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Nairoby

La Rai ha una sede in Africa. Chi l’ha vista?

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  • Tags: africa, Enzo-Nucci, Ilaria-Alpi, Kenya, Marcello-Palmisano, Miran-Hrovatin, Nairoby, Rai, Somalia
  • 5 commenti


Era il 28 luglio 2006 quando il direttore della Radio Televisione Italiana, Claudio Cappon, annunciò nell’indifferenza quasi generale la prossima apertura di una sede Rai in Africa. La solita bufala estiva gettata in pasto ai giornalisti per completare con qualche riga stringata le colonne dei giornali?

Inaugurata ufficialmente il 18 maggio 2007 a Nairobi, in Kenya, la prima sede africana della Rai, intitolata alla memoria di Ilaria Alpi, Miran Hrovatin e Marcello Palmisano (giornalista e operatori uccisi in Somalia tra il 1994 e il 1995), è stata affidata a Enzo Nucci. Ma basta aprire una sede con tanto di arredo etnico per invertire la rotta? “No, ed è questa la battaglia che si preannuncia più difficile”, ammette il giornalista.

Quando fu annunciata l’apertura della nuova sede di corrispondenza, in pochi salutarono un’iniziativa senza precedenti nella storia del servizio televisivo pubblico. Tra loro, l’Usigrai (il sindacato giornalisti Rai), alcune riviste missionarie da tempo impegnate nell’informazione “panafricana” (Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace), la Tavola della Pace e il Coordinamento nazionale degli Enti Locali (cioè gli attori della cooperazione internazionale decentrata). Tutti protagonisti di un pressing forsennato esercitato dal maggio 2005 sulla direzione della Tv pubblica per dare “voce a chi in Africa non ne ha”.

Ma la possibilità di mandare servizi sull’attualità africana rischia di diventare un’impresa titanica. Non certo per demeriti del giornalista italiano. Classe 1957, Nucci è stato inviato speciale del Tg3 e autore di numerosi reportage in Zimbabwe, Somalia, Sudafrica, nonché sui principali conflitti degli ultimi quindici anni (tra cui ex Jugoslavia, Kosovo, Repubblica democratica del Congo, Afghanistan e Iraq). “La scelta da parte di una rete televisiva di livello internazionale di dotarsi di un corrispondente fisso in Africa è il segnale di una prima, importante presa di coscienza del nostro sistema d’informazione nei confronti di un continente che merita molta più attenzione rispetto a quella sinora offerta” spiega il giornalista a Panorama.it.

Ma tra la teoria e la pratica c’è un abisso. Una prova? Nel gennaio scorso, proprio a Nairobi, si è svolto il primo Forum sociale mondiale in Africa. Nonostante le tematiche caldissime affrontate dagli oltre 10mila partecipanti della grande kermesse no global (si va dalla lotta all’Aids alla sfida commerciale decisiva rappresentata dai nuovi accordi partenariato economico tra l’Unione Europea e i paesi africani), la Rai ha mandato in onda appena due minuti di servizio sul Tg3 per un evento durato un’intera settimana.

All’epoca, chi incontrò Nucci nella capitale keniota vide un giornalista affranto che oggi si difende così: “L’attenzione dei media internazionali per questo social forum è stata nettamente inferiore rispetto alle edizioni precedenti. Anche il Corriere della Sera e Repubblica, cioè gli unici giornali italiani che avevano mandato inviati speciali, hanno pubblicato in tutto tre pezzi in otto giorni di lavoro. Evidentemente le tematiche del Forum non hanno più l’impatto di prima”.

Ma quali sono stati gli spazi informativi finora concessi dalla Rai alla sua sede africana? Il team di Nucci, composto da una segretaria e un cameran-montatore kenioti, non ha aspettato l’inaugurazione ufficiale della propria sede per darsi da fare. “Dall’inizio del 2007″ ricorda Nucci, “siamo già stati tre volte a Mogadiscio, dove la Rai non metteva piede dal 1995, cioè dall’omicidio di Marcello Palmisano. Ho realizzato uno speciale Tg1 di 12 minuti durante l’occupazione delle Corti islamiche. Eravamo gli unici giornalisti occidentali presenti nella capitale somala dopo l’uccisione nel giugno 2006 di un cameraman svedese. Poi ho effettuato altri due servizi, uno per il Tg1, l’altro per il Tg3″. Un’impresa: “Far passare un pezzo sulla Somalia di questi tempi non è roba da poco”.

A ruota, c’è stato il Sudan, nei Monti Nuba, un altro posto inesplorato dalla Rai in cui Nucci ha confezionato un reportage di 18 minuti trasmesso su Primo Piano (RaiTre). Infine, altri quattro servizi: il primo in Etiopia sul tema dell’acqua per Tg7, la trasmissione di approfondimento del Tg1; il secondo sulla tubercolosi a Johannesburg, a cui hanno fatto seguito un’inchiesta sulla mafia keniota e una cronaca su una marcia della pace in Kenya. Fatti i calcoli, dall’Africa sono giunti poco meno di un’ora di servizio fra reportage e servizi di approfondimento. Meno di un secondo al giorno. “Eppure qui c’è tanto da raccontare” insiste Nucci, “e non solo in chiave negativa”. Nel 2006 il Pil africano è cresciuto del 7%, gli investimenti esteri del 26% e il comparto bancario del 17% rispetto all’anno precedente. Per non parlare del fermento che anima il mondo della musica e della moda targati made in Afro.

Ma con tutto rispetto, un’ora scarsa di servizi in otto mesi di lavoro non è un po’ pochino? “No” risponde Nucci, il quale giustifica i pochi servizi prodotti per i Tg con “il tempo infinito speso per le pratiche burocratiche. Aprire una sede televisiva in Kenya non è cosa facile. Tra la corruzione, endemica, e la diffidenza dell’amministrazione pubblica keniota, lo start-up è stato durissimo”. Ostacoli burocratici a parte, Nucci tiene a ribadire che “tutte le proposte formulate ai responsabili di Tg1, Tg2 e Tg3 sono state accettate. Ciò dimostra che c’è un grande interesse sui temi dell’Africa” insiste il corrispondente italiano. Un sentimento del resto condiviso dal caporedattore esteri del Tg1. Contattato da Panorama.it, Paolo Mastrolilli sostiene che “l’apertura di una sede Rai a Nairobi è il segno di una svolta profonda dell’attenzione del servizio televisivo pubblico italiano nei confronti del continente africano. Oltre al lavoro di Nucci” prosegue Mastrolilli, “negli ultimi mesi la Rai ha mandato in onda servizi sulla guerra in Darfur, sulla vicenda dei diamanti in Sierra Leone e il nuovo traffico di cacao, sulla visita di D’Alema in Sudafrica, sul Rwanda, sull’Algeria e, più di recente, sui casi di Ebola esplosi in Congo e su Marguerite Barankitse, straordinaria figura della società civile burundese”.

Tanti “sforzi” tuttavia non convincono un vecchio lupo di mare come Padre Giulio Albanese. Per il fondatore dell’agenzia di stampa Misna, “La Rai pensa di pulirsi la coscienza aprendo una sede a Nairobi, ma non basta. Così come non basta l’impegno di un ottimo giornalista come Enzo Nucci. La realtà è che la pagina degli esteri, per non parlare dell’Africa, rimane il fanalino di coda dei piani editoriali dei nostri telegiornali. Rai o Mediaset, non fa differenza. In Italia, c’è spazio soltanto per la politica interna, la cronaca nera e quella rosa. Punto e basta. Eppure” insiste l’autore di un libro ferocissimo contro il sistema d’informazione internazionale, “la globalizzazione imporrebbe alla Rai di realizzare almeno un notiziario al giorno interamente dedicato agli esteri. Si tratta di un investimento strategico che purtroppo i dirigenti del servizio pubblico non riescono a percepire”.

  • joshua.massarenti
  • Domenica 7 Ottobre 2007

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