
Il peschereccio sequestrato, l'Alakrana / Foto famiglia Pablo Costas per AP
Trattare o non trattare? Linea della fermezza e del diritto ad ogni costo oppure accordo sottobanco col “nemico”?
Sembrano le domande che l’Italia intera si fece ai tempi del caso Moro, ma adesso a porsele è la Spagna di Zapatero, messa sotto scacco da un gruppo di pirati somali. Continua

Mauro d’Ascanio, volontario di Medici senza Frontiere rapito in Darfur
Sono stati liberati i quattro ostaggi rapiti mercoledì a Seraf Umra, nel nord Darfur. E sono già in viaggio verso Khartoum, la capitale del Sudan, gli operatori di Medici senza frontiere: il medico italiano Mauro D’Ascanio, l’infermiera canadese Laura Archer, il coordinatore sanitario francese Raphael Meonier e una delle loro guardie sudanesi. Ad annunciare la loro liberazione sono state le autorità locali. I cooperanti sono stati trasferiti a El Fasher, capitale del Nord. D’Ascanio ha rilasciato anche alcune dichiarazione davanti alle telecamere: “Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato”, ha detto il cooperante di Msf. Il rilascio era stato già annunciato venerdi sera, ma poi smentito. Questa volta sono arrivate conferme da Medici senza frontiere, dal direttore comunicazione della missione Onu-Ua nella regione, Kemal Saiki, e dalla portavoce della forza internazionale, Josephine Guerraro.

Sono stati liberati gli ostaggi sequestrati in Darfur: è libero anche Mauro D’Ascanio, il medico d’origine veneta trascinato via mercoledì scorso da un gruppo di ribelli insieme con altri due prigionieri. Insieme all’italiano sono ritornati in libertà l’infermiera canadese Laura Archer, il coordinatore francese Raphael Meonier e un guardiano sudanese, mentre un altro operatore locale (e non due, come riferito giovedì) era stato rilasciato subito dopo il sequestro avvenuto a Serif Umra, nel nord del Darfur, da parte di un commando armato. Secondo il direttore generale di Medici senza frontiere, Kostas Moshochoritis, la liberazione è avvenuta verso le 20 (ora italiana) e non è stato pagato alcun riscatto.
In giornata era stato localizzato dalle autorità sudanesi il rifugio dove erano rinchiusi i cooperanti della sezione belga di Medici Senza Frontiere Belgio, rapiti mercoledì sera da un commando armato a Seraf Umra, nel Darfur. Il sottosegretario agli Esteri sudanese Mutrif Siddig aveva dichiarato: “Sappiamo dove sono. Abbiamo stabilito un contatto con loro e stiamo vagliando le loro richieste”. Per liberare i tre, tra cui il medico italiano Mauro D’Ascanio, i rapitori - secondo il quotidiano arabo ‘Al Hayat‘ - avrebbero chiesto il ritiro del mandato di cattura emesso dalla Cpi contro il presidente sudanese Omar al Bashir ma anche, secondo voci insistenti a Khartoum, un riscatto di un milione di euro.

Meno quattro. Con il rilascio degli ex parlamentari Gloria Polanco, Luis Eladio Perez, Orlando Beltran e Jorge Eduardo Gechem, sotto sequestro da sei anni, il numero degli ostaggi in mano alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) è sceso a quaranta. Ma non è solo una questione di numeri. Man mano che gli ostaggi vengono consegnati (nel gennaio scorso avvenne un’altra liberazione, quella di Clara Rojas e Consuelo Gonzalez de Perdomo ndr) le Farc dimostrano sempre più quello che secondo gli esperti internazionali è qualcosa più di un’ipotesi: sono in crisi.
Guarda caso, infatti, quest’ultimo rilascio, è arrivato dopo che l’Fbi ha assestato meno di una settimana fa un duro colpo ai marxisti-leninisti del loro leader Marulanda, alias Tirofijo, grazie alle intercettazioni telefoniche. 39 arresti in 7 paesi, compresi gli Stati Uniti: tra di loro anche un ex carceriere di Ingrid Betancourt, la quale secondo la testimonianza dei quattro ex parlamentari appena liberati, verserebbe in gravi condizioni di salute. In concomitanza con la liberazione degli ostaggi la polizia colombiana ha arrestato a Saboyá, nel dipartimento di Boyacá nell’area centro-orientale del paese, Helí Mejia Mendoza, meglio conosciuto come “Martin Sombra”, guerrigliero storico, dalla fine degli anni ’60. Un durissimo colpo per le Farc reso possibile grazie alle indicazioni di un informatore che adesso riceverà 1, 7 miliardi di pesos, l’equivalente di poco più di 600 mila euro.
Ma a spiegare la crisi dei guerriglieri colombiani a livello internazionale non è solo la strategia di repressione culminata nella sequela di arresti. Da quando, infatti, sono state inserite nella lista delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea, le Farc hanno perso automaticamente interesse e fascino anche tra le frange più radicali della sinistra del Vecchio Continente. Dai governi alle Ong è stato un graduale fuggi fuggi. Secondo i dati dell’intelligence colombiana, in Europa attualmente i rappresentanti ufficiali delle Farc sarebbero circa una trentina, distribuiti tra Svizzera, Belgio, Spagna, Germania, Svezia e Danimarca con l’obiettivo, tra gli altri, di rinvigorire un proselitismo ormai infiacchito. Da qui la scelta, completamente nuova rispetto agli anni ‘80 e ‘90, di scegliere nuove strategie di comunicazione. Dalla rete delle organizzazioni di rifugiati ad Internet. Il portale delle Farc è così diventato una delle quindici pagine web più visitate della Colombia. Ma non basta evidentemente a sostenere un movimento che perde sempre più colpi.
La Betancourt è malata: il video-SERVIZIO

Faye Turney e Arthur Batchelor, due dei quindici marinai inglesi rilasciati dall’Iran il 4 aprile scorso, sono finiti nel mirino dell’opinione pubblica britannica. La loro colpa, secondo un numero crescente di cittadini inglesi, è quella di aver sfruttato economicamente la disavventura del rapimento nello Shat el Arab. Di aver cioé svenduto l’onore della Royal Navy, prestandosi prima a un’umiliante mea culpa di fronte alle autorità iraniane e infine rilasciando interviste dietro pagamento (150 mila euro per le interviste di Faye Turner al The Sun e al network Itv) ad alcuni dei più noti media inglesi.
L’indignazione - della quale ci si accorge facendo semplicemente un giro per esempio sui forum come quello di The Sun - ha travolto anche il ministro della Difesa, Des Browne, accusato di aver dato inizialmente disco verde alla pagamento delle interviste dei due marinai, per poi fare una rovinosa macchina indietro proibendo categoricamente agli altri tredici marinai (rimasti a bocca asciutta) di vendere altri servizi. In effetti l’opinione pubblica, che ancora vorrebbe credere al mito del soldato di Sua Maestà con ’stiff upper lip’, è rimasta scandalizzata dall’epilogo commerciale della crisi con l’Iran: passi che i marinai si siano comportati da scolaretti impauriti di fronte ai carcerieri di Teheran, ma perché mai permettere che ci facciano anche dei soldi? Forse perché una volta rientrati in patria hanno prontamente ritrattato le ‘confessioni’ e si sono attestati sulla linea del governo Blair? E’ il sospetto di molti. Tony Blair ha scelto il basso profilo scegliendo di non commentare il dietro-front del suo ministro. Il commento più salace è quello di Riotel sul forum del Sun: “Una medaglia d’oro per la marinaia Faye Turner? Come no! Così la rivende su Ebay”. Con l’avallo del governo.
Faye Turner su Ivt
Faye Turner su Ivt - parte 2

Provocatorio e magnanimo, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato durante una conferenza stampa quello che, per altri versi, era nell’aria da un paio di giorni. Cioé che gli ostaggi britannici catturati lo scorso 23 marzo nelle acque dello Shatt el Arab sarebbero stati liberati grazie a una trattativa sotto traccia tra gli ambasciatori di Teheran e di Londra. E in poche ore il presidente iraniano ha organizzato una cerimonia di liberazione per salutare i suoi “ospiti”.
“I 15 marinai inglesi sono stati graziati - sono le parole di Ahmadinejad durante la conferenza stampa - e vogliamo offrire al popolo britannico la loro libertà”.
L’appello che il numero uno iraniano ha rivolto a Londra suona anche come un guanto di sfida, come un ennesimo sfregio mediatico, nei confronti di Tony Blair, il premier britannico uscito indebolito - secondo tuti gli osservatori - da questa crisi degli ostaggi: “Non punite questi militari - ha chiesto retoricamente il presidente iraniano - per aver ammesso l’aggressione e avere detto la verità”. È questo l’ultimo coup de théâtre di una vicenda che, dal punto di vista della comunicazione, l’Iran ha gestito con brutale maestria, mostrando al mondo, in mondovisione, la debolezza del miglior alleato di Washington nella regione. Chi esce rafforzato da questa crisi, ha dichiarato Marcella Andreani, docente di discipline mediorientali a Bologna, è senza dubbio l’ala dura del regime degli Ayatollah, che per altro era in netta crisi di popolarità all’interno. Ma che è stata capace di mandare un segnale a Londra, ma anche a Washington, dal contenuto inequivocabile: l’Iran è una potenza regionale con la quale Stati Uniti, Onu e Inghilterra devono venire a patti. Sul nucleare, sugli sconfinamenti nelle acque delo Shat el Arab, sul ruolo che Teheran svolge nel sud sciita dell’Iraq.

Si aggrava la crisi diplomatica anglo-iraniana scoppiata in seguito alla cattura, venerdì 23 marzo, di 15 marinai della Royal Navy. Dopo il primo video nel quale apparivano le scuse di Faye Turner, Thomas Summer, uno degli ostaggi detenuti, si è detto rammaricato - in un video trasmesso dalla tv Alalam - di essere entrato nelle acque territoriali iraniane. Intanto, a Teheran, riferisce il blog americano Absentee Ballott, c’è chi chiede la pena di morte per i marinai britannici.
Guarda il secondo video degli ostaggi (Bbc)
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