
Vladimir Putin nell'incontro con i politologi nella residenza di Novo-Ogaryovo (AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Government Press Service)
“La Nato non serve a nessuno, è un retaggio della guerra fredda”: lo ha detto Vladimir Putin in tv, dicendo di condividere l’idea del leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovski di sciogliere l’Alleanza Atlantica. Un’idea, ha ammesso, “non realistica” ma “giusta”. Continua

Truppe afghane sotto la bandiera nazionale e della Nato (Credits Pio-Rc West)
Ufficialmente la Nato cesserà le azioni di guerra in Afghanistan nel 2014 ma alcuni Paesi si preparano ad anticipare quella data e non si tratta certo di contingenti minori. ”Le date restano invariate, così come l’impegno”, recita un comunicato della Nato, ma è un fatto che Parigi abbia ufficializzato durante la visita di Hamid Karzai in Francia che il contingente transalpino (3.600 militari) si ridurrà a 3 mila effettivi quest’anno, passerà le consegne della sicurezza alle truppe afghane nella difficile provincia di Kapisa questa primavera e completerà il rimpatrio dei suoi militari nel 2013.
Continua

Forze italiane in azione in Afghanistan (Credits PIO RC West)
Come avevamo anticipato a inizio anno, i tagli al bilancio della Difesa non hanno impedito al governo di rinnovare per tutto il 2012 le missioni militari all’estero considerate un simbolo della credibilità internazionale dell’Italia. Rispetto al 2011 si registrano poche modifiche e qualche risparmio. Terminata la guerra in Libia che ci costò ufficialmente 202 milioni di euro l’Italia sta inviando a Tripoli una missione di addestramento dal costo limitato a 10 milioni. Nel complesso verranno spesi 1,4 miliardi di euro, fondi stanziati come sempre al di fuori del bilancio della Difesa che quest’anno registra il suo record negativo con appena 13,6 miliardi assegnati alle forze armate contro i14,3 dell’anno scorso e i 15,8 del 2008.
Continua

Unità antiterrorismo dell'esercito iracheno in azione (Credits: US Forces Iraq)
“Siamo qui per segnare la fine della guerra e cominciare una nuova era di relazioni tra le nostre nazioni”. Così il presidente Barack Obama in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki alla Casa Bianca ha sancito la fine della presenza militare statunitense in Iraq e l’avvio di stretti rapporti bilaterali in diversi settori, inclusa la Difesa. “L’Iraq è una nazione sovrana, autonoma e democratica. Quando mi sono insediato, 150.000 soldati americani erano di stanza in Iraq. Ora ne sono rimaste solo alcune migliaia. È la stagione dei ritorni a casa. Ora vogliamo una relazione a tutto tondo con l’Iraq”, ha detto Obama sottolineando come entro la fine del mese faranno ritorno negli Stati Uniti anche gli ultimi 8 mila soldati americani.
Continua

Forze militari italiane in Afghanistan (Credits: Isaf/Pio Herat)
La Conferenza internazionale sull’Afghanistan che ha riunito a Bonn i rappresentanti di 85 Paesi ha confermato la data del 2014 per il ritiro delle forze da combattimento alleate parte delle quali (come statunitensi e francesi) hanno del resto già iniziato a ridurre le forze sul terreno. Un ritiro che non impedirà a Washington di mantenere nel Paese asiatico alcune migliaia di militari almeno fino al 2024 ma che costerà parecchio denaro alla comunità internazionale e soprattutto all’Occidente. Per rendere possibile la transizione che in queste settimane porterà la metà della popolazione afghana sotto la diretta protezione delle forze di sicurezza nazionali sono in fase di potenziamento gli organici di esercito e polizia destinati a raggiungere tra tre anni rispettivamente 240 mila e 160 mila unità.
Continua

Nei prossimi giorni si terrà a Bonn, con la partecipazione di circa 50 paesi, una conferenza sul futuro dell’Afghanistan. Non è la prima. Un incontro che aveva all’ordine del giorno lo stesso problema ebbe luogo a Petersberg, accanto a Bonn, nel dicembre del 2002, poco più di un anno dopo l’inizio delle operazioni militari con cui gli Stati Uniti avevano rovesciato il regime talebano di Kabul e inutilmente organizzato una grande caccia a Osama Bin Laden nel labirinto di picchi e valli montane che separa l’Afghanistan dal Pakistan. Continua

Miliziani del Cnt a Tripoli (Credits: Nato)
La missione internazionale di stabilizzazione che deve rimpiazzare di fatto la Nato latita, mentre il Consiglio Nazionale di Transizione, incapace finora di darsi un governo, punta su un’orgogliosa autosufficienza ben poco credibile. A due settimane dalla fine della missione degli alleati e a quasi un mese dall’uccisione di Muammar Gheddafi la situazione in Libia resta molto fluida. “Siamo contrari alla presenza di basi militari straniere in Libia così come alla presenza di contractor stranieri per la protezione dei giacimenti petroliferi” E’ quanto ha affermato il premier in pectore del Cnt libico, Abdurrahim al-Keib, in un’intervista alla tv araba Al Jazira. “Esistono in Libia sistemi e organismi addetti alla protezione dei siti petroliferi - ha aggiunto - siamo in grado di proteggerli benissimo da soli”.
Continua


di Sergio Romano
Dopo l’esperienza libica (una guerra molto più lunga e costosa del previsto, un dopoguerra avvolto nella nebbia) i paesi della Nato non hanno alcuna intenzione di intervenire militarmente contro il regime siriano di Bashar al-Assad. Ma la Siria è molto più isolata di quanto fosse un mese fa. La Turchia ha rotto i suoi rapporti speciali con Damasco e ospita sul proprio territorio, insieme a molti rifugiati ed esuli politici, un colonnello, Riad al-Asaad, che si proclama comandante del “Libero esercito siriano”. Continua
Gli ultimi commenti