
Il summit francoafricano di Nizza (Credits: Ap)
La Francia lotterà affinché l’Africa abbia un posto all’interno del G20, e abbia una capacità e una posizione analoga a quella dell’Unione Europea. Lo ha dichiarato una fonte governativa francese, a margine del vertice franco-africano che si è chiuso a Nizza qualche giorno fa.
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- giamp
- Lunedì 7 Giugno 2010
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Sfruttare le risorse minerarie africane non è certo una passeggiata. Diventa un inferno non appena piovono le accuse (spesso giustificate) di voler dilapidare ricchezze immense a discapito delle popolazioni locali. Lo sanno bene le multinazionali occidentali del petrolio presenti in Nigeria, ormai soggette a tentativi di sequestro e aggressioni armate quasi quotidiani da parte dei ribelli del Mend. Oggi lo sa pure Areva, numero uno mondiale nel campo del nucleare civile, impegnato da 40 anni in Niger nello sfruttamento di uranio e accusato dal movimento ribelle Tuareg di escludere le popolazioni autoctone dalle sue attività nel nord del paese. In un comunicato pubblicato il 29 ottobre scorso sul suo sito internet, il Movimento dei nigeriani per la giustizia (Mjn) “informa Areva che d’ora in poi tutte le sue attività sono considerate illecite”, il che “espone il suo personale e le sue strutture a gravi conseguenze”. Sospettato di finanziare le offensive militari del regime nigerino contro i Tuareg, Areva rischia di fare la stessa fine dell’Eni in Nigeria, con attacchi e rapimenti di personale a catena. Un guaio se si pensa che il sito a cielo aperto di Arlit e quello sotterraneo di Akokan forniscono il 30% dei bisogni in combustibile delle centrali nucleari francesi. Per non parlare della miniera di Imouraren, che Areva vorrebbe soffiare alla concorrenza (in particolare quella cinese) per mettere le mani sul 50% delle riserve di uranio nigerino.
100mila euro. È la condanna pecuniaria complessiva emessa dalla corte d’appello di Parigi contro la Garnier (filiale di L’Oréal) e il leader mondiale del lavoro interinale Adecco per aver vincolato le assunzioni aziendali a criteri razziali. Nel corso di una campagna promozionale dello shampoo Fructis, Garnier aveva specificato ai responsabili delle risorse umane di escludere i candidati di origine araba, africana e asiatica. Un quadro di una filiale di Adecco (Ajilon, ex Districom), è stato invece condannato a tre mesi di carcere col beneficio della condizionale per aver costretto i propri dipendenti ad attenersi a una regola d’oro nel reclutamento del personale: i candidati da assumere dovevano corrispondere alla tipologia BBR (Bleu-Blanc-Rouge, che poi sono i colori della bandiera francese), un modo implicito per favorire i francesi 100 per cento “galli” e lasciare in braghe di tela quelli di origine straniera. Per l’associazione antirazzista Sos Racisme, costituitasi parte civile durante il processo, “la condanna delle società Adecco, l’Oréal e Ajilon rappresenta una vittoria straordinaria”. L’Oréal la pensa invece in tutt’altro modo: giudicando “la sentenza della Corte d’appello di Parigi stupefacente”, il numero uno mondiale dei prodotti cosmetici ha deciso di andare in cassazione. Affaire à suivre…
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