Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Julian Assange, Wikileaks
Non è certo la prima volta che su questo blog definiamo i pacifisti “amici dei nemici” ma nel caso dei rapporti segreti del Pentagono resi noti nei giorni scorsi da Wikileaks si può davvero parlare di un aiuto militare concreto reso ai talebani.
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Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Battagia nei pressi di uno shopping center di Kabul
La progressiva recrudescenza del conflitto afghano ha trovato conferma nei dati resi noti dalla Missione dell’Onu di assistenza all’Afghanistan (Unama) relativi alle vittime civili nel 2009, anno nel quale si è registrato il record di perdite tra le truppe alleate: 520 caduti (317 americani e 203 alleati per oltre la metà britannici) contro i 294 (155 americani) registrati nel 2008. Secondo l’Unama quello appena concluso è stato l’anno più nero anche per i civili afghani tra i quali le vittime sono state 2.412, il 14% in più rispetto al 2008. Di questi il 45 per cento sono stati uccisi nelle province più calde del sud. Continua
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Una donna afghana osserva da una porta il luogo della strage alla foresteria Onu a Kabul
L’offensiva terroristica che negli ultimi giorni ha colpito con un pesante bilancio di morti Baghdad e Kabul ha avuto un’elevata risonanza mediatica e ha provocato reazioni di sdegno e condanna in tutto il mondo. Anche in Italia dove ancora una volta il variegato mondo pacifista ha preferito non far sentire la sua voce.
Una voce sempre forte, addirittura tonante nel condannare ogni vittima civile provocata per errore da un aereo o da un soldato yankee o della Nato che diventa improvvisamente afona quando i massacri vengono provocati consapevolmente dai jihadisti talebani e di al-Qaeda. Continua
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

Helmand, sud dell’Afghanistan
Secondo i dati forniti dall’Unama, la missione dell’ONU in Afghanistan, i civili uccisi in guerra dall’inizio dell’anno sono oltre 1.500. È però evidente che tra questi ci sono vittime di serie A e vittime di serie B. Continua

Chiamato a deporre di fronte a una commissione del Senato a Washington, il comandante delle forze americane a Baghdad, David Petraeus, ha esortato (guarda il video) il Parlamento Usa a non affrettare il ritiro dall’Iraq: “La situazione sul terreno è sì migliorata rispetto a settembre” ma non “in modo omogeneo” in tutto l’Iraq e i progressi registrati sono ancora troppo “fragili e reversibili come hanno dimostrato gli eventi delle ultime due settimane” per giustificare un’ulteriore riduzione delle truppe.
Al rientro di circa 20 mila soldati dal fronte entro luglio (su un totale di 158 mila) deve quindi fare seguito, secondo il generale, “un periodo di pausa di 45 giorni” prima di decidere ulteriori riduzioni del contingente americano. Petraeus, contestato nell’audizione da alcuni pacifisti che indossavano l’hijab nero, avevano il viso truccato di un bianco cadaverico e le mani imbrattate di rosso sangue, è apparso preoccupato soprattutto per il ruolo giocato dall’Iran e dalle milizie sciite radicali capeggiate da Moqtada al Sadr, mentre il numero dei miliziani vicino ad Al Qaeda, ha dichiarato con soddisfazione, è “stato significativamente ridotto”, anche se non azzerato.
Quando il ritiro delle truppe?
Contro Petraeus si è scagliata non solo la pattuglia pacifista ma anche il senatore democratico Carl Levin, del Michigan, che ha definito senza mezzi termini la strategia di Petraeus come “un piano di guerra senza exit strategy“. Al suo fianco si è invece subito schierato John Mccain, che ha ribadito di “vedere genuine prospettive di un successo” in Iraq, che potrebbe essere minato da un ritiro troppo affrettato delle truppe. Un chiaro riferimento alle posizioni di Hillary e Obama, tutt’e due favorevoli ad accelerare, anche se con alcuni distinguo, il piano di ritiro.
Il presidente americano George Bush annuncerà giovedì in un discorso televisivo le sue decisioni sul livello di truppe in Iraq in un discorso di circa venti minuti. Tutto lascia pensare che seguirà il giudizio dato oggi al Congresso dal generale Petraeus e che, dopo la fine del ritiro dei 20 mila uomini a luglio, non darà seguito a un ulteriore riduzione delle truppe.
Il sostegno di John McCain
La reazione di Obama
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