
(Dipartimento dei Trasporti di New York/John Morse)
Dopo il successo di un suo analogo progetto per la città di Atlanta, il Dipartimento dei transporti di New York ha commissionato all’artista John Morse il progetto Curbside Haiku Autumn 2011: una collezione di 12 cartelli stradali accompagnati ciascuno da un Haiku, i componimenti poetici nati in Giappone, composti da diciassette sillabe: tre versi di cinque, sette e cinque sillabe. Accompagnati dalla grafica di Morse, alcuni dotati anche di codici QR, i cartelli sono stati posizionati lungo importanti strade della città, ad avvertire i conducenti di autoveicoli, pedoni e ciclisti dei pericoli per la loro sicurezza.
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Too averse to risk To chance the lottery, yet Steps into traffic | 8 million swimming, The traffic rolling like waves. Watch for undertow
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Imagine a world Where your every move matters. Welcome to that world | Coches ciegos Comunicarse en Braille. Remate brutal
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Car stops near bike lane Cyclist entering raffle Unwanted door prize | She walks in beauty Like the night. Maybe that’s why Drivers can’t see her
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Puerta del coche Se abre al ciclista. Un freno duro | A sudden car door, Cyclist’s story rewritten. Fractured narrative
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Cars crossing sidewalk: Worst New York City hotspot To run into friends | Cyclist writes screenplay Plot features bike lane drama How pedestrian
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Aggressive driver. Aggressive pedestrian. Two crash test dummies | Oncoming cars rush Each a 3-ton bullet. And you, flesh and bone

(Credits: AP Photo The Journal News, Xavier Mascarenas)

Un’ondata di maltempo straordinaria ha messo in ginocchio la costa orientale degli Stati Uniti, ma non ha fermato gli indignati di New York che, nonostante il gelo, hanno continuato a occupare Wall Street, denunciando maltrattamenti e furti da parte delle forze di sicurezza della Grande Mela.
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di Mattia Ferraresi
È tutta colpa di Michael Moore. Dopo che il regista ha messo la sua ingombrante etichetta sull’occupazione di Wall Street, sono arrivati tutti gli altri: Susan Sarandon, Naomi Klein, Noam Chomsky, Slavoj Zizek e il caravanserraglio della cultura antagonista in dormiveglia è fisicamente o mediaticamente salito sul carro dei manifestanti con il duplice proposito di dare man forte ai ragazzi di Liberty plaza e uscire dall’irrilevanza sociale. Continua

(AP/Lapresse)

A distanza di 10 anni dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, vi proponiamo una selezione delle immagini più significative e tragiche che i reporter presenti a New York consegnarono alla storia. Queste fotografie mantengono intatta la loro incredibile potenza e ancora risvegliano dentro di noi quello stupore dolente e quella sensazione di vulnerabilità che si imposero ai miliardi di spettatori increduli davanti ai televisori di tutto il mondo. FOTO

(Credits: Jeff Kowalsky)

A una manciata di ore dal decimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre torna la paura negli Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca al momento sarebbe in atto una caccia all’uomo su 3 sospetti, entrati “in attività” in previsione dell’11/9.
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(AP Photo/Mark Lennihan)
In onore e in memoria delle vittime degli attacchi dell’11 settembre, tra il marzo e l’aprile del 2002 nello skyline di New York fece la sua comparsa un’installazione luminosa temporanea, denominata Tribute in Light: 88 potentissimi fari da ricerca collocati nei pressi di Ground Zero proiettarono due “torri” di luce - visibili fino a 96 chilometri di distanza - verso il cielo, come per riportare le Twin Towers là dove svettavano prima di essere polverizzate dalla violenza terroristica. FOTO

Il World Trade Center (AP Photo/Jim Collins | Mark Lennihan)
11 settembre 2001. Alle 8:46 New York si sveglia dentro un incubo. Prima la Torre settentrionale poi quella meridionale del World Trade Center, maestoso simbolo della città, vengono perforate come burro da due aerei dirottati, per poi implodere e crollare su se stesse. Lo scenario è di sgomenta e apocalittica devastazione, terrore, morte, impensabile fragilità. Polvere bianca di macerie, disperazione, fumo, cittadini in fuga. A distanza di dieci anni torniamo sugli stessi luoghi, dove la ricostruzione non cancella la ferita. Ecco in questa fotogallery il World Trade Center, visto - allora e oggi - dai medesimi punti della città, con la medesima prospettiva. FOTO

(AP Photo/Richard Drew)
Fissato in quell’attimo, l’uomo sembra danzare. Lo slancio verticale, le mani e le braccia allineate lungo i fianchi, una gamba ripiegata, mentre l’altra tesa sembra aver appena compiuto un balzo, sembra aver eseguito il passo cadenzato di un esercizio ritmico. Un salto lieve, un piccolo oplà.

Solo che il capo è nella posizione sbagliata. La testa dell’uomo non si staglia verso l’alto. Ma è puntata verso il basso. Più che un ballerino, fissato in quell’attimo, l’uomo sembra un acrobata spericolato, o un’atleta impegnato in una gara di tuffi. Continua
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