
Proteste anti-porno in Indonesia (Credits: Epa)
L’Indonesia ha una lunga storia di tolleranza, ma in questi ultimi anni stanno prendendo piede diversi movimenti islamici conservatori. Qui, la pornografia è il campo di battaglia su cui si consuma il braccio di ferro tra l’Islam conservatore e la politica: i radicali esigono una legge che punisca la pornografia, mentre i musulmani liberali e le minoranze religiose ed etniche invocano la libertà di espressione.
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Bambino haitiano (Credits: Chris Denbow / Flickr)
Due colpi di scena riscrivono l’arresto del gruppo di dieci missionari della Chiesa Battista dell’Idaho ad Haiti con l’accusa di aver tentato di portare 33 bambini senza i documenti necessari fuori dal Paese dopo il terribile sisma dello scorso 12 gennaio. Il primo colpo di scena è che otto missionari sono stati rilasciati ieri senza cauzione dal giudice haitiano Bernard Saint-Vil e si trovano già a Miami. Continua

Joe Francis, produttore della serie di dvd Girls gone Wild, e Larry Flynt, fondatore della rivista XXX Hustler, battono cassa al Congresso americano: «A causa della recessione, gli americani sono troppo depressi per essere anche attivi sessualmente. Ed è un male per tutto il Paese: possiamo cavarsela senza auto, ma non senza sesso». Il parlamento americano, secondo i due big dell’industria porno, deve staccare subito, come per Detroit, un assegno da 5 miliardi di dollari per «rilanciare l’appetito sessuale degli americani» messo duramente alla prova dalla crisi economica e finanziaria. Dalla loro parte ci sono alcune cifre fornite dal sito web di Girls gone Wild: la vendita dei Dvd XXX è scesa del 22 per cento nell’ultimo anno. Mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro in un settore che nel 2007 ha movimentato ufficialmente negli Usa 12 miliardi di dollari ma che è entrato in crisi anche a causa della competizione dei siti porno di condivisione gratuita.
Anche Tom Johansmeyer, giornalista della rivista Atlantic, conferma la crisi dell’industria a luci rosse in un articolo che ha fatto molto discutere gli affezionati. Secondo Johansmeyer le vendite di video in America sono calate del 15 per cento dal 2005 e il boom della pornografia online, anche tramite siti di condivisione gratuiti come Youporn, Redtube e PornHub, non basta a riportare alla pari i conti. Anzi: il video-sharing gratuito sta mettendo in ginocchio tutte le più importanti società del settore. Tanto che meno di un anno fa Steven Hirsch, co-fondatore di Vivid, editore leader di Dvd a luci rosse, si è visto costretto a denunciare, seguendo le orme delle major musicali, PornoTube per violazione delle norme sul copyright. Tutti i numeri in effetti segnalano da anni un esodo biblico dei consumatori di video porno dai dvd tradizionali alla rete: dal 2006 al 2007, in base ai dati rilevati da Compete.com, la più importante società di monitoraggio online degli Stati Uniti, Xtube ha aumentato la sua audience del 241% mentre YouPorn del 9202%, e non è un refuso. Per far fronte alla crisi, anziché battere cassa al Congresso americano, alcuni imprenditori del settore però pensano a soluzioni creative che vadano incontro ai gusti del pubblico. Tra questi, Francis Koenig, fondatore e amministratore delegato di Adultvest, il più importante hedgefund a luci rosse degli Stati Uniti. La sua idea è quella di lanciare iPorn, una start-up nel portafoglio di Adultvest. Obiettivo: creare un’applicazione per rendere fruibile la pornografia su l’iPod della Apple. «Nel mondo abbiamo sei miliardi di persone - ridacchia il magnate - e vi assicuro che sono tutti terribilmente arrapati».

Ricordate la vietnamita tutta curve di Full Metal Jacket che promette “amore lungo lungo” (guarda il VIDEO qui sotto) ai due marines che vitellonano a Saigon? Ebbene, quella signorina è un tonico per il morale dei soldati all’estero. E un tonico - secondo i soldati e i veterani intervistati da Military.com - lo sono anche tutte quelle riviste porno che - con grande raccapriccio dei marines - l’Honor and Decency Act appena promulgato dal repubblicano ed ex marine Paul Broun vorrebbe bandire da tutte le basi americane. “La vendita del materiale pornografico - ha sentenziato Broun - contribuisce a incrementare i crimini sessuali, erode la base su cui si fonda la società, la famiglia, e degrada la struttura morale dei soldati, sia all’estero che a casa”.
Full Metal Jacket: “Faccio amore lungo lungo”
Numeri di tutto rispetto. Spiegazioni che come ovvio non convincono i soldati Usa, costretti - se non combattono - a lunghe giornate di noia, esercitazioni e sogni erotici a occhi aperti. Lo scorso anno un comitato del Dipartimento della Difesa americano aveva stabilito, saggiamente, che riviste soft core come Playboy e Penthouse non possono essere considerate oscene e come tali sono commercializzabili nelle edicole delle basi statunitensi. Ora la nuova legge arriverebbe persino a includerle, con grande scorno dei soldati, nella black list delle riviste proibite. “Eliminarle sarebbe come darci una coltellata nel petto. Non dico che il mio umore dipenda da Maxim, ma certo mi aiuta”, ha sintetizzato un militare di stanza a Grafenwor, in Germania. Sono inoltre molti i soldati intervistati che mettono l’accento sul carattere proibizionistico di una legge che finirebbe per essere aggirata. Per rendersi conto di quanto sia radicato il nesso tra vita militare in cattività e pornografia bastano del resto pochi numeri. Lo scorso anno le vendite in Europa di Playboy, Penthouse e Playgirl presso i punti vendita gestiti dall’esercito Usa (dove stazionano circa 70 mila soldati) ammontano al valore 231 mila dollari. Non briciole: il 2.7 del mercato complessivo del vecchio continente.
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Da qualche giorno i cybernauti cinesi sembrano essersi appassionati ad un nuovo-vecchio tema, quello del confine tra arte e pornografia. Molti siti web della Repubblica Popolare hanno diffuso alcune immagini in bianco e nero raffiguranti donne completamente nude proiettate sullo sfondo delle scenografie più famose dell’Opera Pechinese. C’è chi sostiene che queste fotografie rappresentino immagini pubblicitarie diffuse a Pechino, anche se nessuno è in grado di fornire dettagli su dove e quando sarebbero state eventualmente affisse. Se la maggior parte dei cinesi si limita a definirsi seccata per questa associazione tra l’Opera - che in Cina viene presa maledettamente sul serio - e le nudità femminile, c’è addirittura qualcuno che suggerisce severe punizioni per chi ha diffuso le immagini sul web.
In realtà, sembra che le fotografie appartengano alla collezione “Tre Reami” di Liu Zheng, famoso fotografo cinese contemporaneo, originario della provincia di Hebei, nel nord-est della Cina. Il gallerista Chen Guangjun ha spiegato al China Daily che le opere di Liu Zheng sono state diffuse in rete senza l’autorizzazione dell’autore e che in realtà non hanno nulla a che fare con l’Opera di Pechino. “Liu Zheng vende soprattutto all’estero, e per soddisfare il gusto degli occidentali prende a prestito alcuni elementi della tradizione cinese. Ecco perché non ha alcun senso parlare di commistione volontaria tra tradizione operistica cinese e pornografia” ha precisato Chen Guangjun. Forse la società cinese, seppure in continua evoluzione, non è ancora pronta per apprezzare le opere provocatorie del fotografo di Hebei.
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