Evo Morales (al centro), presidente della Bolivia
Non sono bastate le polemiche sui gruppi dedicati a Totò Riina o agli stupri collettivi perché Facebook, il social network più in voga del momento, fondato nel 2004 dallo statunitense Mark Zuckerberg, con 150 milioni di iscritti in tutto il mondo, vigilasse in modo più rigoroso all’interno di quella grande piazza virtuale che è. Adesso è dovuta addirittura intervenire la prestigiosa agenzia di notizie statunitense Associated Press per denunciare e far chiudere un gruppo aperto nell’agosto del 2008, il ”Colecta Mundial pa’ contratar a un francotirador que liquide a Evo Morales”, ovvero il gruppo per raccogliere nel mondo fondi per assoldare un killer che faccia fuori Evo Morales. Nel mirino, insomma, stavolta è finito il presidente della Bolivia, Evo Morales appunto, reduce dal referendum costituzionale di domenica scorsa in cui ha vinto seppure con uno scarto non eclatante. Il gruppo in questione, arrivato ad avere 8069 membri, è stato creato da un ventenne boliviano, Hony Piérola, che ha subito messo le mani avanti dichiarando che da parte sua non c’era stata nessuna intenzione cattiva ma solo tanta ironia verso un Presidente che secondo il giovane “non ha colpa se è nato così imbecille”.
A permettere tecnicamente la chiusura del gruppo sono stati 497 messaggi postati dai membri in cui di ironia non c’era proprio nulla, piuttosto incitazione all’odio e alla violenza, in chiara violazione dei principi del social network. Come nel caso di un post, datato 10 agosto, in cui qualcuno aveva scritto “non sono d’accordo sul farlo fuori a colpi di pistola. Piuttosto bisognerebbe torturarlo e farlo soffrire come sta facendo indirettamente con molti boliviani”. Dopo la denuncia di Associated Press il gruppo è stato immediatamente chiuso, con le scuse dei vertici di Facebook : “Abbiamo uno staff multilingue-fanno sapere dagli Stati Uniti-stiamo cercando di migliorare la nostra capacità di controllo e di scrematura”.

Di Gian Antonio Orighi
L’ultimo assassinio è del 17 marzo. Il ventesimo avvenuto quest’anno nella regione di Madrid. Il colombiano Juan David Rodríguez è stato ucciso nella sua auto nel quartiere di Barajas. Per terra, sette proiettili 9 millimetri parabellum. Un assassinio chirurgico come quello del connazionale James Bermúdez Ramírez, fatto fuori da due killer in pieno giorno con quattro revolverate. Nel 2007 gli omicidi in Spagna, tra quelli tentati e quelli mortali, erano stati 985. Ma non tutti erano opera di criminali spagnoli. Il tg della tv di stato ha lanciato l’allarme: “Tra il 5 e il 10 per cento degli omicidi sono opera di sicarios, killer a pagamento che vengono dall’estero”.
I reporter di Tve-1 hanno scoperto che per contattare un “asesino a sueldo” basta cliccare le due parole su internet. Il prezzo è irrisorio: si parte dai 6 mila euro, più le spese di viaggio. Dopo la prima email i contatti arrivano via cellulare. “Non uccidiamo né politici né giornalisti né gente importante” dice una voce con accento colombiano. “Ci servono tre fotografie della vittima. Una volta confermata l’identità, facciamo partire l’operazione”. Conti alla mano, i sicari sarebbero responsabili di quasi 90 omicidi l’anno.
Nel paese più multietnico d’Europa, con una percentuale di immigrati pari al 9, 9 per cento (4, 5 milioni di persone, di cui i colombiani sono 259 mila), e dove operano, secondo la Policía nacional, 482 gruppi di delinquenza organizzata, di cui il 53 per cento è formato da stranieri, gli asesinos a sueldo arrivano dall’America Latina. Principalmente dalla Colombia. L’11 marzo la Guardia civil ha sgominato una banda composta da 13 persone, 12 delle quali di Bogotà, che aveva fatto fuori un connazionale a Cuenca. Criminali legati al traffico della cocaina e ai paramilitari della Auc, i famigerati squadroni della morte delle Autodefensas unidas de Colombia. “Non ci sono dati statistici dei sicari. È difficilissimo scoprire se un omicidio è dovuto a un regolamento di conti tra bande rivali o è su incarico. Comunque, il conteggio di Tve-1 ci sembra fantasioso” commenta con Panorama un’autorevole fonte della Policía nacional. Va detto però che l’accusa della tv di stato disturba i lusinghieri risultati delle forze dell’ordine: dal 2002 al 2007, gli omicidi sono diminuiti del 20 per cento.
Che i killer lampo siano una realtà lo dimostra un accordo stipulato con la Guardia civil il 18 febbraio, in Colombia, dal direttore della Policía nacional, Joan Mesquida. Uno dei punti è proprio “il potenziamento della prevenzione degli assassinii su commissione”. Madrid e Bogotà si scambieranno agenti che cercheranno di individuare i criminali in aeroporto prima della partenza. “I poliziotti colombiani daranno la caccia ai sicari in Spagna, tema che preoccupa le nostre forze dell’ordine” sintetizza El Mundo.
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