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Medvedev

Russia: Prove di disgelo, o almeno di sbrinamento

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  • Tags: Barack Obama, Medvedev, Russia, Stati Uniti
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Medvedev e Obama

Gli ultimi avvenimenti, dall’esercitazione della Nato in Georgia, che ha fatto infuriare Mosca, alla parata militare di sabato 9 maggio sulla piazza Rossa, poderosa come mai prima, raccontano di una nuova ondata di gelo pronta a sconvolgere le già difficili relazioni tra la Russia e l’Occidente. Eppure c’è chi scommette che, al di là degli strappi dell’Alleanza atlantica e dei ruggiti del Cremlino, il ghiaccio abbia cominciato a sciogliersi. Complice soprattutto la mano tesa di Barack Obama. E una certa apertura del presidente russo Dmitri Medvedev, su alcune questioni interne, che ha fatto sussurrare a qualcuno l’arrivo di una «primavera moscovita» foriera di novità anche sul piano internazionale. In questi ultimi mesi il successore di Vladimir Putin ha incontrato gli attivisti per i diritti umani al Cremlino, concesso un’intervista alla Novaja Gazeta, il quotidiano di Anna Politkoskaja, la giornalista uccisa per i suoi scomodi reportage sulla Cecenia. Ha approvato una legge che obbliga i dirigenti statali a rendere pubblica la dichiarazione dei redditi, anche dei familiari, e deciso di mettere mano a quella che di fatto bloccava qualsiasi attività delle ong. Gesti che alcuni giudicano sinceri, anche se frutto di una strategia concordata con Putin per far fronte ai devastanti effetti della recessione. Ma dei quali è difficile stabilire la portata.
“Operazione cosmetica” sentenzia in prima pagina la Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Una trasformazione che porterà, pur in tempi lunghi, Medvedev a strappare totalmente la scena a Putin” preconizza Fedor Lukjanov, direttore della rivista Russia in Global Affairs, che riconosce al nuovo inquilino del Cremlino e a quello della Casa Bianca un pragmatismo di cui i predecessori mancavano. Obama già nel primo incontro con il suo omologo russo, durante il vertice del G20 a Londra, ha cambiato tono aprendo quella che alcuni analisti e diplomatici chiamano “finestra di opportunità” nei rapporti russo-occidentali. Se sia destinata a restare per lo meno socchiusa si capirà presto. Il 18 maggio a Mosca partono i negoziati per siglare un nuovo trattato sulla riduzione delle armi atomiche. Il 21 e 22 a Khabarovsk (Siberia) si tiene il vertice euro-russo: sul tavolo il rinnovo dell’accordo di partenariato e la spinosa questione dell’energia.
Il Cremlino che guarda a Ovest. “I rapporti tra Russia e Occidente hanno raggiunto il punto più basso dalla fine della guerra fredda. Ora non possono che migliorare” taglia corto Hans Joachim Spanger, esperto di Russia dell’Istituto di ricerca sulla pace di Francoforte autore del rapporto. “Molte aziende russe sono fortemente indebitate all’Ovest e per uscire dalla crisi economica globale l’unica strada è collaborare. Anche per questo è possibile un dialogo più costruttivo tra Russia e Occidente. Esistono ancora disaccordi, in certi casi profondi, ma da entrambe le parti c’è la volontà a evitare nuove guerre di parole”. Professare ottimismo, tuttavia, non è semplice. A fine aprile due diplomatici russi sono stati espulsi dalla Nato, con l’accusa di essere spie. Pochi giorni più tardi l’avvio delle esercitazioni dell’Alleanza in Georgia ha determinato la stizzita replica di Mosca. L’atteso vertice fra Patto atlantico e Russia, che avrebbe dovuto segnare una ripresa del dialogo dopo il conflitto nel Caucaso dello scorso agosto, è stato annullato. Medvedev ha definito le manovre Nato “una vistosa provocazione”, il premier Putin ha rincarato affermando che è un ostacolo al “reset”, il riavvio delle relazioni voluto da Washington.
“La reazione russa è stata isterica” conviene Mark Medish, ex consigliere di Bill Clinton, analista al Carnegie endowment for international peace. “Però il tempismo delle esercitazioni Nato è tutt’altro che ottimale. Affermare, come scusa, che erano programmate da tempo significa escludere che si possa usare l’intelligenza per riprogrammare gli appuntamenti”.
Insomma, la “provocazione” poteva essere evitata. Non solo, “spesso i singoli episodi sono giudicati con eccessivo allarmismo” commenta Maurizio Massari, capo del servizio stampa della Farnesina, portavoce del ministro e autore del libro Russia, democrazia europea o potenza globale? (Editore Guerini e associati). “La Russia non ha alcun interesse a rinnegare la cooperazione intrapresa con l’Occidente. Vuole, legittimamente, essere accettata come grande potenza. E gli Usa sembrano disposti a riconoscerne l’importanza. Mosca deve comportarsi responsabilmente, ma l’Ue deve trovare un modo efficace per integrare la Russia, anche sul piano della sicurezza. Lotta al traffico di droga, armi e radicalismo islamico sono problemi comuni”.

L’invito è dunque a non farsi distrarre dai carri armati sfoggiati il 9 maggio sulla piazza Rossa, per festeggiare la vittoria sul nazismo e lanciare un monito ai paesi intenzionati a “imbarcarsi in avventure militari”, messaggio chiaro per il presidente georgiano Mikhail Saakashvili.
“L’adesione di Georgia e Ucraina alla Nato è stata posticipata indefinitamente” osserva Spanger “non credo che gli Usa siano così irresponsabili da premere ancora su questo tasto. Ciò non toglie che la Russia sia preoccupata dall’avvicinamento degli stati ex sovietici all’Europa”.
Non è un caso che il nuovo partenariato orientale, accordo tra Ue e Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina, sia stato fortemente voluto dai governi conservatori di Svezia e Polonia, due paesi che hanno con Mosca un rapporto complicato. “L’Ue ha detto che l’iniziativa non è contro di noi, vogliamo credere a queste assicurazioni” ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, buttando acqua sul fuoco, dopo aver mostrato nervosismo per il tentativo dell’Unione di allargare la propria sfera d’influenza fino al “cortile” di Mosca.
Il nazionalismo, la propensione, dimostrata nei mesi scorsi, ad affermare muscolarmente la propria idea sugli equilibri internazionali continuano a fornire cartucce alla schiera di quanti non credono a un cambiamento nei rapporto Est-Ovest: “Le relazioni fra Russia e Ue sono difficili e peggioreranno” sentenzia Lukjanov “mancano totalmente la fiducia e la comprensione delle reciproche aspirazioni. Con Washington l’atmosfera è più distesa. E Mosca è indispensabile per la risoluzione di problemi molto più prioritari per la Casa Bianca, quali Afghanistan e Iran”.

Analisi condivisa da Sandra Dias Fernandes, analista al Center for European policy studies di Bruxelles: “Non illudiamoci, al vertice del 21 maggio tra Ue e Russia non si faranno sostanziali passi avanti. Le parti sono divise su tutte le questioni principali: dall’energia alla sicurezza. E finché Mosca non accede alla Wto, non si riuscirà neppure a creare un’area di libero scambio con l’Europa. La Russia è volubile e fare concessioni non serve, se non ad alzare la posta in gioco”. Sul tappeto resta la questione del sistema di difesa antimissile, che George W. Bush aveva voluto in Polonia e Repubblica Ceca: Obama non l’ha ancora menzionato, Putin vuole discuterne nel pacchetto disarmo, che accadrà? Spanger ritiene che Obama non possa fare marcia indietro. In questo caso non gli rimane che sfoderare il suo talento diplomatico quando a luglio sarà al Cremlino, sperando di convincere il pragmatico Medvedev.
(ha collaborato Evgeny Utkin)

  • froiatti
  • Domenica 17 Maggio 2009

Chavez: dieci, cento, mille reattori nucleari

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  • Tags: Chávez, Medvedev, nucleare, Russia, Venezuela
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Hugo Chavez con l’attore Sean Penn


“Energia atomica. Tecnologia russa per il Venezuela. Costruiremo reattori atomici!”. Con queste parole scandite di fronte a un migliaio di “patrulleros” del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), così sono stati ribattezzati i militanti della rivoluzione bolivariana, il presidente Rafael Hugo Chávez Frías ha annunciato che Caracas firmerà tra qualche giorno con il suo omologo russo, Dimitri Medvedev, un accordo di cooperazione bilaterale per la costruzione di reattori atomici.

L’annuncio nucleare del presidente del Venezuela


“Lo so che ci accuseranno di costruire centinaia di bombe atomiche ma non sarà necessario perché qui ne abbiamo già un paio. Una, piccola, è la bicicletta atomica (riferimento ironico a Bush e alle sue preoccupazioni per un accordo tra Venezuela e Iran per la produzione di biciclette, ndr) mentre l’altra bomba atomica, gigantesca e infinita, è la coscienza e la morale del nostro popolo bolivariano”, ha aggiunto Chávez sottolineando i fini pacifici dell’accordo che sarà firmato tra una settimana con Mosca. “Questa è la nostra bomba atomica. Siete voi la nostra bomba atomica”, ha chiuso tra il tripudio dei “patrulleros”, tutti rigorosamente vestiti di rosso.

Dimitri Medvedev arriverà in Venezuela il prossimo 26 novembre per una visita ufficiale definita da Chávez un “avvenimento storico” dal momento che si tratta della prima visita in assoluto di un presidente russo a Caracas. Secondo fonti del Ministero del Potere Popolare per la Comunicazione e l’informazione bolivariano, il primo reattore nucleare venezuelano sarà costruito nello stato di Zulia, nella zona nordorientale del paese, tradizionalmente antichavista. Il reattore ha già un nome, Humberto Fernandez Moran, in onore al grande scienziato venezuelano che nel secolo scorso, oltre ad inventare lo “scalpello di diamante”, lavorò al Programma Apollo della Nasa che consentì all’uomo di sbarcare sulla luna.

  • paolo.manzo
  • Mercoledì 19 Novembre 2008

G20: Medvedev prende in giro Obama

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  • Tags: Dmitri-Medvedev, Medvedev, Russia, Vladimir-Putin
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sarkozy_medvedev

Al G20 appena terminato c‘era un altro grande assente oltre a Barack Obama: il premier olandese Jan Peter Balkenende che, appena atterrato a Washington, è dovuto ripartire per la morte improvvisa di suo padre. Obama ha comunque mandato due suoi rappresentanti - l’ex segretario di Stato Madeleine Albright e l’ex deputato Jim Leach. E anche se nel comunicato dello staff di Obama non sono mancate piccole gaffe (“pronti a vedere lo staff di Prodi” anziché Berlusconi), i due hanno lavorato sodo, incontrando tutte le delegazioni.

Dmitrij Medvedev, il presidente russo, per tutto il Summit ha mantenuto un atteggiamento molto distaccato. Solo durante l’incontro con la stampa, alla presenza della stessa Albright, si è permesso di scherzare. E a sorpresa ha svelato qualche dettaglio interessante. Alla domanda sul perché avesse fatto il suo discorso alla nazione proprio il giorno della vittoria di Obama e avesse parlato dei missili Iskander da installare a Kaliningrad, ha risposto: “Pensate che fosse un ricatto? Vi dico la verità. Pensavo di fare questo discorso prima. Mi avevano dato il testo due volte, e non mi piaceva. Alla fine ho dovuto prendere io la penna e riscriverlo. E ho messo la data – il 5. Con tutto rispetto per gli USA e per Obama, non ricordavo che le presidenziali americane fossero avvenute il giorno prima”.

Medvedev ha ribadito ancora che se gli Usa non installeranno uno scudo antimissile in Europa, la Russia non installerà i missili vicino alla frontiera: “Noi speriamo nella nuova amministrazione americana e rimaniamo aperti a un dialogo. Sullo scudo antimissile, noi non facciamo il primo passo. Solo se il programma andrà in una direzione per noi inaccettabile, inizieremo a reagire”.

Alla domanda di Madeleine Albright sulle ragioni del progetto di prolungamento del mandato presidenziale in Russia Medvedev ha risposto: “Ogni potere vuole rafforzare la sua posizione. Ma io pensavo ad altro: rafforzare la stabilità politica. Forse, tra 30-40 anni si potrà ritornare al vecchio mandato (4 anni), ma questo non sarà più un mio problema”.
E quando uno dei partecipanti ha chiesto, che il nuova sistema di sicurezza potrebbe includere la Russia come membro della Nato, Medvedev ha risposto: “La Nato aveva la possibilità di invitare la Russia nell’alleanza. Non l’ha fatto, e adesso la situazione è un po’ cambiata. Noi vorremmo mantenere rapporti amichevoli con l’alleanza. Inoltre, se i nostri partner vedono qualche possibilità per la trasformazione dei nostri rapporti, noi siamo pronti a considerarli…” E dopo una pausa: “Never say never!”.

  • evgeny utkin
  • Lunedì 17 Novembre 2008

Rapporti tra Russia ed Europa: cambia la forma, ma la sostanza?

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  • Tags: Khanti-Mansisk, Medvedev, Russia, Unione-Europea
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Dmitry Medvedev
I suoi toni saranno più soft, il linguaggio meno diretto. Ma nella sostanza, poco cambierà. Quasi nulla. Il vertice di Khanti-Mansisk con l’ Unione Europea, il debutto internazionale del nuovo presidente russo Dmitri Medvedev, potrebbe rivelarsi un successo per l’uomo che ha preso il posto di Vladimir Putin. Soprattutto d’immagine. Il Giovane Delfino apparirà più aperto e malleabile del suo predecessore. Più disponibile e convinto delle relazioni con i 27. Ma la barra della politica estera del Cremlino non cambierà.

Certo. Ci sarà un impulso al negoziato con l’Europa. La data d’inizio dei colloqui è stata fissata per il 4 luglio prossimo. Russi e europei discuteranno di scambi commerciali (molto), di energia (tanto) e di sicurezza (tra cui l’annosa questione dello scudo spaziale). L’obiettivo sarà quello di firmare una nuova intesa che sostituisca quella decennale, scaduta nel 2007. Medvedev si spenderà per questo accordo. L’ha già fatto capire, nelle prime battute del summit che si tiene oggi nella capitale siberiana del petrolio. “Sicuramente si mostrerà meno rigido rispetto a Putin, ma non uscirà dalla strada segnata dall’ex colonnello del Kgb” dice Anatol Lieven, politologo del prestigioso King’s College di Londra, esperto della New American Foundation. Terzo partner commerciale dell’Unione Europa, la Russia dispone di un’arma fondamentale da mettere sul tavolo del negoziato con Bruxelles: l’energia. Le sue riserve di petrolio e gas sono indispensabili per gli Europei. “I rapporti tra Ue e Russia sono buoni e (anche in futuro) saranno positivi ” afferma Lieven. “Sui punti più importanti, come gli scambi commerciali, le due parti cercheranno un accordo pieno. E probabilmente lo troveranno. Glisseranno sugli ostacoli.Sui temi più scottanti, al massimo firmeranno dei documenti vuoti di contenuto”. Diverso invece il discorso per quanto riguarda i rapporti bilaterali. “Con la Gran Bretagna e alcuni paese ex satelliti sovietici, i rapporti rimarranno molto freddi”. Londra non ha ancora dimenticato il caso di Aleksander Litvinenko, l’ex ufficiale del Kgb, avvelenato nella capitale inglese , secondo il governo britannico, per ordine di Putin.

Già, Vladimir. Lui, ora primo ministro dopo aver mandato al Cremlino il suo delfino, non è presente al summit con l’Unione Europea. C’è solo la sua ingombrante ombra. Da cui Medvedev si farà abbracciare.”I due fanno parte dell’oligarchia che ha conquistato il potere nella nuova Russia. Vanno d’amore e d’accordo. Viaggiano in coppia. Se mai l’attuale presidente dovesse cercare una maggiore autonomia dal suo predecessore, questo processo non inizierà certo adesso, ma, prevedo, tra diverso tempo.”

Per l’esperto di politica internazionale, comunque Putin non è l’Uomo (ombra) Solo al comando. “No, ripeto è una nuova nomenklatura. E lui è il prodotto migliore, la personalità più in vista, di un gruppo di potere proveniente dai settori dei servizi di sicurezza e delle forze armate che, adesso, domina la Russia”.Un gruppo che si è dato una missione. Far rinascere la potenza di Mosca.” Ma non al livello dell’Unione Sovietica. Ciò è impossibile” afferma Lieven. “Il modello è la Russia zarista dell’800, con le sue conquiste caucasiche e l’espansione a ovest”.

Proprio questo rischia di essere il motivo di possibile crisi tra il Cremlino e l’Occidente. Perché Washington vorrebbe invece ingabbiare l’Orso russo. Gli Usa vogliono l’entrata nella Nato di Ucraina e Georgia. Due paesi di frontiera con la Russia, due possibili stati-cuscinetto, due guardiani ai confini. Mosca è assolutamente contraria a questa prospettiva. “Per questo i rapporti con gli Stati Uniti rimarranno freddi. Oppure incandescenti Il futuro, in questo senso, è carico di incognite. Con possibili forti tensioni Molto dipenderà da come andrà a finire il negoziato di adesione all’Alleanza Atlantica di Kiev e Tblisi; da quali saranno le reazioni moscovite. Prevedo nero - incalza Lieven -. E questo a prescindere da chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Sia Barack Obama, sia John Maccain seguiranno una politica di contenimento della Russia. Con qualche differenza di approccio. Il candidato repubblicano è più “emotivamente” anti russo. Quello democratico è sicuramente più freddo (e quindi calcolatore) nel rapporto con Mosca”.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 27 Giugno 2008

Presentato il nuovo governo russo: cambierà qualcosa per l’Italia?

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  • Tags: Dmitri-Medvedev, Medvedev, Russia, Vladimir-Putin
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Vladimir Putin si rivolge ai delegati

Dmitri Medvedev ha formato lo staff presidenziale. Per la prima volta nella storia russa il portavoce del Cremlino è una donna - Natalia Timakova, 33 enne, in passato nota giornalista di Komsomolskaja Pravda (giornale preferito da Putin) e di Kommersant. Medvedev ha firmato anche le nomine di 5 collaboratori e 6 consiglieri, tra quali Leonid Reiman, ex ministro delle Comunicazioni, Mikhail Zurabov, ex numero uno della Sanità, e Konstantin Chuichenko, uomo chiave di Gazprom. Tutti uomini dell’entourage putiniano più stretto, all’insegna del continuismo.

Composizione del governo. Il governo sarà composto da due primi vice Premier, l’ex capo esecutivo Viktor Zubkov e Igor Shuvalov, ex consigliere di Putin. Il primo sarà responsabile per tutto il blocco agro-alimentare (potrebbe diventare strategico, come petrolio e gas), il secondo sarà responsabile tra altro, per l’entrata della Russia nel Wto. Cinque saranno i vicepremier, tra cui, come nomi nuovi, Sergei Sobyanin, ex capo dell’amministrazione del Cremlino, che diventa il capo dello staff di Putin nel governo, e l’ex-vice capo, Igor Sechin, punto di riferimento dei “falchi”. Proprio lui sarà supervisore per l’energia, le risorse naturali e l’ambiente. I ministri saranno 17. Sono riconfermati tutti i ministri di forza e anche i ministri delle Finanze, Economia, Esteri. Il ministero dell’ industria e dell’energia si è spaccato in due: ministero dell’industria e del commercio (ancora in mano al conoscutissimo in Italia Viktor Khristenko) e ministero dell’Energia, che sarà guidato da Sergei Shmatko, ex capo di Atomstroiexport, l’agenzia che costruiva le centrali atomiche all’ estero.

Cosa cambierà per l’Italia. Gli esperti hanno valutato positivamente il nuovo governo. Per la prima volta la Russia ha avuto un governo vero e forte, dice il politologo Alexandr Dugin. Ma per quanto riguarda i rapporti con gli altri Paesi, in particolare con l’Italia, non dovrebbe cambiare molto. Sono riconfermati tutte le persone chiave che già si interfacciavano con il nostro Paese. Attenzione però alle new entry Igor Sechin e Sergei Shmatko. A loro spetterà la politica energetica russa e da loro dipenderà la sicurezza enenergetica europea, in particolare italiana.

Ecco il nuovo governo
2 primi-vice Premier: Viktor Zubkov
Igor Shuvalov
5 vice Premier
Sergei Sobyanin
Igor Sechin
Alexandr Zhukov
Sergei Ivanov
Alexei Kudrin

I Ministri chiave
Sergei Lavrov / Esteri
Anatoli Serdukov / Difesa
Rashid Nurgaliev / Interni
Sergei Shoigu / Emergenza
Tatiana Golikova / Sanità e sviluppo sociale
Alexei Gordeev / Politiche agricole
Dmitri Kozak / Sviluppo regioni
Igor Levitin / Trasporti
Elvira Nabiullina / Sviluppo Economico
Sergei Shmatko / Energia

  • evgeny utkin
  • Giovedì 15 Maggio 2008

Il circolo (chiuso) del potere russo

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  • Tags: Dmitry-Medvedev, Medvedev, Russia, Vladimir-Putin
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Eugeny Utkin

Si è chiuso, con la schiacciante (e prevedibile) vittoria di Dmitry Medvedev, il cerchio del potere russo. Putin, del resto, diceva da tempo: “Se Medvedev farà il presidente io farò il presidente del Consiglio”, ma - aggiungeva velenoso nell’ultima press conference, “non metterò il suo ritratto nel mio ufficio”.

Il settimanale russo Russian Reporter ha pubblicato un sondaggio intitolato “Chi sarà il reale capo della Russia?“. Risposta, tutt’altro che inattesa: 37% Putin; 22% Medvedev, 18% tutti e due. Il perché è chiaro: la gente percepisce ancora Putin come il leader ma anche la nomenclatura è in confusione. E allora, eccovi il triumvirato. Perché, nel cerchio del potere russo, c’è anche Viktor Zubkov, attuale capo del governo. Se fosse inciampato in qualche passo falso, sarebbe stato inviato a fare l’ambasciatore in un Paese lontano. Ma Zubkov è una volpe e ancor prima di essere al vertice del governo, controllava dall’esecutivo i flussi di denaro russo. E allora, qual è la “cassaforte” della Russia? Evidentemente, Gazprom. Ed ecco spuntare la carica “di peso” per Viktor: presidente di Gazprom. Perché l’attuale presidente di Gazprom (Dmitry Medvedev) diventerà presidente russo, il presidente russo (Vladimir Putin) diventerà presidente del Consiglio dei Ministri e il presidente del Consiglio dei Ministri (Viktor Zubkov) diventerà probabilmente presidente di Gazprom.

A supporto di questa tesi stanno alcuni elementi: Medvedev ha pubblicamente affermato che non resterà alla guida di Gazprom (la legge lo permetterebbe, ma il presidente preferisce restare lontano, almeno formalmente, dai gruppi industriali), Putin stesso ha detto che lui non è un manager, e, last but not least, Zubkov è stato proposto nel Consiglio direttivo di Gazprom. Così funziona il circolo chiuso del potere russo. Una democrazie formale che assomiglia a un’oligarchia chiusa e senza finestre sull’esterno.

  • evgeny utkin
  • Martedì 4 Marzo 2008

Russia, alle elezioni trionfa Medvedev

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  • Tags: elezioni, Medvedev, Russia
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Il nuovo presidente russo Dimitry Medvedev. (credits: Ansa)
Per il delfino di Vladimir Putin è stata una vittoria con “ampio margine”: i primi sondaggi incoronano Dmitry Medvedev nuovo presidente della Russia. Secondo l’exit poll diffuso dal primo canale Medvedev ha conquistato il 69,6% dei voti, mentre secondo dati diffusi dal centro demoscopico Vtsiom, citato dall’agenzia Itar-Tass, ha ottenuto il 70,1%. Il margine di errore è valutato attorno all’1,7%. Quanto agli altri candidati, il leader comunista Ghennadi Ziuganov avrebbe ottenuto il 17,2%, il populista Vladimir Zhirinovski l’11,4% e lo sconosciuto Andrei Bogdanov l’1,8%.

  • redazione
  • Domenica 2 Marzo 2008

Russia: la vittoria annunciata del delfino di Putin

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  • Tags: Boris-Nemtsov, Cremlino, Dmitri-Medvedev, Ghennadi-Ziuganov, Medvedev, Russia, Vladimir-Putin
  • Un commento

Il candidato di Russia Unita Dmitry Medvedev

Una farsa. Così l’opposizione liberale russa, tenacemente boicottata anche oggi nonostante il monito di Amnesty International, dipinge le presidenziali del 2 marzo. Elezioni che consentiranno a Vladimir Putin di mantenere un ruolo di potere nelle nuove vesti di premier lasciando il suo fidatissimo delfino, e presidente di Gazprom, Dmitri Medvedev val Cremlino.

L’opposizione comunista, l’unica in parlamento, partecipa ritualmente alla corsa presidenziale, rassegnata ma attenta ad non entrare in rotta di collisione reale con la leadership e accontentandosi di difendere le posizioni, come nelle ultime elezioni legislative. Obiettivo peraltro non facile contro un candidato che appare “più di sinistra” per il suo sbandierato impegno nel welfare, ma agevolato dalla mancanza di concorrenti liberali.

Putin sarà il mio premier: l’annuncio di Medvedev


L’inossidabile comunista Ghennadi Ziuganov, 63 anni, leader del Kprf dal 1993, è stabilmente accreditato tra il 10% e il 15% in quelle che saranno le sue terze presidenziali. Una percentuale che dovrebbe garantirgli il secondo posto, ma non certo il ballottaggio che strappò a Boris Eltsin nel 1996 o i consensi del 2000 (quasi 30%). E che comunque lo tiene a grande distanza da un Medvedev dato intorno al 70%.

Il partito comunista, nonostante le sue critiche alla smantellamento dello stato sociale, alle privatizzazioni e agli oligarchi, appare ancora troppo legato al passato in un Paese che cambia velocemente.
La multiforme opposizione liberale, spesso ancora associata al caos degli anni eltsiniani, ha invece mancato l’obiettivo minimo per tentare di partecipare alla corsa per il Cremlino, ossia concordare un candidato comune dopo i fallimentari risultati delle legislative di dicembre. Boris Nemtsov, candidato dell’Unione delle forze di destra (Sps), ha annunciato il suo ritiro a fine anno invitando i colleghi dell’opposizione a fare altrettanto, per delegittimare un voto “farsa” che consacra solo la prassi del delfinato. Iabloko (La mela), altro partito riformatore liberale, ha rinunciato a presentare un proprio esponente, mentre l’ex campione mondiale di scacchi Garry Gasparov, l’oppositore numero uno di Putin, non ha neppure potuto tenere il congresso per essere candidato, denunciando un boicottaggio nella ricerca della sede a Mosca. Oggi si è visto negare dalle autorità di Mosca il permesso per una marcia del dissenso il 3 marzo, all’indomani dell’annunciato trionfo presidenziale di Medvedev.

Rifiuti che sembrano dar ragione al rapporto con cui oggi Amnesty international denuncia il giro di vite sui diritti civili nella Russia putiniana, con una “offensiva sulle libertà di riunione e di espressione particolarmente visibile”. L’unico candidato dell’opposizione liberale che sembrava avere qualche speranza di partecipare al voto presidenziale, nonostante fosse accreditato solo dell’1%, era l’ex premier Mikhail Kasianov, poi però escluso con il pretesto di un numero eccessivo di firme irregolari raccolte. “Il paese sta scivolando verso un totalitarismo ladresco: Non c’è alcun dubbio che la decisione di non registrare la mia candidatura è stata presa personalmente da Vladimir Putin”, ha accusato, invitando anche lui a boicottare il voto.

In compenso correrà per il Cremlino il massone dichiarato Boris Bogdanov, oscuro leader dell’altisonante Partito democratico, ritenuto una marionetta del Cremlino per dare una parvenza di pluralismo al voto.

  • redazione
  • Mercoledì 27 Febbraio 2008
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