare con la Russia ? “Al di là della retorica sull’unità, io penso che gli interessi europei nei rapporti con Mosca siano troppo importanti e delicati per accettare le richieste di Washington - afferma Robert McMahon. “Casa Bianca dice : cacciamo fuori i russi dal G8, ma la Germania risponde: aspetta un attimo, quello che è successo in Georgia è stato molto grave, ma noi non vogliamo arrivare ad una rottura con loro.” Vediamo come si comporterà Nicolas Sarkozy. La Francia è presidente di turno dell’Unione Europea. “Ma George W. Bush, nonostante tutte le dichiarazioni di simpatia da parte sua, non deve aspettarsi molto dalla Ue, per ora. E probabilmente anche in futuro” - chiosa il vice direttore di Council of Foreign Affairs.

A meno di 24 ore dall’inizio del vertice annuale della Nato (in programma a Bucarest dal 2 al 4 aprile), il nuovo atlantismo franco-americano auspicato dal presidente Sarkozy nel maggio scorso, quando entrò all’Eliseo, si è già squagliato sullo scoglio dell’ingresso nell’Alleanza atlantica di Ucraina e Georgia, fino al 1989 nell’orbita sovietica. Il presidente americano, in visita a Kiev, si è detto favorevole a una Nato che sposti il suo baricentro verso Est e comprenda (attraverso il programma di preadesione MAP) anche Georgia e Ucraina, mentre François Fillon, il primo ministro francese, ha già annunciato che voterà contro a un eventuale allargamento a est dell’Alleanza che crei le premesse di una frizione strategica con il Cremlino. Che, tramite il viceministro degli Esteri Grigori Karasin, ha fatto sapere a Washington che un eventuale avvicinamento di Kiev alla Nato “influirà in modo negativo sul sistema di sicurezza europeo”. Un ammonimento che cade alla vigilia di un vertice a 26 dove vige il principio dell’unanimità e dove, accanto alla questione della pre-adesione di Kiev e Tbilisi, si parlerà della questione dell’estensione dello scudo anti-missile a Est, dell’impegno di lungo periodo della missione Isaf in Afghanistan e del possibile veto greco a un eventuale ingresso della Macedonia.
Il videoservizio Ansa
A stemperare le probabili divergenze tra Alleati, con Usa e Canada che spingono per l’allargamento e francesi, tedeschi, spagnoli e italiani che frenano, ci sarà il capitolo afghano: Parigi, che schiera oggi 1600 soldati, ha già promesso altri mille uomini all’Isaf (che oggi conta 47 mila uomini provenienti da 39 Paesi) che saranno schierati a sud a fianco del Canada.
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C’è un futuro per la Nato?
Il video-servizio di Russia Today (in inglese)

Domenica 30 settembre l’Ucraina va alle urne per eleggere il parlamento (Verhovna Rada). Si tratta di elezioni anticipate determinate dallo scioglimento del Parlamento deciso dal presidente ucraino Viktor Yuscenko lo scorso 2 aprile. Inizialmente Yuscenko ha firmato un decreto che prevedeva le elezioni parlamentari per il 24 maggio, poi spostate al 24 giugno (perché il Parlamento e il Governo ucraino hanno giudicato il decreto anticostituzionale e hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale) e infine al 30 settembre, dopo un triplice accordo sulle date tra presidente, capo del governo e parlamento.
Ciò che ha portato alla dissoluzione del Parlamento è stata una battaglia di potere lunga otto mesi tra il Presidente e il Parlamento. Le continue battaglie interne tra l’Alleanza di Unità Nazionale e l’opposizione si sono concretizzate spesso nel boicottaggio delle sessioni plenarie del Parlamento (leggi anche: Ucraina, le tappe della crisi). Due mesi fa è partita una campagna elettorale considerata da tutti come la più sporca e populista di tutti i tempi.
Il Partito delle Regioni del premier Viktor Yanukovich è favorito, ma Yanukovich ha dichiarato qualche giorno fa che non si presenterà alle elezioni se non finiscono le provocazioni. Piovono critiche e lamentele da tutte le parti. Secondo alcuni osservatori, per esempio, le liste elettorali non conterrebbero molti degli aventi diritto e in compenso comprenderebbero persone decedute o semplicemente inesistenti. Fino ieri si potevano denunciare le irregolità, adesso invece le liste sono congelate.
Pare poi esserci un altro “giallo-avvelenamento”. Il Ministro dell’interno, Vasily Tsushko, candidato dei Socialisti, ha dichiarato che è stato avvelenato con teofilina, un medicinale che preso in grande quantità diventa veleno. Alla fine di maggio Tsushko era stato ricoverato dopo uno strano infarto, e successivamente portato in una clinica in Germania. Pare che i risultati delle analisi confermino l’ipotesi di un possibile avvelenamento.
Ci sono tre blocchi forti che corrono domenica per le elezioni: il Partito delle Regioni del Premier, Nostra Ucraina del Presidente Yucsenko e il Blocco di Yulia Timoscenko, protagonista della rivoluzione arancione. Alcuni osservatori reputano comunque queste elezioni una prova generale delle presidenziali di fine 2009 e una possibile dimostrazione della debolezza dell’attuale presidente.
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Ucraina: i protagonisti delle elezioni - I partiti in corsa per le elezioni - Le tappe della crisi
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