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(Credits: Epa/STR)

A voler fare dei bilanci, senza ombra di dubbio il 2011 è stato un anno nero per i cattivi. Dopo la primavera araba, il pallottoliere mondiale conta meno dittatori in tutta l’area mediorientale, ma a confermare i dati sul pessimo anno dei tiranni ci si mette anche l’uccisione di Osama Bin Laden e la morte (per cause naturali) del nordcoreano Kim Jong Il. Il mondo sarà migliore nel 2012? Chissà, ma sicuramente sarà “alleggerito”, anche se i tiranni ci sono ancora, e alcuni sono anche piuttosto longevi.
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(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
Il 2011 verrà ricordato come l’anno della Primavera araba. Dalla Tunisia al Marocco e all’Egitto, e poi lo Yemen, il Bahrein, la Libia e la Siria, i Paesi dell’area mediorientale sono stati attraversati dal vento delle rivolte. In alcuni casi la rivoluzione ha prodotto la caduta dei raìs e libere elezioni, in altri casi i popoli riempiono ancora le Piazze per chiedere il rispetto dei diritti umani e civili. Ma questo è anche l’anno del rinnovato terrore nucleare, con l’incidente alla centrale atomica di Fukushima in Giappone, e della paura per l’Europa e per la sua moneta unica, che sta rischiando di sgretolarsi sotto i colpi della crisi economica.
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(Credits: Epa/Ausaf Newspaper)

Il numero uno di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, torna a farsi sentire con un video messaggio dedicato alla figura del defunto Osama bin Laden, che viene definito come un “uomo esempio di dignità e di onore“. E’ il primo di una serie dedicata alle gesta del fondatore di al Qaeda, ucciso a maggio in Pakistan dalle teste di cuoio americane.
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(Credits: Epa/Al Arabiya)

Con un videomessaggio Al Qaeda è tornata a far sentire la sua voce. In occasione del decimo anniversario dell’11 settembre, il successore di Osama Bin Laden, l’egiziano Ayman al Zawahiri, è apparso in un filmato della durata di un’ora.
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Ground Zero (Credits: LaPresse)

Qualche giorno fa Leon Panetta l’aveva detto: “La minaccia di un altro attacco terroristico in grande stile negli Stati Uniti è molto reale“.

Il Segretario alla Difesa, in visita a Ground Zero con il sindaco Michael Bloomberg per un sopralluogo in vista delle celebrazioni per il Decimo Anniversario, ha detto quello che l’amministrazione (ma anche molti analisti e specialisti) ripetono da tempo: Al Qaeda non è più forte come dieci anni fa, ma è ancora in grado di colpire e fare male. Continua

Il Premier cinese Wen Jiabao insieme al Primo Ministro pakistano Yousuf Raza Gilani (Credits: AP Photo/Jason Lee, Pool)

Dopo l’annuncio, ieri, della cattura di un importante leader di Al Qaeda, Younis al Mauritani, e di due suoi collaboratori, Abdul Ghaffar Al Shami e Messara Al Shami, il Pakistan sembra aver recuperato in parte l’intesa con gli Stati Uniti, venuta meno a maggio dopo l’accusa di “complicità verso il terrorismo” o, in alternativa, di incapacità dei servizi segreti e delle forze armate in occasione del blitz che ha portato alla cattura e all’uccisione di Osama Bin Laden, cui è seguita, dopo qualche mese, la decisione americana di sospendere gli aiuti militari a un ”alleato strategico ma sempre meno affidabile”. Continua

di Giuliano Ferrara
Per una volta Massimo D’Alema l’aveva vista giusta, sebbene con le solite cattive intenzioni. Disse che invadere Baghdad era da parte degli occidentali un gesto, a parti rovesciate, corrispondente a un’invasione arabo-islamica di Parigi. Una risposta all’altezza dell’11 settembre, di quella mattina quieta e solare in cui un’avanguardia qaedista dell’Islam politico radicale aveva bombardato in nome di Dio Washington e New York, facendo 3 mila morti e portando il terrore al centro dell’impero.

Per una volta Massimo D’Alema l’aveva vista giusta, sebbene con le solite cattive intenzioni. Disse che invadere Baghdad era da parte degli occidentali un gesto, a parti rovesciate, corrispondente a un’invasione arabo-islamica di Parigi. Continua

Barack Obama a Ground Zero (Credits: LaPrese/Charles Dharapak)
La Giustizia è stata fatta, ora è il tempo della definitiva cura della Ferita ricevuta. L’America deve superare quel trauma, uscire da un decennio di lotta e dolore nel quale ancora si trova nonostante il fatto che l’uomo responsabile dell’11 settembre sia stato punito, abbia pagato. Barack Obama, dieci anni dopo, e a poche settimane dall’ordine (dato ed eseguito) di eliminare Osama Bin Laden, propone agli americani una possibile direzione di marcia per arrivare alla meta: lasciarsi i lutti alle spalle e guardare alle sfide del futuro.
La Giustizia (come ha detto lo stesso Obama) è arrivata in una fresca mattina di maggio, tra le colline pachistane, quando un gruppo di soldati americani ha ucciso il Nemico Numero Uno. La sua fine è stata festeggiata nelle strade dalle grida e dalle urla di giubilo dei teen agers, dalla commozione degli scampati all’attacco delle Torri Gemelle, dalle lacrime dei parenti delle persone perdute in quel settembre, dall’omaggio silenzioso alle vittime da parte di Barack Obama a Ground Zero, il giorno dopo la morte del capo di Al Qaeda. Continua
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