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The Long Run, la lunga (rin)corsa di Sarah Palin verso la Casa Bianca è iniziata.
Forse, perchè nel suo ultimo discorso prima di dare formalmente le dimissioni dal suo incarico, (l’ormai) ex - da ieri - governatrice dell’Alaska, non ha svelato tutte le carte, non ha chiarito completamente i suoi programmi per il futuro, ma ha comunque fatto capire che le sue ambizioni politiche sono forti e decisamente proiettate verso un ruolo nazionale.
Davanti a 5000 supporters, che hanno assistito al giuramento del suo successore, il suo vice, Sean Parnell, Sarah Palin ha tenuto un lungo discorso di arrivederci, condito da pepate affermazioni contro i media e implicite critiche all’amministrazione Obama.
Le parole più dure, le ha riservate contro giornali e televisioni. Quando il 3 luglio scorso, annunciò la sua intenzione di rimettere il mandato, la Palin disse di essere stanca delle “attenzioni” dei media nei confronto della sua famiglia (con le vicende semtimentali della primogenita in primo piano) ma soprattutto spiegò che non ne poteva più di essere maltrattata (politicamente) da quotidiani e bloggers.
A Fairbanks, ha rincarato la dose. “Giornalisti e editori, il mio successore ha una deliziosa famiglia - ha esclamato. “Lasciate in pace i suoi bambini”. Una battuta l’ha riservata anche alla politica (interna) adottata da Barack Obama: “Attenzione all’espansione del ruolo del governo. Poi c’è sempre un pedaggio da pagare”.
In questi due passaggi c’è molto del Palin-pensiero, della sua voglia di proporsi come il faro idelogico, come il leader dello schieramento di centro destra conservatore.
Palintoligist, c’era scritto sulla t-shirt di un sua fan. Ovvero (si legge sulla maglietta) chi la indossa è: “Una persona che conosce Sarah, ne condivide gli stessi valori e la stessa visione dell’America”. La Palin vuole che le schiere dei suoi “fedeli” siano sempre più numerose. Per questo lascia l’Alaska. Perchè quello del Grande Nord è uno stato marginale, lontano dalla grande politica di Washington.

Lascia un ruolo, quello di governatore, che ora le sta stretto e che allo stesso tempo, la tiene troppo sotto i riflettori. Nella sua decisione di salutare Anchorage, c’è anche la necessità di far dimenticare la dozzina di denunce da parte di associazione per i diritti dei consumatori su come lei ha gestito la Cosa Pubblica.
Per Sarah, ora, è il momento di mollare gli ormeggi e tornare ad essere al centro dell’attenzione nazionale, come lo fu nel momento in cui John McCain la scelse come sua vice nella corsa per la Casa Bianca. Deve tornare a essere l’eroina, la novità, la speranza delo schieramento conservatore. Sarah non ha detto che vuole essere la candidata del Grand Old Party nel 2012, ma le mosse che ha annunciato sembra voler andare in quella direzione. La sua prima uscita pubblica sarà il prossimo otto agosto alla Ronald Reagan Library. Un luogo simbolico. Sarah vuole appropriarsi dell’eredità del padre della moderna destra americana e non essere vissuta solo nel ruolo limitante di “portatrice” dei valori conservatori tradizionali, come la famiglia (suo cavallo di battaglia nonostante le “incoerenze” scoperte dai media).
Poi scriverà un libro, condurrà un programma televisivo o radiofonico, aprirà un ufficio nella capitale. Sarà cioè in prima linea. Con un obiettivo: essere la prima donna a sedere nello Studio Ovale. A dispetto di tutti, anche delle perplessità che esistono nelle file repubblicane sulla sua personalità. La lunga (rin)corsa è iniziata.
- Lunedì 27 Luglio 2009
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