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Il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha chiesto al ministro della difesa di definire, “in seguito alla richiesta dei dirigenti dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, come organizzare la presenza delle truppe russe e le nostre basi militari” nelle due regioni separatiste. Lo riferisce l’agenzia Interfax. L’annuncio arriva proprio il giorno dopo l’incontro tra Medvedev e il presidente di turno dell’Unione europea Nicolas Sarkozy, il quale aveva ieri annunciato il ritiro completo delle forze di Mosca dal territorio georgiano entro 30 giorni.
Rispondendo a Medvedev, oggi il ministro della difesa Anatoli Serdiukov da detto che “sono già state definite le strutture delle truppe e la loro dislocazione”. “Nell’Ossezia del sud saranno la città di Dzhava e Tskhinvali, in Abkhazia le truppe staranno invece dove c’era il nostro contingente di pace ma in futuro dovremo definire posti concreti dove sistemarli”.
Il ministro della difesa ha annunciato che Mosca invierà 3800 militari in ciascuna delle due regioni separatiste dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, per un totale di 7600 uomini.
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L’Unione Europea ha approvato l’invio di una missione con compiti di polizia nel territorio georgiano. “C’è un accordo politico” ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini durante dell’incontro informale tra i ministri degli esteri ad Avignone “per dispiegare una missione tra i 150 e i 200 uomini nelle cosiddette zone di sicurezza temporanee” in cui sono oggi presenti i soldati russi. I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno formalizzato oggi un pacchetto di aiuti economici per la Georgia che prevede l’erogazione complessiva di 500 milioni di euro per tre anni (fino al 2010) elargiti “su progetto”, come ha specificato Frattini. Agli aiuti europei si sommerà un miliardo di dollari promesso dagli Usa: “Serve restituire fiducia” ha chiarito il ministro degli Esteri “alla capacità della Georgia di evolvere come libero mercato”. Nell’ambito della missione Ue di polizia il contributo italiano potrebbe oscillare tra le 15 e le 20 unità. Secondo Frattini, il premier Silvio Berlusconi ha espresso durante una telefonata con il leader russo Vladimir Putin “il forte auspicio dell’Italia per l’attuazione piena dell’accordo in sei punti sul conflitto russo-georgiano”. E Putin avrebbe confermato a Berlusconi la disponibilità russa ad accettare una missione Ue di polizia sul territorio georgiano, e la contemporaneità tra il dispiegamento della missione europea ed il ritiro da parte delle truppe russe dalla zona temporanea di sicurezza tra la Georgia ed il confine amministrativo dell’Ossezia del Sud.
Il prossimo 15 settembre la missione di polizia dell’Unione Europea sarà deliberata formalmente dal Consiglio degli Affari Generali: “la decisione dovrebbe essere operativa entro la fine del mese” ha spiegato Frattini. Al più presto “lanceremo le procedure formali per la nomina del capo missione”. La missione affiancherà quella dell’Osce che sarà aumentata nel numero fino a cento unità. Sul territorio oggi sono presenti già venti uomini, dei quali otto autorizzati dai russi a muoversi nell’Ossezia del sud. Della missione Osce fa già parte un italiano mentre un altro “sta per partire”, ha aggiunto il capo della Farnesina. “Gli uomini dell’Ue, con compiti simili a quelli svolti dai carabinieri italiani nelle missioni all’estero, saranno dispiegati prima nei territori presidiati dai georgiani e poi in quelli controllati dai russi”, che contemporaneamente dovranno ritirarsi. Sarkozy, ha aggiunto Frattini, andrà a Mosca con la proposta della missione e dell’inchiesta internazionale e il mandato di chiedere ai russi il ritiro dalla zona attorno alla città portuale georgiana di Poti. Insieme a questo, ha precisato Frattini, “va sollecitata ai georgiani la rinuncia formale all’uso della forza”. L’Ue nominerà al più presto un rappresentante speciale per la Georgia, mentre è emersa la necessità di un quintetto che veda la presenza di Onu, Ue, Osce, Stati Uniti e Russia.

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Per superare l’isolamento diplomatico Mosca cerca un primo sostegno internazionale al suo riconoscimento dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia al vertice, in programma tra oggi e domani a Dushambé, in Tagikistan, dello Sco, l’organizzazione per la cooperazione di Shangai che raggruppa Russia, Cina ed ex repubbliche sovietiche centroasiatiche come Kazakhstan, Uzbekistan, Kirzichistan e Tagikistan. Lo prevedono alcuni media russi, tra cui il quotidiano in inglese Moscow Times che cita una fonte del ministero degli esteri russo: “Mi auguro che lo Sco firmerà una dichiarazione che esprima inequivocabilmente un sostegno alla posizione russa nel conflitto con Tbilisi, condannando la violenza e apprezzando il ruolo della Russia nel mediare le ostilità”. Una bozza di dichiarazione è attualmente sul tavolo degli esperti. Se dovesse incassare il sì dello Sco, di cui Mosca dovrebbe assumere la presidenza di turno, si tratterebbe del sostegno più forte ricevuto finora da Mosca, dopo quelli isolati - e interessati - di Minsk e Damasco.
È intorno a mezzogiorno che il presidente russo Dmitry Medvedev è apparso sugli schermi della televisione di Stato per fare quell’annuncio che era nell’aria ormai da qualche giorno: “Firmerò il decreto per il riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e dell’Ossezia del Sud che mi ha sottoposto il parlamento. Non è stata una scelta semplice ma è l’unico modo di salvare delle vite umane. Ormai è chiaro che una soluzione pacifica al conflitto non è nelle intenzioni della Georgia”. Il j’accuse del numero uno del Cremlino contro la leadership georgiana e i suoi “guardiani stranieri” è totale e la responsabilità della guerra ricade, secondo Mosca, interamente su Tbilisi: “La sua scelta, il presidente georgiano Mikhail Shakaasvili, l’ha compiuta la notte dell’8 agosto”, quando le truppe georgiane hanno attaccato la provincia ribelle dell’Ossezia del Sud. “Saakashvili - ha rincarato - ha scelto il genocidio per raggiungere i propri obiettivi politici”.
Reazioni internazionali. Non si sono fatte attendere le reazioni all’annuncio del Cremlino, giunto al termine di un Consiglio di Sicurezza sul Mar Nero cui ha partecipato anche il premier russo Vladimir Putin. A cominciare da Shakaasvili che ha equiparato il riconoscimento all’annessione, chiamando attorno a sé la solidarietà di tutto il suo popolo ma soprattutto della comunità internazionale. La Francia, che ha la presidenza di turbo dell’Ue, punta a ottenere dall’Unione Europea una condanna unanime della decisione della Russia già questo pomeriggio. Anche Angela Merkel, il cancelliere tedesco, durante un viaggio in Estonia, è apparsa tutt’altro che conciliante. “È una scelta totalmente inaccettabile e l’Unione europea dovrà dirlo forte e chiaro”. La posizione di Gran Bretagna, Stati Uniti e Nato era più scontata: “Ribadiamo la sovranità e l’integrità territoriale gerorgiana”, ha scritto in una nota il Foreign Office britannico. “Riconoscere l’indipendenza dei due territori georgiani è un atto deplorevole”, ha dichiarato un’infuriata Condoleezza Rice. Secondo il segretario generale della Nato, l’olandese Jaap de Hoop Scheffer, la mossa del Cremlino costituisce invece una “violazione diretta di numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardanti l’integrità territoriale georgiana”. Anche sul fronte economico la risposta degli investitori all’annuncio di Medvedev è stata tutt’altro che entusiasta: meno sei per cento alla borsa di Mosca.
Le precisazioni del Cremlino. Sulle accuse di non aver rispettato il patto Saarkozy, Medvedev, in un’ intervista al canale televisivo in lingua inglese ‘Russia Today‘, ha precisato la sua verità: “Mosca ha pienamente adempiuto ai propri impegni, previsti nei sei punti del piano a nome dell’Ue. Abbiamo ritirato le nostre truppe dalla Georgia, tranne che nella cosiddetta fascia di sicurezza”. Poi un accenno alla questione dell’indipendenza del Kosovo che aveva diviso su fronti diversi Russia e Occidente: “Quando si parlò del Kosovo, i partner occidentali lo giustificarono come un caso particolare. Ma ogni caso di riconoscimento è di per sé particolare. La situazione era particolare in Kosovo, la situazione è particolare in Ossezia del Sud e Abkhazia”, ha terminato con una punta di veleno.
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Il presidente Usa George Bush
George W. Bush in persona chiede al Cremlino di non riconoscere l’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia dalla Georgia, come sollecitato invece oggi al presidente Dmitri Medvedev dai due rami del Parlamento di Mosca. “Chiedo alla leadership russa di non riconoscere quei territori separatisti” afferma il presidente degli Stati Uniti in comunicato diffuso da Crawford, la località texana dove Bush ha il suo ranch. “L’integrità territoriale georgiana e i suoi confini debbono imporre il medesimo rispetto che va a quelli di ogni altra Nazione, Russia compresa” continua il capo della Casa Bianca. E ricorda poi come Medvedev abbia aderito all’accordo di cessate-il-fuoco mediato dalla Presidenza di turno francese dell’Unione Europea, e accettato da Tbilisi, ribadendo che il futuro status di Abkhazia e Ossezia del Sud va demandato a “discussioni a livello internazionale”, in cui si tenga conto della loro sicurezza e stabilità.
“Si tratta di un approccio al problema appoggiato internazionalmente, che il riconoscimento pregiudicherebbe. Esso sarebbe inoltre incompatibile con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che sono state approvate all’unanimità, e a favore delle quali anche la Russia ha coerentemente votato”, ricorda Bush nel documento, per confermare in conclusione che “gli Stati Uniti continueranno a ergersi al fianco del popolo georgiano e della sua democrazia, e a sostenere la piena sovranità e l’integrità territoriale della Georgia”.
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L’Alleanza atlantica risponde senza esasperare i toni alle operazioni militari russe in Georgia. Anche se il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha affermato che i “rapporti con Mosca non saranno più come prima”, il documento finale redatto dal vertice dei Ministri degli esteri dell’Alleanza Atlantica di fatto evita di condannare in modo chiaro la Russia.
A Mosca la Nato chiede di attuare al più presto il ritiro delle truppe dalla Georgia come previsto dal piano di pace Sarkozy. Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avanza la richiesta di un rapido pronunciamento sulla crisi. L’Alleanza, a sua volta, si impegna a istituire una Commissione Nato-Georgia per approfondire i legami con Tbilisi: un po’ poco per rispondere a un’iniziativa militare russa divenuta, dopo il bombardamento georgiano sull’Ossezia del sud, sempre più arrogante. Da una settimana le truppe della 58a Armata, la stessa che ha combattuto in Cecenia, demoliscono infrastrutture, ponti, aeroporti, il porto di Poti e tutte le basi militari georgiane a ovest. Facendo esplodere, per di più, i depositi di munizioni, sequestrando e consegnando i veicoli georgiani alle milizie filo-russe di Ossezia e Abkhazia.
“Non lasceremo una sola pallottola, un solo caricatore alla Georgia” ha dichiarato all’agenzia Interfax il vice capo di stato maggiore, Anatoli Nogovitsin. Parte del loro arsenale, specialmente le munizioni, è in via di distruzione, quanto agli altri trofei di guerra, li useremo come ci pare, in particolare ci prenderemo per noi parte dei carri armati e altri veicoli armati in buone condizioni”.
Qualche segnale distensivo è in realtà emerso nelle ultime ore con la segnalazione di colonne militari russe in uscita dalla città di Gori e lo scambio di prigionieri effettuato a Igueti, 35 chilometri da Tbilisi. Mosca ha riconsegnato 13 soldati georgiani e due civili catturati durante il conflitto in Ossezia del Sud mentre Tbilisi ha restituito 5 russi, tra cui due piloti di jet abbattuti. Parentesi che non modificano la politica intimidatoria di Mosca che mantiene il blocco navale imposto dalla Flotta del Mar Nero alle coste georgiane e ha schierato i missili balistici a corto raggio SS-21 in Ossezia. Armi in grado di colpire con precisione bersagli in tutta la Georgia ma che possono anche imbarcare testate atomiche.
Il loro posizionamento, dal territorio russo ai dintorni della capitale osseta Tskhinvali, è stato rilevato dai satelliti spia americani e viene interpretato come una forma di deterrenza tesa a scoraggiare l’invio di truppe americane o della Nato. Un obiettivo evidentemente conseguito da Mosca considerato che dall’Occidente finora sono arrivati a Tbilisi solo aiuti umanitari.
Le truppe di Mosca inizieranno il ritiro dalla Georgia domani a mezzogiorno: è la promessa fatta dal presidente russo Dmitri Medvedev al capo di Stato francese Nicolas Sarkozy durante una conversazione telefonica. I militari, inviati in questi giorni a rinforzo delle forze di pace russe, ritorneranno nella regione separatista georgiana dell’Ossezia del sud e nella fascia di sicurezza concordata dalla commissione mista di controllo nel 1999: un ripristino, quindi, dello status quo precedente al conflitto, come previsto dall’accordo di pace mediato dalla presidenza francese della Unione europea. Nella conversazione telefonica, inoltre, Sarkozy ha messo in guardia il suo interlocutore che ci saranno serie ripercussioni sulle relazioni russo-europee se Mosca non rispetterà “in maniera rapida e completa” la parola data. Medvedev, infatti, ha firmato sabato (il giorno dopo il presidente georgiano, Mickeil Saakashvili) un accordo di pace in 6 punti che mette fine ai combattimenti in Georgia. Ma questa mattina il vice-capo di Stato maggiore dell’esercito russo aveva detto che la ritirata delle truppe russe sarà “graduale”: in questo momento i militari del Cremlino mantengono il controllo su tre città georgiane (Gori, Senaki y Zugdidi), dopo aver abbandonato nella notte il porto di Poti, sul Mar Nero. Tbilisi chiede l’uscita immediata delle truppe “occupanti” russe, accusate di saccheggiare e distruggere le principali infrastrutture del Paese.
Alla Georgia si rivolge Benedetto XVI dopo l’Angelus: il pontefice chiede l’apertura “senza più indugi” di corridoi umanitari tra la regione dell’Ossezia meridionale e Tbilisi per aiutare i feriti e dare degna sepoltura ai morti, esortando alla protezione delle minoranze etniche caucasiche.
Georgia: Ossezia del Sud chiede tregua
Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha firmato il piano di pace proposto dal presidente francese e capo di turno della Unione Europea, Nicolas Sarkozy, per porre fine al conflitto russo-georgiano nato dopo i tentativi indipendentisti dell’Ossezia del sud. L’accordo era già stato visionato dal leader russo Dmitri Medvedev. L’obiettivo più urgente oggi è il ritiro delle forze russe dalla Georgia: lo ha detto il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice a Tbilisi in una conferenza stampa congiunta con il presidente georgiano Mikhail Saakhasvili rilanciata dalle tv internazionali.
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