
(Credits: AP Photo/CHINA OUT)

La terra in Cina viene amministrata dalle unità locali del partito, le più corrotte, quelle contro cui oggi si stanno ribellando ventimila persone a Wukan, un piccolo villaggio nel Guangdong, la regione al confine con Hong Kong, ma sono almeno 150-180mila gli incidenti di massa che ogni anno agitano la Repubblica popolare.
Questa volta, però, la situazione pare essere più complicata del solito: tutto è cominciato a settembre, quando un gruppo numeroso di agricoltori ha iniziato a lamentarsi per essere stato ingiustamente sfrattato dai propri terreni in cui, senza preavviso, le autorità locali hanno deciso di costruire grattacieli. Continua

(Credits: Zhang Guojun/Xinhua)

Pechino ha finalmente ammesso di essere in crisi. Non perché l’economia della Repubblica popolare sta rallentando, ma perché il partito è consapevole di non essere più in grado di controllare pensieri e azioni dei cinesi. Sul People’s Daily un editoriale ha sollecitato i funzionari del governo a fare qualcosa per riconquistare la fiducia della popolazione, che si sta pericolosamente abituando a scendere in piazza per protestare contro tutto quello che ritiene essere ingiusto. Trasferimenti forzati, episodi di corruzione e, perché no, anche limitazioni della libertà personale. Continua

I novant'anni del Partito comunista cinese (AP Photo/Eugene Hoshiko)

Guo Huojia e Li Youzhou sono i primi politici cinesi eletti regolarmente senza il sostegno dell’unità comunista del loro villaggio. E moltro probabilmente per questa ragione non riusciranno mai a portare avanti il programma che li ha resi così popolari nel corso della loro rivoluzionaria campagna elettorale.
Guo Huojia ha 59 anni e viene da Xintiandi, Li Youzhou ne ha 37 ed è residente a Xiaxi. Sono nati e cresciuti in questi due microscopici villaggi del Guangdong dove, oggi, sperano di riuscire a cambiare qualcosa. Promuovendo il vero interesse degli abitanti, non quello di Pechino. Continua

(Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Un altro passo indietro per la libertà di stampa in Cina, dove le condizioni per chi lavora nel mondo dell’informazione sono già molto precarie: basti pensare che quest’anno due giornalisti sono scomparsi, tredici arrestati (portando il totale dei detenuti a trenta) e altri undici licenziati per quello che avevano scritto. Ora, due fra i principali quotidiani di Pechino sono passati al diretto controllo del locale ufficio di propaganda. Si tratta del Beijing News e del Beijing Times, che sino ad ora erano stati gestiti da due gruppi editoriali privati, il Guangming Daily e il People’s Daily, e che ora saranno sottoposti direttamente al governo e al Partito.
Continua

Ai Weiwei davanti al suo "Template" (EPA/TOBIAS HASE)

Il dissidente cinese Ai Weiwei non c’è l’ha fatta a rimanere in silenzio. Anche se Pechino, dopo averlo rilasciato lo scorso giugno, gli aveva imposto di non parlare con la stampa, il “nemico del regime” non ha resistito a pubblicare su Newsweek un giudizio molto amaro sulla Repubblica popolare. Continua

I novant'anni del Partito comunista cinese (AP Photo/Eugene Hoshiko)

La Repubblica popolare ha organizzato decine di eventi per rendere speciale il novantesimo anniversario della fondazione del Partito comunista cinese, il primo luglio 2011: ha inciso e distribuito nuove canzoni e produzioni cinematografiche di propaganda, ha coniato monete celebrative pensate apposta per l’occasione, ha assoldato sosia di Mao per impersonare nei parchi della capitale scene chiave della storia del partito, e ha organizzato nella base militare di Qingyang, nel Gangsu, una manifestazione sportiva di propaganda in cui sono state inserite quattordici discipline “alternative” capaci di far rivivere alle giovani generazioni ”i giorni gloriosi della rivoluzione“. Continua

(Credits: Zhang Guojun/Xinhua)

Fino a qualche giorno fa sembrava avessero avuto successo le proteste con cui numerosissimi genitori cinesi hanno cercato di sensibilizzare il governo spingendolo ad aiutarli nella ricerca dei figli scomparsi. Probabilmente rapiti da trafficanti di neonati pronti a tutto pur di garantirsi una fonte di guadagno sicura, rivendendoli a coppie senza figli alla disperata ricerca di un erede maschio. O, ancora peggio, ad altri criminali interessati ad acquistare ragazzini da impiegare nelle fabbriche o bambine da trasformare in prostitute o spose per le famiglie rurali. E’ difficile calcolarne i numeri, ma un stima basata su un documentario della Tv inglese parla di 70 mila bambini l’anno rapiti nelle strade.
E invece la polizia di Liaocheng, nello Shandong, si è ritrovata costretta a restituire 29 bambini dello Yunnan, dello Sichuan e dello Shandong alle famiglie che li avevano “acquistati” illegalmente Continua

Buste rosse della fortuna offerte al drago danzante (Credits: AP Photo/Chiang Ying-ying)

Dopo aver ammesso che nella Repubblica popolare quello della corruzione è un problema “gravissimo” che rappresenta una “minaccia nei confronti della legittimità del Partito Comunista al potere”, Pechino ha deciso di fare sul serio, e ha confermato la condanna a morte per Xu Zongheng, 56 anni, ex sindaco di Shenzhen, colpevole di aver accettato tangenti per cinque milioni di dollari.
Ancora, il governo ha finalmente deciso di rendere illegale l’abitudine di molte aziende di “comprare notizie” sulla stampa nazionale. E sempre per evitare che la popolazione possa dimenticare che questa volta Pechino è determinata a sradicare il fenomeno della corruzione su scala nazionale, sempre a Shenzhen, una delle città più frizzanti del Guangdong, è stata allestita una mostra che raccoglie già più di 2.500 volti di cinesi disonesti. Continua
Gli ultimi commenti