Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

(Credits: Epa)
Figlia di un iraniano e di una giapponese, Roxana Saberi è nata e cresciuta negli Usa. Durante la presidenza del riformatore Khatami si trasferisce a Teheran, impara il persiano e lavora come giornalista per i media americani.
Con l’elezione di Ahmadinejad le viene revocato il permesso di lavoro ma decide comunque di restare. Nel 2009 viene arrestata per spionaggio e trascorre cento giorni nella famigerata prigione di Evin insieme a tante altre donne accusate di reati politici.
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- Mercoledì 10 Novembre 2010
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

(Credits: Ansa)
Dopo il caso di Sakineh, la 43enne condannata alla lapidazione per adulterio e all’impiccagione per complicità nell’omicidio del marito, ora l’Iran fa notizia per un’ulteriore applicazione delle pene corporali (hudud) previste dalla legge islamica.
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- Mercoledì 13 Ottobre 2010
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e per Laterza "Un'estate a Teheran". Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.
Chi di media ferisce di media perisce. E ora lo star system sta per rivelarsi un’arma a doppio taglio per il presidente iraniano Ahmadinejad che in questi anni ha fatto di tutto per finire in apertura sui giornali di tutto il mondo, lanciando invettive e pronunciandosi persino sull’Olocausto.
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- Mercoledì 25 Agosto 2010
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
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Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.

(Credits: Ansa)
L’Iran non è un monolite e il presidente Ahmadinejad non può essere paragonato al dittatore iracheno Saddam Hussein perché la realtà politica iraniana è molto più sfumata: bisogna prestare attenzione ai particolari e non farsi ingannare, ricordando innanzitutto che nella stanza dei bottoni siede il leader supremo Ali Khamenei e non il presidente.
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Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
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Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi).

Mohammad Khatami (Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)
Il 12 giugno ricorre l’anniversario delle contestate elezioni presidenziali iraniane. In questi mesi la repressione, volta a intimidire l’opposizione, è stata durissima. I leader dell’onda verde l’hanno (per ora) scampata anche se il giornale di Karrubi è stato chiuso, Mussavi ha perso il posto di direttore all’Accademia d’Arte, suo nipote è stato ucciso durante una manifestazione e il capo delle sue guardie del corpo arrestato, mentre l’ex presidente Khatami non può lasciare l’Iran.
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l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
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Storia dell'Iran (dal 1892 a
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Anche quest’anno il presidente americano Barack Obama coglie il pretesto del Nowruz, il capodanno persiano preislamico, per lanciare un messaggio agli iraniani.
In occasione del 20 marzo, Obama ha dichiarato che “il governo di Teheran ha scelto di isolarsi, ma Washington continua a volere per gli iraniani giustizia e dignità, e meno censura su internet”.
Il leader supremo Ali Khamenei ha risposto che gli “USA dovrebbero smettere di complottare contro l’Iran”.
L’anno scorso Obama aveva offerto “un nuovo inizio nelle relazioni diplomatiche con il governo iraniano”. Molti a Teheran consigliarono però al presidente americano di dimostrare la proprio buona volontà con i fatti.
Tanto per cominciare, Obama avrebbe dovuto togliere l’embargo americano e scongelare i conti iraniani bloccati dai tempi della rivoluzione del 1979. Operazione non facile, se si pensa ai timori occidentali per il programma nucleare iraniano e alla repressione successiva alle contestate elezioni presidenziali di giugno.
A questo proposito, ieri il 23enne Hassan Lahouti, nipote del potente Rafsanjani è stato arrestato appena arrivato da Londra. Aveva lasciato l’Iran dieci giorni dopo l’inizio delle proteste. E giovedì a finire in carcere è stato il riformista Hossein Marashi, già membro del governo al tempo del presidente Khatami. La sua colpa? Aver fatto propaganda contro le autorità dopo le elezioni, aver invitato l’opposizione a protestare davanti al carcere di Evin dove si trovano i prigionieri politici, e aver sostenuto il leader del movimento verde Mussavi.
E proprio Mussavi, in occasione del capodanno persiano ha dichiarato – con un linguaggio che appello all’identità sciita - che “arrendersi ora sarebbe tradire l’Islam, la nazione e il sangue dei martiri”.
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l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
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Mohammad Khatami (EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)
In Iran è giallo sul destino dell’ex presidente, il riformatore Muhammad Khatami in carica dal 1997 al 2005. L’agenzia Fars cita i servizi segreti, secondo cui Khatami voleva lasciare il paese ma gli è stato proibito dalle autorità, mentre un collaboratore dell’ex presidente smentisce e altre fonti dichiarano che non avrebbe alcuna intenzione di lasciare l’Iran.
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