
Pur di urlare le loro ragioni hanno osato ricorrere ai simboli della più grande tragedia del popolo ebraico, l’olocausto. Scioccando Israele per l’abuso di una memoria tanto dolorosa. A sfidare la sensibilità dell’intero paese sono stati ancora una volta gli ultraortodossi, che sabato 31 dicembre hanno vestito i loro figli con il “pigiama a righe” dei campi di sterminio, li hanno portati in piazza con la stella gialla sul petto e le mani alzate in segno di resa, come il bimbo del ghetto di Varsavia davanti ai nazisti in una delle foto più drammatiche della Shoah. Continua
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di Giulio Meotti
Quando 10 mesi fa le piazze del mondo arabo, da Tunisi al Cairo, si riempirono di giovani in rivolta contro la stagnazione creata da regimi per decenni al potere, abbiamo esclamato, noi occidentali, che si era aperto un mondo migliore, foriero di democrazia e di diritti per tutti. Ma i risultati della rivoluzione araba detta “primavera” sembrano del tutto diversi dalle nostre aspettative. Continua
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(Credits: Epa/Chris Radburn)

Barack Obama in versione europea. Il presidente americano, accompagnato da sua moglie Michelle, ha fatto uno stop and go in Irlanda prima di sbarcare a Londra, dove oggi verrà accolto dalla Regina Elisabetta e poi incontrerà il premier David Cameron.
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Gli Obama e la Regina Elisabetta (Credits: LaPresse/John Stillwell)

Barack Obama sbarca in Europa per un viaggio a tappe che dovrà portarlo a definire meglio i rapporti tra Usa e Vecchio Continente in un momento in cui l’attenzione di Washington è tutta rivolta altrove: verso il Medio Oriente e il Mondo Arabo e verso la sfida con la sempre più potente Cina e le altri forti economie mondiali emergenti (Brasile e India). Continua

Barack Obama e Benjamin Netanyahu (Credits: Ansa/Moshe Milner)

La telefonata è stata fatta ore prima che Barack Obama si recasse al Dipartimento di Stato per tenere il suo discorso sulle nuove linee guida della politica statunitense in Medio Oriente. Durante la conversazione, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tentato di convincere Hillary Clinton a fare pressioni su Obama. Il presidente americano non deve lanciare quella proposta: la nascita di uno stato palestinese (smilitarizzato) sui confini del 1967. Continua

(Credits: Epa/Chip Somodevilla)
Due anni dopo il discorso del Cairo e diciassette giorni dopo l’uccisione di Osama Bin Laden, ieri il presidente statunitense Barack Obama ha tenuto un discorso rivolto anche agli arabi, agli iraniani e agli afgani, tant’è che le sue parole sono state tradotte in arabo e in persiano (una parte della popolazione afgana parla dari, che è una versione della lingua parlata in Iran).
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Barack Obama spiega la nuova strategia Usa in Medio Oriente (Credits: Ansa/Abed al Hashlamoun)

Quarantacinque minuti per spiegare i prossimi due anni di mosse degli Usa in Medio Oriente. Una lunghezza inusuale per un discorso di politica estera, ma Barack Obama ha bisogno di tempo per fissare i punti della futura strategia statunitense nell’area. Continua

Proteste in Piazza Tiananmen (Credits: AP Photo/Elizabeth Dalziel)

Resta alto in Cina l’allarme “gelsomini”: per la terza domenica consecutiva le metropoli della Repubblica popolare sono state controllate in ogni angolo “sospetto” dalla polizia, dall’esercito e da centinaia di “volontari” riconoscibili grazie a una fascia rossa al braccio. L’obiettivo: scovare i rivoluzionari, per fare in modo che l’ormai abituale raduno domenicale dei “gelsomini cinesi” sia definitivamente sospeso. Continua
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