Archivio per il tag “media-stranieri”

Chi ha paura di Facebook? L’Iran

Mahmoud Ahmadinejad

In questi giorni le autorità di Teheran filtrano l’accesso a uno dei più cliccati siti della Rete: Facebook. Motivo? Le imminenti elezioni presidenziali del 12 giugno. Secondo analisti e stampa internazionale, i blog e i social-network (come appunto Facebook) sono diventati i mezzi più influenti per sensibilizzare le giovani generazioni in vista della prossima chiamata alle urne. E questo il principale leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi, lo sa bene. Stando a quanto ha scritto il Los Angeles Times nel suo blog Babylon and Beyond, Facebook sarebbe uno tra i siti che più sta spingendo per l’elezione di Mir Hossein Mousavi, il più liberale tra i candidati che potrebbero scalzare l’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad. Il Guardian cita invece Mohammed Ali Abtahi (un ex vicepresidente che sostiene la candidatura del moderato Mahdi Karroubi) che dice: “Facebook è oggi una delle poche fonti che i giovani iraniani possono usare per comunicare”. Da qui i timori di Tehran per come il sito potrebbe influenzare il voto dei ventenni.

Sudamerica: presunti abusi di stampa
Il presidente venezuelano Hugo Chavez e il suo collega equadoriano Rafael Correa non amano la stampa indipendente. “Disinformano e attaccano i governi democraticamente eletti”, dicono i due leader sudamericani. E così, questo fine settimana nel corso di un incontro latinoamericano sulle politiche energetiche, i due presidenti hanno annunciato di voler creare a breve un organismo transnazionale che tenga sott’occhio la stampa che “non rispetta” il lavoro del governo. Rafael Correa pare essere quello più risoluto nel combattere i media d’opposizione. Ha infatti annunciato di voler proporre all’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur, ente di cui assumerà la presidenza da giugno) l’istituzione di “un organismo che difenda i cittadini e i governi legittimamente eletti dai casi di abuso della stampa”. L’idea è piaciuta anche a Hugo Chavez, che ha subito assicurato al collega ecuadoriano il supporto del suo governo. “L’Ecuador può contare sull’appoggio del Venezuela nella lotta interna contro questo fenomeno fascista”, ha detto il leader di Caracas.

La Tv curda torna in Germania
È stato uno smacco per la Turchia la sentenza di un tribunale di Lipsia. In settimana i magistrati della città tedesca hanno annunciato che Roj TV (la contestata emittente curda che a detta di Ankara diffonde messaggi violenti del Partito del lavoratori curdi PKK e incita il terrorismo) potrà continuare a trasmettere in Germania (terra dove risiedono almeno 2,5 milioni di turchi e 500mila curdi). La vicenda di Roj TV e dei tentativi turchi di cancellarla dal panorama tedesco risale al giugno 2008, quando il ministero degli Interni di Berlino l’aveva dichiarata illegale per i suoi legami con il PKK, un’organizzazione politica vietata in Germania. Il tribunale di Lipsia ha però rivisto le posizioni del ministero e ha dichiarato che finché non ci sarà un processo l’emittente potrà continuare a trasmettere.

I piani di Google per salvare il New York Times

Il re dei motori di ricerca della Rete, Google, si starebbe dando da fare per tentare di limitare i danni che la crisi sta infliggendo al New York Times. Stando al Business Insider, un web magazine americano che copre il mercato finanziario e le grandi corporation a stelle e strisce, il presidente del NYT in persona, Arthur Sulzberger, sarebbe andato al quartier generale di Google, in California. Motivo della visita, secondo una fonte non citata dal Business Insider, sarebbe un piano per dar vita a una collaborazione tra il quotidiano e uno tra i più cliccati siti della Rete. Secondo il web magazine, sarebbero già state prese in considerazione alcune forme di collaborazione che prevedono la condivisione degli introiti pubblicitari ogni volta che il motore di ricerca rimanda a siti con contenuti del New York Times abbinati a pubblicità di Google. In altri casi, Google starebbe valutando la possibilità per far sì che se un blog o un sito ripropone i contenuti del New York Times, anche quei messaggi pubblicitari legati ai contenuti riproposti dal sito o dal blog vengano di nuovo resi visibili. Il Business Insider ha comunque precisato di non avere idea al momento di come o quando queste forme di collaborazione prenderanno forma.

La campagna acquisti del Figaro
Il gruppo transalpino Le Figaro si espande. Lunedì 18 maggio il colosso francese ha comunicato l’acquisto della casa editrice Le Particulier. La notizia non giunge però inaspettata. Erano infatti già un paio di settimane che i media locali parlavano delle trattative tra le due società. Con questo acquisto, il Figaro si assicura quindi il controllo di quattro pubblicazioni: Le Particulier, Le Particulier Pratique, Le Particulier Immobilier e La Lettre des Placements più il sito leparticulier.fr. Fondata nel 1949 da Michel Druon e diretta in seguito dalla sua famiglia, la casa editrice conta un portafoglio di 450mila abbonati e di oltre due milioni di lettori.

Con Twitter semina il panico. E la polizia lo arresta
E’ successo in Guatemala. Un fan di Twitter, il popolare social network tanto usato per inviare messaggi istantanei, è stato arrestato dalla polizia per avere “provocato panico finanziario”. Stando a quanto ha riportato il Guardian, il 37enne guatemalteco Jean Anleu Fernandez avrebbe spedito a più non posso un messaggio in cui invitava gli innumerevoli destinatari a togliere il più in fretta possibile i propri risparmi da una banca controllata dallo Stato. Secondo i media locali, la decisione dell’aficionado di Twitter sarebbe stata motivata da un oscuro caso di omicidio che vede coinvolta la banca Banrural e che ha causato qualche problema allo stesso governo di Guatemala City. Jean Anleu Fernandez ora si trova in carcere e se vuole finire agli arresti domiciliari deve pagare una cauzione di circa 6500 dollari. La comunità di Twitter ha quindi preso a cuore la vicenda e, sempre secondo il Guardian, già qualcuno si sta dando da fare per organizzare una colletta.

Internet: l’Ue vuole privatizzare l’organismo di controllo

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In materia di Internet governance, l’Unione europea ha un obiettivo da qui alla fine di settembre: fare pressioni per rivedere l’organizzazione della Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (altrimenti nota come Icann). Stando a quanto ha detto Viviane Reding (commissario Ue per la società dell’informazione e i media) è ora che l’organismo che assegna i domini tipo .com, .net, .org e via dicendo diventi un autentico ente autonomo e indipendente. Di fatto, l’ICANN è una organizzazione no profit fondata nel 1998 ma che opera sotto il controllo del dipartimento del commercio statunitense. Questo al commissario dell’Unione europea non va proprio a genio. Comunque, alla fine di settembre scade il contratto che lega l’Icann all’istituto americano. “Questo apre delle possibilità per una totale privatizzazione dell’ente a partire dal primo ottobre”, ha detto la signora Reding. In un messaggio del 4 maggio rivolto al presidente statunitense Barack Obama, il commissario Ue ha quindi chiesto la collaborazione per dar vita a un nuovo istituto di controllo, “più trasparente, più responsabile, più democratico e più multilaterale”. Insomma, come ha scritto Libération il 9 maggio, il messaggio che il commissario Ue ha mandato al presidente Usa può essere riassunto con due parole: Yes, Icann.

Il risparmio secondo Le Figaro
In tempo di crisi è imperativo risparmiare. E così Le Figaro si è inventato una soluzione piuttosto insolita. In settimana il quotidiano francese ha fatto sapere che d’ora in avanti non pubblicherà più in occasione delle più importanti festività. Nello specifico, Le Figaro non sarà più in vendita in edicola il 25 dicembre, il primo gennaio e il 15 agosto. Un portavoce del foglio transalpino ha però sottolineato che se la direzione lo riterrà necessario, il quotidiano potrà comunque pubblicare in queste giornate (ad esempio nel caso di grossi avvenimenti nazionali o internazionali che richiedono una adeguata copertura). La scelta del Figaro non è però nuova in Francia. Altri quotidiani, come La Croix, L’Humanité, Les Echos e La Tribune, da tempo non escono in occasione delle principali festività.

Murdoch: basta leggere le news a scrocco, ora si paga

Il magnate dei media Rupert Murdoch ha intenzione di far pagare ciò che pubblica in Rete. Solo un anno fa il presidente di News Corp. aveva annunciato al mondo l’intenzione di rendere completamente gratuito il sito di una delle sue ammiraglie: il Wall Street Journal. Ora frena. Anzi, fa marcia indietro e fa sapere che a breve la consultazione di parte del sito sarà a pagamento. La formula prevista è quella del “micropagamento”. Ossia un obolo versato per accedere a un articolo una sezione particolare. Il direttore generale del quotidiano finanziario, Robert Thomson, lunedì 11 maggio ha fatto sapere che entro l’autunno sarà presentato un nuovo “e sofisticato” servizio di pagamenti. Il sistema è stato pensato per quei lettori che si collegano al sito di tanto in tanto e che ovviamente non hanno nessuna intenzione di pagare un abbonamento annuale di 100 dollari. Secondo la stampa a stelle e strisce, l’iniziativa del Wall Street Journal è un esperimento che, se funzionerà, potrà essere allargato ad altre testate globali del gruppo, come il Sun, il Times, il New York Post.

Giornali USA, quanto vendono in piena crisi. Sorpresa dal WSJ

Nytimes

Sono usciti i dati dell’Audit Bureau of Circulations sulle vendite dei quotidiani statunitensi nel periodo ottobre 2008 - marzo 2009 (quello nero, dal punto di vista finanziario). Come tutti si aspettavano, gli analisti hanno confermato un tracollo generale della distribuzione. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in media il calo si è attestato al 7,1 percento. Non tutti i giornali hanno però accusato il colpo alla stessa maniera. Tra i primi cinque fogli più venduti, solo USA Today (il più letto in assoluto con oltre 2,1 milioni di copie smerciate) ha fatto peggio della media registrando un secco meno 7,46 percento. Ottimo invece (vista la congiuntura economica) il risultato del secondo in classifica, il Wall Street Journal, che con oltre due milioni di copie distribuite ha incrementato le vendite dello 0,6 percento. Ma ecco la classifica e i dettagli dei primi cinque più letti: Usa Today (2.113.725 copie vendute, -7.46%); Wall Street Journal (2.082.189 copie, + 0.61%), New York Times (1.039.031, -3.55%); Los Angeles Times (723.181 copie, -6.55%); Washington Post (665.383 copie, -1.16%). Per vedere poi la classifica dei 25 quotidiani più letti, clicca qui.

France 24 parla sempre più in arabo
Da lunedì 27 aprile un’altra emittente di sole news rafforza la sua programmazione in lingua araba. Si tratta di France 24, la tv francese voluta nel 2006 dall’ex presidente Jacques Chirac per contrastare il dominio delle due super-emittenti anglofone (BBC e Cnn). Fino a ieri la tv transalpina trasmetteva per quattro ore al giorno in arabo. Adesso manda in onda programmi e commenti per una decina di ore al giorno. I piani, stando a quanto aveva dichiarato qualche tempo fa l’amministratore delegato Alain de Pouzilhac, sono però più ambiziosi. Nel 2007 il manager aveva infatti detto che entro la fine del 2008 l’emittente avrebbe parlato arabo 24 ore al giorno. Un po’ di ritardo, quindi.

Madoff e il crac finanziario, arriva il film
Con il suo buco di 50 miliardi di dollari è stato uno dei responsabili del colossale tracollo della finanza americana (e quindi mondiale) degli ultimi mesi. Adesso Hollywood gli dedica un film. Stando a quanto ha scritto The Insider , sono almeno tre settimane che il regista Edmund Druilhet starebbe lavorando alla produzione di un film sulla vita dell’ex finanziere Bernard Madoff (ora in carcere). Secondo la rivista statunitense, il lungometraggio si intitolerà “Madoff: Made Off With America” e ripercorrerà la vita dell’uomo d’affari dagli anni dell’infanzia fino al giorno dell’arresto. Stando poi a un’intervista pubblicata sul sito, il regista avrebbe già identificato l’attore ideale per il ruolo di Mister Madoff: Dustin Hoffman.

Più diversità per i media francesi, s’il te plaît

In un Paese multietnico come la Francia, le minoranze sono ancora troppo poco rappresentate dai media locali. Questo è quanto emerge da recenti indagini dell’ “Observatoire de la diversité dans les médias”. E così in settimana Bernard Spitz, consigliere di Stato incaricato di vigilare sugli Stati generali della stampa transalpina, ha annunciato per venerdì 17 aprile l’istituzione di una commissione sui media e la diversità. A presiedere il gruppo sarà Yazid Sabeg, commissario per un istituto preposto a garantire in patria la parità di opportunità. Stando a quanto ha scritto la stampa francese, da qui a tre mesi la commissione dovrà rispondere al presidente Nicolas Sarkozy fornendo delle raccomandazioni precise per “rendere la diversità più visibile sui media”. Oltre a Bernard Spitz e Yazid Sabeg, il gruppo sarà composto da una ventina di persone, tra cui alcuni giornalisti come Dominique Gerbaud, caporedattore de La Croix, Slimane Zeghidour, di TV5 Monde, Jeanne-Emmanuelle Hutin, editorialista di Ouest-France o Nordine Nabili, di Bondy Blog. Stando a uno studio dell’organismo transalpino che si occupa di monitorare quanto le diverse etnie siano presenti sui media, alla fine del 2008 in televisione i “non-bianchi” erano ancora sottorappresentati. In proporzione (e come esempio palese) lo scorso anno solo il 14 per cento di nordafricani, asiatici, latini o neri sarebbero stati visibili sui canali televisivi.

La Grande Mela ritrova un quotidiano in spagnolo
Dal 20 aprile New York avrà un nuovo giornale pensato per la numerosa comunità ispanica. Il quotidiano, battezzato “N.Y. al Dia”, è frutto di un’idea degli ex giornalisti di Hoy, il foglio chiuso lo scorso dicembre dall’editore Impremedia per via della crisi. Stando a quanto hanno fatto sapere dalla Grande Mela, il nuovo giornale sarà stampato in formato tabloid, costerà 40 centesimi e sarà distribuito in almeno 1800 edicole. L’iniziativa degli ex di Hoy vuole così contrastare la crisi che di recente ha decimato i “media etnici” negli Stati Uniti. Negli corsi mesi testate etniche come l’Asian Week, il San Francisco Bay View, Siglo21 o il cinese Ming Pao Daily per l’area newyorkese hanno dovuto ridurre le pubblicazioni da quotidiano a settimanale o passare a pubblicare solo online.

UK: Internet privacy a rischio
Il governo di Londra non fa abbastanza per tutelare la privacy dei suoi cittadini. Questo è quanto dice la Commissione europea. Stando a un comunicato reso noto in settimana, l’organismo europeo che ha sede a Bruxelles avrebbe quindi intenzione di aprire un procedimento legale contro l’esecutivo britannico, colpevole di non aver fatto abbastanza per tutelare chi si connette alla Rete. Tutto è nato un paio di mesi fa, quando la Commissione aveva sollecitato il governo di Sua Maestà ad agire in seguito ad alcune lamentele arrivate a Bruxelles per alcuni test fatti dalla società British Telecom di una tecnologia americana conosciuta con il nome di Phorm e utilizzata per spiare e registrare i gusti degli internauti al fine di inviare pubblicità mirate. Le leggi dell’Unione europea stabiliscono infatti che le informazioni personali possano essere utilizzate solo con il consenso dell’interessato. Stando a quanto dice Bruxelles, la tecnologia Phorm (almeno nel modo in cui sarebbe stata usata in Gran Bretagna) violerebbe quindi questo principio fondamentale dell’ordinamento europeo. Da qui la necessità di agire.

Usa, cade l’ultimo tabù: possibile pubblicare le immagini delle bare dei militari morti

Virginia, ottobre 2006: un picchetto di Marines statunitensi saluta il feretro di un militare

Dopo 18 anni (e almeno 5mila morti americani nelle due guerre di Iraq e Afghanistan) negli Usa è caduto un tabù: quello che vietava a televisioni e giornali di pubblicare le immagini delle bare dei militari uccisi in un conflitto. Nei mesi scorsi il presidente Barack Obama aveva annunciato di voler cancellare quel divieto voluto da George Bush senior nel 1991 all’epoca della prima guerra del Golfo. Detto, fatto: ufficialmente dal 6 aprile quel tabù non esiste più. E così nella notte tra domenica e lunedì una quarantina di operatori dei media a stelle e strisce hanno potuto raccontare dalla base di Dover (nel Delaware) il “ritorno a casa” del sergente Phillip Myers, un aviere originario della Virginia ucciso il 4 aprile in Afghanistan. Secondo le nuove disposizioni, per poter mandare in onda o pubblicare le immagini sarà comunque necessaria l’autorizzazione dei familiari. Inoltre, i fotografi non potranno fare uso di flash o di luci che non siano quelle naturali.

La Rete fa bene a chi lavora
Consulti Internet per affari personali mentre sei in ufficio? La tua produttività è più alta del tuo collega che non lo fa. Così almeno la pensano alcuni ricercatori australiani. Stando a uno studio della University of Melbourne, gli impiegati che per rilassarsi si collegano di tanto in tanto a siti come YouTube o Facebook redono in media il 9 per cento in più. Secondo l’autore della ricerca, Brent Coker, dedicarsi a una moderata “workplace Internet leisure browsing” (consultare la Rete per svago sul posto di lavoro) aiuterebbe a mantenere alto il livello di concentrazione.

Egitto: giornalista “ostaggio” in patria
Le autorità egiziane hanno negato l’autorizzazione all’espatrio al caporedattore di un sito della Muslim Brotherhood (il movimento transnazionale musulmano che raccoglie alcuni partiti d’opposizione in vari paesi arabi e che è ben radicato proprio nella nazione nordafricana). La denuncia è stata fatta nel fine settimana dalla Arabic Network for Human Rights Information (ANHRI). Secondo il network arabo, Khaled Hamza, editor del sito in lingua inglese Ikhwanweb, sarebbe stato bloccato all’aeroporto del Cairo prima di imbarcarsi su un volo British Airways diretto a Londra. “Il divieto di viaggiare imposto a Khaled Hamza è arrivato senza una giustificazione legale. Si tratta di una decisione arbitraria presa dal ministero degli Interni”, hanno detto i portavoce della ANHRI.

Download illegale: il Parlamento Ue contro la Francia

Garantire a tutti cittadini l’accesso a Internet equivale a garantire a tutti il diritto all’educazione. Così la pensa il Parlamento europeo. Giovedì scorso l’assemblea del Vecchio Continente ha infatti approvato un testo (481 voti favorevoli contro 25 e 21 astensioni) dove si dichiara che qualsiasi governo o società privata che limiti a titolo punitivo l’accesso alla Rete viola di fatto il diritto all’educazione dei cittadini. La posizione del Parlamento dell’Ue (sostenuta a gran voce dall’eurodeputato greco Stavros Lambrinidis) si scontra così con i piani dell’esecutivo francese che vorrebbe approvare forse la più dura legge europea contro il download illegale di documenti. Il piano di legge Hadopi (un acronimo che sta per “Haute autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits de l’internet” e che è in fase di discussione proprio in questi giorni) è un’idea del ministro della cultura Christine Albanel e prevede la sospensione dell’abbonamento alla Rete per chiunque sia scoperto per almeno tre volte a scaricare dati illegalmente. La comunità virtuale francese è quindi in agitazione e la stampa transalpina non ha perso l’occasione per sondare gli umori. Interessanti sono i commenti postati sul sito del Nouvel Observateur.

Otto ore al giorno di fronte a un monitor
Che fai durante il giorno? Sto appiccicato allo schermo del computer, poi passo a quello del televisore e quando ho un momento libero mi guardo quello del telefonino. Se poi mi perdo in macchina ho sempre pronto lo schermo del GPS. Questa pare sia una giornata tipica degli americani. Stando a uno studio condotto dal Council for Research Excellence e ripreso dal New York Times, in media gli adulti del Paese a stelle e strisce passano di fronte a un monitor 8,5 ore al giorno. A farla da padrona, come sempre, è la televisione, che oltretutto riesce a imporre ai cittadini americani oltre 60 minuti di spot quotidiani. Il computer, i telefonini e ultimamente anche le apparecchiature GPS fanno il resto.

Un blog per sostenere il giornalismo investigativo
Un milione e 700mila dollari. A tanto ammonta il fondo messo a disposizione del popolare blog americano Huffington Post per lanciare una nuova iniziativa che prevede il finanziamento di una decina di giornalisti impegnanti a raccontare storie “alla vecchia maniera”. La pensata, sostenuta anche dal The Atlantic Philanthropies e da altri benefattori, è stata un’idea della fondatrice dell’Huffington Post, Arianna Huffington, che ha dichiarato di volersi imbarcare in questa avventura per dare una mano a un settore agonizzante (quello del giornalismo impegnato). Nell’annunciare l’iniziativa, la fondatrice del sito ha detto che i reporter saranno incoraggiati a scrivere racconti sullo stato dell’economia americana. A guidare il gruppo di reporter sarà Nick Penniman (il fondatore del The American News Project) e l’intera iniziativa sarà supervisionata dal Center for Investigative Journalism della Columbia School of Journalism.

Stati Uniti: nasce il giornale fai-da-te

La home page del Time

Novità dagli Stati Uniti. Il settimanale a stelle e strisce Time sta per lanciare una nuova testata: un magazine “à la carte” chiamato Mine. Si tratta di un servizio online dove gli internauti creeranno il foglio che più li soddisfa. Insomma, si faranno un giornale su misura. Al sito del magazine sperimentale i lettori potranno scegliere i “loro” articoli selezionandoli da otto testate del gruppo: Travel + Leisure, Golf, InStyle, Money, Real Simple, Sports Illustrated, Food & Wine e, ovviamente, Time. Il giornale personalizzato (36 pagine che ospiteranno anche un po’ di pubblicità di una casa automobilistica) sarà poi inviato via posta elettronica o nella più classica versione cartacea. Il costo del servizio? Gratuito e per ora limitato ai primi 30mila lettori residenti negli States. E quando sarà operativo? Entro la prima settimana di aprile, assicurano dagli Usa.

50 anni d’Africa in un sito
Le sue vicende sono spesso snobbate dai media occidentali. Anche perché sono in pochi a conoscere bene la sua storia. Di che parliamo? Dell’Africa e di ciò che accade nei suoi vasti territori. E così il gruppo keniota A24 Media ha pensato di correre ai ripari offrendo ai professionisti dei media internazionali (e non solo) un servizio che si propone di aiutare chi vuole raccontare le storie del continente nero. In settimana è stata quindi presentata una raccolta di immagini che raccontano le principali vicende africane da 50 anni a questa parte. Il servizio è consultabile al sito e copre, oltre agli aspetti storici e politici, anche questioni legate alla cultura, allo sport, alla natura.

Emergenza clima: giornalisti ignoranti
Quella del cambiamento climatico è una questione troppo delicata e i giornalisti spesso non hanno le competenze per descriverla nel dettaglio. Così almeno la pensa l’organizzatrice dell’International Scientific Congress on Climate Change, il summit sull’ambiente che si è tenuto a Copenhagen dal 10 al 12 marzo. In una dichiarazione rilasciata al Science and Development Network, la biologa marina Katherine Richardson ha detto che spesso i reporter lavorano per organizzazioni più interessate a far soldi piuttosto che a fornire al grande pubblico una chiara interpretazione del cambiamento climatico. La scienziata ha quindi richiamato l’attenzione dei colleghi affinché rivedano le loro strategie comunicative. Messaggio colto al volo, visto che lo stesso Science and Development Network ha pubblicato online una guida ai cambiamenti climatici pensata proprio per quei giornalisti che dovrebbero conoscere a fondo la questione. Tutti i reporter sono quindi invitati a consultare la “Practical Guide to climate change” prima di scrivere di ambiente.

Michelle Obama eroina dei fumetti

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Il cuore degli americani lo ha conquistato durante la battaglia elettorale del marito. Adesso è destinata a diventare una “super-eroina”. Già, perché a breve uscirà il primo fumetto tutto dedicato a lei, la “regina” statunitense Michelle Obama. La nuova pubblicazione andrà così ad arricchire una fortunata serie (la “Female Force”) che già vede protagoniste alcune donne leader della politica a stelle e strisce, come la governatrice dell’Alaska Sarah Palin e il neo Segretario di Stato Hillary Clinton. Il libretto (22 pagine biografiche che raccontano la vita della prima First Lady di colore dagli anni dell’infanzia trascorsi a Chicago fino alle elezioni del 2008 passando dagli studi a Princeton) è edito dalla casa editrice Bluewater Productions e costerà 3.99 dollari. La data prevista per l’uscita del fumetto è il 29 aprile. Grande attesa quindi tra gli amanti dei “comic strips”.

Real Madrid batte Le Monde 1 a 0
Per il più conosciuto quotidiano di Francia, Le Monde, è stato uno smacco. Sì, perché in settimana ha perso un processo che lo vedeva contrapposto a uno tra i più titolati club calcistici del mondo: il Real Madrid. Motivo della battaglia legale? Un articolo pubblicato dal foglio transalpino l’8 dicembre 2006 in cui sosteneva che i giocatori del club madrileno facevano largo uso di sostanze dopanti. Apriti cielo. Il Real Madrid ha quindi trascinato il Le Monde in tribunale chiedendo i danni. E così, dopo un dibattimento che ha provato l’infondatezza di quanto scritto, un tribunale di Madrid ha condannato il quotidiano a pagare al club 300mila euro di danni. In più, il Le Monde è stato costretto a versare 30 mila euro sul conto di un personaggio chiave dell’articolo pubblicato nel 2006: il medico della squadra, Alfonso del Corral.

Elezioni europee, arrivano i web-pirati
Dalla Svezia una novità: la nascita del Partito dei Pirati informatici che si candiderà alle imminenti elezioni europee di giugno. Pare proprio così. Il leader della singolare formazione politica, Rickard Falkvinge, ha rilasciato in settimana alcune dichiarazioni al web-magazine di Bruxelles EUobserver in cui annuncia la candidatura e si dice convinto (se non in questa occasione, di certo nella prossima tornata elettorale del 2014) di poter conquistare almeno un seggio all’europarlamento. Alla base della decisione di scendere nell’arena politica del Vecchio Continente ci sono una serie di principi che hanno un comune denominatore: la riforma a livello europeo delle vigenti leggi sul copyright e l’abolizione del principio del brevetto. Ideali questi, come dice il leader del Pirate Party, che sono fortemente sentiti ovunque in Europa.

Usa: media etnici in via d’estinzione

Mattel e la crisi dei giocattoli cinesi

Un nuovo allarme per i media statunitensi (e per la società in genere). La crisi che mette in discussione anche le certezze dei colossi ultracentenari come il New York Times sta mietendo vittime pure tra le testate delle numerose comunità etniche sparse nei quattro angoli della nazione. Stando a quanto ha scritto in settimana il Boston Globe, molti “giornali etnici” stanno chiudendo o sono costretti a tagliare e licenziare. Secondo il foglio bostoniano, già due testate di San Francisco stampate per le comunità locali (l’AsianWeek e il San Francisco Bay View) sono state costrette ad abbandonare la versione cartacea e a pubblicare solo online. Un altro conosciuto foglio (l’ispanico Siglo21) è tornato a stampare solo una volta alla settimana, mentre il “sino-newyorkese” Ming Pao Daily sta per chiudere. L’allarme lanciato dal Boston Globe non si limita però a fare l’elenco delle testate sull’orlo del baratro, va oltre. Solleva un questione più delicata, che riguarda l’accesso alle informazioni da parte di un’ampia fetta della popolazione americana “non bianca” quasi mai rappresentata dai media istituzionali. Una questione di democrazia, insomma.

L’estremismo asiatico dilaga anche grazie a Internet
Gli estremisti del sudest asiatico hanno scoperto una nuova arma per diffondere il verbo dell’odio e del disprezzo per chi non la pensa come loro: la Rete. Stando a un recente studio dell’Australian Strategic Policy Institute e della Rajaratnam School of International Studies di Singapore, il fanatismo di qualsiasi specie nell’area asiatica ha fatto la sua prima apparizione in Rete all’inizio del 2000 e in una manciata di anni è esploso. Ad esempio, sempre secondo il report dei due istituti, il numero dei siti classificabili come radicali o estremisti nella regione indonesiana Bahasa è passato da 15 nel 2007 a 117 nel 2008, mentre i casi di social networking sono cresciuti da zero a 82. Lo studio ha poi concentrato le sue attenzioni sul tipo di messaggi che passano attraverso questi siti e ha accertato che in numerosi casi si tratta di video, immagini e materiale propagandistico legato ad Al Qaeda o al gruppo islamico Jemaah Islamiah.

Giornalismo etico? Yes, please
Come risollevare l’industria dei media dalla crisi? Semplice, offrendo ai lettori servizi di qualità. Così la pensa l’International Federation of Journalists (IFJ). Per dar credito al suo pensiero, in questi giorni l’organizzazione che ha sede a Bruxelles e che rappresenta oltre 600mila professionisti dell’informazione in 123 Paesi ha lanciato una nuova iniziativa: la Ethical Journalism Initiative. Con questo progetto, l’IFJ vuole rilanciare il giornalismo proprio nel momento in cui sta vivendo la sua peggior crisi. Obiettivo dell’iniziativa, come ha detto il segretario generale Aidan White, è offrire ai reporter un accesso a documenti chiave della professione (anche sul piano etico) e far da vetrina internazionale per tutti i casi di giornalismo eccellente registrati nel mondo.

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