
La lista nera del quotidiano Rolling Stone (Credits: Afp/Marc Hofer)

Picchiato a morte in casa sua. Perché era gay e si batteva per i diritti degli omosessuali. David Kato è morto così. Il più importante leader ugandese per i diritti dei gay, 43 anni, è stato ucciso a Mukono, a 26 chilometri da Kampala.
Il suo nome e la sua foto erano apparse lo scorso novembre su una “lista nera” redatta da un quotidiano omofobo, il Rolling Stone (solo omonimo del magazine musicale).
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- giamp
- Venerdì 28 Gennaio 2011

Un manifestante ferito (AP Photo)
Violenti scontri fra polizia e estremisti
ultranazionalisti omofobi hanno accompagnato il
Gay Pride di ieri a
Belgrado, dove poco più di un migliaio di omosessuali hanno manifestato in una città spettrale e con l’intero centro svuotato e presidiato da oltre cinquemila poliziotti in assetto antisommossa.
FOTO
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Un'attivista a Tel Aviv: sulla bandiera del movimento gay, la parola "Pace" (Zuma/LaPresse)
Non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo: il “signor T.” è un palestinese omosessuale che ha trovato rifugio a Tel Aviv, città laica e liberale che qualcuno ha ribattezzato “la Mecca dei gay in Medio Oriente“.
Ma forse la storia di T. (che rimane anonimo per ovvi motivi) è un po’ diversa dalle altre. Perché dimostra che, al di là degli orientamenti sessuali, l’amore e l’amicizia non hanno confini: da oltre dieci anni infatti T. vive con il suo compagno israeliano. Ed è stato un suo amico “settler”, un colono, a salvargli la vita. Continua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 28 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher, un libro testimonianza sulla stagione delle speranze di pace della
Rabin Generation
Credits: AP Photo/Bernat Armangue
La notizia ci arriva mentre siamo seduti a gustarci un cocktail in uno dei locali all’aperto del centro di Tel Aviv: a poche centinaia di metri di distanza un uomo è messo a sparare nel bel mezzo di un club frequentato soprattutto da adolescenti gay. Continua
30/06/2009 - In questa fotogallery, una serie di immagini provenienti dai Gay Pride che si sono celebrati, nei giorni e nelle settimane scorse, in tutto il mondo libero: dall’India al Canada, da Genova a San Paolo del Brasile.
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Roma, 13 giugno 2009. Credits: ANSA / GUIDO MONTANI
Vladimir Luxuria, il deputato di Rifondazione Comunista aggredito a Mosca ieri durante la manifestazione in favore del Gay Pride è appena rientrato a Roma. Il deputato europeo radicale Marco Cappato, che era stato fermato insieme ad altri parlamentari europei nel corso della stessa manifestazione, dovrebbe invece tornare in serata .
Cresce in tutta Europa il coro di critiche e indignazione per quanto accaduto. Ma è un’aggressione che non stupisce, quella di Mosca. L’omosessualità non è più un reato dai primi anni Novanta, ma la violenza razzista e omofobica resta una pericolosa costante. Ultranazionalisti, ortodossi o nazisti che aggrediscono gay e lesbiche, la polizia che sta a guardare. Nella migliore delle ipotesi. Perché a volte le “forze dell’ordine” spalleggiano esplicitamente gli aggressori. Un triste film già visto altre volte (su questo tema ecco un servizio della Bbc), anche di recente. Basta leggere l’ultimo rapporto di Amnesty International, che alla voce “Russia”, recita (tra le molte altre cose): “Lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono stati oggetto di violenti attacchi (…) mentre la polizia è stata criticata per non aver garantito sufficiente protezione”.

Negli Usa fioriscono cliniche per “disintossicarsi” che promettono terapie di conversione. “Queste terapie” sostiene la dottoressa Pizzi, psicologa del Terzo centro di psicoterapia cognitiva di Roma “sviluppano tutta una serie di sintomi negativi”. In pratica, generalmente se ne esce più depressi di prima. Zach è un ragazzo del Tennessee che a 16 anni ha rivelato ai genitori la propria omosessualità. Sul suo blog scrive: “Mi hanno annunciato di avermi iscritto a un programma organizzato dagli integralisti cristiani per i gay”. Le regole
della “clinica” Refuge non sono poi così diverse dalle norme “moralizzatrici” appena introdotte nell’Iran fondamentalista.
Si passa dal divieto di ascoltare Madonna, Britney Spears, Bach e Beethoven a quello di dormire in maniche corte. E’ vietato ogni genere di contatto fisico. Non si può chiudere nessuna porta e non si può restare in bagno più di 15 minuti. Divieto assoluto di parlare delle regole del Campo con gli altri ragazzi e ragazze e di instaurare rapporti d’amicizia. Proibiti Internet e la Tv. Ogni mattina tutti i ragazzi devono sottoporsi ad una ispezione di quella che viene definita “falsa immagine” (l’immagine di sé gay), nel corso della quale vengono esaminati libri, borse, appunti. Se si è in possesso di oggetti definiti “irregolari” (che riconducono a un’immagine gay), il materiale viene sequestrato.
L’Apa, l’Associazione degli psicologi americani, che dal 1973 non considera più l’omosessualità una malattia, ha anche chiarito che le terapie di conversione non hanno alcun fondamento scientifico.
Brock racconta di essersi trovato coinvolto in una relazione con un uomo sposato, con figli, conservatore. “Ero pieno di sensi di colpa, ma entrambi eravamo convinti che essere gay apertamente fosse sbagliato. Ho scoperto presto un mondo desolante. Non riuscivo a credere che potessero esserci così tanti uomini sposati, intrappolati in un desiderio omosessuale”. Brock ha deciso di entrare a far parte di un piccolo gruppo a Dallas che praticava l’astinenza sessuale e inalava ammoniaca ogni volta che sopraggiungeva un impulso omosessuale. “Non ho mai visto nessun progresso da parte dei partecipanti al corso” ripensa Brock “è triste: molti sono stati lì per cinque anni, o più, e hanno pagato migliaia di dollari sperando in un cambiamento. In quanto a me, la mia lotta personale mi ha portato a parlare, pregare, guardarmi dentro. E ho capito che non sono uno sbaglio, che sono stato creato in un modo meraviglioso da un Dio amorevole. Ho incontrato molti gay che hanno scelto di sposare una donna. Sono convinti che stanno facendo un servizio all’umanità negando il proprio orientamento. Ironicamente accade l’esatto opposto, perché introducono la frustrazione nelle loro case, nel lavoro e nelle relazioni”.
Gli effetti più devastanti dell’omofobia sono quelli che penetrano nell’animo umano. La chiamano “omofobia interiorizzata”. “Quello che può verificarsi, in concreto, è che i gay temano il giudizio degli altri. Questo può portare all’autoesclusione sociale. Se si evita di sviluppare una autoaccettazione si va incontro a un pesante abbassamento della qualità della vita, che può portare a depressione” spiega Elisabetta Pizzi.

Chi ha provato la terapia, ne è rimasto segnato. Ma c’è chi, col senno di poi, ne ride e racconta ciò che ha passato in uno spettacolo teatrale (“come sono sopravvissuto al movimento ex gay”).
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