Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

(Credits: AP/Gregorio Borgia)
Che cosa sta succedendo in Medio Oriente? La situazione dei cristiani è peggiorata oggettivamente, oppure le persecuzioni nei loro confronti hanno maggiore risonanza? Ne parliamo con il giornalista Antonio Picasso, autore del saggio Il Medio Oriente cristiano. Reportage dal cuore della mezzaluna fertile (Cooper editore, Roma, 2010, €15). Continua
- farian
- Venerdì 12 Novembre 2010
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi).

Mehdi Karrubi, uno dei leader dell’opposizione iraniana, è stato assediato per ore da fondamentalisti islamici nella città di Qom. Soltanto verso le 4, Karrubi ha potuto lasciare la casa, sotto la scorta della polizia. Distrutta la sua macchina. Il sito dell’opposizione Kaleme riferisce che agenti del ministero dell’Intelligence hanno messo i sigilli all’ufficio del defunto ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, che per ore era stato occupato e devastato da fondamentalisti.
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Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per
sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Credits: LaPresse
Per festeggiare le donne, il Governo indiano ha inaspettatamente riproposto di stabilire tramite decreto il numero di donne da eleggere in Parlamento per ogni legislatura. Chi ha pensato questa legge sperava di poterla approvare proprio l’8 marzo, ma le proteste che la decisione ha scatenato all’interno della Camera Alta indiana hanno costretto il suo presidente Hamid Ansari a sospendere il dibattito.
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Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi).

Un'attivista governativa mostra una foto con le immagini appaiate di Khomeini e di Khamenei, attuale guida suprema della Repubblica islamica
Shirin Alam Holi è una donna iraniana di ventotto anni, appartenente alla minoranza curda e residente nel villaggio di Deym Shalagh nei pressi della cittadina di Maku (Iran occidentale). Il 26 maggio 2008 era stata arrestata dalle forze di sicurezza dei pasdaran, portata in un centro di detenzione segreto per tre settimane e poi nella prigione di Evin, a Teheran, nell’ala gestita dal ministero dell’Informazione. Dopo cinque mesi, a causa delle pessime condizioni di salute Alam Holi è stata trasferita nella sezione principale insieme alle altre donne, sempre a Evin. Continua
Pechino si allea con i blogger: un patto all’insegna del cybernazionalismo, la rivendicazione dell’identità nazionale che corre sul web, alimentando spirali di proteste, denunce, manifestazioni. Non soltanto virtuali. Durante una recente visita in Messico, il premier cinese Wen Jiabao ha detto: “Alcuni stranieri non hanno niente di meglio da fare che puntare il dito sui nostri affari”. Una dichiarazione accolta con entusiasmo da parte dalla popolazione che naviga sul web in Cina. Tanti giovani in passato hanno dimostrato di sostenere le scelte più controverse di Pechino: per esempio, durante la repressione della rivolta in Tibet alcuni blogger hanno lanciato il sito AntiCnn per denunciare la parzialità dei media occidentali troppo atteniti, a loro dire, sulle sofferenze della popolazione. Quella dei cybernazionalisti è una massa pronta a entrare in gioco per sostenere il governo anche a pagamento: è ormai famoso il “partito del 50%”, squadre di volontari che per cifre irrisorie monitorano le discussioni sui blog in Cina e intervengono a favore delle autorità di Pechino. Non si tratta di un fenomeno trascurabile: sarebbero almeno 280mila le persone arruolate nella propaganda politica “sponsorizzata”. Ma le nuova forme di manipolazione dell’opinione pubblica online che scartano la censura e preferiscono l’intervento diretto non sembrano emergere soltanto in Cina. Come ricorda Newsweek, internet è diventato un terreno di confronto politico anche in Iran: le milizie Basij, fedeli all’ayatollah Khomeini, stanno riversato online diecimila blog per sostenere la Repubblica islamica. Il web resta lo spazio più aperto per le discussioni politiche, in particolare nei regimi non democratici. E, soprattutto, è frequentato dai giovani. Nemmeno il Cremlino resta a guardare: si è affidato a una ditta privata, la New Media Stars per coinvolgere i navigatori del web con siti e videogiochi in sostegno del primo ministro Vladimir Putin.
Eppure il cybernazionalismo ha migliorato la vita di alcune minoranze etniche. Spesso, paradossalmente, prive di Stato. Foreign policy, per esempio, segnala il caso degli Assiri: divisi ai confini fra quattro Stati (Iraq, Iran, turchia e Siria), possono seguire le partite della loro squadra di calcio in Svezia e hanno un punto di incontro online, Assyrian voice. Un’esperienza simile a quella dei Curdi (circa 30 milioni nel mondo) che si incontrano, per esempio, su Other iraq. Se da un lato è difficile pensare agli Hakka come a una minoranza cinese (sono circa cento milioni nel mondo), dall’altro dopo decenni di diaspora anche loro si ritrovano in alcuni siti web come Hakkas.org.
Iran, una nazione di blogger
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