
(Credits: Epa/Mk Chaudhry)

Per quanto vengano spesso trascurati fuori dai confini nazionali, anche il Pakistan ha i suoi problemi di instabilità interna da risolvere. Da decenni un gruppo di separatisti si è arroccato a Dera Bugti, un distretto del Baluchistan, una provincia molto ricca di risorse minerarie che è stata teatro, negli ultimi mesi, di una pericolosa escalation di violenze. Continua
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(Credits: Ap Foto/Shamsnn)

Le Nazioni Unite condannano la repressione del regime siriano di Bashar al Assad. E’ la prima condanna netta da parte dell’Onu, che ha raccolto il sostegno anche di alleati di lungo corso di Damasco, come la Russia.
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A Sinuiju, sgraditi controlli per il principale alleato di Pyongyang, la Cina (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Un paio di giorni fa ha iniziato a circolare la notizia secondo cui Corea del Nord e Iran si starebbero scambiando tecnologie nucleari violando le sanzioni delle Nazioni Unite, e, ancora più grave, con la complicità di un paese confinante. Una dichiarazione che ha fatto pensare subito alla Cina, e, secondo alcuni, sarebbe proprio questo il motivo che ha spinto Pechino a bloccare la pubblicazione del rapporto Onu sulla vicenda. Continua

(Credits: jrsnchzhrs by Flickr)
La denuncia è di una commissione speciale dell’Onu, la Commissione di lavoro sulle sparizioni forzate, in visita proprio in questi giorni in Messico: tremila persone sono scomparse, secondo le informazioni in possesso delle Nazioni Unite, non a causa delle guerre tra cartelli di narcos ma per mano dell’esercito che agirebbe senza regole né controlli.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Hillary Clinton e Ban Ki - moon (Credits: LaPresse/Mary Altaffer)
Tra le centinaia di migliaia di file diffusi da WikiLeaks ce ne sono alcuni che rischiano di imbarazzare profondamente l’amministrazione Obama. Non sono quelli che riguardano i leader stranieri di cui parlano i report dei funzionari delle ambasciate interessate; non sono neppure quelli che descrivono la politica americana nei confronti dell’Iran o dell’Europa, ma sono le direttive riguardanti le Nazioni Unite emanate direttamente da Hillary Rodham Clinton. Continua
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Bambini haitiani (Credits: UN Photo/Eskinder Debebe)
Un duro colpo al sistema delle Nazioni Unite. Se sarà infatti confermata la notizia resa nota ieri dall’Associated Press, ovvero che all’origine dell’epidemia di colera che ha colpito Haiti negli ultimi giorni ci sarebbero le feci di un’unità di peace-keeper arrivata dal Nepal poche settimane fa nel paese, potrebbero saltare delle teste importanti all’interno del sistema della Minustah, la missione ONU di stabilizzazione ad Haiti. Continua

Union Jack (Credits: LaPresse)
DIARIO DAL WEB - Le punizioni corporali che ricevono i bambini inglesi hanno sempre fatto discutere. Oggi, il Consiglio d’Europa ha raccomandato per l’ennesima volta alla Gran Bretagna di vietare per legge gli schiaffi ai minori. Nel Regno Unito esiste già una norma che proibisce l’uso della violenza, ma in caso di “aggressioni lievi” i trasgressori non vengono puniti se il castigo inflitto può essere giudicato ragionevole. Continua

Alla sbarra. Per la prima volta al mondo, un presidente in carica potrebbe essere portato davanti alla Corte Penale Internazionale per rispondere delle accuse di crimini di guerra e contro l’umanità. E’ quanto ha deciso oggi la Corte con sede all’Aja, che ha spiccato un mandato di cattura nei confronti di Hassan Omar al Bashir, il capo di stato sudanese, accusato dal procuratore generale Luis Moreno Ocampo di essere responsabile dei crimini commessi durante la guerra in Darfur.
La notizia era attesa da giorni, con trepidazione nelle cancellerie di mezzo mondo e con malcelata preoccupazione nelle stanze dei bottoni a Khartoum. Lo stesso Ocampo aveva anticipato la decisione della Corte nei giorni scorsi, annunciando di avere delle “forti prove” di colpevolezza nei confronti del presidente sudanese, contro cui sarebbero pronte a testimoniare circa trenta persone. Ancora ieri, Bashir si faceva beffe della Corte, definendo l’eventuale mandato di cattura “non meritevole dell’inchiostro con cui sarà stampato” e invitando giudici e procuratore a “mangiarselo”. Il Sudan ha atteso la decisione per settimane, tra la preoccupazione dei sostenitori di Bashir e i timori di quanti paventano eventuali ritorsioni del governo sudanese in Darfur, dove la guerra è già costata la vita a 300 mila persone in sei anni e dove le migliaia di caschi blu della missione Unamid potrebbero essere un facile bersaglio per le ire di Bashir.
Nonostante il mandato, è difficile che Bashir venga effettivamente assicurato alla giustizia: le autorità sudanesi hanno fatto sapere che non coopereranno nella cattura del presidente, e l’eventualità che i peacekeepers dell’Unamid, gestita congiuntamente da Onu e Unione Africana, arrestino Bashir, è praticamente impossibile. Ma non saranno solo i caschi blu e i civili darfurini a subire le conseguenze negative di quanto accaduto oggi. Un’anticipazione il governo sudanese l’ha data già, intimando a Medici Senza Frontiere di lasciare il Darfur entro oggi non potendo più garantire la sicurezza dello staff, a séguito della decisione presa dalla Corte.
Ma a segnare il passo potrebbe essere anche il processo di pace, avviato da anni ma mai seriamente decollato a causa delle divisioni interne ai ribelli, frazionatisi nel corso del tempo in dodici gruppi armati, ognuno con i propri uomini e la propria agenda politica. Nonostante l’opinione di alcuni analisti, che vedono il mandato nei confronti di Bashir come uno strumento di pressione diplomatica nei confronti delle autorità sudanesi, è probabile che la decisione di oggi irrigidirà la posizione del governo di Khartoum, già intransigente nei confronti delle richieste occidentali perché “protetto” al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dal veto della Cina, sua alleata.
A pronunciarsi sul mandato potrebbe essere lo stesso Consiglio, che ha facoltà di ritardare di un anno l’esecuzione del provvedimento. Usa, Gran Bretagna e Francia non sembrano però voler concedere ulteriore tempo a Bashir, per il quale il Sudan rischia di diventare una sorta di “prigione dorata” se, per sfuggire alla cattura, il presidente decidesse di rinunciare a vertici internazionali e summit. Certo, a Bashir rimangono gli amici della Lega Araba e dell’Unione Africana. Ma a prescindere dalle conseguenze pratiche, la decisione di oggi ha un altissimo valore morale. E nonostante la sua sicumera, da oggi Bashir potrà dormire un po’ meno tranquillo.
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