TGCOM News
Neve e gelo, disagi in mezza Italia Le foto Coldiretti: scaffali più vuoti del 30% Meteo - A Trieste caos e feriti per la bora. In Serie A saltano Bologna-Juve e Parma-Fiorentina - Le vittime del maltempo sono 56. A Roma si rischia di nuovo il caos: a Fiumicino cancellati il 50% dei voli in partenza dalle 17.

Panorama.it

Mondo

Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA
  • Home
  • Edicola
  • Archivio
  • Login
  • Registrati
  • Annunci
  • Epoca
Feed Rss
  • Italia
  • Mondo
  • Economia
  • Cult
  • Hitech e Scienza
  • Panoramauto
  • Libri
  • Opinioni
  • Foto
  • Sport
  • Video
  • Newsletter
  • Mobile&Apps
  • Ultimora
  • Poker

Leggi tutte le notizie su:


presidenziali-usa-2008

Obama presenta il piano per l’Afghanistan

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, presidenziali-usa-2008, Stati Uniti
  • 3 commenti

Barack Obama
LEGGI ANCHE: La rivoluzione linguistica di Obama, la “guerra al terrorismo” è terminata - Obama frena sulla conversione ambientale dell’economia

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, presenta oggi il piano del suo governo per l’Afghanistan: l’obiettivo, sette anni dopo gli attacchi dell’11 settembre, è dare una spallata ad Al Qaeda e mettere in ginocchio i talebani. Per vincere una guerra che si trascina da troppo tempo, il nuovo presidente schiererà altri 4.000 soldati che avranno il compito specifico di addestrare le truppe locali. Il nuovo contingente, che dovrebbe partire a giugno, si sommerà ai 17.000 soldati aggiuntivi già annunciati dalla nuova amministrazione a febbraio e che arriveranno nei prossimi mesi in Afghanistan per rafforzare il contingente dei circa 38.000 uomini che già si trovano nel tormentato Paese.

Obama giovedì ha parlato al telefono con il presidente afghano, Hamid Karzai, e ha incontrato i deputati statunitensi per informarli del contenuto della sua nuova strategia. Nel documento, una ventina di raccomandazioni per far fronte alla spirale di violenza talebana in Afghanistan, ma anche in Pakistan. Il tentativo è di concentrare gli sforzi militari proprio sull’area, come anticipato durante la campagna elettorale. Gli Usa ricorreranno non solo alla forza ma anche alla diplomazia e lanceranno una vasta ‘offensiva’ diplomatica per coinvolgere i Paesi vicini nella stabilizzazione. Non solo: oltre a rafforzare il contingente militare, Obama punta a inviare altri funzionari civili fino a raggiungere quota 900 (dovranno rafforzare l’amministrazione e consigliare in materia agricola) e a raddoppiare le forze di Kabul da 200.000 a 400.000 unità.

Obama risponde a 100mila mail alla Casa Bianca (conferenza online con trascrizione in inglese)

  • redazione
  • Venerdì 27 Marzo 2009

Ora Obama frena sulla conversione ambientale dell’economia

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008, Stati Uniti
  • Un commento

Barack Obama

Quando è stato eletto, Barack Obama garantiva che sarebbe stato il presidente più “verde” della storia degli Stati Uniti. Energie rinnovabili e tematiche ambientali erano al centro del suo programma e nel cuore degli elettori democratici, influenzati dall’ex vice presidente e premio Nobel Al Gore e dal suo “Una scomoda verità“. Ora, mentre cerca di governare la crisi, Obama si è reso conto che non sarà facile mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Se infatti l’ex senatore dell’Illinois puntava a riportare le emissioni di gas inquinanti degli Stati Uniti ai livelli del 1990 entro il 2020 e avrebbe voluto ratificare questo impegno alla conferenza internazionale sul clima che si terrà a Copenhagen alla fine dell’anno, nei gironi scorsi è arrivato lo stop da parte di alcuni dei membri più influenti della sua amministrazione. Il motivo? Troppa opposizione al Congresso, anche nelle fila dei democratici.

La situazione economica negli Stati Uniti, hanno scritto gli uomini del Presidente ai colleghi laburisti inglesi, è troppo delicata. A Capitol Hill una svolta verde e l’ingresso di Washington nel protocollo di Kyoto non sono ben visti. Alla Casa Bianca servirebbero almeno altri sei mesi di tempo per convincere i membri del Congresso. Risultato? L’appuntamento di Copenaghen rischia di concludersi con un nulla di fatto e tutto potrebbe essere rimandato al 2010. “La conferenza arriva in un momento difficile” ha chiosato Stephen Byers, co-presidente della Task force internazionale per il cambiamento climatico. “Il timing non potrebbe essere peggiore per Washington e la comunità internazionale deve riconoscerlo e concedere più tempo agli Usa per prepararsi”. Già nel suo super budget da 3600 miliardi di dollari, presentato nelle scorse settimane, Obama ha suggerito che gli States potrebbero applicare riduzioni minori prima del 2020, recuperando poi negli anni successivi, fino ad arrivare a un taglio dell’80 per cento rispetto ai livelli del 2005, ma entro il 2050. “Anche raggiungere un accordo solo nel 2010 - ha aggiunto Byers - ci lascerebbe abbastanza tempo per preparare l’accordo che succederà al protocollo di Kyoto nel 2012. Un ritardo di un anno sarebbe un prezzo accettabile da pagare per coinvolgere gli Usa negli sforzi per fermare il cambiamento climatico”.

Certo è che le premesse con cui era stato eletto Obama - sia per l’economia che per il cambio di rotta sul clima - erano diverse. Il Presidente sta faticando più del previsto a dare la sua impronta a Washington, dove si scontra con un’opposizione interna al suo stesso partito. Per il pacchetto “verde”, infatti, sono già 15 i senatori democratici che, essendo stati eletti in Stati che fanno ancora grande uso di carbone o che sono ricchi di acciaierie e industrie pesanti, hanno già storto il naso davanti agli accenni a una legislazione più restrittiva.

  • matteo.buffolo
  • Giovedì 26 Marzo 2009

La rivoluzione linguistica di Obama: la “guerra al terrorismo” è terminata

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008
  • 6 commenti

Barack Obama

Una vera e propria rivoluzione nel modo di comunicare la guerra quella varata dall’Amministrazione di Barack Obama che ha rimosso tutti i “master messages” elaborati dopo l’11 settembre 2001 da George Bush. Dopo aver eliminato le definizioni di “islamista” e “islamico” in riferimento agli insorti in Iraq e Afghanistan e alle cellule terroristiche dei gruppi affiliati ad Al Qaeda, il presidente americano ha rimosso anche l’espressione “guerra al terrorismo” che aveva accompagnato tutte le operazioni militari americane in Iraq, Afghanistan e su altri fronti meno noti (Somalia, Filippine, Yemen) negli ultimi anni.
L’ordine è partito dall‘Ufficio del Management e Budget (OMB)
della Casa Bianca, guidato da un fedelissimo di Obama, Peter Orszag,  che ha già utilizzato il nuovo termine “operazioni d’emergenza all’estero” per definire le guerre in Iraq e in Afghanistan. In una mail indirizzata ai vertici politici, del Dipartimento dell’Homeland Security  e del Pentagono , il responsabile dell’Ufficio per la revisione della sicurezza dell’OMB, Dave Riedel, ha scritto che “questa amministrazione preferisce evitare l’uso di termini “lunga guerra” e ”guerra globale al terrorismo” da sostituire con “operazioni d’emergenza all’estero” (Overseas contingency operation).

Il primo a fare le spese delle nuove “norme di linguaggio” stabilite dallo staff di Obama è stato il generale dei marines John Bergman  al quale è stato imposto di correggere le “vecchie” definizioni utilizzate nella sua relazione che stava per esporre al Congresso.

L’ipotesi di sostituire l’espressione “guerra globale al terrorismo” (l’acronimo GWOT  utilizzato al Pentagono) era stata proposta anche durante la precedente amministrazione repubblicana ma George W. Bush si era sempre opposto.
Obama punta invece a rimuovere ogni parola che sottintenda lo stato di guerra o la minaccia terroristica che anche oggi costituiscono problemi irrisolti per gli Stati Uniti. Da quando è entrato alla Casa Bianca Obama ha utilizzato solo una volta, e di sfuggita, il termine terrorismo parlando dell’Iran in una conferenza stampa.

Il nuovo linguaggio della sua Amministrazione sarà forse politically correct ma rischia di apparire inadeguato per un’America che continua a registrare la morte di decine di soldati ogni mese in Iraq e Afghanistan (da gennaio sono caduti complessivamente 80 militari) e a tratti ridicolo come dimostra la definizione adottata dalla direttrice dell’Homeland Security, Janet Napolitano, che ha soppresso l’uso del termine “terrorismo” sostituito con “disastri causati dall’uomo” (man-caused disasters).

Il tentativo di Obama di mettere la sordina alla guerra per puntare anche mediaticamente sull’emergenza economica e le problematiche interne non renderà gli Usa più sicuri contro la minaccia di altri attentati. Al tempo stesso esiste il rischio che queste nuove norme di linguaggio a basso profilo così come l’ostentata disponibilità di Obama a negoziare con talebani e Iran e l’annuncio di una exit strategy dall’Afghanistan convincano i gruppi jihadisti che l’America è debole e non più in grado di sostenere la lotta. Una percezione che potrebbe avere effetti devastanti per Washington e i suoi alleati su tutti i fronti di quella che al Pentagono fino a ieri chiamavano guerra globale al terrorismo.

  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 26 Marzo 2009

Finanziaria 2010 negli Usa: Obama gioca la carta populista

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008, Stati Uniti
  • Lascia un commento

Il primo discorso di Obama al Congresso

Esiste un vecchio detto, che gira tra i corridoi del potere a Washington. Un “consiglio” (diretto agli inquilini della Casa Bianca) che è diventato pratica politica: se devi far approvare una finanziaria imponente tieniti vicini i congressisti amici, ma ancora più stretti quelli che non sono convinti della tua proposta. Barack Obama, nel giorno in cui ha dovuto (voluto) difendere il budget 2010 - che ammonta a 3.600 miliardi di dollari, una cifra astronomica - si è fatto fotografare con i presidenti delle Commissioni bilancio del Senato e della Camera dei Rappresentanti: il repubblicano John Spratt e il democratico Kent Conrad; entrambi scettici sulla bontà della manovra economica proposta dal presidente. Obama li ha incontrati apposta per smussare le loro perplessità, convincerli che quella è una delle strade da seguire per tentare di salvare la Barca America, farla uscire dalle acque tempestose in cui si trova.

I due congressisti, prima dell’incontro, avevano espresso forti dubbi: il debito pubblico - già molto alto - verrebbe duplicato, avevano detto, minacciando ancora di più la stabilità dell’economia americana. Dopo il faccia a faccia con Barack Obama si sono limitati a un silenzio di discrezione. Il vertice con Spratt e Conrad è stato solo una delle mosse e del piano presidenziale per convincere il Congresso a dare il segnale verde alla Finanziaria 2010. Per superare gli ostacoli, per convincere gli scettici, per confortare i dubbiosi, per rassicurare i critici che considerano il suo piano troppo ambizioso per raggiungere gli obiettivi, Obama ha lanciato un vero e proprio appello pubblico, subito dopo l’incontro alla Casa Bianca: “La manovra finanziaria” ha detto “è un piano per il futuro e darà il via a quella trasformazione di cui il paese ha bisogno per rimanere competitivo sul fronte economico.” La sua non è stata una difesa d’ufficio del piano, ma un richiamo alla responsabilità, in linea con tutti i suoi recenti interventi sulla crisi economica. Obama, anche in questa occasione ha usato toni populisti, ma efficaci, nel suo tentativo di far capire agli americani quale è (secondo lui) la posta in gioco. E ne ha approfittato per rispedire al mittente le critiche sulla sua gestione della crisi, sull’accusa di concentrarsi poco sul piano di salvataggio delle banche. “Il popolo americano non può permettersi il lusso di guardare solo a Wall Street” ha detto Obama, accusando in modo velato di “irresponsabilità” coloro che hanno gestito la cosa pubblica negli ultimi otto anni (cioè George W. Bush).


E ha ricordato che gli scogli affrontati dal cittadino medio sono il pagamento delle spese sanitarie, delle rette scolastiche, dei mutui e dei fondi pensione.
“Questi sono i problemi della gente, e quindi anche i nostri”. Obama avrebbe già incassato il sì (anche se non troppo convinto) di massima al budget da parte dei rappresentanti del suo partito. I democratici appoggerebbero i provvedimenti sull’istruzione, sulla sanità pubblica , sull’energia e sulle tasse. Ma il presidente degli Stati Uniti, vorrebbe anche l’assenso dei repubblicani per dare al suo piano un maggiore forza. Difficile, però, che lo possa ottenere. Il Grand Old Party è ora sul piede di guerra. La politica economica di Obama è duramente criticata. Troppi soldi pubblici che rischiano di essere sperperati, dicono i suoi rappresentanti. Le misure adottate possono rivelarsi inefficaci, e, secondo i repubblicani , a pagarne il prezzo non saranno solo le classi più agiate, ma anche e soprattutto il ceto medio. Per superare queste perplessità, l’inquilino della Casa Bianca ha deciso un’azione senza precedenti. Utilizzerà i 13 milioni di simpatizzanti raccolti in campagna elettorale, i cui nomi sono stati inseriti nella immensa mailing list dell’allora candidato, per fare pressione sul Congresso. Lo ha raccontato il quotidiano The Washington Post, secondo il quale l’ex architetto della campagna elettorale, David Plouffe, ha dato il via a questa ciclopica operazione. Ai simpatizzanti verrà chiesto di svolgere alcuni compiti analoghi a quelli effettuati in campagna elettorale, come parlare nelle proprie comunità o raccogliere firme a favore della legge. Obama vuole sfruttare il “movimento dal basso” per dimostrare ai centri di potere avversi alla sua politica, che l’elettorato è ancora con lui, e che può contare ancora su di un largo consenso di massa. Basterà a convincere l’intero Congresso a dargli un assegno in bianco sul budget federale 2010?

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 18 Marzo 2009

Obama toglie i limiti alla ricerca sulle staminali embrionali

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008, ricerca-scientifica, staminali-embrionali
  • Un commento

obama

Barack Obama ha confermato di aver tolto i limiti imposti da George W. Bush nel 2001 ai finanziamenti federali agli enti che si occupano della ricerca sulle staminali embrionali. L’annuncio, a lungo atteso, è arrivato durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. E Obama lo ha voluto dedicare a Christopher e Dana Reeve, l’ex ‘Superman‘ morto nel 2004 e sua moglie uccisa da un tumore due anni dopo, da sempre in prima linea nella battaglia per favorire la ricerca sulle staminali. Christopher Reeve, ha affermato Obama, non ha avuto la possibilità come sperava di veder sviluppare farmaci che gli permettessero di tornare a camminare. “Ma se perseguiamo questa ricerca - ha aggiunto il presidente - forse un giorno, forse non durante la nostra vita, o nemmeno durante quella dei nostri figli, ma forse un giorno altri come lui potrebbero farcela”.

Secondo Obama, che ha ribadito il suo alla clonazione umana a fini riproduttivi, “le scelte sulla ricerca devono essere basate sui fatti e non sull’ideologia”. Un riferimento all’Amministrazione Bush che, secondo il presidente americano, “ha imposto quella che io ritengo una falsa scelta tra solida scienza e valori morali”. Non si tratta però, secondo Obama, di nutrire eccessive illusioni sull’immediata efficacia della ricerca sulle staminali embrionali. Si tratta di far progredire la ricerca su uno dei filoni scientifici più promettenti per permettere di comprendere e curare alcune delle più devastanti malattie del nostro secolo. “La completa potenzialità della ricerca sulle cellule staminali - ha detto Obama - resta sconosciuta, e non deve essere esagerata. Ma gli scienziati ritengono che queste piccole cellule possano avere il potenziale di aiutarci a capire, e possibilmente a curare, alcune delle più devastanti condizioni mediche e malattie”.

Le cellule staminali embrionali, prelevabili dall’embrione non ancora differenziato di una settimana, potrebbero dare dare origine, secondo larga parte della comunità medica, a tessuti e organi a fini terapeutici. Obama ha dato mandato al National Institutes of Health di elaborare entro 120 giorni le linee guida che ispireranno le ricerche e ha diffuso un memorandum in cui si sottolinea l’importanza di “ridare integrità scientifica alle decisioni governative”. All’ufficio Politiche scientifiche e tecnologiche della Casa Bianca Obama ha chiesto anche di basare le proprie decisioni “sulla scienza e non sulla di politica” nominando dei consiglieri e degli esperti che agiscano animati solo da spirito scientifico.

-

Discutine sul FORUM: Obama dice sì alle ricerca sulle staminali: un esempio da seguire?

  • redazione
  • Lunedì 9 Marzo 2009

Grigio a tempo di record: Obama, prima e dopo l’insediamento

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008
  • 3 commenti

Dal New York Times

Sorpresa: fare il presidente degli Stati Uniti è uno dei mestieri più usuranti  del mondo. A sostenerlo, con due impietose  fotografie a confronto, prima e dopo l’insediamento, è uno dei più autorevoli quotidiani del mondo, il New York Times, che alla questione del rapido incanutimento del bulbo pilifero di Obama dedica non un breve articolo di taglio basso nelle pagine interne del quotidiano, bensì  (in attesa dell’edizione cartacea) l’apertura del suo cliccatissimo sito Internet. Sostiene la giornalista Helene Cooper che, in realtà, anche i predecessori del quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti hanno dovuto dire addio in tempi assai rapidi  alla loro chioma corvina. Colpa dello stress, delle aumentate responsabilità, della durezza della lotta politica. Di certo, scrive la Cooper,  “è accaduto a tutti”. Repubblicani e democratici, giovani e meno giovani, e in tutti i casi, a tempo di record: “La chioma di Bill Clinton era ancora mezza castana quando si insediò. Due anni dopo era ormai tutta bianca. Anche il colore dei capelli di George W. Bush è passato  dal sale e pepe del giorno dell’insediamento al solo sale in un batter d’occhio”.

Il 47enne Obama, continua la giornalista, si taglia i capelli ogni due settimane dal suo fidato barbiere, Zariff, al suo servizio  da ben sedici anni. Pare che Zariff si sia sentito offeso dalle malignità dei bloggers americani che sostengono, alternativamente, che  il presidente si tinge di grigio (per apparire più distinto) o di nero (per apparire più giovane). Tutte malignità: “Posso assicurarvi che i suoi capelli sono naturali al 100%. Non se li farebbe mai tingere”. Di più: “Non ne abbiamo mai parlato”. Basterà l’intervento di Zariff per zittire i maligni? Per ora, su questa delicata questione, c’è chi, come il sito conservatore DrudgeReport (quello che ha scoperchiato l’affaire Lewinsky), ama scherzarci su alludendo, questa volta, al colore della pelle del presidente e alle abitudini  politiche degli elettori del più sudista  degli Stati americani: “Quando avrà tutti i capelli bianchi, tra quattro anni, lo voteranno persino i cittadini del West Virginia”.

  • redazione
  • Giovedì 5 Marzo 2009

Via dall’Iraq entro l’agosto 2010. Obama annuncia il ritiro

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008
  • Lascia un commento

obama_iraq

LEGGI ANCHE: Obama: più tasse ai ricchi per pagare la riforma sanitaria -
La luna di miele è finita

Presso la base dei Marines di Camp Lejeune, in North Carolina, Barack Obama ha presentato oggi in dettaglio il piano americano per il ritiro dei soldati americani dall’Iraq (al momento 142 mila). Il ritiro avverrà entro l’agosto 2010. Dopo di allora resterà un numero di militari tra i 35 mila e i 50 mila” (come previsto dal ‘Sofa’, l’accordo stipulato con Baghdad dalla precedente amministrazione di George W. Bush) che sarà portato a zero entro il 31 dicembre 2011. Chi rimarrà, hanno puntualizzato le fonti riservate, assumerà comunque “una nuova missione, più limitata, che si concentrerà su tre specifici punti”: 1) Addestramento, equipaggiamento e consulenza a favore delle forze di sicurezza irachene 2) Protezione del personale civile statunitense in servizio nel Paese arabo 3) Operazioni anti-terrorismo mirate, in proprio o di concerto con le truppe irachene. Sul piano di ritiro Obama ha incassato ieri l’appoggio del senatore repubblicano John McCain che pure aveva duellato pesantemente con lui sulla questione del ritiro da Baghdad. Ora, per l’ex senatore dell’Illinois, le priorità sono altre: “Dobbiamo concentrarci di nuovo su Pakistan e Afghanistan; alleviare il peso sulle nostre forze armate; ricostruire la nostra economia in crisi: queste sono sfide in cui dobbiamo riuscire”.

Fattore violenze in Iraq. Si registra invece dissenso proprio tra le file dei democratici sull’intenzione di mantenere ancora un certo numero di uomini nel Paese cui saranno affidati compiti di addestramento e di partecipzione a un numero limitato di operazioni anti-terrorismo: i parlamentari democratici sia alla Camera che al Senato considerano eccessivo il tetto indicato di 50mila soldati. Un esponente repubblicano, John McHugh, ha inoltre riferito di aver ricevuto rassicurazioni da Obama che i piani per il ritiro saranno rivisti se le violenze nel Paese mediorientale dovessero nel frattempo aumentare.

  • redazione
  • Venerdì 27 Febbraio 2009

Obama: più tasse ai ricchi per garantire la sanità a tutti

OkNotizie

Tweet

  • Tags: Barack Obama, presidenziali-usa-2008
  • 5 commenti

Il primo discorso di Obama al Congresso
LEGGI ANCHE:
La luna di miele con Obama è finita

Per uscire dalla crisi economica e garantire la copertura sanitaria a tutti gli americani, come promesso in campagna elettorale, occorrono sacrifici. E a farsi carico del risanamento e della riforma sanitaria dovranno essere soprattutto quelle categorie ad alto reddito che erano state beneficiate dall’Amministrazione Bush. Presentando al Congresso la prima legge di bilancio della sua presidenza, Barack Obama ha scelto di parlare il linguaggio irrituale, per un politico, della chiarezza, dicendo che dovranno essere i ricchi a pagare il conto della crisi e delle misure di equità sanitaria previste dal governo: «Dovremo rinunciare a cose che ci piacciono ma che non ci possiamo permettere». Ma i sacrifici riguarderanno anche il governo: «Sarà necessario tagliare cose che non ci servono per pagare quelle che servono», escludendo però «quelle cose che rendono forte l’America» nel mondo. Infine, per ricordare a tutti, e non solo i ricchi, la drammaticità della situazione: «Ci sono tempi in cui ti puoi permettere di ridecorare la casa e tempi in cui devi ricostruire le fondamenta».

I tempi delle «scelte difficili», dunque, sono arrivati. E sono i numeri a parlare, snocciolati da Obama nel suo discorso. Il deficit degli Stati Uniti, nella bozza della finanziaria per l’anno fiscale 2010 che inizierà a ottobre, si attesterà nel 2009 a 1.750 miliardi di dollari: è il più pesante dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Le spese totali dovrebbero attestarsi, sempre nell’anno fiscale 2010, a 3.606 miliardi di dollari, contro i 3.724 miliardi dell’anno precedente. Solo nel 2010 il deficit dovrebbe scendere, lentamente, a 1.171 miliardi nel 2010. Il documento finale, molto più ampio, è atteso tra la metà e la fine di aprile. «Ci vorrà tempo, ma possiamo cambiare l’America, ricostruire la fiducia perduta, ristabilire le prospettive del Paese e la sua prosperità», ha detto in un accento di fiducia il titolare della Casa Bianca.

Grazie alle misure di stimolo dell’economia avviate dall’amministrazione Obama, il governo prevede un tasso di crescita molto elevato negli anni successivi: 4% nel 2011, 4,6% nel 2012, 4,2% nel 2013. Sul fronte del mercato del lavoro, la disoccupazione crescerà nel 2009 assestandosi all’8,1%, per poi iniziare a calare l’anno successivo, 7,9%.


Riforma sanitaria.
Il previsto aumento del gettito fiscale, unito a una riforma di Medicare, aiuterebbe a creare un fondo decennale da 634 miliardi di dollari per assicurare la copertura sanitaria a circa 46 milioni di americani tuttora esclusi da qualsiasi forma di assistenza. Una prima misura in questa direzione, è un sussidio, in vigore da oggi, che aiuterà sette milioni di americani che hanno perso il lavoro a conservare la mutua che avevano prima del licenziamento. La misura è compresa nel pacchetto di stimolo: espande una estensione temporanea di un programma che consente ai neo-disoccupati di tenere la vecchia mutua se la pagano di tasca propria. La nuova misura abbassa i costi di circa due terzi per un anno. «Sette milioni di americani avranno una cosa in meno di cui preoccuparsi quando vanno a dormire», ha detto Obama.

Vi hanno convinto, nonostante le dimissioni di alcuni personaggi chiave, le prime mosse del presidente Obama su politica estera ed economia?
  • redazione
  • Giovedì 26 Febbraio 2009
« Articoli precedenti

IL MONDO CHE SARÀ IL MONDO CHE SARÀ


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO... LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...

LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO

I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA

TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT

IL MONDO IN CLASSIFICA IL MONDO IN CLASSIFICA

STORIE DAL MONDO STORIE DAL MONDO

OGGI AVVENNE OGGI AVVENNE

GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA

SCOMMESSE SUL MONDO SCOMMESSE SUL MONDO

STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA

RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE

GUARDA IL VIDEO GUARDA IL VIDEO

VAI ALLO SPECIALE VAI ALLO SPECIALE

I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011 I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011

LA PRIMAVERA ARABA LA PRIMAVERA ARABA

INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO

GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE





FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

segui panorama su twitter

 
assicurazione
 
mutui
 
prestiti
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 


I più letti di oggi

  • Brigate islamiche e occidentali in Siria per combattere Assad
  • Uno per uno in braccio a Obama - IL COMMENTO
  • [Elezioni Usa 2012] Guerra tra Barack Obama e la Chiesa Cattolica sulla contraccezione: il GOP attacca la Casa Bianca
  • Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Femen, il femminismo in topless - LA FOTOSTORIA
  • Corea del Nord, il fratello di Kim Jong-un: “Vicina la fine del regime stalinista”
  • Siria, “atroce bagno di sangue”. Dagli Usa un piano per armare i ribelli?
  • Cina: il mistero del funzionario scomparso e dei suoi legami con gli Stati Uniti - LA STORIA
  • La condanna a Garzón spacca la Spagna
  • Egitto, la nascita del nuovo regno - SPECIALE CON PANORAMA

FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA

LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA

I VOLTI DELLA SETTIMANA I VOLTI DELLA SETTIMANA

Gli ultimi commenti

  • Obama: piena fiducia all’Italia. Oggi Monti a Wall Street - Il Sole 24 Ore | ItaliaElezioni su Stati Uniti: Barack Obama punta convinto su Super Mario (Monti)
  • Primarie USA – Santorum o.. il Terzo? | POTATO PIE BAD BUSINESS su [Elezioni Usa 2012] Tutto pronto per il duello Romney-Santorum in Colorado e Minnesota. E intanto Obama arma i suoi Super Pac
  • jimmie01 su Washington legalizza i matrimoni gay
  • jimmie01 su Il principe Harry diventa ufficialmente un Top Gun
  • - Vivi Capena su Xi Jinping e Li Keqiang: ecco chi sono i nuovi leader della Cina - RITRATTI
  • Dal Missouri schiaffo all’inevitabilità Ora la partita è tutta da … – La Stampa su [Elezioni Usa 2012] Il terremoto Rick Santorum
  • paolo.manzo su Brasile: Salvador de Bahia nel caos per lo sciopero della polizia

Archivi

  •  2012
    • Febbraio 2012
    • Gennaio 2012
  •  2011
    • Dicembre 2011
    • Novembre 2011
    • Ottobre 2011
    • Settembre 2011
    • Agosto 2011
    • Luglio 2011
    • Giugno 2011
    • Maggio 2011
    • Aprile 2011
    • Marzo 2011
    • Febbraio 2011
    • Gennaio 2011
  •  2010
    • Dicembre 2010
    • Novembre 2010
    • Ottobre 2010
    • Settembre 2010
    • Agosto 2010
    • Luglio 2010
    • Giugno 2010
    • Maggio 2010
    • Aprile 2010
    • Marzo 2010
    • Febbraio 2010
    • Gennaio 2010
  •  2009
    • Dicembre 2009
    • Novembre 2009
    • Ottobre 2009
    • Settembre 2009
    • Agosto 2009
    • Luglio 2009
    • Giugno 2009
    • Maggio 2009
    • Aprile 2009
    • Marzo 2009
    • Febbraio 2009
    • Gennaio 2009
  •  2008
    • Dicembre 2008
    • Novembre 2008
    • Ottobre 2008
    • Settembre 2008
    • Agosto 2008
    • Luglio 2008
    • Giugno 2008
    • Maggio 2008
    • Aprile 2008
    • Marzo 2008
    • Febbraio 2008
    • Gennaio 2008
  •  2007
    • Dicembre 2007
    • Novembre 2007
    • Ottobre 2007
    • Settembre 2007
    • Agosto 2007
    • Luglio 2007
    • Giugno 2007
    • Maggio 2007
    • Aprile 2007
    • Marzo 2007
    • Febbraio 2007
  • Home
  • Fotogallery
  • EPOCA
  • Edicola
  • Archivio
  • Info
torna su
  • Condizioni di partecipazione
  • Credits
  • Scrivi a Panorama
  • Feed Rss
  • Privacy
  • Gruppo Mondadori
  • Pubblicità
  • Abbonamenti
  • Scopri i siti mondadori
  • R101
Arnoldo Mondadori Editore
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Partita IVA 08386600152