Sempre più tesa la situazione in Birmania, dove da qualche settimana i monaci buddisti hanno deciso di lanciare una sfida alle autorità militari che governano il Paese, con il pugno di ferro, da oltre quarantacinque anni.
Stamani la polizia ha sparato sulla folla uccidendo un monaco buddista e ferendone un altro (la fonte è il Segretario generale del Consiglio dell’Unione birmana Cecilia Brighi, responsabile del Dipartimento Esteri della Cisl), arrestando decine di manifestanti, caricando la folla isolando anche la celebre pagoda di Shwedagon da cui sono partite le manifestazioni contro la giunta militare. Per la prima volta alle manifestazioni contro la ditattura hanno sfilato anche molti giovani dell’opposizione birmana. Un corteo di decine di migliaia di persone, compresi molti monaci buddisti, si è formato nel quartiere del mercato un’ora dopo dopo l’intervento repressivo nella pagoda Sule, nel centro della maggiore città della ex Birmania.
![[i]24 settembre 2007 -[/i] Due cortei, che raccolgono decine di migliaia di persone ciascuno, stanno sfilando attraverso Yangon, Myanmar. Secondo i testimoni, le strade sono gremite di gente che applaude ed incoraggia i monaci buddisti e alcuni manifestanti brandiscono cartelli in cui chiedono riconciliazione nazionale e la liberazione di prigionieri politici. Si tratta della più importante manifestazione contro il regime militare al potere degli ultimi vent'anni, giunta oggi al settimo giorno consecutivo.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/myanmar/normal_myanmar04.jpg)
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In oltre quattro decenni di regime militare, i generali birmani hanno messo in piedi una delle più sofisticate ed estese reti di spionaggio dell’Asia. Eppure da giorni giovani ed esperti blogger sfidano con successo l’efficiente macchina di spionaggio e controllo dell’informazione messa in piedi dalla giunta militare che, dal 1962, regge con pugno di ferro Myanmar. “I servizi di intelligence e le forze di sicurezza intercettano tutti i sistemi di comunicazione del Paese”, conferma il professor Desmond Ball, del centro di Studi Strategici e di Difesa dell’Università di Canberra, esperto di spionaggio. Poco o nulla sfugge all’occhio del ‘grande fratello’ birmano che controlla telefoni (esser sorpresi con un satellitare significa rischiare l’accusa di “alto tradimento” e una pena minima di 20 anni di carcere); limita l’accesso a Internet (per possedere un computer occorre un permesso speciale); blocca i siti web che riportano notizie sul Paese; intercetta le telefonate. Ad essere spiati non sono soltanto i cittadini birmani, i membri dell’opposizione e gli attivisti del movimento democratico, ma anche diplomatici e giornalisti, costantemente osservati, seguiti, fotografati. Eppure i blogger stanno ‘bucando’ la pesante cortina stesa dai militari attorno al Paese: giovani universitari, per lo più residenti a Yangon, sono finora riusciti a inserire decine di foto e video sui blog; e in tal modo stanno documentando passo passo la silenziosa protesta dei monaci buddisti e il crescente appoggio popolare. Quando Aung San Suu Kyi - la paladina dei diritti umani e premio Nobel per la Pace, da anni agli arresti domiciliari- sabato scorso si è affacciata sulla porta della residenza in cui è reclusa, per salutare commossa i monaci che era andati a renderle omaggio, la sua foto ha fatto rapidamente il giro del mondo.
“Ci sono molti volontari a Yangon, giovani studenti che inseriscono messaggi e foto da quando, il 19 agosto, è iniziata la rivolta”, spiega Sein Win, direttore esecutivo di Missima News, il sito web della opposizione birmana in esilio. Secondo ‘Reporter senza frontiere‘, Myanmar è “il paradiso della censura” ed il Paese è in cima alla lista di quelli con minore liberta’ di informazione. Del resto da quando sono iniziate le proteste, il regime ha interrotto i collegamenti dei cellulari dei maggiori attivisti democratici; e nessun giornalista straniero ha ottenuto il visto d’ingresso per entrare nel Paese. “La censura è molto forte, ma sono in tanti a volere che il mondo sappia quel che sta accadendo in Birmania”.
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