
Operazioni militari italiane in Afghanistan. Oggi due paracadutisti italiani sono rimasti leggermente feriti nei pressi della Base italiana di Camp Snow (ANSA/ UFFICIO STAMPA ESERCITO)
Le truppe statunitensi potrebbero restare in Afghanistan fino al 2024 secondo gli accordi in discussione tra Washington e Kabul e rivelati dal 1quotidiano britannico Daily Telegraph. Afghani e americani sarebbero infatti vicini alla firma di un accordo strategico in virtù del quale migliaia di militari statunitensi resterebbero nel Paese per altri dieci anni dopo il 2014, data entro la quale dovrebbe completarsi il ritiro delle forze da combattimento alleate che ha preso il via poche settimane or sono.
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(Credits: Ansa/Fermo immagine da Tg)

I servizi segreti afghani hanno annunciato che il Mullah Omar, leader dei talebani in Afghanistan, è “scomparso dal suo rifugio” a Quetta, in Pakistan, da dove manca da più di cinque giorni. Inizialmente voci lo davano per morto.
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Secondo la stampa britannica, un reparto delle forze speciali americane (nome in codice Gray Fox) avrebbe preso posizione a Kabul e dintorni per individuare ed “eliminare” gli eredi di Osama Bin Laden. Probabilmente di stanza nella grande base aerea e logistica di Bagram (a nord di Kabul), il team sarebbe composto da Navy Seals, Delta Force e Combat Team della Cia e avrebbe preso posizione in Afghanistan e in altri Paesi della regione a inizio aprile. Lo scrive, citando fonti di intelligence, il Daily Mirror .
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Epa)
Questa volta sembra non ci siano dubbi: per la prima volta in nove anni di guerra i talebani, o almeno una parte di essi, sembrano disposti a negoziare la pace con Kabul e colloqui segreti sarebbero già in atto come ha rivelato il Washington Post e, a differenza che in passato, non ci sono state finora smentite da parte dei portavoce talebani alle indiscrezioni circa le trattative.
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Il luglio del 2009 è stato il mese più sanguinoso in Afghanistan dall’ottobre 2001. Quest’anno sono morti 39 soldati statunitensi e 22 inglesi. Per il ministro degli esteri, David Miliband, è giunta l’ora, per isolare le fazioni più radicali, di aprire un dialogo con i “talebani moderati” e trovare così una via d’uscita politica a una guerra che, a otto anni dal lancio di Enduring Freedom, continua a dilaniare il Paese, a infiacchire il morale delle truppe della coalizione, a lasciare aperto qualsiasi scenario futuro. E lo scetticismo dell’opinione pubblica, anche europea, rispetto ai destini della guerra è lì a dimostrarlo: un sondaggio del quotidiano Independent ha rivelato per esempio che il 58 per cento degli inglesi, infatti, vede la guerra come una “causa persa”. 
La scelta di Miliband di lanciare un’offerta ai cosiddetti talebani moderati non è in contrasto con le decisioni del presidente Usa, Barack Obama: aumentare l’impegno militare fino a 68mila soldati entro l’anno e, contemporaneamente, addestrare truppe locali. Negli Stati Uniti il 54 per cento delle persone sono favorevoli alla missione in Afghanistan: il 36 per cento, invece, pensa che sia stato un errore fin dall’inizio. E la crisi economica fa lievitare i costi dell’impegno militare. Spiragli per l’apertura di colloqui sono stati aperti anche dai talebani. Fanno discutere le “Regole dell’emirato islamico di Afghanistan per i mujaheddin“: una sorta di codice etico voluto dal Mullah Omar che dovrebbe segnare una svolta nelle regole del conflitto, vietando di “attaccare o di recare danno a funzionari, soldati, guardie o lavoratori”. Ma, secondo gli analisti del Pentagono, bisogna essere cauti.
Newsweek è riuscito a contattare attraverso la posta elettronica il braccio destro del mullah Omar, il mullah Abdul Ghani Baradar. E gli ha chiesto se sarebbero disposti ad accettare la rottura dei legami con Al Qaeda come condizione per l’accordo di pace: Baradar ha risposto, sibillino, che “le nostre decisioni sono prese sulla base dei nostri interessi nazionali”. La prossima data decisiva è il 20 luglio, il giorno delle elezioni presidenziali. Amid Kharzai, l’attuale capo di Stato, è favorito per un secondo mandato. Ma 500 sezioni elettorali su 7mila sono a rischio per attacchi dei talebani.
Washington punta il dito contro i flussi di denaro che arrivano dall’area del Golfo: secondo Richard Holbrooke, inviato speciale Usa per Afghanistan e Pakistan, i talebani guadagnano dai 60 ai 100 milioni di dollari dalle piantagioni di oppio. Soltanto una frazione del tesoro che finanzia il conflitto. La maggior parte del denaro arriverebbe da facoltosi sostenitori in Medio Oriente.

Oltre seimila militari impegnati, tra i quali tremila britannici e altrettanti afghani affiancati da duecento istruttori e consiglieri militari di Londra. Dopo quasi quattro giorni di assedio, le truppe regolari di Kabul sono riuscite a stroncare la resistenza dei talebani e sono entrate nell’unica roccaforte urbana nel sud del Paese in mano ai guerriglieri. La battaglia di Musa Qala, iniziata venerdì con l’afflusso di truppe, elicotteri, artiglieria e mezzi corazzati intorno alla roccaforte nella provincia di Helmand, sarà probabilmente ricordata come la più grande combattuta dalle forze della Nato in Afghanistan. Situato nel cuore della regione a maggiore produzione di oppio, il distretto era stata presidiato fino al gennaio scorso da una guarnigione britannica assediata da migliaia di miliziani talebani. Il ritiro delle truppe di Londra dalla città era stato concordato a febbraio, per ridurre l’impatto del conflitto sui civili, con nove capi tribù locali che si erano impegnati a tenere lontani i guerriglieri del mullah Omar: i talebani invece si insediarono a Musa Qala con centinaia di combattenti (oltre duemila secondo un portavoce degli jihadisti) trasformando la cittadina in una base logistica dalla quale attaccare le vicine province di Oruzgan e Farah.
Le operazioni congiunte britanniche e afghane hanno consentito di fare irruzione nel centro abitato mentre trecento militari americani hanno chiuso le vie di fuga ai talebani. Centinaia di civili sono fuggiti nei giorni scorsi, preavvisati da volantini lanciati dagli aerei alleati, ma molti altri si trovano ancora nelle case che erano state occupate dai talebani.

Gli arabi “sono esperti nel formulare cospirazioni, complottare per uccidersi l’un l’altro. Gente che legge senza capire perché troppo abituata a memorizzare e ripetere, abituata ad essere controllata senza avere scelta”. “Gente che per il minimo disaccordo odia tutti gli altri, gente che parla così tanto e fa così poco”.
Queste frasi non sono tratte da qualche articolo razzista scritto da giornalisti occidentali, ma da un pezzo del giornalista arabo Jameel Theyabi pubblicato in inglese sul sito del quotidiano panarabo Al Hayat e intitolato: “Gli studenti di Google e gli allievi del mullah”. L’autore, che si veste con abiti tradizionali tipici della penisola arabica e dei Paesi del Golfo, esalta il modello di progresso tecnologico occidentale e lo spirito imprenditoriale dei due giovani inventori di Google, che in soli dieci anni hanno creato un impero e consentito a tutti di ridurre a pochi secondi il tempo necessario per la ricerca di dati. Per Theyabi è forte il contrasto tra “gli studenti che hanno creato Google rendendo un servizio all’umanità, alla scienza, alla conoscenza e all’intelletto, e gli studenti del Mullah Omar, i Taliban, o di Al-Qaida e del suo leader Osama bin Laden, il cui contributo è consistito in omicidi, distruzione, terrorismo e diffamazione dell’Islam.” Al di là dei terroristi, è tutto il mondo arabo ad essere messo sotto accusa nell’articolo di Theyabi, perché non saprebbe cogliere pienamente le opportunità offerte dall’evoluzione scientifica e tecnologica e proporre ai giovani un modello simile a quello rappresentato dai due studenti americani. Lo studio delle nuove tecnologie andrebbe incentivato, anche perché - sembra sottintendere Theyabi - imparare davvero qualcosa è meglio che ripetere mnemonicamente il Corano in una madrasa senza capirlo.
Eri Garuti - Amina News

I comandi NATO in Afghanistan hanno rafforzato le misure di sicurezza intorno alle basi nel timore di una violenta rappresaglia talebana, già peraltro preannunciata dal mullah Omar, per vendicare l’uccisione di Dadullah, capo dei ribelli jihadisti nelle province meridionali. Una vendetta che i comandi alleati si attendono sotto forma di attentati terroristici, soprattutto suicidi: lo stesso mullah Dadullah aveva annunciato in marzo di disporre di 2.000 kamikaze pronti a farsi esplodere.
Sul piano militare le truppe della NATO, di Enduring Freedom e le forze afgane, stanno spingendo al massimo le offensive in corso a Helmand, a Kandahar e nelle province orientali: nelle ultime 48 ore sono stati ucciso oltre 200 ribelli. Nel tentativo di riorganizzare le proprie forze, il consiglio direttivo dei talebani presieduto dal mullah Omar, ha nominato ieri il nuovo comandante del fronte meridionale. Si tratta del mullah Bakht Mohammad, fratello minore di Dadullah: dovrà guidare i guerriglieri contro la grande offensiva scatenata dal comando britannico di Kandahar (operazione Silicon) e che mira a riprendere il controllo della valle del fiume Helmand.
Le misure di sicurezza sono state rafforzate anche a Herat e in tutto il settore affidato al contingente italiano dove si segnala una crescente presenza di talebani e dove ieri mattina un ordigno stradale posizionato sulla strada che unisce il comando in città con l’aeroporto di Herat ha ferito leggermente i caporal maggiori Giuseppe Deias, di Oristano, e di Alessandro Murgia, di Cagliari, in servizio con il 151 reggimento Sassari.
Dell’attentato ha dato notizia anche un sito dei talebani annunciando però la morte dei soldati italiani.
Oggi in commissione Difesa di Camera e Senato, il ministro della Difesa, Arturo Parisi, dovrebbe illustrare il piano di rafforzamento del contingente italiano in Afghanistan che prevede l’invio di due velivoli teleguidati da osservazione Predator, 5 elicotteri d’attacco Mangusta, una dozzina di cingolati da combattimento Dardo e un paio di compagnie di fanteria.
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