La giunta militare di Myanmar è pronta ad “azioni estreme”. E la minaccia si sta concretizzando nell’ex capitale Yangon. La polizia ha aperto il fuoco ad altezza d’uomo sui manifestanti nel decimo giorno consecutivo di protesta contro la giunta.
Un fotografo giapponese è stato ucciso nei pressi della pagoda di Sule, uno dei fronti della protesta, dove i manifestanti erano diretti, cantando l’inno nazionale e inneggiando al generale Aung San, eroe dell’indipendenza e padre della leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, da anni agli arresti domiciliari.
Nella stessa zona i militari hanno fatto irruzione nell’hotel Traders per smascherare giornalisti stranieri entrati con visto turistico. Spari sono stati uditi anche nelle vicinanze della stazione ferroviaria della ex capitale mentre le reti televisive controllate dalla giunta trasmettono soltanto musica, inframezzate da proclami sull’illegalità della protesta.
È stato lo stesso ministero degli Esteri birmano a informare poi le autorità giapponesi della morte di diverse persone nella proteste odierne, dopo aver confermato il decesso della vittima nipponica.
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- Giovedì 27 Settembre 2007
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