Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.

Mongolia: volti (Credits: Marco Cerbo)
C’è chi scrive che Hitler sia il nuovo idolo degli abitanti della Mongolia e che i gruppi nazionalisti nel paese stiano assumendo sempre più spesso atteggiamenti filo nazisti. In parte è vero ma, come sempre, per capire meglio cosa sta succedendo in una delle nazioni più isolate del pianeta è necessario contestualizzare il problema. Continua
Claudia Astarita, 29 anni, lavora da tre anni come ricercatrice
presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per
sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Mongolia: volti (Credits: La Presse)
All’inizio dell’Ottocento, in Mongolia, venne alla luce da genitori poverissimi un ragazzino di nome Danzan Ravjaa.
Sin dall’infanzia, fu costretto a mendicare, ma aveva qualità fuori dal comune che non passarono inosservate. Negli anni dell’adolescenza, il suo acume e la sua attitudine alla poesia attirarono l’attenzione del clero buddhista, che riconobbe in lui la quinta reincarnazione del Lama del Deserto del Gobi. Continua

Cinque persone uccise, oltre 300 ferite. Stato d’emergenza per quattro giorni e coprifuoco notturno. I militari pattugliano Ulan Bator, capitale della Mongolia dove si attendono ancora i risultati del voto dello scorso fine settimana.
Il bilancio di cinque morti e 329 feriti (221 civili e 108 poliziotti) durante le violenze di ieri nella cità èstato fornito dal ministro della giustizia Tsend Munkh-Orgil.
Il Presidente della Mongolia Nambaryn Enkhbayar ha dichiarato quattro giorni di stato di emergenza per cercare di fermare i moti di protesta esplosi nella capitale in seguito all’annuncio, domenica sera, che il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, formato dai leader comunisti del Paese e al potere dal 2004, ha mantenuto la maggioranza dei seggi in parlamento (43 su 76 confermati).
Il Partito Democratico di opposizione ha subito parlato di risultati manipolati, e i suoi sostenitori sono scesi in piazza per dimostrare il proprio disappunto. Migliaia di manifestanti si sono radunati di fronte ai palazzi govenativi, rifiutandosi di rispettare il coprifuoco fissato per le 22. Ieri sera, sessanta persone (tra cui circa trenta forze dell’ordine) sono rimaste ferite durante i tafferugli scoppiati di fronte a una stazione di polizia, durante i quali gli agenti si sono serviti di gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cannoni ad acqua per difendersi dalle pietre lanciate dai contestatori. In seguito, il Palazzo Culturale di Ulan Bator, la capitale, sede di un museo, un teatro e una galleria d’arte, è stato dato alle fiamme.
Contemporaneamente, il Primo Ministro Sanjagiin Bayar continua a ripetere sui canali della televisione di Stato che le elezioni sono state libere e imparziali, e che sono state le dichiarazioni false e fuorvianti del leader del partito di opposizione Tsakhia Elbegdorj a spingere la popolazione a compiere atti di violenza ingiustificati.
Se fino al 2004 gli abitanti non hanno mai partecipato attivamente alla vita politica del Paese, durante queste elezioni ben il 74% degli aventi diritto al voto ha deciso di esprimere la propria preferenza. La ragione di tale affluenza è molto semplice: i leaders dei due partiti hanno promesso in campagna elettorale che si sarebbero impegnati a redistribuire gli avanzi di bilancio derivanti dai profitti dell’industria mineraria. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati scoperti nuovi giacimenti di carbone, rame e oro sull’altopiano mongolo, ed è evidente che per un Paese ancora basato su agricoltura e allevamento praticato in forme seminomadi la prospettiva di assicurarsi nuove entrate extra non può essere considerata trascurabile.
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