
Il funzionario cinese Wang Lijun (Credits: AP Photo/China out)

Si infittisce il mistero che circonda uno dei funzionari più potenti della Repubblica popolare. Stiamo parlando di Wang Lijun, l’ex capo della polizia nonché vice-sindaco di Chongqing, la città più popolosa della Cina. Famoso nel paese per la sua vittoriosa battaglia contro la corruzione e la mafia cinese, ma anche per essere molto vicino a Bo Xilai, uno dei politici che a ottobre, in occasione del 18esimo Congresso del Partito, entrerà ufficialmente a far parte dell’Ufficio politico che da sempre manipola il destino della Cina.
I cinguettii di Weibo, il twitter cinese, hanno diffuso la notizia secondo cui Wang Lijun avrebbe cercato di raggiungere il consolato americano per ottenere asilo politico dagli statunitensi, Continua

Il politico cinese Bo Xilai (Credits: AP Photo/Greg Baker)

Il prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese, quello in cui, salvo (improbabili) stravolgimenti dell’ultimo minuto, Xi Jinping e Li Keqiang verranno nominati, rispettivamente, Presidente e Premier della Repubblica popolare, segnerà l’ingresso all’interno del Comitato Permanente del Partito di altre due personalità destinate a far parlare di sé per lo meno per i prossimi cinque anni. Si tratta di Wang Yang e Bo Xilai, leader navigati che hanno ormai perso l’opportunità di ricoprire uno dei due principali incarichi a cui aspiravano. Da quando la Repubblica popolare ha fissato a 68 anni l’età di pensionamento per i membri del Politburo, coetanei di Xi Jinping e Li Keqiang come Wang Yang e Bo Xilai sanno di non avere nessuna possibilità di sostituirli, Continua

Il Presidente taiwanese Ma Ying-jeou (Credits: AP Photo/Vincent Thian)

Per alcuni la rielezione di Ma Ying-jeou era scontata, ma per la maggior parte degli analisti avrebbe dovuto essere la leader dei democratici Tsai Ing-wen ad avere la meglio nelle elezioni di metà gennaio, immaginando che i taiwanesi fossero stufi di affidarsi a un leader che ha sempre messo la Repubblica popolare al primo posto nella sua lista di priorità.
E invece il Presidente nazionalista pro-Cina, un accostamento che sarebbe stato impensabile per qualsiasi membro del Kuomintang fino a quando quest’ultimo è stato guidato da Chiang Kai Shek, Continua

Militari nella Prefettura di Ganzi (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Capire cosa stia davvero succedendo nel Sichuan non è facile. Le ricostruzioni diffuse dall’agenzia di stampa cinese Xinhua naturalmente non coincidono ne’ con quelle dei rappresentanti del Governo tibetano in esilio ne’ con quelle di molte Ong che vantano contatti affidabili anche nelle aree più instabili della Repubblica popolare. I primi raccontano di essere stati costretti ad aprire il fuoco contro “una folla scalmanata che, senza ragione, ha assaltato munita di pietre e coltelli negozi e stazioni di polizia nella prefettura del Ganzi”, la porzione del Sichuan più vicina al Tibet e, proprio per questa ragione, abitata da una significativa minoranza buddista. Le versioni delle Ong parlano invece di un attacco violento e ingiustificato della polizia cinese ai danni di un gruppo di manifestanti sorpresi a distribuire volantini “sovversivi” Continua

Posto di blocco nel Sichuan (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Continua a salire la tensione nel Sichuan. Forse nel tentativo disperato di fermare
l’ennesima immolazione di monaci tibetani, ieri mattina la polizia ha aperto il fuoco su un gruppo improvvisato di manifestanti sorpresi a distribuire volantini “sovversivi” nei quali veniva rivendicata la libertà del Tibet. In base alle notizie riportate dall’Ong Free Tibet, nella sparatoria una persona sarebbe rimasta uccisa (Yonte, 49 anni. Colpito, sembra, da una pallottola alla tempia) e altre trenta sarebbero state ferite. Altre ricostruzioni parlano di tre morti. Altre ancora di sei.
Se così fosse, si tratterebbe certamente dell’episodio “più sanguinario” dalle proteste del 2008. Continua

Xi Jinping (Credits: AP Photo/Kham) e Li Keqiang (Credits: AP Photo/Gero Breloer)
Si sta avvicinando a grande velocità il momento in cui Hu Jintao e Wen Jiabao, rispettivamente il Presidente e il Primo Ministro della Repubblica popolare dal 2003, dovranno farsi da parte per lasciare spazio ai due jiebanren, i successori designati, Xi Jinping e Li Keqiang. Non c’é cinese che dubiti del fatto che il nuovo Presidente sarà uno dei principali esponenti del partito dei “principi rossi” e il prossimo premier il paladino dei riformisti della Lega della Gioventù. Eppure, c’é chi ha sperato, nel 2007, che il carisma e il potere di Hu Jintao riuscissero a fare in modo che le cariche “promesse” ai due potessero essere invertite. Continua

Operai cinesi alla catena di montaggio (Credits: AP Photo/Kin Cheung)

La stampa non sempre ne parla, ma le proteste degli operai cinesi da quando è iniziata la crisi economica non si sono mai fermate. Anzi, ad essere precisi la situazione è decisamente peggiorata. Per vari motivi: Continua

L'immolazione della suora buddista Palden Choetso (Credits: (AP Photo/Students For A Free Tibet via APTN)

Nyage Sonamdrugyu, 42 anni, domenica mattina all’alba si è tolto la vita dandosi fuoco. Un atto disperato che lo accomuna a quello compiuto da altri quindici, tra fedeli e religiosi buddisti, che in poco meno di un anno hanno scelto di protestare contro un’occupazione cinese sempre più inumana e intollerabile rinunciando alla loro stessa vita. Due appena due giorni prima, nel Sichuan, prefettura di Aba. Continua
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