
Il Comandante Supremo Kim Jong-un (Credits: (AP Photo/Korean Central News Agency via Korea News Service)

Nel messaggio di capodanno diramato da Pyongyang è stato ripetuto ben quattodici volte che Kim Il-sung, Kim Jong-il e Kim Jong-un hanno la stessa mentalità, seguono la stessa ideologia, e hanno lo stesso modo di guidare il paese. Insomma, se non fossero vissuti per lunghi periodi l’uno affianco all’altro verrebbe quasi da pensare che siano stati l’uno la reincarnazione dell’altro.
In effetti, il giovanissimo “Comandante Militare Supremo” non è poi così diverso dai suoi predecessori. E sicuramente non è così interessato a farsi promotore di chissà quali riforme come tanti hanno sperato, immaginando che l’avere meno di trent’anni e studiato in Svizzera fossero sufficienti per convincerlo a guidare la Corea del Nord in una nuova era.
Quella del progresso, della modernizzazione, della libertà, della pace e, perché no, anche del benessere. E invece, sempre nel discorso di capodanno, Kim Jong-un non solo ha tagliato la sezione economica dimostrando che le riforme, tutto sommato, non gli interessano così tanto. Ma ha anche annunciato un’epurazione politica per eliminare ogni forma di dissenso sia nel partito che nell’esercito. Lasciando però (apparentemente) aperta la porta al dialogo con la Corea del Sud. Continua

La "liberazione" del piccolo Elian da Miami (Credits: cliff 1066tm by Flickr)
La sua storia, nel novembre del 1999, fa aveva commosso l’opinione pubblica di mezzo mondo, anche chi di Cuba ignorava la storia. Più di dieci anni dopo il piccolo Elián González, nel giorno del suo 18esimo compleanno, ritorna a far parlare di sè, ma stavolta per un motivo esattamente opposto a quello che l’aveva reso celebre quando aveva sei anni. Continua

Credits: LaPresse

La crescita economica della Cina sta cambiando il mondo, e Pechino ha acquisito un’autorevolezza all’interno della comunità che solo fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile. Eppure, nonostante la sua forza e la sua influenza all’estero si conosce qualcosa del paese ma molto poco della personalità dei suoi leader.
Per riuscire a migliorare l’immagine del paese, la Repubblica popolare ha speso miliardi di dollari in una campagna mediatica studiata per far conoscere al mondo i politici di Pechino. Eppure, tanti sforzi sembrano essere serviti a poco. Soprattutto perché per cambiare l’impressione su un paese non bastano le parole, servono i fatti. Continua

Busti di Mao al museo di Chengdu (Credits: AP Photo)

“La Cina ha bisogno della democrazia, e se il paese non imparerà dagli errori del passato, potrebbe scoppiare presto una seconda Rivoluzione Culturale“. A parlare in questo modo non sono i dissidenti in esilio all’estero, ma gli eredi dei rivoluzionari maoisti e delle più importanti personalità del Partito, che hanno da poco iniziato una campagna di sensibilizzazione all’interno dello stesso per evitare che, nel corso del 18esimo Congresso Nazionale del 2012, quello in cui verranno nominati il nuovo Presidente e il nuovo Premier della Cina, sia la vecchia guardia ad assicurarsi il pieno controllo del Politburo. Continua

(Credits: AP Photo/Ashwini Bhatia)
E’ possibile che dopo la denuncia del Dalai Lama dell’ennesimo genocidio perpetrato dal Partito comunista cinese ai danni della minoranza tibetana l’Occidente si sia accorto che l’oppressione cinese sta divetando sempre più dura. Nel Sichuan, una provincia della Repubblica popolare che ospita una significativa minoranza tibetana e che da tempo chiede inutilmente di essere riunita al Tibet, dall’inizio dell’anno più di dieci monaci e suore buddisti si sono dati fuoco. Molti hanno perso la vita, ma alcuni si sono salvati perché trasportati immediatamente in ospedale.
E’ evidente che il 16 marzo scorso i religiosi del Sichuan non hanno iniziato questa protesta con la pretesa di riuscire a convincere Pechino a concedere loro un po’ di libertà, ma per farsi notare dall’Occidente Continua

(Credits: Zhang Guojun/Xinhua)

Pechino ha finalmente ammesso di essere in crisi. Non perché l’economia della Repubblica popolare sta rallentando, ma perché il partito è consapevole di non essere più in grado di controllare pensieri e azioni dei cinesi. Sul People’s Daily un editoriale ha sollecitato i funzionari del governo a fare qualcosa per riconquistare la fiducia della popolazione, che si sta pericolosamente abituando a scendere in piazza per protestare contro tutto quello che ritiene essere ingiusto. Trasferimenti forzati, episodi di corruzione e, perché no, anche limitazioni della libertà personale. Continua

(Credits: EPA/Sabri Elmhedwi)

La morte di Gheddafi par aver dato nuovo coraggio ai cinesi, che hanno fatto circolare in rete parecchie vignette che parlano del dittatore e della sua tragica fine. Ma quel che è peggio è che queste immagini hanno stuzzicato la curiosità di molti internauti, che si sono chiesti quale sia stata la reale posizione della Cina nei confronti della Libia negli ultimi nove mesi e non solo… Continua

I novant'anni del Partito comunista cinese (AP Photo/Eugene Hoshiko)

Guo Huojia e Li Youzhou sono i primi politici cinesi eletti regolarmente senza il sostegno dell’unità comunista del loro villaggio. E moltro probabilmente per questa ragione non riusciranno mai a portare avanti il programma che li ha resi così popolari nel corso della loro rivoluzionaria campagna elettorale.
Guo Huojia ha 59 anni e viene da Xintiandi, Li Youzhou ne ha 37 ed è residente a Xiaxi. Sono nati e cresciuti in questi due microscopici villaggi del Guangdong dove, oggi, sperano di riuscire a cambiare qualcosa. Promuovendo il vero interesse degli abitanti, non quello di Pechino. Continua
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