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Continua a bruciare l’Australia sud-orientale, dove ancora in mattinata si contavano non meno di 31 roghi attivi sparsi sull’intero territorio dello Stato di Vittoria, il più colpito dalla catastrofe. È lì che si concentrano tutte i morti causati dagli incendi il cui numero, in seguito al ritrovamento nelle campagne di parecchi nuovi cadaveri carbonizzati, è ormai salito nel complesso ad almeno 131. Mancano però all’appello decine di altre persone, e i servizi di soccorso temono dunque che il bilancio sia ben lungi dall’essere completo. Negli ospedali sono stati ricoverati 78 superstiti in gravi condizioni, molti dei quali con ustioni di secondo o terzo grado sul 30 per cento della superficie corporea; stando a fonti mediche, vi sono alcuni pazienti con lesioni peggiori di quelle subite da coloro che persero la vita nell’attentato terroristico in una discoteca sull’isola indonesiana di Bali nel 2002, la maggior parte delle cui vittime furono proprio cittadini australiani. Oltre 750 le abitazioni andate distrutte, e circa 330.000 gli ettari di terreno devastati dalle fiamme, che a parere della polizia in numerosi casi sarebbero state appiccate dolosamente. È di ieri infatti l’arresto di due piromani, un uomo di 31 anni e un ragazzo di 15 ritenuti ritenuti responsabili di aver appiccato il fuoco in due incendi. Il premier Kevin Rudd ha accusato i piromani di “omicidio di massa”. “Non vi sono altre parole per descrivere il loro crimine”. Le persistenti condizioni di calura estiva eccezionalmente torrida stanno facendo il resto, contribuendo ad alimentare i roghi che non accennano a placarsi, e avanzano lungo un fronte ampio una trentina di chilometri; in un caso, il fuoco è diventato tanto intenso da raggiungere l’altezza di un palazzo di quattro piani.
Per chi era vicino agli incendi che hanno devastato vaste aree rurali dello stato di Victoria, in Australia, le condizioni si possono descrivere come simili a quelle sotto i bombardamenti a tappeto con bombe incendiare, che distrussero città tedesche come Dresda nella seconda guerra mondiale. Secondo il docente di ecologia e gestione degli incendi dell’università di Melbourne, Kevin Tolhurst, che ha rilasciato un’intervista al quotidiano The Age, il calore radiante, cioé il calore emesso dalle fiamme, “era sufficiente ad uccidere a molte decine di metri di distanza”. La ‘distanza di sopravvivenza’ del calore degli incendi di sabato scorso era infatti di circa il quadruplo della loro altezza - un incendio alto 35 metri era cioé letale a 140 metri di distanza. L’organismo diventa super-stressato, la temperatura corporea eccessivamente alta, e in quelle condizioni il metabolismo si arresta. Nelle foreste, specie di eucalipti, il fuoco inoltre produce i propri gas volatili, che a loro volta si accendono al calore. Persone e animali possono restare circondati da una serie di piccoli fuochi secondari. La respirazione diventa difficile a causa dei gas ardenti e l’organismo si disidrata rapidamente. La morte può venire anche per asfissia.
Emergenza incendi in Australia
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- Lunedì 9 Febbraio 2009



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