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Afghanistan, Bosnia, Iraq: non chiamatele missioni “di pace”

Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Truppe italiane in Afghanistan (foto G. Gaiani)Prende corpo la proposta di erigere un monumento che ricordi i caduti italiani nelle missioni internazionali “di pace” degli ultimi decenni, promossa dal quotidiano Il Sole 24Ore all’indomani dell’ attentato a Kabul in cui persero la vita sei paracadutisti della Folgore lo scorso 17 settembre.

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“Stranieri” in uniforme italiana

Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Eserrcito italiano

Mentre la strage compiuta a Fort Hood (13 soldati uccisi) da un medico di origine palestinese e fede islamica apre molti interrogativi sulla capacità del mondo militare di integrare culture e religioni diverse, in Italia la crescente multietnicità del nostro Esercito è diventata un elemento importante di immagine e di “marketing”. Continua

Obama il pacifista? I bilanci della Difesa Usa raccontano un’altra storia

Obama, l'arte del dialogo

È dalla guerra del Vietnam che non accade  di vedere così tanti marines scendere in campo per un’azione militare: per vincere la battaglia contro il terrorismo islamico in Afghanistan e Pakistan Obama  dispiega un numero di forze - 68mila entro la fine dell’anno, il doppio rispetto al 2008 - che nemmeno il suo predecessore, il bellicista Bush, aveva osato schierare. Puntando anche sull’addestramento delle truppe afghane: ora sono 65mila, il piano del presidente vuole arrivare, con la collaborazione di Kabul, a 134mila (a questo scopo sono appena atterrati in Afghanistan 4mila istruttori militari dagli Stati Uniti).  Il risultato è che il costo economico della guerra lieviterà a dismisura: i due miliardi spesi ogni mese in quest’area aumenteranno, secondo la stampa Usa, del 60 per cento grazie al piano Obama.

Certo, la strategia del presidente Usa, che ha messo in discussione l’ideologia sottostante alla war on terror dell’Amministrazione repubblicana, è tutta diversa nello stile  rispetto ai quattro anni del duo Cheney-Bush. Il dialogo con l’Iran, dopo le tensioni delle proteste di piazza a Teheran, è ripreso. I rapporti con il Pakistan sono intensi. Ma è prematuro dire se siano stati fatti passi avanti verso la pace. Perché a leggere i bilanci governativi per la Difesa americana sembra che le cose non sia così semplici. Anzi: oggi, come ai tempi di Bush,  sono sempre le società della sicurezza privata le più beneficiate del  fiume di denaro che proviene dal Dipartimento di Stato.

Un fiume di denaro e finanziamenti che non accennano a diminuire: secondo il Pentagono i contractors della sicurezza privata impegnati in Afghanistan sono aumentati del 29 per cento negli ultimi mesi. E ad accaparrarsi il boccone più ghiotto della torta, un quarto del denaro versato dalla Casa Bianca ai contractors,  sono un pugno di multinazionali: tre specializzate nel settore dell’aviazione (Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman), una in ingegneria navale (General Dynamics) e una in sistemi elettronici per la difesa (Raytheon). I dati arrivano dal sito Usaspending.gov, una banca dati  online da pochi giorni, che segna un indubbio passo in avanti nella battagia della trasparenza dopo gli scandali finanziari degli ultimi anni inauguarata da Obama. Che mostra in dettaglio persino i prestiti per le istituzioni locali (ospedali, banche, piccole e medie imprese) con puntuali informazioni sul luogo di produzione, sul tipo di contratto e sulla caratteristiche della ditta privata specializzata nella sicurezza.

Nelle pieghe della banca dati si scopre, però, anche che le commesse più sostanziose alle prime tre aziende sono state affidate non ora, ma durante l’interregno tra  Bush e Obama, cioè all’indomani delle elezioni e prima del giuramento alla Casa Bianca. Valore complessivo di cinque contratti firmati tra novembre e dicembre? Cinque miliardi di dollari. E tanti altri sono stati sottoscritti negli ultimi sette mesi. Obama insomma, che come John F. Kennedy incarna il sogno americano e l’ideologia della frontiera, rischia di seguire il suo leggendario predecessore anche nello crescita dell’impegno militare. A ben vedere non è una novità assoluta: all’inizio degli anni Sessanta non fu un repubblicano, ma il democratico Kennedy a intensificare prima l’attenzione sul Vietnam e poi a decidere un attacco a Cuba (la cosiddetta operazione della “Baia dei porci”)  che si è rivelato come uno dei più micidiali flop della storia militare della guerra fredda.

Tagli alla Difesa: meno truppe e meno soldi per l’esercito

I militari italiani in Afghanistan

Dopo anni di dibattiti sulle scarse risorse assegnate al Bilancio della Difesa proprio nel momento in cui i nostri militari vengono costantemente impiegati in operazioni oltremare e sul territorio nazionale, Consiglio supremo di difesa, presieduto dal Capo dello Stato, Giorgio Napoletano, ha messo a punto un ampio pisano di ristrutturazione delle Forze Armate che prevede drastici tagli alle nostre forze armate.

Nei prossimi quattro anni i 190.000 militari italiani verranno ridotti a 141.000 con un taglio significativo a comandi, unità territoriali, scuole e altre strutture non operative e l’accentramento di molte competenze logistiche e amministrative, oggi presenti in ogni forza armata, in un unico sistema interforze. Per non impedire il ricambio e l’arruolamento di giovani reclute i massicci esuberi nel personale militare in servizio verranno risolti con ampi prepensionamenti. Del resto, con un bilancio per la Funzione Difesa inferiore all’1 per cento del Pil (contro una media europea dell’1,42 e una richiesta della Nato agli stati membri di stanziamenti pari al 2 per cento) non è più possibile mantenere forze militari che hanno una consistenza superiore a quelle britanniche che possono però contare sul triplo delle risorse finanziarie. Anche per questo con 190.000 militari in servizio l’Italia non è in grado di impiegarne nelle operazioni all’estero più di 10.000 e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa , ha già annunciato che probabilmente alcune missioni oltremare verranno tagliate salvaguardando e più importanti in Libano e Afghanistan.

A subire la maggiore riduzione sarà, l’Esercito che entro il 2012 scenderà da 112mila a 71.500 soldati, poco più della stessa consistenza di Aeronautica e Marina messe assieme. Il bilancio della Difesa per il 2009, che verrà presto discusso in Parlamento, prevede lo stanziamento di 20,294 miliardi di euro, cioè 838,1 milioni in meno rispetto al 2008. Ma questa voce include anche i fondi assegnati ai carabinieri mentre le risorse assegnate effettivamente alle forze armate sono quelle della Funzione Difesa, che prevede l’anno prossimo 14,3 miliardi di euro contro i 15,4 del 2008.

Una riduzione del 6,9 per cento che comporterà forti tagli alle esercitazioni, alle ore di volo dei velivoli e di moto per le navi ma anche agli investimenti per acquisire nuovi equipaggiamenti e armi. In aumento solo la voce retribuzioni che raggiunge il 66,7 per cento del totale dei fondi assegnati alle forze armate.

Proprio per riportare equilibrio e impedire che la Difesa diventi solo un pagatore di stipendi è stata pianificata una robusta riduzione degli organici che nei prossimi anni dovrebbero consentire di aumentare le risorse per addestrare ed equipaggiare i reparti pur senza aumentare il bilancio complessivo della Difesa.

Afghanistan, attentato contro gli italiani

Secondo le prime ricostruzioni un convoglio del Prt (Team di ricostruzione provinciale) italiano di Herat ritornava alla base, dopo aver partecipato alla cerimonia per la posa della prima pietra di un centro sociale per vedove. Un’esplosione ha investito il primo mezzo militare, un Toyota bianco blindato. Gli accertamenti sono ancora in corso: a farsi esplodere sarebbe stato un kamikaze a piedi. La vettura ha però resistito all’urto e, anche se gravemente danneggiata, è riuscita a proteggere gli occupanti. “Nessun nostro militare è rimasto ferito”, ha ribadito il colonnello il colonnello Carmelo Abisso, portavoce del Comando regionale ovest della missione Nato-Isaf. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha ricordato che “la situazione è calda, noi facciamo il nostro dovere”.

Sono circa 2.350 i militari italiani oggi in Afghanistan, tra la capitale Kabul (un migliaio) e la regione occidentale di Herat, dove verrà presto schierato gran parte del contingente. Il 5 agosto scorso, a Kabul, l’Italia ha ceduto alla Francia il comando della Regione della capitale nella missione Nato-Isaf: un passaggio di consegne che ha avuto come immediata conseguenza il rimpatrio di 300 uomini (sui circa 2.700 fino ad allora complessivamente schierati), e cioè quelli inviati di rinforzo lo scorso dicembre proprio in funzione della presa di comando a Kabul. Secondo i piani della Difesa, altri 500 militari dovrebbero andarsene dalla capitale afgana entro ottobre, anche se il ministro della Difesa Ignazion La Russa ha di recente affermato che “ci è stato chiesto di mantenere qualcuno in più a Kabul: stiamo valutando la situazione”.

Così il cinema americano racconta la guerra in Iraq e Afghanistan

Baghdad

Pillole antidepressive per affrontare la guerra: il settimanale Time rivela che ne fa uso il 12% dei soldati in Iraq e il 17% di quelli in Afghanistan. E, al ritorno dal conflitto, un reduce su tre continua a prenderle. Alcuni registi americani hanno narrato il disagio dei militari in alcuni film da poco usciti nelle sale cinematografiche: raccontano storie di giovani volontari, spesso idealisti e patriottici, costretti a fare i conti con il campo di battaglia. In Leoni per agnelli due ragazzi ispirati dai discorsi di un professore universitario partono per l’Afghanistan, ma muoiono durante la prima missione sul campo, pochi minuti prima che arrivino dei soccorsi. Nella valle di Elah sono i commilitoni a uccidere un loro amico durante una rissa, dopo il rientro dall’Iraq. In Redacted, ispirato a una storia vera, Brian De Palma racconta le vicende di una pattuglia di soldati americani, soffocati dal caldo e annoiati dalla ripetitività della missione, che decide di stuprare un’adolescente irachena per vendicarsi contro l’uccisione di un loro commilitone.

Il trailer del film “Nella valle di Elah” (in inglese)

Oliver Stone ha annunciato l’inizio delle riprese di Pinkville, un film che narra l’inchiesta di un generale statunitense sul massacro di My Lai, il villaggio vietnamita dove truppe dell’esercito Usa nel 1968 uccisero dai 300 ai 500 civili, per la maggior parte donne e bambini. La strage è subito denunciata da un pilota di 24 anni, Hugh Thompson, che sorvolava l’area con il suo elicottero. È stato poi il reporter Seymour Hersch a rivelare la carneficina all’opinione pubblica mondiale.
Oggi Iraq e Afghanistan, ieri Vietnam. È cambiato qualcosa nel modo di raccontare i conflitti? I film sull’Iraq potrebbero avere lo stesso impatto sulla coscienza collettiva che ebbero le pellicole sul Vietnam? “La differenza sono gli attacchi alle Torri gemelle dell’undici settembre e il desiderio di vendetta degli Stati Uniti” dice il generale Carlo Jean, autore del “Manuale di Geopolitica”. “Ma i valori che ispirano la percezione della guerra sono identici, come l’esaltazione dello spirito patriottico. Nel caso del Vietnam, poi, la storia esce dal dibattito politico perché aumenta la distanza dal presente”. Otto milioni di americani hanno combattuto contro il regime di Ho Chi Minh: in più di quarant’anni i registi americani hanno esplorato aspetti differenti di uno scontro militare che ha segnato una generazione. Contribuendo a diffondere in alcuni casi un sentimento antimilitarista e mettendo a fuoco scene entrate nell’immaginario collettivo: lo shock del soldato “Palla di lardo” durante l’addestramento nei Marines (Full Metal Jacket), la sfida alla roulette russa con le rivoltelle puntate alla testa (Il Cacciatore), l’attacco con gli elicotteri al ritmo della “Cavalcata delle valchirie” (Apocalypse Now). Oltre alle vittime sul campo di battaglia, la guerra è costata agli Stati Uniti 111 miliardi di dollari in otto anni, dal 1964 al 1972 (circa 494 miliardi di dollari di oggi tenendo conto dell’inflazione): all’apice dell’impegno militare erano dispiegati 500mila soldati.

“Un colpo solo”: la roulette russa nel film “Il Cacciatore” (in italiano)

Una squadra di elicotteri OH-6 Cayuse colpisce un villaggio in Vietnam in una scena di “Apocalypse now” (in inglese)

C’è grande attenzione per le difficoltà del reinserimento, come la riabilitazione di un soldato mutilato (Nato il 4 luglio) e il ritorno dei reduci: quest’anno John Rambo sarà sugli schermi con il quarto episodio della serie ambientato in Birmania, a 26 anni di distanza dal primo film, quando urlò disperato: “Non è finito niente”. Oggi sono 7 milioni i veterani negli Stati Uniti dopo il ritiro da Saigon: molti sono riuniti in associazioni come “Vietnam Veterans of America”, attive nella vita politica e culturale del Paese. Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, John McCain, è uno di loro: i nordvietnamini lo hanno tenuto prigioniero e torturato per cinque anni e mezzo.

Il discorso finale del reduce John Rambo: “Non è finito niente” (in italiano)

Inferno in Albania: esplode un deposito di armi, decine le vittime

Vora, Albania, panico dopo l'esplosione nel deposito di armi (Ansa)
Trenta morti e 200 feriti. Questo il bilancio, ancora provvisorio, dell’esplosione che è avvenuta verso mezzogiorno in un deposito di armi dell’esercito albanese a Vora, 12 chilometri a nord di Tirana. Finora sono quattro i cadaveri recuperati dalle macerie, secondo quanto si è appreso a perdere la vita anche diversi soldati statunitensi che lavoravano nel deposito. Tra i feriti, solo una decina sono in gravi condizioni. Un cittadino italiano si è fatto medicare all’ospedale di Durazzo per una lieve ferita, ma è già stato dimesso. L’incidente si sarebbe verificato mentre erano in corso operazioni di smantellamento dell’arsenale e le cause non sono ancora state chiarite. Si pernsa, comunque, possa trattarsi di un errore umano.
Un team di medici del Dipartimento della Protezione civile partirà questa sera per l’Albania per collaborare con le autorità locali impegnate nei soccorsi. Sono state le stesse autorità albanesi a chiedere l’intervento dell’Italia. Assieme ai medici, la Protezione civile invierà anche materiale sanitario di pronto soccorso e sacche di plasma.

Afghanistan, attacco agli italiani: due soldati feriti


Due soldati italiani feriti, ma non in gravi condizioni. Il nuovo attentato contro i nostri militari, in Afghanistan, arriva dieci giorno dopo la sparatoria in cui perse la vita il primo maresciallo Giovanni Pezzulo, di 45 anni, mentre un altro sottufficiale - l’alpino paracadutista Enrico Mercuri - rimase ferito.
L’episodio di oggi è accaduto a 30 chilometri circa a Nord di Delaram, nella provincia di Farah. Alle 11.30, ora locale, un mezzo di pattuglia è stato coinvolto in un’esplosione. I militari sono stati portati all’ospedale della base di Camp Arena, a Herat, ed hanno informato personalmente le famiglie sulle loro condizioni di salute.
Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha fatto sapere che “si è subito accertato delle condizioni di salute del personale coinvolto in ordine alle quali è stato rassicurato dal capo di Stato Maggiore della Difesa circa il carattere lieve delle lesioni riportate”. La nota conclude esprimendo ai due militari “l’augurio di una pronta guarigione”.

Pezzulo, il maresciallo morto in Afghanistan era scampato a Nassiriya

Giovanni Pezzulo, ucciso il 13 febbraio 2008 in un conflitto a fuoco, era sposato e aveva una figlia di 18 anni. La moglie, Maria D'Agostino, e la giovane Giusi risiedono a Oderzo, nel Trevigiano. Pezzulo era partito per l'Afghanistan il 10 dicembre 2007. Il maresciallo era nato a Carinola (Caserta), dove risiede la sua famiglia d'origine: gli anziani genitori Costantino e Giuseppina Nardone, e cinque fratelli.

Era scampato per un soffio alla strage di Nassiriya del novembre 2003, ma aveva deciso comunque di ripartire in missione. Lasciando a casa la moglie Maria e la figlia Giusi, 18 anni, che frequenta il liceo. Il primo maresciallo Giovanni Pezzulo, 44 anni, era un soldato come tanti: innamorato del suo lavoro e della sua famiglia.

Pezzulo era entrato nell’esercito a 18 anni, nel 1980, per l’Afghanistan era partito lo scorso dicembre. Originario di Carinola, nel casertano, viveva a Oderzo, vicino a Treviso e prestava servizio al Cimic Group South di Motta di Livenza. Era uno specialista in attività umanitarie, in passato si era occupato di ricostruzione nel reparto Genio pionieri.

Giovanni Pezzulo, ucciso il 13 febbraio 2008 in un conflitto a fuoco, era sposato e aveva una figlia di 18 anni. La moglie, Maria D'Agostino, e la giovane Giusi risiedono a Oderzo, nel Trevigiano. Pezzulo era partito per l'Afghanistan il 10 dicembre 2007. Il maresciallo era nato a Carinola (Caserta), dove risiede la sua famiglia d'origine: gli anziani genitori Costantino e Giuseppina Nardone, e cinque fratelli.

La sua famiglia di origine, gli anziani genitori e i quattro fratelli maschi, vive ancora a Carinola. Lo zio racconta come abbia “sempre amato il suo lavoro e l’esercito. Ci parlava spesso delle missioni in Iraq. Giovanni era a Nassiriya nel giorno dell’attentato. Ci raccontava con grande entusiasmo delle missioni in Kosovo, di quello che il contingente italiano faceva a favore delle popolazioni locali e in particolare per i bambini e gli anziani”. La salma del maresciallo morto, ha detto il suo comandante al Cimic, il colonnello Celestino Di Pace, potrebbe rientrare in Italia già domani.

Il Maresciallo Ordinario degli alpini Enrico Mercuri nato a Treia (MC) il 21 ottobre 1977 e ferito nell’attentato del 13 febbraio 2008 in Afghanistan in cui è rimasto ucciso il collega dell'Esercito Giovanni Pezzulo

Ha telefonato invece personalmente a casa, per tranquillizzare i familiari, l’altro militare ferito a una gamba, il maresciallo Enrico Mercuri, di 31 anni. Nato a Montecassino, in provincia di Macerata, è in forza al Reggimento alpini paracadutisti Montecervino, a Bolzano. Si tratta dei ranger, un corpo d’élite delle Forze armate italiane. Marcuri è alla sua prima missione all’estero.

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Le videocartoline dei soldati italiani in Afghanistan

Militari italiani al fronte, lontanissimi, col pensiero fisso a casa. I video girati col telefonino e le immagini caricate su Youtube hanno preso il posto delle lettere e delle cartoline di un tempo. Diari filmati dall’Afghanistan per far vedere come si svolgono le operazioni, cosa si fa nel tempo libero, qual è il rapporto con la popolazione.

Carlo, 37 anni, invia immagini da Kabul: i commilitoni, il lavoro in infermeria, il paesaggio afghano, i bambini e le donne del posto.

Qui invece le operazioni della Task Force Nibbio:

E quelle degli elicotteristi dell’Aeronautica militare:

Anche la fidanzata di un soldato in missione posta un video:

Mentre Manji, dall’Afghanistan, ha messo online un filmato per ringraziare i militari italiani:

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