
Barack e Michelle Obama incontrano Benedetto XVI (Credits: Ansa/Chris Helgren)

Se c’era una causa in grado di riunificare sotto lo stendardo del GOP le disperse e divise armate repubblicane, fino a ieri impegnate nella lotta fraticida delle primarie ma ora pronte a combattere di nuovo insieme una battaglia contro il comune nenico Barack Obama, era quella che lo stesso presidente ha involontariamente offerto ai suoi rivali, commettendo un maldestro errore politico, foriero di possibili, gravi ripercussioni sull’andamento della sua campagna elettorale. Continua

Mario Monti e Barack Obama (Credits: LaPresse/Pablo Martinez Monsivas)

L’endorsement di Barack Obama nei confronti di Mario Monti non poteva essere più convinto e pieno. Se alla vigilia dell’incontro alla Casa Bianca si poteva intravvedere una convergenza di interessi e strategie tra gli Usa e l’Italia per uscire dalla crisi economica, dopo il faccia a faccia di quaranta minuti in Pennsylvania Avenue si può parlare quasi di feeeling tra i due protagonisti. Continua

Rick Santorum (Credits: LaPresse/ Charles Rex Arbogast)

Se non è un vero e proprio terremoto politico, la vittoria di Rick Santorum nei due caucus in Colorado e in Minnesota e nelle primarie non ufficiali del Missouri è sicuramente un evento in grado di scompigliare le carte della corsa alla nomination repubblicana. Una tripletta inaspettata. Un’affermazione così solida nei numeri da rimettere in discussione alcune di quelle che fino a ieri sembravano delle certezze: l’Inevitabilità del candidato Mitt Romney (che dopo queste tre sconfitte è ancora considerato il frontrunner, ma è molto, molto indebolito) e il nome del suo rivale (che era Newt Gingrich, ma il cui posto sembra essere preso ora proprio dall’ex senatore della Pennsylvania). Continua

Rick Santorum e Mitt Romney (Credits: LaPresse/Paul Sancya)

Che per Mitt Romney l’avversario da battere nei caucus in Minnesota e in Colorado si chiami Rick Santorum, lo si è capito quando la squadra elettorale dell’ex governatore è ritornata a cercare con insistenza e gran lena atti o dichiarazioni considerabili “compromettenti” dell’ex senatore della Pennsylvania. Frecce da mettere nella faretra e tirare nelle ultime ore della campagna elettorale in questi due Stati, come poi è avvenuto. Continua

Mitt Romney (Credits: EPA/MICHAEL NELSON)
L’esito finale dei caucus del Nevada era scontato, ma non per questo la vittoria di Mitt Romney può essere considerata meno significativa. L’ex governatore del Massachusetts ha fatto il pieno di voti in queste consultazioni aperte ai solo iscritti al partito Rpubblicano (42.6%), si è confermato il Frontrunner e grazie al distacco inflitto agli avversari (Newt Gingrich è arrivato secondo con il 26% dei voti, terzo Ron Paul con il 18.5% e ultimo si è classificato Rick Santorum ha avuto il 13%) può guardare con ragionevole ottimismo al prossimo appuntamento con le primarie in Minnesota e in Colorado (dove è il favorito), il 7 febbraio. Continua

Mitt Romney e Donald Trump (Credits: LaPresse/Julie Jacobson)

Le modalità dell’annuncio sono state quelle tipiche date dall’originalità del personaggio; una sorpresa, il colpo di teatro di un uomo abituato ormai a coniugare in pubblico e senza alcuna remora fama e ricchezza, popolarità e denaro, politically (no) correct e passione politica, affari ed elezioni. Un businessman avezzo a usare il mezzo televisivo, esercitato a recitare la sua parte in prima persona e senza alcuna maschera, allenato a mostrarsi per quello che è: un miliardario e un istrione. Continua

Il trionfo di Mitt Romney (Credits: Ansa/Justin Lane)

Era forse la prova più difficile, ma Mitt Romney l’ha superata con una facilità e uno slancio che lo ripropongono senza alcun dubbio come il Frontrunner, il superfavorito nella corsa alla nomination repubblicana. Per lui, le primarie in Florida sono state un trionfo: ha conquistato quasi la metà degli elettori, il 46,4% per essere esatti. Dietro il suo lungo passo, arrancano Newt Gingrich a una distanza che possiamo considerare (politicamente) siderale (31,9%), Rick Santorum (13,4%) e Ron Paul (7%). Continua

Newt Gingrich in Florida (Credits: LaPresse/Carline Jean)

Newt non si arrende. Nonostante la vittoria in Florida sembra essere nella mani del suo rivale Mitt Romney, l’ex Speaker ha già fatto sapere che questa non sarà la sua ultima battaglia. La guerra andrà avanti fino alle convention di Tampa, anche se il voto nel Sunshine State dovesse risultare come un definitivo via libera al rivale. Potrebbero sembrare le parole di un candidato che intende giocarsi il tutto per tutto alla vigilia di uno delle più importanti votazioni per la nomination, ma in realtà quello di Gingrich è un annuncio vero e non propagandisco. Continua
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