
(Credits: Epa/Leo La Valle)

Sono passati trenta anni dalla guerra delle Falklands, ma adesso la tensione tra l’Argentina e la Gran Bretagna è di nuovo alle stelle. Al centro dei pensieri della Corona e dei gauchos c’è sempre quel pugno di isole, rese ancora più desiderabili dalla scoperta di un’enorme riserva petroliera nei loro fondali marini.
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Visualizza Un mondo di nuove guerre per il petrolio in una mappa di dimensioni maggiori
Nuove guerre si sostituiscono alle vecchie. Dal Mar della Cina allo Stretto di Hormuz, gli equilibri del mondo sono sempre più legati alla lotta per il controllo delle fonti di energia, le cosiddette “sorgenti della vita”. Ma anche della morte.
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Barche da pesca nel Golfo persico. Sullo sfondo le petroliere (AP Photo/Kamran Jebreili)
L’unione Europea ha scelto la linea dura. I ministri degli esteri oggi hanno dato il via libera all’embargo petrolifero contro l’Iran che prevede il divieto di importare, acquistare o trasportare il greggio di Teheran per tutti i 27 Paesi europei. L’embargo, deciso per sanzionare il programma nucleare del regime degli ayatollah, riguarda i nuovi contratti mentre per quelli in essere ci sarà tempo fino al 1 luglio per allinearsi allo stop.
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di Pino Buongiorno
A Teheran il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha ordinato l’immediata apertura di quelli che ha definito «gli stati generali per le misure economiche speciali». Sono stati scelti a uno a uno i componenti fra decine di guardiani della rivoluzione (i pasdaran), esperti di finanza, dirigenti della compagnia petrolifera di stato Nioc, ma soprattutto agenti segreti abituati a lavorare sotto copertura all’estero. Hanno ricevuto l’ordine di «gestire l’impatto delle sanzioni contro la Repubblica islamica», ma anche di «scovare tutti i metodi per aggirarle», riferiscono qualificate fonti diplomatiche nella capitale iraniana. Nel mirino c’è soprattutto l’Unione Europea e in particolare tre paesi del Mediterraneo che più dipendono dall’oro nero estratto in Iran: Italia, Grecia e Spagna, già sotto scacco per la grave crisi del debito. Continua
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(Credits: AP Photo/GeoEye Satellite Image, IHS Jane's Analysis)

Un nuovo sito di arricchimento dell’uranio e prossime esercitazioni militari terrestri. L’Iran continua a mostrare i muscoli alla vigilia della decisione europea su nuove sanzioni. La centrale di Fordo, nei pressi d ella città acra sciita di Qom, è scavata nella terra come quella di Natanz e - secondo l’annuncio del responsabile dell’Agenzia per l’Energia Atomica iraniana (Aeoi) - è “estremamente sicura” da possibili “attacchi dei nemici”.
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Una sezione di una fuoriuscita di petrolio (AP Photo/Sunday Alamba)
La marea nera provocata da una fuga di greggio da una piattaforma petrolifera della Shell è ormai arrivata molto vicina alle coste della Nigeria, negli stati del Bayelsa e del Delta.
“Nel corso della nostra visita abbiamo avvistato delle macchie di petrolio presso le coste di Odioama e St. Nicholas“, ha dichiarato Nnimmo Bassey, responsabile del gruppo ecologista nigeriano, Environmental Rights Action, che ha inviato una squadra dopo l’allerta dei pescatore del posto. Continua
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(Credits: AP/Dolores Ochoa)
L’idea è straordinaria, non solo per la sua essenza ma anche perché non è mai stata tentata altrove. L’Ecuador ha deciso di non estrarre il petrolio che si trova nel sottosuolo di un’area amazzonica e chiede al mondo di contribuire a questo sforzo, versando soldi in un fondo che compenserà i mancati introiti derivanti dallo sfruttamento dell’oro nero. La scelta compiuta dal governo di Quito si sta rivelando piuttosto impegnativa e sul futuro dell’iniziativa Yasunì ITT (dal nome del parco che si intende salvare dalle trivelle) incombe una spada di Damocle.
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(Credits: AP Photo/CHINA OUT)

L’escalation cinese nei mari dell’Asia continua. Solo una settimana fa il Presidente Hu Jintao ha invitato la Marina Militare cinese a “tenersi pronta per combattere“, chiarendo alla Commissione militare centrale che presiede dal 2004 che l’Esercito Popolare di Liberazione deve concentrare tutti i suoi sforzi nella difesa nazionale e nel rafforzamento della potenza militare del paese. Nelle ultime 48 ore l’allarmismo nei confronti di una potenza che inizia ad essere percepita come un po’ troppo arrogante e prepotente si sono estesi anche verso Nord e verso Ovest. Continua
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