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Battisti estradato a meno che Lula per motivi di salute …

Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
Cesare Battisti, l'ex terrorista rosso, sarà estradato

Cesare Battisti sarà estradato ma l’ultima parola spetta a Lula

Battisti sarà estradato in Italia. La telenovela dell’ex terrorista rosso è finita.

Adesso solo Lula può evitare l’estradizione a Battisti. Continua

Caso Battisti: telenovela continua

Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.

Cesare Battisti

Per la seconda volta in due mesi è stato rinviato a data da destinarsi il voto del Supremo Tribunale Federale (STF) per l’estradizione dell’ex terrorista scrittore Cesare Battisti. Continua

America Latina: Lula (ed Uribe) verso un terzo mandato?

Il presidente Lula e il quello venezuelano Uribe

Luiz Ignacio Lula da Silva potrebbe continuare ad essere il presidente del Brasile anche dopo il 31 dicembre 2010 quando finirà il suo secondo mandato. Certo, con la costituzione attuale l’ex sindacalista non può concorrere alle elezioni del prossimo anno. Inoltre lui ha ripetuto più volte, anche nelle ultime ore, di non pensare ad un terzo mandato consecutivo. Infine Lula e il suo Partito dei lavoratori (PT) appoggiano da mesi come candidata perfetta per la successione Dilma Rousseff, attuale ministro della Casa Civil, la carica politicamente più rilevante in Brasile dopo quella del presidente.

Ieri, tuttavia, due fatti nuovi hanno rimesso rilanciato con forza la candidatura di Lula. Da un lato la notizia che entro fine maggio il deputato Jackson Barreto del Pmdb, il partito più forte (dopo il PT) della coalizione di governo, presenterà in Parlamento una proposta di emendamento costituzionale affinché Lula possa partecipare alle elezioni dell’ottobre 2010. Se passerà l’emendamento alla Costituzione in Parlamento, a settembre di quest’anno si terrà un referendum popolare che dovrà ratificarlo.

Dall’altro lato, martedì, la candidata designata Dilma è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Sirio Libanês di San Paolo a causa di dolori lancinanti alle gambe. A fine aprile la stessa Rousseff aveva annunciato che i medici le avevano asportato un tumore all’ascella e che si sarebbe sottoposta a una chemioterapia di quattro mesi per curare un linfoma contro cui sta lottando. Il ricovero di ieri ha fatto aumentare le voci sullo stato di salute di Dilma e più di un analista si è chiesto se non sia il caso di interrompere la sua attività politica, compresa la faticosissima corsa alla presidenza, sino alla fine del trattamento chemioterapico. Barreto esclude però in un’intervista al portale Terra che la sua richiesta per un terzo mandato di Lula sia da ricollegare allo stato di salute di Dilma, lui l’ha giustificata come una “richiesta della sua base elettorale”. Di certo c’è, comunque, che il nome di Lula torna in pista per le elezioni del prossimo anno anche se lui lo esclude ancora una volta proprio mentre ieri in Colombia il Senato approvava un referendum che, se approvato, consentirà anche ad Alvaro Uribe di ricandidarsi per la terza volta di fila alla presidenza. La speranza di tutti comunque, in Brasile e all’estero, è che Dilma superi velocemente le difficoltà del momento e sia lei ad affrontare chi tra José Serra e Aecio Neves sarà il candidato dell’opposizione nell’ottobre del prossimo anno.

Cesare Battisti cambia avvocato (e strategia difensiva)

Cesare Battisti

Passaggio di consegne in Brasile tra gli avvocati difensori di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) ora in carcere vicino a Brasilia. Si fa, infatti, da parte, anche se formalmente rimane nel team di difesa, Luiz Eduardo Greenhalgh, ex deputato nonchè tra i fondatori del PT, il Partido dos Trabalhadores del presidente Lula. Entra invece in scena, assumendo il comando della difesa e, dunque, decidendone pienamente la strategia, uno dei più famosi avvocati costituzionalisti del paese verde-oro, Luís Roberto Barroso. L’annuncio è stato dato ufficialmente proprio da Barroso e ritrasmesso da tutti i più importanti media brasiliani.

L’obiettivo è chiaro. La sostituzione mira a riportare il caso Battisti da un piano che ormai era diventato meramente politico ad uno prettamente legale. “Non è in gioco la simpatia o antipatia che si può avere per il ministro brasiliano della giustizia o per Berlusconi- ha dichiarato Barroso alla stampa brasiliana- stiamo parlando di una vita di una persona e dei suoi diritti”. Il caso Battisti, a cui il ministro della giustizia Tarso Genro lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico, era ormai giunto ad un punto di stallo, in attesa della decisione definitiva del Supremo Tribunale Federale brasiliano sulla richiesta di estradizione presentata dall’Italia. Giocare la carta Barroso significa adesso per Battisti la possibilità di sgonfiare l’attenzione mediatica con relative polemiche politiche e riconfigurare completamente la strategia di difesa. “Non solo voglio dimostrare - ha concluso Barroso- che la concessione dello status di rifugiato politico è legale ma anche sollevare seri dubbi attraverso prove obiettive sulla partecipazione di Battisti ai quattro omicidi di cui è accusato”. A Barroso del resto non manca la grinta visto che è diventato in famoso in Brasile per le sue posizioni e i processi a favore della ricerca sulle staminali e dell’aborto in caso di feti anencefali. .

Battisti? Di sicuro resta in carcere sino a maggio, poi si vedrà

Cesare Battisti

Slitta ancora il giorno del giudizio per Cesare Battisti, l’ex terrorista scrittore in carcere in Brasile dal maggio del 2007 al quale il ministro verde-oro della Giustizia Tarso Genro ha concesso lo status di rifugiato politico lo scorso 13 gennaio e di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione. “Il suo caso sarà discusso a maggio”, ha infatti rivelato ieri alla stampa Gilmar Mendes, il presidente del Supremo Tribunale Federale (STF), ovvero la massima autorità giuridica brasiliana che dovrà decidere se restituire o no Battisti alla giustizia italiana.

Il 3 marzo, metà marzo, aprile, adesso maggio. In realtà nessuno in Brasile sa quando il caso dell’ex terrorista dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), il più spinoso tra le 69 richieste di estradizione al vaglio del STF, verrà giudicato. Anche perché tutto indica che l’obiettivo di Brasilia è quello di far scemare l’attenzione dei media, soprattutto quelli italiani, su una vicenda che ha prodotto una crisi diplomatica senza precedenti  e che ha messo in grave imbarazzo il governo Lula.

Ciò che è certo è che sino a quando il Supremo Tribunale Federale non si esprimerà Cesare Battisti rimarrà in carcere. In un parere reso pubblico lunedì 6 aprile, il procuratore generale della Repubblica Antonio Fernando de Souza ha infatti espressamente raccomandato che l’ex terrorista scrittore resti in carcere sino al giudizio del STF. Una risposta chiara all’ennesima richiesta degli avvocati di Battisti, la sesta in circa tre mesi, di liberare il loro assistito, questa volta perché i reati da lui commessi sarebbero prescritti. Nel suo parere, invece, de Souza scrive che i quattro omicidi per i quali Battisti è stato condannato in Italia non sono prescritti e, dunque, deve rimanere in carcere.

Brasile: il presidente Lula diventa un film

Brasile

Le grandi multinazionali, dalla Nestlè all’Embraer fino  alla Wolkswagen, finanziano Luiz Inácio Lula da Silva. Stavolta, però, non il presidente brasiliano ma il film a lui dedicato, “Lula, il figlio del Brasile”, diretto da Fabio Barreto, già candidato al premio Oscar per il miglior film straniero nel 1995, con “Il Quartetto”. La notizia appena uscita in Brasile ha però suscitato un ampio dibattito sul perché multinazionali di questo tipo siano interessate a finanziare e in modo ingente - ciascuna con non meno di 700 mila euro - un film biografico sul presidente brasiliano, dall’infanzia misera nel Nord-est all’inizio della sua carriera, nella periferia di San Paolo durante la dittatura.

Un film la cui uscita mondiale è prevista nel gennaio del 2010, proprio l’anno delle elezioni presidenziali in Brasile. Alcuni esperti sostengono che sia un modo trasversale di finanziare la campagna del Partido dos Trabalhadores, il Pt fondato dallo stesso Lula nel 1980. Sta di fatto che il film, eccezione in Brasile, non ha preso nessuna sovvenzione statale. Ad interpretare Lula un attore sconosciuto dal grande pubblico, Rui Ricardo Diaz, che per adeguarsi alla parte (e al suo sviluppo cronologico)  è dovuto andare in una Spa e dimagrire sette chilogrammi per rappresentare un Lula cresciuto e più “in forma”. In Brasile si parla anche di farne una serie televisiva. Interessante che il film racconterà i retroscena del “presidente dei poveri”. Dal padre alcolizzato, al fratello ammalato di Chagas - una parassitosi che uccide - fino al dramma della sua prima moglie, morta insieme al figlio mentre lo partoriva in un fatiscente ospedale pubblico.

 Il film Quartetto di Fabio Barreto

Battisti: “Il Pm Spataro ha sconfitto il terrorismo con la tortura”

Cesare Battisti

“Torturatore e assassino”. Cesare Battisti definisce così Armando Spataro, il sostituto procuratore della Repubblica che lo ha condannato in Italia per 4 omicidi. L’accusa è stata fatta nel carcere di Papuda in cui l’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il Comunismo) è rinchiuso dal marzo 2007 durante una visita di quattro onorevoli brasiliani, Manuela d’Ávila (PcdoB-Partido Comunista do Brasil), José Nery (Psol – Partido Socialismo e Libertade), José Eduardo Cardoso e João Pedro, entrambi del PT, il partito dei lavoratori di Lula. “È un assassino”, ha dichiarato Battisti, “è un torturatore”. Le dichiarazioni dell’ex terrorista scrittore sono state riportate “in esclusiva” dal sito Vermelho, ovvero in italiano “Rosso”, che in Brasile ha preso le sue difese.

Battisti accusa senza mezzi termini Spataro di aver coordinato un sistema di tortura e repressione vigente a suo dire all’epoca in Italia. Non solo, ha anche sostenuto che i terroristi pentiti si sarebbero pentiti proprio a causa del sistema di tortura messo in piedi da Spataro. Un sistema, ha specificato l’ex terrorista scrittore, pienamente appoggiato da agenti americani che avrebbero addirittura insegnato agli italiani tecniche nuove, tra cui quelle chimiche. Oltre alla nuova lista di accuse Battisti ha ribadito per l’ennesima volta la sua innocenza rispetto ai reati contestatigli.
Altra novità che arriva sempre dal Brasile è “la terza via” proposta dalla giudice Maria Lúcia Karam. Se il Brasile, infatti, opta al momento per la concessione dello status di rifugiato politico mentre l’Italia spinge per l’estradizione, l’alternativa per la Karma sarebbe più semplice. Che il Brasile, cioè, permetta a Battisti di rimanere nel paese concedendogli lo status di residente. Come già accordato ad altri ex terroristi italiani basti pensare ad Achille Lollo, coinvolto nel rogo di Primavalle e latitante, Pietro Mancini, ex militante delle Brigate Rosse al pari di Luciano Pessina, oggi ristoratore. Di tutti l’Italia chiese a suo tempo l’estradizione ma, concedendogli la residenza, il Brasile la negò e, oggi, i tre vivono a Rio de Janeiro, tra il Cristo redentore e la paradisiaca spiaggia di Copacabana.

Le domande a cui Cesare Battisti non risponde

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Cesare Battisti
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Secondo fonti molto affidabili, sia italiane che brasiliane, contattate  da Panorama.it in Brasile, sarebbero abbastanza alte le possibilità che il Supremo Tribunale Federale (STF), la massima carica del giudiziario verde-oro, ribalti la decisione del ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro, che lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista scrittore Cesare Battisti. Una fiducia discreta si respira negli ambienti italiani di San Paolo, Rio e Brasilia anche perché dai corridoi del Supremo cominciano a trapelare le prime indiscrezioni secondo le quali almeno cinque dei dieci ministri che parteciperanno al giudizio sul caso Battisti sarebbero inclini a votare contro Genro e per l’estradizione. I membri del STF sono in realtà undici ma proprio ieri Celso de Mello, il giudice di nomina più antica, ha anticipato che per “motivi personali” si asterrà dal voto, aggiungendo tuttavia che “non ci sarebbe nessuna incoerenza se il Supremo cambiasse quella che sino ad oggi è stata la sua giurisprudenza” e decidesse di “rispondere positivamente alla richiesta di estradizione dell’Italia”.

Non è quindi scontato come pensavano in molti che il Supremo confermi giuridicamente le posizioni  di Genro. In base alle informazioni raccolte nei corridoi del STF, infatti, oggi i cinque nomi favorevoli ad accogliere le richieste italiane su Battisti sarebbero quelli del presidente Gilmar Mendes, del vicepresidente che analizza il caso Cezar Peluso e dei ministri Ricardo Lewandowski, Carlos Alberto Menezes Direito ed Ellen Gracie. All’interno del Supremo la tesi di chi è favorevole a riconsegnare Battisti alle autorità italiane è che in Brasile una legge ordinaria come quella sui rifugiati politici alla quale si è appellato Genro non può togliere la competenza del Supremo Tribunale Federale a giudicare i casi di estradizione in quanto tale competenza è prevista invece da una legge costituzionale. Per ora nulla trapela sull’inclinazione degli altri 5 membri del STF, ovvero Marco Aurélio Mello - nominato dall’ex presidente Collor - Carlos Britto, Joaquim Barbosa, Eros Grau e Carmen Lucia, scelti tutti dall’attuale presidente Lula, mentre a Brasilia il gabinetto del Senatore Eduardo Matarazzo Suplicy, tra i più attivi nella difesa di Battisti, sta cercando di entrare in contatto con il magistrato Ambrogio Spataro, per spiegare “le motivazioni della concessione del rifugio” e dove, sempre secondo lo stesso Suplicy, chi condannò Battisti avrebbe preso lucciole per lanterne. A rafforzare la posizione dell’Italia, nelle ultime ore, ci sarebbero anche una serie di pressanti telefonate a Genro e ad altri membri del governo brasiliano provenienti da ambienti vicini al Partito Democratico, alla Cisl e al Partito dei Comunisti Italiani. Tutte telefonate di persone che in passato aiutarono non poco Lula e il PT da lui fondato nel 1980, tutte molto critiche nei confronti della decisione di concedere il rifugio politico a Battisti. Voci di corridoio, questa volta dal Palazzo, assicurano che in parte queste telefonate avrebbero aperto spiragli anche sul fronte politico della coalizione che appoggia Lula.

Caso Battisti: il partito di Lula serra i ranghi contro l’estradizione

Cesare Battisti

Da San Paolo 

Il partito del presidente brasiliano Lula, il Partido dos Trabalhadores, fa fronte comune sul caso Battisti, diventato ormai un affaire internazionale. E lo fa per mezzo di un comunicato ufficiale che dà pieno appoggio alla decisione del ministro della giustizia Tarso Genro di concedere  lo scorso 13 febbraio  lo status di rifugiato all’ex terrorista dei Pac, i Proletari Armati per il Comunismo, un gruppo dell’ultrasinistra che tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 firmò gli omicidi del macellaio Lino Sabbadin, del gioielliere Luigi Torregiani a Milano, dell’agente della Digos Andrea Campagna.  Nella nota il caso è stato definito di sovranità nazionale, da qui la solidarietà di tutto il partito che riconosce a Genro, tra i fondatori del partito nel 1980, di aver agito in base alla Costituzione federale brasiliana. Una presa di posizione compatta e solidale quella del Pt in risposta alle dichiarazioni del nostro ministro degli Esteri Franco Frattini che ha definito Genro “un politico sudamericano legato alla sinistra radicale”.

Intanto in queste ore il ministro brasiliano ha sostituito Lula all’apertura dell’anno giudiziario, un segnale importante dell’appoggio del Presidente alla questione e, dicono alcuni media brasiliani, una provocazione nei confronti dell’Italia. Parlando con la stampa Genro ha dichiarato che secondo lui il Supremo Tribunale Federale, ovvero la Corte Suprema, non rovescerà la sua decisione. Negli ultimi giorni, infatti, si è discusso se è valida la legge brasiliana che dà all’esecutivo facoltà di concedere o meno lo status di rifugiato politico. A favore di Battisti gioca un illustre precedente, quello di Francisco Cadena alias padre Medina, prete narcoguerrigliero delle Farc, che nel 2007 ha ottenuto lo status di rifugiato politico e che per questo non è stato estradato. Con una differenza sostanziale, però, cioè che per Cadena il CONARE, il Comitato brasiliano per i rifugiati, aveva dato l’ok alla concessione dello status di rifugiato politico mentre per Battisti no. Quanto a Gilmar Mendes, presidente del Supremo Tribunal Federal, ha fatto sapere che la Corte giudicherà il caso Battisti entro l’inizio di marzo.

Intanto non cessa la mobilitazione degli intellettuali brasiliani a favore dell’ex terrorista, tra cui spicca l’ultracentenario architetto ideatore di Brasilia Oscar Niemeyer. E c’è già chi ironizza. Proprio Niemeyer oltre ad aver firmato una petizione insieme ad altri 500 tra artisti, scrittori, filosofi è nell’occhio del ciclone. Il suo progetto di una torre/obelisco per Brasilia è stato infatti bocciato dal sindaco perché considerato inutile. Non solo ma ancora non sono sopite le ire contro di lui per il risultato della Biblioteca Nazionale sempre di Brasilia da lui realizzata. Per un errore di progettazione nelle sale entra troppa luce quindi non si possono conservare i libri se non in forma elettronica.



Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino: Mondadori riporta in edicola una sua testata storica, Epoca: da mercoledì 4 novembre 2009.

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