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Undicesimo: rispetta la natura

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  • Tags: Australia, Benedetto XVI, joseph-ratzinger, pope
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Il Papa con un pappagallo

Inquinare è peccato: così un inedito Papa ecologista ammonisce centinaia di migliaia di ragazzi riuniti a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù (Gmg), che dura fino al 21 luglio. Siccità e desertificazione mettono a dura prova il continente australiano, dove su oltre il 60 per cento del territorio non piove ormai da anni, drammatica conseguenza anche del riscaldamento globale del pianeta.
Benedetto XVI prende atto del fallimento del recente G8 in Giappone e chiama i giovani a mobilitarsi per il futuro del nostro pianeta. «Non è mia pretesa entrare nelle questioni tecniche che politici e specialisti devono risolvere» dice il Pontefice, ma «dare gli impulsi essenziali per rispondere a questa grande sfida: riscoprire la nostra responsabilità davanti alla creazione che Dio ci ha affidato». Occorrono insomma, raccomanda il Papa, volontà politica e nuovi stili di vita per fermare il degrado ambientale.
L’anziano Pontefice, austero professore di teologia, si rivolge così ai papaboys con un tema attuale e concreto: l’ecologia, a pochi giorni dal messaggio inviato all’Esposizione internazionale di Saragozza in cui ha ribadito il diritto «universale e inalienabile» dell’accesso all’acqua potabile. «Il Papa propone una teologia della creazione» riassume a Panorama il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Una teologia che riconosce l’importanza dei doni di Dio, «l’aria, l’acqua, i frutti della terra», e valorizza il contributo di civiltà come quella indigena australiana. «I primi colonizzatori hanno profondamente disprezzato la cultura aborigena» osserva Graeme Mundine, leader dei cattolici indigeni australiani, ma finalmente questa viene riscoperta anche per la sua capacità di entrare in armonia con la natura.
Si assiste così a un inatteso paradosso: Giovanni Paolo II amava la vita all’aria aperta, le escursioni in montagna, le passeggiate nei boschi, ma Joseph Ratzinger mostra una sensibilità al tema ecologico inedita rispetto al predecessore, capace di fugare una volta per tutte le ricorrenti critiche di scarsa attenzione della Chiesa all’emergenza ambientale.
Una sensibilità condivisa dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco che, giunto a Sydney alla guida di circa 10 mila giovani italiani, ha ricordato che «la Chiesa continua a predicare la necessità del rispetto dell’ambiente e raccomanda uno stile di vita più sobrio». Allo stesso tempo il presidente della Cei apre all’uso dell’energia nucleare: «È giusto che le persone responsabili trovino le sorgenti di energia più adeguate alle esigenze dell’umanità».
Anche il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, fa eco alle parole del Papa: «La missione della Chiesa è svegliare le coscienze. Per quanto riguarda l’ambiente, occorre aiutare i giovani a rendersi conto che ci sono dei problemi importanti e che per affrontarli è necessario incoraggiare la ricerca, gli investimenti e l’impegno personale».
Ma non tutti sono d’accordo con Benedetto XVI. Fra questi persino l’arcivescovo di Sydney, il cardinale George Pell, che si dichiara «scettico» sulle pessimistiche previsioni degli scienziati in tema di effetto serra e riscaldamento globale del pianeta: «È difficile prevedere cosa accadrà tra 10, 15, 20 o 100 anni. Sono consapevole che possiamo andare incontro a un cambiamento climatico, ma non si sa in che misura stiamo contribuendo a esso».

Il Papa incontra gli aborigeni

Il Papa incontra gli aborigeni

Benedetto XVI durante la cerimonia di benevunto dei nativi australiani (Credits: AP Photo/Rick Rycroft, Pool)

Nonostante i dubbi del cardinale, gli organizzatori hanno fatto il possibile per ridurre l’impatto ambientale della Gmg. Per limitare al massimo il consumo dell’acqua sono stati installati timer a tutte le docce in uso ai papaboys: massimo 3 minuti ciascuna. Stop alle auto: i giovani possono muoversi solo con i mezzi pubblici. Posate e imballaggi dei 25 milioni di pasti distribuiti nel corso della settimana sono biodegradabili. Persino le torce distribuite a ogni pellegrino sono ecologiche: al posto della batteria c’è una manovella che può servire anche a ricaricare i cellulari.
Il presidente della Conferenza episcopale, Philip Wilson, ha fatto piantare 20 mila alberi nella diocesi di Adelaide per compensare le emissioni di anidride carbonica. Lo stesso ha promesso di fare la compagnia aerea australiana Quantas.
Anche nel Festival della gioventù (un fitto calendario di eventi che accompagna la Gmg) si susseguono appuntamenti che presentano esperienze di tutela ambientale compatibili con lo sviluppo in diversi paesi del mondo.
I papaboys accolgono con entusiasmo la svolta verde di Ratzinger: «Il Papa si preoccupa della nostra salute e del nostro futuro: dovremmo tutti impegnarci di più per risparmiare l’acqua, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, non consumare inutilmente l’energia elettrica» afferma l’australiana Alice, 23 anni, dottoranda in medicina. Aggiunge l’italiana Marina: «Faccio parte dell’associazione cattolica Greenaccord, che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica a favore della salvaguardia del Creato. Dobbiamo far crescere nel nostro Paese la consapevolezza dell’emergenza ambientale, come ha raccomandato il Papa».
Tra i frutti della Gmg ci saranno nuove iniziative a favore della sensibilizzazione ecologica, promosse dal servizio di pastorale universitaria di Sydney, dichiara il responsabile, Robert Hadded. Lo stesso accadrà in Italia dove Nicolò Anselmi, responsabile del servizio Cei di pastorale giovanile, annuncia che il prossimo anno inserirà la promozione della cultura ambientale tra le principali attività di formazione dei giovani cattolici italiani. ( ignazio.ingrao at mondadori.it)

  • ignazio.ingrao
  • Domenica 20 Luglio 2008

Benedetto XVI, prossima tappa: l’Africa

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  • Tags: Australia, Benedetto XVI, joseph-ratzinger, pope
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Il Papa in Australia

Il viaggio del Papa in Australia per la Giornata mondiale della Gioventù è ancora in corso (terminerà il 21 giugno), ma Benedetto XVI già pensa alle future trasferte extraeuropee. Infatti il pontefice a Sidney ha pranzato insieme con 12 giovani di tutti i continenti. Tra questi c’era Muaka Muaka Balza, un giovane di 29 anni della Repubblica democratica del Congo. Come ha riferito Muaka a Panorama.it, il Papa parlando in francese gli ha chiesto molte informazioni dettagliate sulla situazione politica del suo Paese e sulla vita della Chiesa. Probabilmente non è un caso. Infatti la Segretaria di Stato, insieme con l’organizzatore dei viaggi papali, Alberto Gasbarri, starebbe studiando l’ipotesi di un viaggio di Ratzinger in Africa nel 2009.

Il Papa in Australia

Il Paese prescelto potrebbe essere il Camerun ma ad esso potrebbe aggiungersi anche un altro Stato africano. Così dopo l’America del Sud (Brasile, maggio 2007), l’America del Nord (Usa, aprile 2008) e ora l’Oceania, il pontefice starebbe pensando a visitare l’Africa. Resterebbe solo l’Asia: in tal caso l’ipotesi sarebbe quella dell’India alla quale si potrebbe aggiungere la Terra Santa, se la situazione politica e relazioni tra Santa Sede e Israele lo consentiranno. Un eventuale viaggio in Africa si presenta comunque come un progetto piuttosto complesso sia dal punto di vista logistico sia dal punto di vista diplomatico, per la difficile situazione politica nella quale si trovano diversi Paesi. Ma è un viaggio molto atteso dalle Chiese africane che si trovano a fronteggiare notevoli problemi: il crescente fondamentalismo islamico, il problema dei sacerdoti sposati, le questioni legate alle liturgie adattate alla cultura africana. Intanto, tornato dall’Australia, dopo un periodo di riposo a Bressanone e a Castel Gandolfo, il Papa si recherà a Cagliari (il 7 settembre), a Parigi e Lourdes (dal 12 al 15 settembre) per il 150° delle apparizioni mariane. Ma la macchina organizzativa dei viaggi papali è già proiettata verso i viaggi del 2009.

LEGGI ANCHE: Il Papa e gli aborigenti australiani - GALLERY

Il Papa in Australia

  • ignazio.ingrao
  • Venerdì 18 Luglio 2008

Benedetto XVI accolto dagli aborigeni: “Difendete la vita e la terra”

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  • Tags: aborigeni, Australia, Benedetto XVI, pope
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Il Papa in Australia
Credits: AP Photo/Rick Rycroft, Pool

da Sidney

Al suo arrivo a Sidney il Papa è stato preso in custodia dagli aborigeni. C’era infatti il più anziano della comunità indigena australiana (Allen Madden, 59 anni), chiamato “il custode della regione”, ad accogliere Benedetto XVI sulla banchina del porto, insieme con gli altri rappresentanti della comunità. Al Papa è stato consegnato il “message stick”, il bastone tradizionale degli aborigeni con scritto “La Nazione Dorowà augura al Papa un sicuro e fortunato viaggio attraverso questa terra”. In onore del Papa sono state anche compiute tipiche danze aborigene come segno di accoglienza di un amico. Gli anziani della comunità aborigena hanno poi simbolicamente affidato il Papa nelle mani dei giovani, per la festa di apertura della Giornata mondiale della Gioventù, che ha visto la partecipazione di quasi 200 mila ragazzi sul molo di Barangaroo nel Darling Harbour di Sidney. Migliaia di giovani erano sparsi anche nei dintorni del porto perché era stata esaurita la capienza massima della banchina messa a disposizione del Papa.
Benedetto XVI ha ringraziato calorosamente gli anziani degli aborigeni: “Sono profondamente commosso di trovarmi nella vostra terra, sapendo delle sofferenze e delle ingiustizie che essa ha sopportato, ma cosciente anche del risanamento e della speranza ora in atto, con legittimo orgoglio di tutti i cittadini australiani”. Rivolto al primo ministro Kevin Rudd e al Governatore Michael Jeffery, in occasione della cerimonia di benvenuto presso la “Government House” il pontefice ha espresso apprezzamento per la decisione del primo ministro australiano, il 13 febbraio scorso, giorno del suo insediamento, di presentare formalmente le scuse alla popolazione indigena per “le politiche di assimilazione” messe in atto dal governo australiano tra il 1910 e il 1970.
“Grazie alla coraggiosa decisione del governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato contro i popoli indigeni”, ha detto Benedetto XVI, “si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco. Giustamente voi state cercando di colmare il divario fra australiani indigeni e non indigeni circa le aspettative di vita, i traguardi educativi e le opportunità economiche. Questo esempio di riconciliazione offre speranza in tutto il mondo a quei popoli che anelano a vedere affermati i loro diritti e riconosciuto e promosso il loro contributo alla società”.

Il Papa incontra gli aborigeni

I discendenti delle popolazioni indigene che abitavano l’Australia prima dell’arrivo degli europei sono ormai ridotti a 450 mila. Tra di essi vi è un significativo gruppo di aborigeni cattolici. Uno dei loro leader, Grame Mundine, racconta che “l’arrivo del Papa nella Baia di Sidney su una grande barca di proprietà della compagnia Captain Cook Cruise” aveva suscitato malumore nei gruppi aborigeni, perché sembrava richiamare l’arrivo delle navi del capitano Cook che colonizzarono nel XVIII secolo l’Australia cacciando gli aborigeni. “Si è deciso quindi che il Papa dovesse incontrare anzitutto i discendenti degli abitanti originari della zona i quali lo hanno invitato a salire sulla barca”, ha spiegato Mundine.
Rivolgendosi ai giovani giunti da oltre 170 Paesi del mondo, il Papa ha preso spunto dall’esperienza degli aborigeni per riflettere sull’emergenza ambientale: “Vi sono delle ferite che segnano la superficie della terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo. Alcuni di voi giungono da isole-Stato la cui esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli delle acque: altri da Nazioni che soffrono gli effetti di siccità devastanti. La meravigliosa creazione di Dio viene talvolta sperimentata come una realtà quasi ostile per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso”.
Non soltanto l’ambiente naturale, ma anche quello sociale, “l’habitat che ci creiamo noi stessi”, ha continuato il Papa, “ha le sue cicatrici, ferite che stanno ad indicare che qualcosa non è a posto”. Tra queste ferite, Ratzinger ha elencato “l’abuso di alcool e di droghe, l’esaltazione della violenza e il degrado sessuale, presentati spesso dalla televisione e da internet come divertimento”.
Benedetto XVI ha indicato ai giovani la strada per sanare queste ferite: “Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l’umanità. Tutto ciò non può però essere compreso a prescindere da una profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile. Il nostro mondo si è stancato dell’avidità, dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi idoli e di risposte ipocrite e della pena di false promesse. Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità sia trovata in una comunione rispettosa”.
Intanto ai circa 250 mila giovani che stanno ancora arrivando a Sidney da tutto il mondo, viene distribuita una “guida del pellegrino”, in tutte le lingue con indicazioni e suggerimenti per la permanenza nella città australiana e per partecipare agli eventi della Giornata mondiale della gioventù. Il libretto contiene anche una “guida del cattolico single” con una sorta di “decalogo” intitolato “custodisci la tua sessualità”. “Troppe persone lasciano che siano i propri ormoni o i propri istinti a decidere per loro. Ma pensaci un po’ … che tipo di vita sessuale vuoi davvero?”, domanda la “guida” ai giovani partecipanti alla Gmg. E prosegue: “Se desideri un matrimonio felice, profondo e fecondo devi cominciare a prepararti ora”. Queste alcune delle raccomandazioni: “Smetti di riempirti la testa di quella immondizia che ti propinano le riviste, la televisione e la pornografia. Esercitati spiritualmente, partecipa a ritiri e scegli una vita di preghiera. Ingrana la marcia, svelto! E comincia a frequentare altri atleti dello spirito come te. Prendi le distanze dalle persone che ti traviano. La società ti propone il preservativo e la pillola, mettendoti a rischio e isolandoti. L’unico vero modo di soddisfare l’intimità sessuale è custodire la tua sessualità. Dai, scegli il meglio. Lo sai che è così”.
LEGGI ANCHE: Il Papa tra koala e pitoni - GALLERY

  • ignazio.ingrao
  • Giovedì 17 Luglio 2008

Il Papa tra koala e pitoni rende omaggio al regno animale

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  • Tags: Australia, Benedetto XVI, joseph-ratzinger, pope
  • 6 commenti

Il Papa e gli animali

Da Sidney

Un pitone, un piccolo coccodrillo, un koala, un wallabi (una specie di piccolo canguro), un’echidna, un opossum: sono gli animali che i gestori del Taronga Zoo di Sidney hanno portato a Benedetto XVI durante il suo soggiorno nella residenza di Kenthurst, alla vigilia dell’apertura della Giornata mondiale della Gioventù. Il Papa li ha accarezzati, ma quando uno dei responsabili dello zoo lo ha invitato a prendere in braccio un koala, Ratzinger ha preferito declinare l’offerta: “È più sicuro tra le braccia del suo custode”, ha detto. “Non si è trattato di una semplice curiosità”, ha voluto sottolineare il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. “Il Papa ha accettato volentieri l’offerta di poter ammirare questi animali perché è attento all’ambiente e alla natura che lo circonda. E in questo modo è potuto entrare sempre più in profondità nel rapporto con l Australia, conoscerla e apprezzarla”. Il pontefice ha concluso così il breve soggiorno di tre giorni di riposo nella residenza dell’Opus Dei tra le Montagne Blu, ad un’ora d’auto da Sidney.

Il Papa con un pappagallo

Il portavoce del Papa ha ribadito che “Benedetto XVI sta molto bene, è rilassato e i giorni di riposo che ha appena trascorso hanno raggiunto il loro scopo”, cioè far superare al pontefice la fatica per 21 ore di volo e otto ore di fuso orario di differenza con l Italia. Ratzinger si è quindi trasferito a Sidney, nella residenza dell’arcivescovo, cardinale George Pell: così la Gmg si prepara ad entrare nel vivo. Giovedì 17 luglio il Papa, che arriva simbolicamente a bordo di una nave, viene accolto da oltre 150 mila giovani di tutto il mondo che lo attendono sulla banchina del porto. Anche un gruppo di aborigeni dà il benvenuto al pontefice con i loro canti e le loro danze tradizionali.

Nel discorso rivolto ai giovani Benedetto XVI affronta il tema della Giornata mondiale della gioventù: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”. Dunque chiede ai ragazzi di portare con coraggio in ogni angolo della terra il messaggio cristiano. Al mattino il Papa ha incontrato il primo ministro Kevin Rudd e il governatore Michael Jeffrey. Con loro ha affrontato i temi che riguardano più da vicino la società australiana: la convivenza tra diverse culture e religioni, l emergenza ambientale, i suicidi giovanili, la secolarizzazione. Nel frattempo è iniziato anche il Festival della Gioventù, con mostre, concerti, incontri, dibattiti in tutta Sidney per i partecipanti alla Gmg.

Il Papa con un pitone

A due passi dalla villa di Nicole Kidman… A Bondi Beach, la più famosa spiaggia della città, a due passi dalla villa di Nicole Kidman, si è esibito frate Stan Fortuna, un francescano rapper, originario del Bronx a New York, che ha già inciso oltre 15 dischi ottenendo un buon successo. I giovani della Gmg lo hanno accolto molto numerosi e con entusiasmo. In un’altra zona della città si teneva la “festa degli italiani” con l’esibizione dei Metatrone, un gruppo heavy metal sostenuto dal seminario di Catania. Contemporaneamente tantissimi altri giovani affluivano nei “Reconciliation Center” (tendoni sparsi in tutta la città dove centinaia di sacerdoti confessano non stop per tutta la giornata) e nei “luoghi dell adorazione” (spazi dedicati al silenzio e all adorazione eucaristica). Rock e preghiera, i due volti della Giornata mondiale della Gioventù.

Il FORUM di un lettore: “Accarezza i canguri e indossa pellicce di ermellino” : dì la tua. Guarda la GALLERY

Il Papa con un cucciolo di canguro

  • ignazio.ingrao
  • Mercoledì 16 Luglio 2008

Papa Ratzinger agli ebrei: sì al dialogo, nelle reciproche differenze

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  • Tags: Benedetto XVI, joseph-ratzinger, pedofilia, pope, preti-pedofili, Vaticano
  • 2 commenti

Di Ignazio Ingrao da Washington

LEGGI ANCHE: Il Pontefice e i preti pedofili - Il Papa americano - Partecipa al FORUM e guarda la GALLERY

In sei giorni di viaggio, tre incontri con esponenti della comunità ebraica. Il viaggio di Benedetto XVI sarà ricordato anche per l’attenzione dedicata dal Papa al rapporto con le comunità ebraiche. Una scelta non casuale: le relazioni tra il Santo Padre e gli ebrei sono pericolosamente peggiorate nelle ultime settimane. La nuova preghiera “Oremus et pro iudaeis” inserita nella liturgia del Venerdì Santo secondo l’antico rito tridentino, in sostituzione della versione del 1962, ha irritato le comunità ebraiche di tutto il mondo, compresa quella americana. “Preghiamo per gli ebrei. Il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini”: queste le parole della discussa orazione che chiede al Signore la conversione del popolo ebraico.

Una formula che ha provocato una vera e propria crisi diplomatica paragonabile, sotto certi aspetti, alla crisi con il mondo musulmano seguita al famoso discorso di Ratisbona (leggi il testo), tanto da far persino saltare nel mese di marzo una visita del Rabbinato di Israele in Vaticano. A poco sono valse le spiegazioni offerte dalla stessa Segreteria di Satato, dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Gianfranco Ravasi e dal presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, cardinale Walter Kasper, che hanno ripetutamente sottolineato come questa preghiera (il cui uso sarà limitato alle comunità cattoliche tradizionaliste) non intende affatto intaccare decenni di dialogo tra cattolici ed ebrei, inaugurato con il Concilio Vaticano II.

Benedetto XVI ha incontrato una prima volta a Washington, presso il Centro culturale Giovanni Paolo II, i rappresentanti della comunità ebraica insieme con quelli delle comunità musulmane, gli indù, i buddisti e giainisti. Rivolto ai leader religiosi, il Papa ha sottolineato la necessità e l’utilità del dialogo. Ma, con grande chiarezza, non ha nascosto le difficoltà esistenti: “Nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere le nostre differenze con calma e chiarezza. Mentre uniamo sempre i nostri cuori e le menti nella ricerca della pace, dobbiamo anche ascoltare con attenzione la voce della verità. In questo modo il nostro dialogo non si ferma ad individuare un insieme comune di valori, ma si spinge innanzi ad indagare il loro fondamento ultimo”.

Benedetto XVI ha spiegato che “la libertà religiosa, il dialogo inter-religioso e la fede mirano a qualcosa di più di un consenso volto a individuare vie per attuare strategie concrete per far progredire la pace. L’obiettivo più ampio del dialogo è quello di scoprire la verità”. Subito dopo il Papa si è intrattenuto privatamente con i rappresentanti della comunità ebraica e ha consegnato loro un messaggio per la Pasqua che si apprestano a festeggiare. Nel messaggio il pontefice riafferma “l’insegnamento del Concilio Vaticano II sulle relazioni cattolico-ebraiche” e ribadisce “l’impegno della Chiesa per il dialogo che nei trascorsi quarant’anni ha cambiato in modo fondamentale e migliorato i nostri rapporti”.

Il Papa ha invitato cattolici ed ebrei “a cooperare gli uni con gli altri e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per rendere migliore questo mondo per tutti”. E ha aggiunto: “Naturalmente la nostra condivisa speranza per la pace nel mondo abbraccia il Medio Oriente e la Terra Santa in particolare”. A New York Benedetto XVI si recherà infine a visitare la Park East Synagogue e si incontrerà personalmente con il Rabbino Arthur Schneier, austriaco, sopravvissuto all’Olocausto e oggi molto impegnato nel dialogo interreligioso. Tuttavia non è detto che queste parole e questi gesti risultino sufficienti a mettere fine alle polemiche. Abraham Foxman, direttore della Anti-defamation League ha chiesto infatti che la contestata preghiera venga ritirata.

  • redazione
  • Venerdì 18 Aprile 2008

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