Photostream - Festa di fine Ramadan
Credits: AP Photo/Kevin Frayer
21/09/2009 - Musulmani indiani negli archi della parte superiore della moschea di Jama, dove si radunano per la preghiera di Eid al-Fitr a New Delhi, India. I musulmani di tutto il mondo hanno cominciato a celebrare Eid al-Fitr, la festa di tre giorni, che segna la fine del mese sacro di digiuno del Ramadan.
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Londra, Madrid, Ankara, New York, Caracas, Damasco, Beirut, Amman, Sidney e non solo. Occidente e Oriente. Non c’è stata grande città, araba o occidentale, dove non siano state organizzate manifestazioni di protesta contro l’intervento militare israeliano a Gaza: proteste, bandiere bruciate, preghiere e iniziative per aiuti umanitari sono state il leitmotiv delle rivendicazioni pro-Palestine. A Torino e Milano bandiere e simboli d’Israele sono stati bruciati suscitando indignate reazioni in parte del mondo politico. Ma è nelle capitali arabe che le proteste hanno assunto una venatura più marcatamente anti-israeliana. Ecco una selezione di video da Youtube delle principali manifestazioni di questi giorni.
Milano
A Damasco, che è stata una delle prime capitali del medio Oriente a scendere in piazza, le bandiere di Israele invece sono state calpestate, lungo le strette vie dei suq.
A Parigi si sono registrati alcuni scontri davanti ai cartelli che invitavano a “pulire il mondo dagli sporchi sionisti”, così come momenti di tensione si sono registrati a Londra per le scritte “Olocausto Gaza”. Molti manifestanti invece hanno lanciato le scarpe, imitando il gesto del giornalista iracheno contro Bush.
Dai 10 mila in piazza a Istanbul ai 5 mila di Damasco, passando per il coro unanime di “Free Palestine”, anche gli arabi hanno accolto l’invito a manifestare per Gaza lanciato dal predicatore Youssef al Qaradawi, nato in Egitto ma residente in Qatar. La manifestazione più ampia si è svolta ad Amman.
Beirut
Istanbul
Sydney
Berlino
New York
Amsterdam
Madrid
Caracas

Il caso Ronaldo fa ancora parlare di sé. Mentre perfino il grande Caetano Veloso in un suo spettacolo gli ha dedicato una sua vecchia canzone sui travestiti è appena uscito anche in Brasile uno dei più completi studi sul travestitismo brasiliano “Travesti: Sex, Gender, and Culture among Brazilian Transgendered Prostitutes”. Panorama.it ha incontrato il suo autore, Don Kulick, direttore del Centro per gli studi sul genere e la sessualità della New York University.
Cosa ne pensa del caso “Ronaldo”?
Sintetizza le contraddizioni del Brasile che è il paese dell’America Latina con il più alto numero di travestiti. Sono ovunque, perfino in tv e nelle telenovelas. Eppure la grande contraddizione è che la società poi finisce anche qui con il condannarli. Dal mio punto di vista Ronaldo ha mentito quando ha detto che non sapeva che quelle due donne erano travestiti. In Brasile i travestiti lavorano solo in alcune strade e non in altre. Se vai in una strada sai che trovi solo loro. E poi altra cosa strana è che nessuno abbia ancora chiarito cosa il giocatore abbia fatto con loro in quelle tre ore precedenti alla chiamata della polizia. Questa si chiama ipocrisia.
Perché un uomo decide di fare il travestito?
È un processo che comincia dai tempi dell’adolescenza, se non addirittura dalla tarda infanzia. Ho conosciuto travestiti che mi hanno raccontato di aver cominciato ad esserlo all’età di 12 anni ma che per vergogna nei confronti della famiglia sono usciti presto di casa. È solo fuori che hanno cominciato a tutti gli effetti a vestirsi da donna perché questo accentua il femminile che è in loro. Prendendo ormoni e imbottendosi di silicone.
Perché un uomo decide di andare con un travestito?
La maggior parte degli uomini che pagano per andare con i travestiti sono sposati o fidanzati come è stato il caso di Ronaldo. Non sono gay ma eterosessuali. Per cui quando il giocatore ha dichiarato nell’intervista alla televisione brasiliana, subito dopo lo scandalo, che non avrebbe mai potuto andare con i travestiti perché lui è eterosessuale in realtà non ha fatto altro che confermare quanto sapevamo. Come antropologo ho trascorso 9 mesi a Salvador de Bahia per cercare di capire meglio il profilo di un cliente tipo. Si tratta di uomini di tutte le razze, età e classe sociale. La maggior parte ha un’età compresa tra i 17 e i 45 anni. Sono affascinati in parte dal concetto di “diverso” che il travestito porta con sé, in parte dalla trasgressione ma anche dall’idea che così possono tirare fuori la loro parte femminile. Sono tanti, infatti, gli uomini che hanno paura di avvicinare altri uomini, mentre approcciare dei travestiti è psicologicamente più facile perché apparentemente sono come le donne.
E in Italia?
Ho fatto ricerche anche sui travestiti brasiliani in Italia, tra il 2000 e il 2001. Da voi sono arrivati in grosso numero a partire dagli inizi degli anni ’80 perché era più facile dal punto di vista dei controlli e delle leggi sull’immigrazione. Hanno cominciato così a creare delle reti: chi arriva in Italia sa benissimo che va a prostituirsi. E poi in Italia i clienti sono più ricchi e pagano di più.
Ci sono differenze geografiche tra le varie zone d’Italia?
Nel 2001 a Milano c’erano circa 1000 travestiti brasiliani e circa 900 tra peruviani, colombiani e venezuelani. Tutti preferiscono il Nord e il Centro al Sud d’Italia perché il clima è maschilista e altrimenti dovrebbero vedersela anche con Camorra e Mafia. La cosa singolare è che nel vostro paese la maggior parte dei travestiti sudamericani sono viados, cioè hanno un ruolo femminile nel rapporto sessuale. Pare che ai clienti italiani piaccia questo.
Le scuse di Ronaldo (Studio Aperto)
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Qualcuno l’ha voluta paragonare a una finale di Coppa Campioni, con tanto di schermi giganti in piazza e una febbre da stadio che cresce col passare delle ore. Questa volta però a fronteggiarsi non sono Milan e Galatasaray, ma Milano e Izmir, l’antica Smirne, terza città della Turchia. Premio in palio, dopo mesi di duro lavoro, l’Esposizione Universale del 2015, con tutto il carico di prestigio, ma soprattutto di denaro, che ne deriva: 25 miliardi di dollari secondo il quotidiano turco Zaman.
Non stupisce quindi che, in attesa del verdetto che verrà pronunciato lunedì pomeriggio a Parigi, il Paese si sia stretto intorno alla sua “Perla dell’Egeo” a dispetto della grave crisi istituzionale che sta attraversando. Il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente Abdullah Gul sono alle prese con un ricorso presentato davanti alla Corte costituzionale per la loro interdizione dai pubblici uffici, e il Partito di governo Giustizia e Sviluppo rischia la chiusura per “attività anti-laiche”. Per esaminare il caso l’Anayasa Mahkemesi (la Corte Costituzionale) aspetterà fino a lunedì, in altre parole quando il Bie avrà già scelto il nome della città che ospiterà l’Expo. Per Izmir, culla del kemalismo e, insieme a Istanbul, la città più progressista e moderna della Turchia, si sono in questi mesi spesi tutti, governo come opposizione (il leader del Chp, Deniz Baykal viene proprio da questa città) e, ovviamente, la presidentessa della Tusiad (la Confindustria turca) Arzuhan Yalcindag Dogan.
Se in Italia sono in molti a sostenere che la candidatura di Milano si è molto rafforzata di recente, la Perla dell’Egeo è oltremodo fiduciosa e per alcuni favoritra. Anche perché come biglietto da visita porta, insieme a una linea di metropolitana, quattro linee di metrotramvia, un aeroporto, un porto che è tra i più attivi del Mediterraneo e che nel 2006 ha prodotto 12,7 milioni di dollaro di import e 14,5 di export. Ha cinque università ed è estremamente effervescente da un punto di vista culturale, con le numerose manifestazioni internazionali che da anni è abituata a organizzare. Nonostante la città si sia dimostrata, anche alle scorse elezioni politiche di luglio, la vera roccaforte dell’opposizione di sinistra, il governo Erdogan si è speso con decine di missioni e attività di lobbying soprattutto negli ambienti musulmani. E ancora di più ha fatto Abdullah Gul, attuale presidente della Repubblica, che ha così ancora una volta confermato le sue doti di grande diplomatico.
Stando a quanto scrive la stampa turca in questo momento Smirne staccherebbe Milano di almeno sei voti. Operando un perfetto contropiede, Izmir avrebbe tra l’altro segnato gol importanti, incassando l’appoggio, di 17 Paesi dell’Ue - più di Milano, si sottolinea qui - fra cui la Grecia. Ha ricevuto l’appoggio di personalità internazionali di primo livello, appartenenti al mondo della politica, dello spettacolo e dello sport, come l’ex cancelliere tedesco Schroeder e il calciatore Roberto Carlos. Insomma, la squadra di Smirne ha usato testa e cuore, tattica e agonismo, sapendo che non sempre le favorite sono quelle che, alla fine, vincono. E ora, asciugandosi il sudore, aspetta solo il fischio del 90° minuto.
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Per mesi come due boxeur hanno incrociato i guantoni e respinto i colpi (qualcuno finito forse anche sotto la cinta) nella speranza di infliggere all’avversario il ko. Si dovrà invece attendere il gong di fine marzo per sapere chi, tra Milano e Izmir, la città turca di Smirne, avrà vinto ai punti un premio tanto prestigioso quanto foriero di denaro: l’Expo 2015. In attesa di sapere chi sarà il vincitore, una cosa però è già certa: il perdente ne uscirà con le ossa rotte.
Milano e Smirne, per vincere, si sono vestite a festa e rifatte il make up. La speranza è quella di vedersi destinare i 15 miliardi di euro che, secondo la stampa turca, sono stati messi a disposizione degli organizzatori per la costruzione di infrastrutture da cui, particolare non trascurabile, ne deriverebbero almeno 100mila nuovi posti di lavoro. Ma come si prepara l’avversario del capoluogo lombardo?
Perché Smirne a cura della Camera di Commercio locale
Conosciuta per il suo spirito progressista e “occidentale”, la “Perla dell’Egeo”, terza città della Turchia con i suoi tre milioni di abitanti, può giocare alcune carte importanti per sconfiggere il temibile rivale italiano. Ha su un reddito pro-capite decisamente più alto della media nazionale, è il principale porto di esportazione del Paese e qui hanno stabilito il centro dei loro affari e interessi multinazionali come le americane General Motors, Philip Morris, RJ Reynolds, Citibank, la coreana Samsung, le tedesche Karstadt e Hugo Boss, le svedesi Abb e Volvo e la nostra Eldor. Ma Smirne non è solo un importante polo commerciale perché, a giugno, ospita un festival internazionale dell’arte e, all’inizio di ogni settembre, la fiera internazionale di Smirne, due appuntamenti che fanno di questa città un’attrattiva culturale per migliaia di cittadini turchi e non solo.
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Per promuovere la sua “perla”, la Turchia ha mosso i suoi emissari nel mondo e incoraggiato i più importanti network dell’informazione a fare pubblicità al Paese della mezza luna e al tema scelto “New Routes for a better world - Health for all“. Gli italiani, osservano i turchi, hanno a loro volta giocato il loro “poker” di “F”: Football (e qui tutti sottolineano il legame tra il sindaco meneghino Letizia Moratti e l’Inter…), Fiat, Fashion e Food. “Feeding the Planet, Energy for life. Working Together for Food safety, food security and Healthy Lifestyles” è infatti lo slogan milanese.
Perché Milano: a cura della Camera di Commercio locale
Se Smirne “vola leggera come una farfalla e punge come un’ape”, scrivono i giornali turchi, può farcela a battere la rivale: gli osservatori puntano il dito sull’instabilità della politica italiana, sull’economia che non gira, sulla gente preoccupata da globalizzazione, immigrazione e tasse, e completano il quadro ricordando come l’aeroporto di Malpensa, a causa di Alitalia, rischi un forte ridimensionamento. Nella terza città del Paese tutti sperano che siano attendibili i dati forniti qualche settimana fa dal quotidiano milanese Il Giorno per il quale i voti sicuri a favore di Smirne sarebbero al momento 68 contro i 51 di Milano.

Il sindaco di Milano Letizia Moratti riceve il il sindaco di Smirne Aziz Kocaoglu
Il ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema ha recentemente avuto modo di parlare di una competizione tra i due Paesi condotta “in spirito di amicizia” e con “il massimo di far play” e ha assicurato, nel caso Milano avesse la meglio su Smirne, che “i turchi saranno i nostri ospiti più cari”. “Gli italiani saranno i nostri”, è stata la risposta turca seguita a stretto giro di posta.
Il 31 marzo, a Parigi, il verdetto.
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Una vista di Smirne dal monte Pagus
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