
I parenti aspettano la liberazione dei prigionieri (Credits: AP Photo/Majdi Mohammed)
È iniziata la seconda fase dello scambio di prigionieri tra Israele e Hamas, il gruppo palestinese fondamentalista (affiliato ai Fratelli Musulmani) che da anni governa di fatto sulla Striscia di Gaza. La prima fase risaliva a due mesi fa, quando Gilad Shalit, il giovane soldato rapito da Hamas nel 2006, era stato liberato in in cambio di 477 detenuti palestinesi. La mediazione era avvenuta attraverso l’attuale governo egiziano e prevedeva la scarcerazione di ulteriori prigionieri palestinesi in una seconda ondata di scarcerazioni. Continua

(Credits: Epa/Balazs Mohai)
La Palestina è stata ammessa come membro a pieno diritto dell’Unesco: e l’evento ha un’importanza particolare per i palestinesi che dunque mettono a segno un primo successo nel loro processo di adesione alle Nazioni Unite. Ma la decisione Onu rischia di creare una spaccatura con gli Usa che avevano minacciato di tagliare i fondi all’Unesco in caso di voto positivo.
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L'abbraccio tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il soldato Gilad Shalit appena liberato (Credits: AP Photo/ GPO, HO)
Dopo cinque anni di prigionia, Gilad Shalit è libero. Resta da chiedersi perché proprio adesso. Shalit fu rapito cinque anni fa in territorio israeliano da un commando di Hamas, gruppo terrorista palestinese nato dal movimento egiziano dei Fratelli Musulmani. Sappiamo che ci sono stati molti tentativi per negoziare la sua liberazione, che è intervenuto il presidente francese Nicolas Sarkozy e che i servizi segreti tedeschi hanno tentato una mediazione. Ma finora nessuno di questi sforzi aveva prodotto risultati tangibili. Che cosa è cambiato, dunque? Continua

Il soldato israeliano liberato Gilad Shalit con il padre, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak (AP Photo/ GPO, HO)
Dopo cinque anni di prigionia, il soldato israeliano Gilad Shalit è stato liberato da Hamas, in cambio della scarcerazione di 477 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane (e altri 550 verranno messi in libertà entro due mesi).
In queste foto l’atteso momento della liberazione, da una parte il volto scarno e pallido di Gilad, dall’altro i pullman con i palestinesi che dai finestrini fanno cenno di vittoria e salutano la “primavera araba“. FOTO

Abdel Aziz Salha mostra le mani insanguinate (Credits: Arutz Shtaym)
Si sapeva che sarebbe stato uno scambio doloroso: la vita di Gilad Shalit, giovanissimo soldato rapito da Hamas cinque anni or sono, per la libertà di oltre mille palestinesi, inclusi molti che si sono macchiati di crimini di sangue, di attentati terroristici in cui hanno perso la vita decine di persone. E che forse torneranno a uccidere. Gli israeliani questo lo sapevano, ma nonostante tutto è un prezzo che sono disposti a pagare, come dimostrano i sondaggi. Eppure, nella lista dei 1027 palestinesi che saranno liberati, c’è un nome che è proprio difficile mandare giù: quello di Abdel Aziz Salha, l’uomo entrato nella cronaca per uno degli episodi più barbari del conflitto arabo-israeliano, il linciaggio di Ramallah. Continua

(Credits: Epa/Abir Sultan)
“Israele non tratta con i terroristi” è un mantra ripetuto spesso dalle autorità di Gerusalemme. Eppure Israele ha trattato con Hamas – il partito milizia responsabile di molti attentati suicidi, considerato anche da Unione europea e Stati Uniti un’organizzazione terrorista – per la liberazione del giovane soldato Gilad Shalit. Che, se tutto procede per il verso giusto, presto potrebbe riabbracciare i suoi genitori dopo cinque anni di prigionia, in cambio della liberazione di circa mille palestinesi (alcuni esponenti politici, ma anche miliziani) attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Continua

(Credits: Ap Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Sì alla pace in Medio oriente ma ” nessuna scorciatoia” per la Palestina. In un lungo discorso di fronte all’Assemblea generale dell’Onu, Barack Obama parla di pace e di guerra, dice sì a uno Stato palestinese, ma conferma il “veto” americano in seno al Consiglio di Sicurezza.
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(Credits: Ap/Ibrahim Usta)
L’Unione europea corre ai ripari. Obiettivo: evitare la dichiarazione unilaterale di uno Stato palestinese indipendente. La data di scadenza: il prossimo 20 settembre, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunirà e potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) avallare la richiesta palestinese tramite una risoluzione. L’idea non piace non solo a Israele, ma anche all’Unione europea, agli Stati Uniti e a tutti coloro che credono, a torto o a ragione, in una situazione negoziata. Dunque, l’Europa corre ai ripari. E lo fa attraverso il capo della politica estera Ue, Catherine Ashton, che recentemente è stata in visita in Israele e nei Territori palestinesi e ha dichiarato, attraverso un’intervista al giornale israeliano Haaretz, che l’obiettivo è far ripartire i negoziati prima di settembre. Continua
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