
Mitt Romney ha messo a segno una vittoria importante contro il rivale repubblicano John Mc Cain in Michigan, ridando vigore alla sua campagna per le primarie negli Stati Uniti. Romney, che è l’ex governatore del Massachusetts, aveva un disperato bisogno di conquistare almeno questa tappa elettorale nel midwest per avere ancora qualche speranza nella corsa alla Casa Bianca. Ce l’ha fatta con il 39 per cento dei voti, contro il 30 di Mc Cain, ma di fatto giocava in casa: è originario dello Stato Usa che, grazie a Detroit, è la culla dell’industria automobilistica; suo padre era inoltre stato governatore negli anni ‘60, prima di tentare senza successo la corsa alla Casa Bianca.
Così sono tre candidati repubblicani diversi ad aver conquistato i primi tre stati in cui si è votato per le primarie (Romney in Michigan, McCain in New Hampshire, Huckabee in Iowa), rilanciando un diverso aspirante alla nomination del Gop, il “Great Old Party”, come i repubblicani chiamano confidenzialmente la propria formazione politica. Confronto acceso dunque, in vista del prossimo appuntamento in Nevada e Sud Carolina sabato, in Nevada il 29 gennaio, fino al cosiddetto supermartedì, ovvero il 5 febbraio, quando si voterà in 22 stati. E quando, a sparigliare le carte dei Repubblicani potrebbe arrivare Rudolph Giuliani.
Una partita tutt’ora apertissima, tanto sul fronte Repubblicano, quando su quello democratico.
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All’indomani dei primi test in Iowa e New Hampshire, una nuova variabile elettorale ha fatto irruzione nella sfida tra Obama, il seduttore, e Hillary, la gladiatrice: la “Generazione Facebook“. In una campagna caratterizzata da un massiccio presenzialismo 2.0 (oltre alla tv e alla stampa, gli spin-doctor dei rispettivi candidati hanno letteralmente invaso ogni angolo del web: social network, video-sharing, microblogging), per ora il popolo della rete sembra tifare compatto per Obama.
Certo, il senatore dell’Illinois intercetta meglio il voto giovanile con la sua enfasi sul cambiamento. E poi, fin da subito la sua strategia online si è dimostrata più fresca e pervasiva rispetto a quella di Hillary. Che ora, da buona gladiatrice, si vede costretta ad inseguire. Come? Copiando l’avversario, ovviamente. Promettendo, ad esempio, “la creazione di una squadra di blogger all’interno di ogni agenzia governativa” per “informare costantemente tutti i cittadini americani che pagano le tasse su come vengono investiti i fondi” (Obama aveva già parlato di un Ministro per le Tecnologie in una visita a Google). O lanciando all’ultimo momento un nuovo tool su Facebook (”Ask Hillary”) con tanto di video-risposte postate su YouTube.
Ask Hillary
Se ci fosse una correlazione diretta tra la popolarità online e le intenzioni di voto (e, lo diciamo subito, non c’è; anzi, la scottatura Howard Dean si fa ancora sentire…), Obama sarebbe già irraggiungibile per qualsiasi candidato democratico. Anche per la combattiva Hillary. Il sito TechPresident da un po’ di tempo traccia i trend online. E non c’è dubbio: il senatore nero vince su tutti i fronti. È quello che ha più sostenitori su Facebook (240mila contro i 70mila della Clinton) e Myspace (220mila contro 160mila). I suoi video su YouTube hanno ricevuto quasi 10 milioni di visite, contro i 4 milioni di Hillary. Il sito www.barackobama.com catalizza circa il 48% del traffico elettorale di questi giorni, secondo le rilevazioni dell’istituto Hitwise. E il senatore spopola anche per il merchandising venduto online. Sul fronte repubblicano è invece Ron Paul a catalizzare le preferenze degli internauti: il suo sito è tra i più visitati, e su YouTube riesce a superare anche Obama.
Con la battaglia per la visibilità che si sposta dalla tv alla rete, il marketing elettorale virale diventa un must. E così è tornata anche la Obama Girl con un nuovo video stile-Rambo che sta spopolando su YouTube. Chissà ora come risponderanno Hillary e Rudy Girl…
Obama girl
Cambiano anche le strategie messe in moto dalla reciproche “macchine del fango“. Sono già tanti i siti di “Fact” creati per screditare l’avversario (qui e qui due esempi). Ma non sempre si opera in maniera trasparente. I blogger d’oltreoceano già hanno segnalato casi sospetti di astroturfing. Dietro alla famoso filmato che accosta Hillary al Grande Fratello, sembra esserci la mano dello staff di Obama. Alla vigilia delle primarie, sul popolare blog democratico Blue Hampshire un supporter dell’ex first lady è stato beccato nel tentativo di registrarsi con diversi nomi utenti per mettere in buona luce Hillary.
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