
(Credits: Gianandrea Gaiani)
Il suo nome significa valle delle rose anche se il fiore più diffuso nella Valle del Gulistan è senza dubbio il papavero da oppio il cui raccolto è appena terminato. Il distretto del Gulistan, nell’est della provincia di Farah, costituisce l’area più difficile per i militarti italiani del contingente schierato in Afghanistan che la presidiano da appena nove mesi. Nel settembre scorso gli alpini del Settimo reggimento ereditarono dai marines statunitensi e dalle truppe georgiane (che da queste parti avevano ottenuto ben pochi successi contro i talebani) tre basi fatiscenti e spartane. Entro dicembre ben sei militari italiani sono caduti sotto il fuoco nemico tra Bakwa e Gulistan, il prezzo pagato per stabilizzare almeno le aree circostanti le postazioni italiane: le basi avanzate (Fob) di Camp Lavaredo, Ice e l’avamposto Snow. Un combat out post come lo definisce la Nato nel quale il 31 dicembre scorso venne ucciso il caporalmaggiore Matteo Miotto. Continua
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
Le note del “Silenzio” in ricordo dei soldati italiani caduti in Afghanistan hanno dato inizio sabato, allo stadio Picchi di Livorno, alla cerimonia che ricorda il 67° anniversario della Battaglia di El Alamein che coincide con la festa dei paracadutisti della Brigata Folgore. Una manifestazione che quest’anno ha avuto una dimensione e un’eco più ampi e intensi poiché la brigata è da poche settimane rientrata da sette mesi di missione in Afghanistan dove ha pagato un elevato tributo di sangue distinguendosi in azioni di combattimento che hanno avuto il plauso di tutti i più importanti contingenti alleati, americani in testa. Continua
Bolognese, 46 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
Come era già accaduto per le vittime dell’attentato di Nassiryah nel novembre 2003 anche per i sei caduti di Kabul non sono mancate retorica e dichiarazioni roboanti, a tratti esagerate. Continua
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