
(Credits: AP Photo/Alex Brandon)
I piani sono pronti da tempo presso il Central Command, il quartier generale statunitense che ha competenza sui Asia centrale e Medio Oriente, e vengono continuamente aggiornati. Un lavoro normale per i militari che devono pianificare ogni possibile impiego delle forze statunitensi e tenersi pronti ad agire in tempi rapidissimi. Questa volta, però, l’ipotesi di un intervento militare internazionale in Siria assume maggiore concretezza dopo che la Cnn ha rivelato come il Pentagono stia mettendo a punto i dettagli per attaccare il regime di Bashar Al Assad. Per ora viene definita “una valutazione delle risorse militari disponibili“, una fase esplorativa avviata secondo due funzionari del Pentagono per valutare gli assetti militari, il tipo di missione da compiersi e i rischi a cui gli Stati Uniti andrebbero incontro.
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Una postazione missilistica dell'esercito americano in Afghanistan (Credits: Us Army)
Comincia a prendere forma la nuova strategia dell’Amministrazione Obama che prevede in futuro un riorganizzazione dello strumento militare e dei suoi costi senza però alterare la totale supremazia globale di Washington. Dopo l’annuncio della Defense Strategic Review (non a caso intitolata Sustaining US global leadership) incentrata sulla riduzione degli impegni oltremare con il ritiro già completato dall’Iraq e quello in corso dall’Afghanistan e sul potenziamento delle forze schierate in Asia e Pacifico (senza dimenticare il Golfo Persico), il segretario alla Difesa, Leon Panetta, ha quantificato il taglio delle forze statunitensi schierate in Europa.
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(Credits: AP Photo/Haraz N. Ghanbari)

In un momento di difficoltà economiche e di crescenti tensioni in Asia con la Cina e l’Iran, oggi Barack Obama illustrerà al Pentagono il nuovo corso della strategia militare Usa per gli anni a venire. Secondo indiscrezioni, il presidente annuncerà tagli al budget militare di quest’anno per circa 450 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti non combatteranno più due guerre contemporaneamente.
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Esercitazioni militari Usa nel Golfo Persico (Credits: LaPresse/Matthew A.Lawson)

Il generale Karl R. Horst, capo di stato maggiore del Comando Centrale, lo chiama un Ritorno al Futuro: tornare indietro di una decina di anni per guardare avanti, alle prossime minacce. A una, in particolare: l’Iran.
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Due cittadini iracheni seguono in diretta tv un discorso di Barack Obama (Credits: LaPresse/Karim Kadim)

Ritirare le truppe, uscire dall’Afghanistan e dall’Iraq, servirà a sciogliere i nodi della politica estera americana, o rischia, invece, di renderli sempre più ingarbugliati? Barack Obama vuole mantenere le sue promesse elettorali e gli accordi firmati a Baghdad e ventilati a Kabul, ma le decisioni che il presidente americano ha preso (o sta per prendere) rischiano di dare una certezza all’opinione pubblica statunitense (il ritorno a casa dei soldati), ma allo stesso tempo, di provocare una situazione di instabilità negli equilibri dei Paesi (e delle regioni) interessati, potenzialmente controproducente per la stessa politica di sicurezza degli Usa. Continua

La commozione dei famigliari delle vittime a Ground Zero (Credits: LaPresse/Matt Rourke)

Se c’è una cosa che è apparsa evidente in questo decimo anniversario è che il dolore è ancora forte.

Quello personale (e non poteva essere altrimenti), che si vedeva sui visi dall’espressione dolente e commossa, che si udiva nelle voci incrinate dall’emozione, che si coglieva nei lunghi silenzi dei famigliari delle vittime a Ground Zero, al Pentagono e in Pennsylvania. Continua

George W. Bush scende dall'Air Force One (Credits: LaPresse/Jose Luis Magana)

In quei minuti, il suo era l’unico aereo a volare sugli Stati Uniti, da Boston a Los Angeles, da Chicago a Houston. Lui, almeno sperava fosse cosi. Seduto ai comandi, pregava che gli unici altri veivoli in aria fossero quel jet dell’Air Force che lo accompagnava alla sua destra, e le squadriglie da combattimento che (immaginava) si erano alzate dalle loro basi militari sparse per il paese e che ora pattugliavano (con rabbia e adrenalina) i cieli americani.

Mentre pilotava a tutta velocità, scrutava il cielo terso del Golfo del Messico(così simile, quella mattina, a quello che aveva visto sugli schermi televisivi dietro le Torri Gemelle mentre bruciavano),
cercando di capire se quella solitudine aerea fosse un sicuro rifugio oppure una possibile trappola. E se i terroristi avessero catturato un altro aereo e lo avessero
messo sulle tracce dell’
Air Force One? Se avessero avuto intenzione di usarlo come un missile (aria-aria) contro l’aereo del presidente?
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Barack Obama, Leon Panetta e David Petraeus (Credits: Ansa/Michael Reynolds)

La doppia mossa di Barack Obama- Leon Panetta al Pentagono e David Petraues alla CIA- significa che il presidente vuole andare avanti con i suoi programmi: ridurre il budget delle spese militari, come già annunciato, e trasformare l’impegno bellico degli Stati Uniti sul teatro di guerra afghano. Continua
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